Ferula communis

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Ferula communis
Ferula communis03.jpg
Ferula communis
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Apiales
Famiglia Apiaceae
Genere Ferula
Specie F. communis
Nomenclatura binomiale
Ferula communis
L.
Sinonimi
  • Ferula linkii Webb.&Berth.
  • Ferula brevifolia Link. ex Schult.
Nomi comuni

Finocchiaccio

Ferula communis

La Ferula communis L., volgarmente conosciuta come Finocchiaccio o Ferla, è una pianta erbacea perenne originaria del bacino del Mediterraneo.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Dal latino ferula, antico nome latino usato per indicare una pianta a fusto dritto.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Pianta erbacea perenne a riposo estivo, poco appariscente in inverno, mentre in primavera, alla fioritura il fusto si allunga in un alto scapo fiorale (alto fino a 3 m) che persiste a lungo sulla pianta anche quando secco. Le foglie basali sono lunghe 30–60 cm o più, con ampie guaine, più volte pennate a lacinie lineari, mucronate. I fiori sono riuniti in numerose ombrelle, la centrale a 25-40 raggi, le laterali più piccole; prima della fioritura sono avvolte dalla guaina rigonfia della foglia; i petali sono gialli. I frutti, lunghi 12–18 mm, sono diacheni appiattiti con le coste laterali saldate in un'ala. Fiorisce in maggio e giugno.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

È diffusa in tutta l'area mediterranea, predilige terreni aridi e calcarei delle zone collinari.

Usi[modifica | modifica sorgente]

In Sicilia e in Sardegna, i fusti fioriferi vengono raccolti in estate quando sono ormai sfioriti e, privati delle ombrelle, dopo l'essiccatura, vengono usati per lavori di artigianato, ad esempio i tipici sgabelli a forma di cubo detti "furrizzuoli" o "furrizzi" (Sicilia centrale), molto resistenti e leggerissimi. In Puglia gli sgabelli li chiamano "Freddizza"

Venivano utilizzate quali traverse per appendere le foglie di tabacco a essiccare.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Sulle radici di questa pianta cresce il fungo Pleurotus eryngii var. ferulae, ricercatissimo e molto apprezzato in cucina.

Tossicologia[modifica | modifica sorgente]

Alcuni principi attivi che si rinvengono nei tessuti di questa pianta sono di natura dicumarinica ad attività anticoagulante. La sintomatologia è di tipo emorragico ed è stata riscontrata in maniera più frequente in ovini, caprini bovini ed equini che si erano cibati della pianta (Mal della Ferula). Comunque normalmente nei pascoli naturali il bestiame scarta la ferula e non se ne ciba e questa di conseguenza, al contrario delle altre essenze, arrivando a fioritura e dispersione del proprio seme diventa infestante di questi luoghi. Il rischio maggiore di intossicazione al bestiame lo si corre soprattutto quando questi pascoli-prati con ferula vengono sfalciati (ciò normalmente avviene prima della fioritura quando ancora la pianta è praticamente mimetizzata alla vista dell'uomo) e utilizzati magari trinciandone ed essiccandone il fieno raccolto per aumentarne la digeribilità e addirittura miscelandolo con altre essenze foraggere. Così facendo anche il bestiame non è più in grado di riconoscere e scartare la ferula e l'intossicazione che procede in modo silente ma continuo aumenta il rischio di falcidia di intere mandrie.

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