Disastro di Bhopal

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Disastro di Bhopal
Bhopal-Union Carbide 1.jpg
Resti dello stabilimento di Bhopal
Stato bandiera India
Luogo Bhopal
Data 3 dicembre 1984
0:00
Tipo Disastro industriale e ambientale
Morti il distretto di Madhya Pradesh ne stimò 3787[1]
Altre agenzie governative 15,000[2]

Il disastro di Bhopal è avvenuto nel 1984 nella città indiana di Bhopal a causa della fuoriuscita di 40 tonnellate di isocianato di metile (MIC), dallo stabilimento della Union Carbide India Limited (UCIL), consociata della multinazionale americana Union Carbide specializzata nella produzione di pesticidi.[3]

La nube formatasi in seguito al rilascio di isocianato di metile, iniziato poco dopo la mezzanotte del 3 dicembre 1984, uccise in poco tempo 2.259 persone e avvelenò decine di migliaia di altre. Il governo del Madhya Pradesh ha confermato un totale di 3.787 morti direttamente correlate all'evento,[4] ma stime di agenzie governative arrivano a 15.000 vittime.[5] Un affidavit governativo del 2006 asserisce che l'incidente ha causato danni rilevabili a 558.125 persone, delle quali circa 3.900 risultano permanentemente invalidate a livello grave.[6] Viene comunque attribuita al governo la volontà di estendere a quante più persone possibili, anche minimamente coinvolte, gli aiuti previsti dagli accordi del 1989, al prezzo di trascurare in qualche misura le invalidità di grado maggiore.[6] Ancora nel 2006, nelle zone interessate dalla fuoriuscita del gas il tasso di morbilità è 2,4 volte più elevato che nelle altre adiacenti.[6]

Si ritiene che i prodotti chimici ancora presenti nel complesso abbandonato, in mancanza di misure di bonifica e contenimento, stiano continuando a inquinare l'area circostante.[7]

Ci sono diversi processi penali e civili ancora in corso, sia presso tribunali americani che indiani. Essi coinvolgono l'UCIL, lavoratori ed ex-lavoratori, la multinazionale Union Carbide stessa e Warren Anderson, il suo CEO al tempo del disastro, sul quale dal luglio 2009 pende un mandato di arresto emesso dalla giustizia indiana.[7]

Nel giugno 2010 un tribunale di Bhopal ha emesso una sentenza di colpevolezza per omicidio colposo per grave negligenza nei confronti di otto ex-dirigenti indiani della UCIL (di cui uno già deceduto), tra i quali Keshub Mahindra, all'epoca presidente. La condanna, pari al massimo previsto di due anni di carcere e 100.000 rupie (circa 2000 dollari) di multa, è stata giudicata irrisoria dagli attivisti e dalla società civile. I condannati, scarcerati dietro una cauzione inferiore ai 500 dollari, hanno presentato appello.[8][9]

Indice

[modifica] Storia

La Union Carbide India Limited (UCIL) venne fondata nel 1934 dalla Union Carbide Corporation USA (UCC), uno dei primi investitori americani in India. Divenne una sussidiaria della UCC il 24 dicembre 1959 e l'azienda americana al momento dell'incidente ne deteneva il 50,9% delle azioni.

L'impianto di Bhopal fu costruito a partire dal 1969 su terreno preso in affitto dal governo locale. La sezione per la produzione di MIC venne aggiunta nel 1979 ed entrò in funzione il 5 febbraio 1980. Il MIC era un prodotto intermedio nella produzione del pesticida carbaryl (nome commerciale Savin) e Bhopal era l'unico impianto a produrlo fuori dagli Stati Uniti.[10][11]

