Daisetsu Teitarō Suzuki

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Daisetsu Teitarō Suzuki da giovane
Il maestro Zen di D. T. Suzuki, Shaku Sōyen (釈宗演, 1860-1919)
L'editore Paul Carus (1852‑1919).
Il filosofo giapponese Nishida Kitarō (西田幾多郎, 1870-1945), compagno di studi e di corrispondenza di D.T. Suzuki.

Daisetsu Teitarō Suzuki (鈴木大拙貞太郎 Suzuki Daisetsu Teitarō; Kanazawa, 18 ottobre 1870Tokyo, 12 luglio 1966) è stato uno storico delle religioni giapponese.

Divulgatore del Buddhismo Mahayana, e in particolare del Buddhismo Zen, attraverso i numerosi suoi scritti, sia in giapponese che in inglese (lingua nella quale scriveva con grande facilità), si dedicò a coltivare lo spirito del popolo Giapponese e facilitare l'Occidente nell'approfondire la filosofia e le pratiche spirituali dello Zen.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Originario di Kanazawa, ultimo di cinque figli di una famiglia di rango samurai registrata presso un tempio della setta Zen Rinzai, il padre, medico, morì quando Teitarō[1] Suzuki aveva cinque anni. Interruppe gli studi all'età di diciassette anni per le difficoltà economiche familiari ma, grazie al professore di matematica del liceo, Hōjō Tokiyori (1858-1929), allievo del maestro Zen Imakita Kōsen (今北洪川, 1816-1892) di Kamakura, continuò ad approfondire il Buddhismo Zen. Particolarmente incline verso la lingua inglese, la insegnò nelle locali scuole elementari. Nel 1891 si trasferì a Tokyo ed entrò all'Università Waseda[2]; successivamente, entrò all'Università imperiale di Tokyo.

Durante il periodo universitario, Suzuki frequentò assiduamente il monastero zen Engaku-ji (円覚寺) di Kamakura, dapprima studiando con l'abate Imakita Kōsen e, dopo la morte di questi, con Shaku Sōyen (釈宗演, 1860-1919), sotto la cui guida raggiunse in pochi anni il satori.

Sia Kōsen che Sōyen furono importanti rappresentanti del Buddhismo Zen e cercarono di rilanciare il Buddhismo giapponese dopo le persecuzioni che si verificarono intorno al 1870 aprendo i monasteri a discepoli laici e cercando di avvicinare la cultura laica alle dottrine buddhiste [3].

Nel 1893 Suzuki raggiunse Shaku Sōyen a Chicago dove si tenne la prima riunione del World's Parliament of Religion e dove l'abate dell'Engaku-ji fu scelto per rappresentare il Buddhismo Zen. In quella occasione Suzuki fu introdotto da Shaku Sōyen presso il cittadino americano di origini tedesche Paul Carus (1852‑1919) imprenditore e curatore della casa editrice Court Publishing Company. Carus, orientalista dilettante, invitò Suzuki a recarsi negli Usa cosa che avvenne nel 1897 quando Suzuki si trasferì a LaSalle nell'Illinois collaborando fino al 1908 con la casa editrice di Carus nelle traduzioni di testi buddhisti in inglese e pubblicando la sua prima opera Outlines of Mahayana Buddhism (1908). Da considerare tuttavia che il rapporto tra Suzuki e Carus non fu idilliaco e se indubbiamente Carus influenzò Suzuki per via della sua ricerca di una via scientifica ai bisogni religiosi, dall'altra il giovan Suzuki fu mal pagato dall'editore nonostante le lunghe ore di lavoro e fu persino utilizzato da Carus come domestico[4]. Nelle sue opere successive Suzuki menzionerà molto poco la figura di Carus.

Nel 1908 intraprese un viaggio in Europa soggiornando a Parigi dove entrò per la prima volta in contatto con i manoscritti buddhisti scoperti nelle Grotte di Mogao. Rientrò quindi a Tokyo dove iniziò ad insegnare all'Università Gakushūin, insegnamento mantenuto fino al 1921 quando si trasferì all'Università Ōtani dove mantenne la cattedra fino alla pensione. Risiedette infatti in Giappone fino al 1950, sposando nel 1911 la statunitense Beatrice Erskine Lane (1878-1939) che collaborò alle opere del marito fino al 1939 anno della sua morte.

Nel 1950 Suzuki tenne un lungo ciclo di conferenze in diverse università americane sponsorizzato dalla Rockfeller Foundation e con l'incarico di "visiting professor" da parte della Columbia University. Da quell'anno in poi, e fino alla sua morte, vennero in contatto con lui diversi pensatori, fra i quali Martin Heidegger, Erich Fromm, Thomas Merton e Carl Gustav Jung.

