Elfego di Canterbury

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Sant'Elfego
Miniatura del XV secolo rappresentante una richiesta di consiglio a St. Elfego
Miniatura del XV secolo rappresentante una richiesta di consiglio a St. Elfego

Arcivescovo

Nascita 954
Morte 19 aprile 1012
Venerato da Chiesa cattolica, Comunione anglicana
Canonizzazione 1078 da papa Gregorio VII
Ricorrenza 19 aprile
Attributi paramenti arcivescovili ed un'ascia in mano

Elfego di Canterbury, o anche Elfege, in lingua inglese Ælfheah of Canterbury (Weston, 954Greenwich, 19 aprile 1012), fu un arcivescovo cattolico inglese vissuto fra il X e l'XI secolo e venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Comunione anglicana.

Divenne anacoreta prima di essere eletto abate di Batrh. La sua pietà e santità conclamate lo portarono all'episcopato ed infine all'arciepiscopato.

Elfego promosse il culto di Dunstano ed incoraggio l'apprendimento. Fu catturato dai predoni vichinghi nel 1011 e venne da costoro ucciso dopo che aveva impedito loro di chiedere per lui un riscatto. Egli venne canonizzato nel 1078. Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, lo pregava poco prima di venir assassinato nella Cattedrale di Canterbury.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Religioso[modifica | modifica wikitesto]

Si presume che Elfego sia nato a Weston, nei sobborghi di Bath.[1] Fattosi monaco molto giovane, entrò nel monastero di Deerhurst e venne poi trasferito a Bath, ove divenne anacoreta. Venne presto notato per la sua devozione ed austerità e fu nominato abate dell'Abbazia di Bath.[2]

Vescovo di Winchester[modifica | modifica wikitesto]

Probabilmente grazie all'influenza di Dunstano, arcivescovo di Canterbury (959–988), Elfego venne eletto vescovo di Winchester nel 984,[3][4] e fu consacrato il 19 ottobre di quello stesso anno.[5] Divenuto vescovo, egli fu in gran parte responsabile della costruzione del grande organo a canne nella cattedrale di Winchester, udibile da una lontananza di oltre un miglio (circa 1600 m) e che si diceva richiedesse per il suo impiego ben 24 persone. Egli fece erigere o allargare le chiese della città[6] e promosse il culto di san Swithun e quello del suo predecessore come vescovo, Æthelwold di Winchester.[5]

A seguito di un raid di vichinghi, nel 994, venne stipulato un trattato di pace con uno dei razziatori, Olaf Tryggvason. Oltre a ricevere il danegeld, Olaf si convertì al cristianesimo[7] e s'impegnò a non compiere più razzie o combattere gl'inglesi.[8] Elfego potrebbe aver giocato un suo ruolo nei negoziati, ma è certo che abbia confermato Olaf nella sua nuova fede.[5]

Arcivescovo di Canterbury[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1006 Elfego successe a Alfrico come arcivescovo di Canterbury,[9][10] portando con sé il capo di Swithun come reliquia per la sua nuova sede.[5] Egli si recò a Roma nel 1007 per ricevere il suo pallium, simbolo del suo nuovo status di arcivescovo, da papa Giovanni XVIII, ma venne rapinato durante il viaggio.[11] A Canterbury egli promosse il culto di Dunstan,[5] disponendo per la stesura di una nuova Vita di Dunstano, che Adelardo compose tra il 1006 e il 1011.[12]

Egli introdusse anche nuove pratiche liturgiche e contribuì al riconoscimento da parte del Witenagemot di Wulfsige of Sherborne come santo verso il 1012.[13]

Elfego inviò Ælfric di Eynsham all'Abbazia di Cerne per prenderne in carico la scuola monastica.[14] Partecipò al concilio del maggio 1008 nel quale Wulfstan II, arcivescovo di York, predicò il suo famoso Sermo Lupi ad Anglos (Il sermone del lupo agl'inglesi), con il quale rimproverava agl'inglesi la loro immoralità, lamentando quest'ultima come una delle tribolazioni che affliggevano il paese.[15]

Nel 1011 i vichinghi danesi compirono un'altra incursione in Inghilterra e fra l'8 ed il 29 settembre posero Canterbury sotto assedio, Con l'aiuto di un traditore, certo Elfmaro, cui Elfego in precedenza aveva salvato la vita,[16] i razziatori riuscirono a saccheggiare la città.[17]

Cattura e morte in cattività[modifica | modifica wikitesto]

Elfego fu preso prigioniero e tenuto come tale per sette mesi.[18] Godwine I (vescovo di Rochester), Leofrun (badessa di St Mildrith) e l'alto magistrato del re, Ælfweard, furono anch'essi catturati ma l'abate dell'Abbazia di Sant'Agostino, Elfmaro, riuscì ad organizzarne la fuga.[17](EN) La cattedrale di Canterbury venne saccheggiata e data alle fiamme dai danesi, dopo la cattura di Elfego.[19]