Il primo obiettivo dell'azienda era il Safety First, ossia la sicurezza del personale, e per questo motivo l'azienda donò all'Hamidia l'attrezzatura necessaria per la rianimazione in caso di contaminazioni gassose e allestì un piccolo ospedale interno per eseguire tutti gli esami necessari al controllo dello stato di salute dei lavoratori e alla cura di eventuali disturbi respiratori; i medici che vi operavano però non vennero mai istruiti sulle patologie dovute a fughe di gas, né informati dei componenti presenti nelle lavorazioni. La crisi del 1982 condusse alla riduzione delle perdite della fabbrica e i tagli portarono al licenziamento del 40% del personale specializzato. Nell'estate 1983, la Union Carbide, consapevole del fallimento, sospese la produzione in previsione della definitiva chiusura dell'impianto che sarebbe stato poi trasferito in altri paesi. Restavano però 63 tonnellate di Isocianato di metile nei tre serbatoi sotterranei. Nonostante la pericolosità della sostanza, nell'autunno del 1983 gli impianti di sicurezza vennero disattivati, la refrigerazione delle vasche dell'isocianato di metile fu interrotta, la manutenzione ordinaria fu sospesa e la fiamma pilota della torre di combustione, ultimo sistema di sicurezza per bloccare eventuali fughe di gas contaminante, fu spenta. La fabbrica chiuse definitivamente il 26 ottobre 1984.

[modifica] I fattori che condussero al disastro

Durante un controllo l'acqua, per via di alcuni malfunzionamenti, finì nella vasca provocando la reazione dell'Isocianato di metile. A contatto con l'acqua l'Isocianato di metile reagì sviluppando calore e facendo aumentare la pressione all'interno dei serbatoi. Il gas formatosi si espanse verso la torcia spenta e tappata, facendo aumentare ulteriormente la pressione fino alla rottura della valvole e diffondendosi quindi nell'atmosfera. L'assenza di vento favorì la catastrofe provocando una stratificazione della sostanza, più pesante dell'aria. La nuvola si diresse verso le bidonville dei quartieri poveri che si trovano nella Spianata Nera abbattendosi su centinaia di migliaia di persone. Il composto gassoso, in sé poco nocivo, a contatto con l'acqua dà luogo ad una reazione che produce acido isocianico e quella sera piovve. Persero la vita all'incirca 8.000-10.000 persone secondo i dati del centro di ricerca medica indiana, oltre 25.000 per Amnesty International. La stima più probabile parla di 21.000 vittime e 500.000 intossicati più o meno gravi.[12] La successiva investigazione rivelò che non vennero applicate diverse procedure di sicurezza. I deflettori, che avrebbero potuto impedire l'infiltrazione dell'acqua, non furono utilizzati; i refrigeratori erano fuori uso, così come lo erano le torri antincendio che avrebbero potuto impedire la fuga di gas. Dopo la fuoriuscita i medici locali non furono informati della natura del gas, impedendo di fatto i trattamenti sanitari e la conseguente pianificazione degli interventi.[13] La maggioranza dei morti e dei feriti fu causata da edema polmonare ma il gas causò tutta una serie di diversi disturbi.

[modifica] Le indagini e le azioni legali contro la Union Carbide

Mappa dell'India con evidenziata Bhopal

Dopo la notte del 2 - 3 dicembre 1984, 145 azioni giudiziarie furono promosse negli Stati Uniti contro la Union Carbide.

Il Governo indiano intervenne ad assumersi il ruolo di difensore dei suoi cittadini e nel marzo 1985 venne promulgata una legge apposta, il Bhopal gas leak Act, per la quale il Governo si sostituiva alle vittime e diveniva unico loro rappresentante in tutti i giudizi che erano stati instaurati o erano instaurandi, in India o all'estero, per chiedere il risarcimento dei danni derivanti dal disastro di Bhopal.

In questo modo le vittime non erano più legittimate ad agire personalmente per tutelare i loro interessi davanti a nessun tribunale del mondo.