Il pensiero[modifica | modifica wikitesto]

L'opera di Suzuki spazia dalla traduzione e commento ai classici del Buddhismo Mahāyāna e del Buddhismo Zen, alla produzione di originali contributi alla comprensione della cultura dell'Estremo Oriente da parte dell'Occidente.

Così Ryōmin Akizuki (秋月龍珉, 1921-1999) nello Suzuki Zengaku to Nishida Tetsugaku (鈴木禅学と西田哲学, Gli studi Zen di Suzuki e la filosofia di Nishida)[5] confrontò l'opera di Suzuki con la filosofia di Nishida Kitarō (西田幾多郎, 1870-1945), l'esponente principale della Scuola di Kyōto. L'opera, imponente, di Akizuki dimostrò come i testi di Suzuki contenessero delle importanti implicazioni filosofiche e come il Buddhismo Zen abbia influenzato l'opera filosofica di Nishida che fu, peraltro, compagno di studi liceali dello stesso Suzuki e con cui intrattenne una fitta corrispondenza per tutta la vita.

Detto ciò occorre ricordare che più volte Suzuki ha ritenuto di dover sottolineare quanto l'esperienza centrale del Buddhismo Zen, ovvero il satori (悟), sfugga ad una interpretazione intellettuale collocandosi all'interno di una viva esperienza che deve essere necessariamente vissuta per essere compresa in modo corretto. Ciononostante Suzuki si interessò in modo particolare al misticismo e all'esperienza religiosa occidentale , avvicinato ad esso dall'opera The Varieties of Religious Experience: A Study in Human Nature (1902)[6] dello psicologo statunitense William James (1842-1910). Particolare interesse ebbe per Suzuki la figura del mistico e teologo renano del XIV secolo Meister Eckhart la cui esperienza considerò analoga quella dei mistici buddhisti.

Operò un serrato confronto con la scienza di matrice occidentale e se all'inizio della sua opera ritenne di poter considerare lo stesso Buddhismo Zen come una scienza che trascende la religione piuttosto che una religione, finì per riconsiderare tali conclusioni e anzi ritenne di valorizzare lo stesso ambito della religione il quale avrebbe dovuto operare una critica della stessa scienza:

« Il cambiamento più significativo che caratterizzò il suo pensiero avvenne probabilmente quando cessò di qualificare il Buddhismo come "scientifico"; per sua stessa ammissione, Suzuki finì per ritenere insufficiente una religione basata sulla scienza, e nei suoi ultimi anni sentì il persino che la religione necessitava anzi di portare avanti una critica alla scienza »
(William R. LaFleur. D.T. Suzuki. In Encyclopedia of religion. NY, Macmillan, 1987[7])

Pur non essendo un monaco buddhista ordinato, né un accademico, l'opera di Suzuki è risultata certamente significativa lungo la prima metà del XX secolo al fine di diffondere i principi del Buddhismo con particolare riguardo al Buddhismo Zen. Al riguardo così si è espresso Carl Gustav Jung:

« Le opere di Daisetz Teitaro Suzuki sullo Zen sono da annoverare tra i più alti contributi del secolo allo studio del Buddhismo attuale, così come lo stesso Zen rappresenta il frutto migliore germogliato dall'albero le cui radici sono raccolte nel Canone Pali. Non possiamo essere abbastanza grati all'autore sia perché egli ha reso lo Zen più accessibile alla cultura occidentale sia per il modo con cui egli ha raggiunto lo scopo. »
(Carl Gustav Jung Introduzione in D.T. Suzuki. An Introduction to Zen Buddhism, Kyoto: Eastern Buddhist Soc. 1934. In italiano: Introduzione al buddhismo zen. Roma, Ubaldini, 1970,pag. 15)

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Simpatia per il nazismo e l'espulsione degli ebrei dalla Germania, e Anti-semitismo. Brian Victoria tenuto conferenze in Germania nel 2012[8], in cui ha rivelato la prova di simpatia di Suzuki per il regime nazista.Victoria scrive,

"DT Suzuki ha lasciato un record della sua prima visione del movimento nazista che è stato incluso in una serie di articoli pubblicati in giapponese giornale buddista, Chugai Nippo, il 3 ottobre, 4, 6, 11, e 13, 1936." In questo Suzuki esprime il suo accordo con le politiche di Hitler, come spiegato a lui da un parente residente in Germania.