Elfego si rifiutò di permettere che fosse pagato un riscatto per la sua libertà e quindi venne ucciso dai suoi rapitori il 19 aprile 1012 a Greenwich,[18] allora nel Kent, oggi parte di Londra, si ritiene dal lato della chiesa di Sant'Elfego.[9][10] La testimonianza della morte di Elfego compare nella versione E dell' Anglo-Saxon Chronicle:

(EN)
« ... the raiding-army became much stirred up against the bishop, because he did not want to offer them any money, and forbade that anything might be granted in return for him. Also they were very drunk, because there was wine brought from the south. Then they seized the bishop, led him to their "Hustings" on the Saturday in the octave of Easter, and then pelted him there with bones and the heads of cattle; and one of them struck him on the head with the butt of an axe, so that with the blow he sank down and his holy blood fell on the earth, and sent forth his holy soul to God's kingdom. »
(IT)
« …i razziatori divennero molto agitati contro il vescovo, poiché egli non volle dare loro denari e proibì a chiunque di prestar garanzia per il proprio ritorno. Essi erano anche ubriachi, avendo preso del vino nel sud. Quindi rapirono il vescovo, lo processarono in una delle loro assemblee ("hustings") il sabato dell'ottava di Pasqua, e lo colpirono con ossa e crani di bovini e uno di loro lo colpì in testa con un'ascia, cosicché il suo sangue uscì dalla ferita ed egli cadde in terra e la sua anima santa salì al Regno di Dio »
(Swanton, Anglo-Saxon Chronicle, p. 142)

Elfego fu il primo arcivescovo di Canterbury a morire di morte violenta.[20] Un racconto del periodo dice che Thorkell il Lungo tentò di salvare Elfego poco prima della sua uccisione offrendo ai carnefici tutto ciò che aveva tranne la sua imbarcazione in cambio della vita di Elfego ma della presenza di Thorkell non si parla nell'  Anglo-Saxon Chronicle.[21] Alcune fonti affermano che il colpo d'ascia mortale ad Elfego gli fu inferto come colpo di grazia da un vichingo convertito al cristianesimo, di nome "Thrum".

Il corpo di Elfego venne inumato nella Cattedrale di San Paolo a Londra con una gran cerimonia.[5] Nel 1023 il re Canuto il Grande fece traslare i suoi resti a Canterbury in gran pompa.[22] Thorkell the Tall rimase sgomento per la brutalità dei suoi compagni di razzia e dopo la morte di Elfego passò dalla parte del re inglese Etelredo II[23]

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Papa Gregorio VII canonizzò Elfego nel 1078 assegnando la sua memoria liturgica il 19 aprile.[24]

Lanfranco di Canterbury, il primo arcivescovo dopo la conquista normanna dell'Inghilterra, era dubbioso sulla santità di alcuni dei santi venerati a Canterbury, ma era persuaso di quella di Elfego,[25] ed Elfego e Agostino di Canterbury furono i soli arcivescovi anglo-sassoni pre-conquista rimasti nel calendario dei santi.[26]

La teca con I resti di Elfego venne presto ignorata ma fu riportata alla luce e il suo nome tornò ad essere venerato grazie ad Anselmo di Canterbury, che contribuì al mantenimento del suo nome nel calendario della Chiesa.[27][28] Dopo l'incendio della cattedrale di Canterbury, verificatosi nel 1174, i resti di Elfego insieme a quelli di Dunstano, furono deposti accanto all'altar maggiore e si dice che Thomas Becket abbia raccomandato la sua vita ad Elfego poco prima del suo martirio.[5] Una nuova teca venne sigillata con il piombo[29] e posta a nord dell'altar maggiore condividendo l'onore insieme a quella di Dunstano, che venne posta a sude del medesimo.[30] Una Vita di Sant'Elfego in prosa e versi fu scritta da un monaco di Canterbury chiamato Osbern, su richiesta di Lanfranco. La versione in prosa ci è pervenuta ma si tratta soprattutto di un'agiografia: molti dei racconti ivi contenuti hanno degli evidenti paralleli biblici, il che la rendono sospetta come fonte storica.[5]