Nel settembre 1986 il Governo indiano iniziò una causa contro la Union Carbide nel foro di Bhopal e di conseguenza le corti americane non ammisero nessuna delle cause anteriormente promosse, in base al principio del forum non conveniens, cioè della loro incompetenza di giurisdizione, e ponendo come unica condizione che la Union Carbide si sottomettesse alla giurisdizione delle corti indiane, le decisioni furono confermate in appello.

Nel novembre 1987, indipendentemente dal giudizio civile, il Central Bureau of Investigation indiano rinviò a giudizio la: Union Carbide, la Union Carbide Eastern Inc., la Union Carbide India Limited, Warren Anderson e otto manager indiani della Union Carbide India Limited con l'accusa di omicidio colposo e lesioni gravi, per aver provocato morti e danni permanenti attraverso l'esercizio irresponsabile di attività e di tecnologie altamente pericolose.

Dopo circa due anni e mezzo dall'inizio del processo civile, la giurisdizione passò alla Corte suprema indiana la quale, dopo lunghe e tortuose trattative, raggiunse un accordo extragiudiziale tra il Governo indiano e la Union Carbide: la Union Carbide avrebbe pagato un risarcimento definitivo di tutte le pretese, diritti e responsabilità nascenti dal disastro di Bhopal.

Nel 1991 l'accordo di risarcimenti venne riesaminato da un tribunale indiano che decise per l'imputazione a carico della Union Carbide e di Warren Anderson, né la multinazionale né il suo presidente si presentarono al processo e vennero quindi dichiarati latitanti.

Il gruppo delle vittime sollevò la questione della costituzionalità del Bhopal Act, con riferimento all'attribuzione esclusiva al Governo indiano della legittimazione ad agire per il risarcimento dei danni, ma la Corte suprema respinse l'istanza con la motivazione che permettere ai singoli danneggiati di agire parallelamente al Governo:

« sarebbe risultato così macchinoso che la procedura non sarebbe stata veloce, effettiva ed equa, non certo il sistema migliore e più vantaggioso per assicurare soddisfazione alle pretese nascenti dalla fuga di gas »

I giudici newyorkesi hanno rigettato l'azione delle vittime di Bhopal, in quanto non legittimate ad agire:

« il potere di agire è riservato per legge indiana esclusivamente al Governo indiano e continuare questo processo sarebbe un’inammissibile ingerenza nella sovranità di un altro Stato; e comunque nessuna pretesa può essere avanzata dopo che è stato sottoscritto un componimento amichevole con la Union Carbide »

La corte ha rigettato anche questa azione sostenendo che la pretesa non può essere considerata interesse comune di tutti gli attori né di quelli da loro rappresentati e perciò non presenta gli estremi di una class action:

« La Corte dichiara il caso chiuso e ordina che il cancelliere rimuova il fascicolo dalle cause pendenti davanti alla Corte. Così è deciso »

Il Governo di New Delhi ha aspettato otto anni prima di spiccare un mandato di arresto nei confronti di Warren Anderson, e di altre diciannove persone, per chiederne l'estradizione.

Eppure, seguendo i consigli provenienti da Washington, il governo indiano decise di alleggerire i capi d'accusa legati a Bhopal, trasformandoli semplicemente in accusa di negligenza anziché omicidio.

Il numero degli anni di reclusione si riduce, da 10 a 2, o la severità delle pene da infliggere ai singoli, piuttosto la legittima aspettativa di vedere riconosciute le responsabilità, ancor di più, il diritto a risarcimenti, riparazioni, ripristini, bonifiche.

Il 17 luglio 2002 la Corte di Giustizia di Bhopal ha espresso il suo verdetto negativo, per lo stato del Madya Pradesh, infine nel 1 luglio 2003, il Governo indiano trasmette al Governo americano i documenti per l'estradizione di Warren Anderson.

Il 13 luglio 2004, il governo USA respinge la richiesta di estradizione per Anderson poiché non ha inquadrato l'accusa nel processo della Corte di Bhopal.