"Anche se non sanno molto di politica, non hanno mai goduto di una maggiore tranquillità di quello che hanno adesso. Solo per questo, vogliono tifare Hitler. Questo è ciò che il mio parente mi ha detto. È abbastanza comprensibile, e io sono d'accordo con lui ". Egli esprime anche un accordo con l'espulsione di Hitler degli ebrei dalla Germania.

"Cambiare il tema di espulsione di Hitler degli ebrei, sembra che in questo, anche, ci sono un sacco di ragioni per le sue azioni. Anche se è una politica molto crudele, se considerata dal punto di vista delle attuali e future la felicità di tutto il popolo tedesco, può essere che, per un certo tempo, una sorta di azione estrema è necessaria al fine di preservare la nazione ". Pur sostenendo le misure anti-ebraico, e affermando che,

"Gli ebrei sono un popolo di parassiti che non sono indigeni .." e "Il fatto che essi non hanno patria è la retribuzione karmica (J. Goho) sugli ebrei," Suzuki ha espresso simpatia per i singoli ebrei.

"Per quanto riguarda le persone individuale, questa è davvero una situazione deplorevole." [9]

Opere in inglese[modifica | modifica wikitesto]

  • Essays in Zen Buddhism: First Series (1927), New York: Grove Press. In italiano:Saggi sul Buddhismo Zen vol.1. Roma, Mediterranee, 1992.
  • Essays in Zen Buddhism: Second Series (1933), New York: Samuel Weiser, Inc. 1953-1971. In italiano:Saggi sul Buddhismo Zen vol.2. Roma, Mediterranee, 1977.
  • Essays in Zen Buddhism: Third Series (1934), York Beach, Maine: Samuel Weiser, Inc. 1953. Edited by Christmas Humphreys. In italiano:Saggi sul Buddhismo Zen vol.3. Roma, Mediterranee, 1978.
  • An Introduction to Zen Buddhism, Kyoto: Eastern Buddhist Soc. 1934. In italiano: Introduzione al buddhismo zen. Roma, Ubaldini, 1970.
  • The Training of the Zen Buddhist Monk, Kyoto: Eastern Buddhist Soc. 1934. New York: University Books, 1959. In italiano: La formazione del monaco buddista zen. Firenze, Editrice La fiorentina, 1983.
  • Manual of Zen Buddhism, Kyoto: Eastern Buddhist Soc. 1934. London: Rider & Company, 1950, 1956. In italiano: Manuale del Buddhismo Zen. Roma, Ubaldini, 1976.
  • The Zen Doctrine of No-Mind,London: Rider & Company, 1949. York Beach, Maine. In italiano: La dottrina zen del vuoto mentale. Roma, Ubaldini, 1968.
  • Living by Zen. London: Rider & Company, 1949. In italiano: Vivere zen. Roma, Mediterranee, 1996.
  • Mysticism: Christian and Buddhist: The Eastern and Western Way, Macmillan, 1957. In italiano: Misticismo cristiano e buddhista. Roma, Ubaldini, 1973.
  • Zen and Japanese Culture, New York: Pantheon Books, 1959.
  • Zen Buddhism and Psychoanalysis, Erich Fromm, D. T. Suzuki, e Richard De Martino. In italiano: Psicoanalisi e buddhismo zen. Roma, Ubaldini, 1968.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il nome religioso di Daisetzu ("Grande Semplicità") Suzuki lo deve al suo maestro Shaku Sōyen (釈宗演, 1856-1919).
  2. ^ La denominazione di questa università all'epoca era Tokyo Senmon Gakkō.
  3. ^ Robert H. Sharf. Suzuki D.T. in Encyclopedia of Religion vol.13. NY Macmillan, 2005, pag.8885.
  4. ^
    « His life there was by no means easy - he was obliged to perform domestic services for the Carus househol and he was provided with little remuneration for the long hours he put in at the press. By the time Suzuki was ready to return to Japan, he appears to have grown disillusioned with his eccentric host, and he rarely mentions Carus in later writings. »
    (Robert A. Sharf. Encyclopedia of Religion vol.13. NY. Macmillan, 2005, pag.8885)
  5. ^ Tokyo, Shunjūsha, 1971.
  6. ^ In italiano: Le varie forme dell'esperienza religiosa pubblicato dalla Morcelliana di Brescia nel 1998 con una introduzione di Giovanni Filoramo.
  7. ^ In italiano: Enciclopedia delle religioni vol.10. Milano, Jaca Book, 2006, pag.613
  8. ^ Zentrum für Buddhismuskunde: SoSe 2012
  9. ^ http://www.buddhismuskunde.uni-hamburg.de/fileadmin/pdf/Vortragsreihen/Suzuki_s_View_of_the_Nazis.docx

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 46767643 LCCN: n79086270