Nel tardo medioevo veniva celebrato in Scandinavia un giorno della festa di Sant'Elfego, forse a causa della sua connessione con re Canuto.[31] Nel 1929, a Bath, venne eratta una chiesa dedicata a Elfego e progettata dall'architetto Giles Gilbert Scott in omaggio all'antica chiesa romana di Santa Maria in Cosmedin.[32]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Alphege, Saint and Martyr, St. Alphege's Church, Bath. URL consultato il 14 agosto 2009.
  2. ^ (EN) Knowles, et al. Heads of Religious Houses, England and Wales pp. 28, 241
  3. ^ (EN) Fryde, et al. Handbook of British Chronology p. 223
  4. ^ (EN) Barlow, English Church 1000–1066 p. 109 footnote 5
  5. ^ a b c d e f g h (EN) Geyser, "Ælfheah (d. 1012)", Oxford Dictionary of National Biography
  6. ^ (EN) Hindley, A Brief History of the Anglo-Saxons, pp. 304–305
  7. ^ (EN) Stenton, Anglo-Saxon England, p. 378
  8. ^ (EN) Williams, Æthelred the Unready, p. 47
  9. ^ a b (EN) Walsh, A New Dictionary of Saints, p. 28
  10. ^ a b (EN) Fryde et al., Handbook of British Chronology, p. 214
  11. ^ (EN) Barlow, English Church 1000–1066, pp. 298–299 footnote 7
  12. ^ (EN) Barlow, English Church 1000–1066, p. 62
  13. ^ (EN) Barlow, English Church 1000–1066, p. 223
  14. ^ (EN) Stenton, Anglo-Saxon England, p. 458
  15. ^ (DE) Fletcher, Bloodfeud, p. 94
  16. ^ Come esattamente Elfego avesse salvato la vita a Elfmaro non compare in nessuna delle fonti storiche disponibili. ((EN) Leyser, "Ælfheah (d. 1012)" Oxford Dictionary of National Biography)
  17. ^ a b (EN) Williams, Æthelred the Unready, pp. 106–107
  18. ^ a b (EN) Hindley, A Brief History of the Anglo-Saxons, p. 301
  19. ^ (EN) Barlow, English Church 1000–1066, pp. 209–210
  20. ^ name=Fletcher78>(EN) Fletcher Bloodfeud p. 78
  21. ^ (EN) Williams, Æthelred the Unready, pp. 109–110
  22. ^ (EN) Hindley, A Brief History of the Anglo-Saxons, pp. 309–310
  23. ^ (EN) Stenton, Anglo-Saxon England, p. 383
  24. ^ (EN) Delaney Dictionary of Saints pp. 29–30
  25. ^ (EN) Williams, English and the Norman Conquest, p. 137
  26. ^ (EN) Stenton, Anglo-Saxon England, p. 672
  27. ^ (EN) Brooke, Popular Religion in the Middle Ages, p. 40
  28. ^ Southern, "St Anselm and his English Pupils" in Mediaeval and Renaissance Studies
  29. ^ (EN) Nilson, Cathedral Shrines, p. 33
  30. ^ (EN) Nilson, Cathedral Shrines, pp. 66–67
  31. ^ (EN) Blair, "Handlist of Anglo-Saxon Saints" in: Local Saints and Local Churches, p. 504
  32. ^ St Alphege's Church: The Building, St Alphege's Church, Bath. URL consultato il 30 agosto 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Frank Barlow, The English Church 1000–1066: A History of the Later Anglo-Saxon Church, Second, New York, Longman, 1979, ISBN 0-582-49049-9.
  • John Blair, A Handlist of Anglo-Saxon Saints (Local Saints and Local Churches in the Early Medieval West), a cura di Aland Thacker and Richard Sharpe, Oxford, UK, Oxford University Press, 2002, pp. 495–565, ISBN 0-19-820394-2.
  • Christopher Brooke, Rosalind Brooke, Popular Religion in the Middle Ages: Western Europe 1000–1300, Reprint, New York, Barnes & Noble, 1996, ISBN 0-7607-0093-1.
  • John P. Delaney, Dictionary of Saints, Second, Garden City, NY, Doubleday, 1980, ISBN 0-385-13594-7.
  • R. A. Fletcher, Bloodfeud: Murder and Revenge in Anglo-Saxon England, Oxford, UK, Oxford University Press, 2003, ISBN 0-19-516136-X.
  • E. B. Fryde,, D. E. Greenway; S. Porter; I. Roy, Handbook of British Chronology, Third revised, Cambridge, UK, Cambridge University Press, 1996, ISBN 0-521-56350-X.
  • Geoffrey Hindley, A Brief History of the Anglo-Saxons: The Beginnings of the English Nation, New York, Carroll & Graf, 2006, ISBN 978-0-7867-1738-5.
  • Leofranc Holford-Strevens; Bonnie J. Blackburn, The Oxford Book of Days, Oxford, UK, Oxford University Press, 2000, ISBN 0-19-866260-2.
  • David Knowles, Vera C. M. London; Christopher N. L. Brooke, The Heads of Religious Houses, England and Wales, 940–1216, Second, Cambridge, UK, Cambridge University Press, 2001, ISBN 0-521-80452-3.
  • Henrietta Leyser, Ælfheah (d. 1012) , in: Oxford Dictionary of National Biography, Oxford University Press, settembre 2004 (edizione ottobre 2006) [url=http://www.oxforddnb.com/view/article/181] (Controllato il 7 novembre 2007)
  • Ben Nilson, Cathedral Shrines of Medieval England, Woodbridge, UK, Boydell Press, 1998, ISBN 0-85115-540-5.
  • F. M. Stenton, Anglo-Saxon England, Third, Oxford, UK, Oxford University Press, 1971, ISBN 978-0-19-280139-5.
  • Richard Southern, St Anselm and His English Pupils in Mediaeval and Renaissance Studies, I, 1941, p. 5.
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  • Michael J. Walsh, A New Dictionary of Saints: East and West, London, Burns & Oats, 2007, ISBN 0-86012-438-X.
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  • I. McDougal, Serious Entertainments: an examination of a peculiar type of Viking atrocity in Anglo-Saxon England, vol. 22, 1993, pp. 201–225.

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