Si dovette attendere il giugno 2010 perché un tribunale indiano giungesse a una condanna di colpevolezza nei confronti di 8 persone (7 dipendenti indiani della fabbrica e il presidente americano della Union Carbide Corporation ai tempi dell'incidente a Bhopal, Warren Anderson di 90 anni, a oggi latitante)[16].

[modifica] Richiesta di Risarcimenti

Il 16 dicembre 1984 un gruppo di avvocati statunitensi, specializzati nell'ottenere risarcimenti per le vittime di incidenti, arrivò a Bhopal. Preannunciarono a ciascuno dei milioni di Bhopalesi coinvolti nel disastro un risarcimento di un milione di rupie. La loro parcella sarebbe ammontata a circa un terzo del totale.
Il Governo indiano e quello del Madya Pradesh, nel 1985, richiedono alla Carbide un risarcimento di 3 miliardi e 300 milioni di dollari, per le vittime e le loro famiglie.
Solamente nel 1989 fu raggiunta una transizione in base alla quale la Union Carbide si impegnava a pagare 470 milioni di dollari per compensare parenti delle vittime e sopravvissuti. Tuttavia dei 470 milioni di dollari versati dalla Carbide, pagate le parcelle degli avvocati che avevano lavorato per il governo indiano, e le tangenti ai funzionari corrotti, le vittime del massacro hanno avuto un obolo di 300 dollari, non coprendo neanche le spese mediche.
L'unico risarcimento che gli abitanti di Bhopal hanno ottenuto riguarda solo quella percentuale di popolazione che fu colpita dal gas. Non vennero calcolati coloro che presentarono sintomi dopo qualche mese dall'incidente, nonché coloro che sono nati, dopo la catastrofe, da genitori “contaminati” e che presentano ad oggi malformazioni genetiche e malattie.

Gli abitanti di Bhopal, il governo del Madya Pradesh, le associazioni non governative che si occupano degli aiuti alla popolazione, e non solo, esigono che la Union Carbide/Dow Chemical compaia, al più presto, di fronte a un tribunale indiano, provveda alle cure mediche e al riscatto economico dei sopravvissuti, contribuisca al risanamento ambientale di Bhopal. Rifiutano l'ipotesi che con il risarcimento di 470 milioni di dollari la società abbia definitivamente assolto i propri obblighi. Quell'accordo fu stipulato tra la società e il governo indiano, non con le persone colpite dalla strage, nessuna vittima fu interpellata, e soprattutto non si tenne conto delle generazioni future. Inoltre, dovranno essere velocizzate le procedure per l'estradizione di Anderson, senza alleggerire i capi d'accusa. Un secondo insieme di richieste riguarda il comportamento che dovrebbe essere tenuto dalla Dow, e l'abilitazione a vendere, ora e in futuro, sostanze tossiche: l'8 giugno 2000, l'EPA vietò di fatto l'utilizzo domestico del Dursban, un pesticida tossico prodotto dalla Dow Chemical.
Il Dursban, tuttavia, viene ancora prodotto e commercializzato in India. Una qualsiasi campagna che cerchi veramente di rendere giustizia ai morti e ottenere risarcimenti per coloro che sono ancora vivi, deve lavorare per fermare le attuali scorie della Dow.

Il CEO dell'Union Carbide di quel tempo, Warren Anderson, ritiratosi in pensione nel 1986, il 1 febbraio 1992 fu dichiarato contumace dalla Magistratura Indiana di Bhopal, in quanto, come imputato, non si presentò mai davanti alla corte che lo accusò di omicidio. La richiesta di arresto fu inviata al Governatore dell'India e venne inoltrata una richiesta di estradizione dagli Stati Uniti. Tuttavia la domanda di estradizione non si materializzò mai.

Molti attivisti affermarono che il governo indiano esitò a formalizzare l'estradizione per paura dei contraccolpi che i maggiori investitori stranieri avrebbero potuto provocare sull'economia indiana, in seguito alla sua liberalizzazione.

Vi fu inoltre un apparente disinteresse da parte del Governo Statunitense nel perseguire il caso che provocò, tra l'altro, forti proteste soprattutto da parte di Greenpeace.

Venne richiesto al Central Bureau of Investigation Indiano di diluire le pene richieste da omicidio colposo a negligenza criminale, ma tale richiesta venne rigettata dalla corte indiana. Attualmente Anderson è ancora latitante a seguito di una condanna da parte della giustizia indiana che in base alle prove dovrebbe condannarlo ad almeno 10 anni di carcere.

La Union Carbide dismise nel 1994 la sussidiaria indiana ad un'azienda locale produttrice di batterie. Nel 2001, la Dow Chemical acquistò la Union Carbide per 10,3 miliardi di dollari. La Dow Chemical ha dichiarato più volte che i risarcimenti erano pienamente sufficienti a compensare le responsabilità del disastro.

[modifica] Danni alla salute umana

Nessuno saprà mai il numero esatto delle persone che perirono in seguito alla catastrofe di Bhopal, poiché non ne morirono solo nella notte tra il 2 e il 3 dicembre del 1984 e nei mesi susseguenti, ma anche negli anni successivi, e tuttora. A subire gli effetti della nube tossica fu più di mezzo milione di bhopalesi, tre abitanti su quattro della capitale del Madhya Pradesh. Dopo gli occhi e i polmoni, tra gli organi più colpiti c'erano il fegato, i reni, l'apparato digestivo e quello genitale, oltre al sistema nervoso e a quello immunitario. Innumerevoli vittime caddero in uno stato di spossatezza tale da rendere impossibile ogni movimento. Molti accusavano crampi, pruriti insopportabili, emicranie ricorrenti. Nei basti alcune donne non potevano accendere i fornelli per cucinare senza rischiare un'emorragia polmonare a causa del fumo. Migliaia di sopravvissuti privi di difese immunitarie si ammalarono di itterizia. Molti danni neurologici si manifestavano con convulsione e paralisi, che portavano al coma e alla morte. Tante anche le malattie di natura psicologica, come la sindrome da panico che faceva sprofondare i pazienti in uno stato ansioso incontrollabile. Accelerazione del ritmo cardiaco, sudori, tremori, depressioni, crisi d'impotenza, anoressia. Bhopal conta oggi circa duecentomila persone affette da malattie croniche conseguenti alla tragedia, che ogni mese continua a mietere da dieci a quindicimila vittime. Migliaia sono ciechi, o hanno avuto i polmoni danneggiati in maniera tale da non poter più lavorare; in molti casi la respirazione è così limitata che non consente loro di camminare. Tuttora si manifestano casi di insufficienza respiratoria, tosse persistente, ulcerazione della cornea, cataratta giovanile, anoressia, febbri ricorrenti, ustione della pelle, depressione, stati di debolezza. Altissimi casi di cancro e di tubercolosi, numerosi disturbi ginecologici cronici, come assenza di mestruazioni o la loro comparsa 4/5 volte al mese, nonché menopausa precoce. Si notano infine fenomeni di ritardo nella crescita tra i giovani dai sedici ai vent'anni, i quali ne dimostrano appena dieci. Un recente studio condotto a Bhopal sui modelli di crescita degli adolescenti, pubblicato dal “Journal of American Medical Association”, ha trovato un ritardo selettivo nella crescita dei bambini maschi nati da genitori esposti a quella miscela gassosa. I bambini risultano più bassi, magri, e hanno la testa più piccola rispetto agli adolescenti di genitori non esposti e mostrano, inoltre, una crescita anormale in cui la parte superiore del corpo risulta proporzionalmente più piccola di quella inferiore. L'esposizione ai gas ha inoltre reso la popolazione vulnerabile alle infezioni secondarie: secondo il Consiglio Indiano delle Ricerche Mediche l'incidenza della tubercolosi nelle popolazioni colpite è tre volte più alta del livello nazionale per le popolazioni urbane. Sono state anche riscontrate aberrazioni dei cromosomi in misura insolitamente ampia nelle persone colpite. La Commissione Medica Internazionale su Bhopal ha pubblicato una ricerca durata diversi anni sugli abitanti dell'area della strage dalla quale emerge che molte persone che sembravano non essere state colpite dai gas mostrano oggi segni evidenti che il loro organismo è stato danneggiato. Malformazioni congenite colpiranno, purtroppo, anche le generazioni future dei sopravvissuti. Una ricerca scientifica, svoltasi nel gennaio 2002, sulle donne delle comunità confinanti con l'impianto, rivela la presenza di piombo e mercurio nel latte materno. Particolari tracce tossiche possono, anche, causare mutamenti nel genoma sia negli animali, nelle piante, come nell'uomo, causando malattie ereditarie nelle generazioni future.

[modifica] Cura malattie

Dato che la Carbide non ha mai rivelato l'esatta composizione della nube tossica, a tutt'oggi gli esperti non hanno potuto mettere a punto un protocollo terapeutico adeguato. Qualunque trattamento procura soltanto un sollievo temporaneo. L'assunzione irregolare di steroidi, antibiotici e ansiolitici, quasi sempre non fa che peggiorare i danni causati dai gas. Oggi Bhopal dispone di un numero di letti in ospedale quasi pari a quello di una grande metropoli. Ma, in mancanza di medici qualificati e di tecnici per la manutenzione e la riparazione di apparecchiature, gli immensi ospedali costruiti dopo la catastrofe sono in gran parte inutilizzati. Mentre i farmaci che vengono distribuiti dal Bhopal Memorial Hospital Trust, costruito dalla Carbide, sono o nocivi o inefficaci, o al tempo stesso sia nocivi che inefficaci. Tanta incuria ufficiale ha fatto fiorire decine di studi medici privati, ma due terzi dei medici che vi lavorano mancano della necessaria competenza. Di fronte a tale situazione, diverse associazioni hanno creato i loro propri centri d'assistenza, lavorando con medici specializzati e con cure alternative, come lo yoga e l'utilizzo di farmaci ayurvedici a base di sostanze vegetali naturali. Effettivamente la metà dei malati che li pratica ha recuperato la capacità respiratoria quasi normale e ha abbandonato le terapie mediche seguite da molti anni.[senza fonte]

[modifica] Contaminazione ambientale

Già nei primi anni dell'apertura della fabbrica, la Union Carbide iniziò a inquinare il sito dove sorgeva la sua industria. Infatti nei basti, che sorgevano vicino alla “bella fabbrica”, in uno dei loro pozzi si iniziò a sentire un forte odore pestilenziale. L'acqua era di uno strano colore biancastro, quei pozzi furono i primi a “scoprirsi” inquinati. Subito dopo questo episodio, la direzione della fabbrica fece delle analisi, i risultati furono così catastrofici che la stessa direzione ne vietò la divulgazione. I campioni di terra raccolti oltre il perimetro del reparto del Sevin avevano evidenziato un'elevata presenza di mercurio, cromo, nichel, piombo. Nell'acqua dei pozzi situati a sud, sud-est dell'industria, furono rilevati cloroformio, tetracloruro di carbonio e benzene. Una vera e propria contaminazione letale che i rappresentanti della Carbide non fecero nulla per eliminare. Il rapporto del 1982 avvertiva che, all'interno della fabbrica indiana, erano state riscontrate serie possibilità di fuoriuscita di materiale tossico in quantità considerevole, ma la Union Carbide non fece nulla per prevenire il disastro, anzi lo accentuò. Dopo la catastrofe della notte del 2-3 dicembre 1984, la Union Carbide abbandonò precipitosamente il sito industriale senza garantire alcun risanamento dell'area, lasciando sul posto enormi quantità di composti inquinanti. Gli isolanti dei tubi giacciono a brandelli, i solventi gocciolano sul terreno, sacchi abbandonati ancora pieni di prodotti tossici sono stipati negli angoli. Tonnellate di materiale e sostanze di scarto straripano, avvelenando le falde acquifere e i terreni di una comunità di ventimila persone. Infatti il terreno non è mai stato bonificato. Nel ’94 dopo varie proteste popolari e indignazione pubblica, 44 tonnellate di residui tossici catramosi erano stati rimossi. Ma nel novembre del 1999 Greenpeace ha condotto un’analisi del suolo, delle falde idriche e dei pozzi all'interno e all'esterno dell'impianto abbandonato della Union Carbide, trovando 12 sostanze chimiche tossiche e mercurio, un metallo mortale, in quantità fino a 6 milioni di volte superiori al previsto. La Carbide è accusata di violazione, anche, del diritto ambientale. Un nuovo studio del "The People's Science Institute" di Dehra Dun, il 30 settembre 2002, conferma la presenza di mercurio altamente tossico nell'acqua potabile di Bhopal, la cui concentrazione in alcune aree raggiunge i 2 microgrammi per litro, e avverte del grave rischio per la salute. La popolazione continua ad ammalarsi per l'acqua contaminata i cui valori di inquinamento sono 500 volte superiori agli standard previsti dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità. L'aria è tuttora satura di gas. Sempre Greenpeace presenta il 25 ottobre dello stesso anno delle "linee guida" per la bonifica del sito industriale abbandonato dalla Carbide al Primo ministro del Madhya Pradesh e contemporaneamente le consegna agli uffici della Dow in India, Europa e Stati Uniti. Ma sembra che le richieste non vengano ascoltate. La Dow Chemical ha sempre rifiutato di farsi carico delle conseguenze legali e finanziarie delle malefatte di Union Carbide. Il 19 aprile del 2004, due attiviste e vittime di Bhopal, Rashida Bee e Champa Devi Shukla, hanno vinto il prestigioso Goldman Environmental Prize, a San Francisco, in California, una sorta di premio Nobel per gli ambientalisti. Hanno deciso di impiegare il premio di 125.000 dollari in un Fondo per le cure mediche dei bambini nati con difetti alla nascita dovuti all'esposizione dei genitori a quella miscela tossica, in progetti di sussistenza per gli inabili al lavoro ed in una ricompensa per gli attivisti che operano contro i crimini delle multinazionali in India. Le stesse attiviste hanno iniziato uno sciopero della fame, il 18 giugno, per ottenere che nessun Certificato di Obiezione venga prodotto dal governo indiano sulla bonifica e la decontaminazione del sito industriale della Union Carbide.

Gli interventi dell'azienda per ripulire l'impianto ed il suo circondario da centinaia di tonnellate di rifiuti tossici, si sono fermati lasciando tutto com'era in precedenza. Gli ambientalisti hanno avvertito che questi rifiuti costituiscono un potenziale pericolo nel cuore della città e la contaminazione che ne risulta potrebbe provocare un lento avvelenamento nel corso dei decenni causa di danni al sistema nervoso, al fegato ed ai reni. Gli studi hanno dimostrato che i casi di cancro ed altre malattie hanno subito un aumento nella zona dopo il disastro. Gli attivisti hanno chiesto alla Dow Chemicals di bonificare l'area dai rifiuti tossici ed hanno fatto pressioni sul governo indiano affinché chieda un risarcimento più sostanzioso.

In un'inchiesta di BBC Radio 5 del 14 novembre 2004, è stato mostrato che l'area è ancora contaminata da 'migliaia' di tonnellate di sostanze chimiche tossiche tra cui esaclorobenzene e mercurio contenute in contenitori aperti o abbandonate sul terreno. Alcune aree sono così inquinate che chi vi si trattiene per più di una decina di minuti rischia una perdita di conoscenza. La pioggia trascina queste sostanze nel terreno contaminando pozzi e sorgenti d'acqua, i risultati delle analisi condotte per conto della BBC da laboratori di ricerca accreditati in Gran Bretagna mostrano livelli di inquinamento nell'acqua dei pozzi 500 volte superiore ai limiti di quel paese. Indagini statistiche condotte sulla popolazione residente nel luogo comparata con la popolazione di un'altra area in simili condizioni di povertà distante dall'impianto hanno mostrato una maggior incidenza di varie malattie nei pressi dell'impianto.

[modifica] Bufala sulla Dow Chemicals

Il 3 dicembre 2004, ventesimo anniversario della tragedia, la BBC intervistò un certo "Jude Finisterra"[17]. Quest'uomo affermò di essere un portavoce della DOW; durante l'intervista riferì che l'azienda aveva accettato di decontaminare il sito della fabbrica e di risarcire tutte le persone coinvolte. Subito dopo, in soli 23 minuti, il valore delle azioni DOW crollò del 4,2%, per un totale di due miliardi di dollari di perdite. La DOW rilasciò rapidamente un comunicato, rivelando che non esisteva nessun impiegato con quel nome, che si trattava di un impostore che aveva voglia di scherzare. La BBC trasmise una smentita, insieme alle proprie scuse.

Jude Finisterra era in realtà Andy Bichlbaum un membro del gruppo di burloni "The Yes Men"[18]. Lo stesso gruppo, nel 2002, aveva rilasciato un dettagliato articolo in cui spiegava perché la DOW non intendesse assumersi la responsabilità del disastro; fu anche aperto un sito[19], www.dowethics.com, creato in modo da somigliare il più possibile al sito ufficiale della compagnia, ma contenente quella che, per loro, era una più accurata descrizione degli eventi. Nel 2004 un produttore della BBC inviò loro un'email chiedendo un'intervista che fu gentilmente concessa.

[modifica] Note

  1. ^ Madhya Pradesh Government : Bhopal Gas Tragedy Relief and Rehabilitation Department, Bhopal
  2. ^ Industrial disaster still haunts India - South and Central Asia- msnbc.com
  3. ^ (EN)introduzione al disastro da sito governativo dello Stato indiano del Madhya Pradesh
  4. ^ (EN)importi degli aiuti immediati da sito governativo dello Stato indiano del Madhya Pradesh
  5. ^ Associated Press. (EN) Worst industrial disaster still haunts India. msn.com, 2 dicembre 2009. URL consultato il 27 agosto 2010.
  6. ^ a b c First14 News. (EN) Bhopal Gas Tragedy: 92% injuries termed “minor”. 21 giugno 2010. URL consultato il 27 agosto 2010. (archiviato dall'url originale il 26 giugno 2010)
  7. ^ a b Redazione online. «Bhopal, 8 colpevoli a 25 anni dalla strage». Corriere della Sera, 7 giugno 2010.
  8. ^ Raimondo Bultrini. «Bhopal, sentenza beffa per la strage». Repubblica, 8 giugno 2010.
  9. ^ (EN) Bhopal trial: Eight convicted over India gas disaster. BBC News, 7 giugno 2010. URL consultato il 28 agosto 2010.
  10. ^ Themistocles D'Silva, The black box of Bhopal: a closer look at the world's deadliest industrial disaster (in en), Trafford Publishing, 2006. ISBN 978-1-4120-8412-3
  11. ^ Vinod Behl; et al., Operating Manual - part II, Union Carbide India Limited, 1979.
  12. ^ [1]
  13. ^ La Union Carbide smentì queste testimonianze sul sito web dedicato alla tragedia
  14. ^ CDCA
  15. ^ multinazionli|sciarpi | Sciarpi
  16. ^ Fonte: Corriere della Sera, 07.06.2010, "Bhopal, 8 colpevoli a 25 anni dalla strage"
  17. ^ (EN) [2]
  18. ^ (EN) [3]
  19. ^ (EN) [4]

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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