Ciclone Nargis

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Disastri del ciclone

Il ciclone Nargis (designazione JTWC: 01B) è stato un forte ciclone tropicale che si è abbattuto in Birmania il 2 maggio del 2008 causando una catastrofica distruzione con almeno 78.000 morti e 56.000 ancora dispersi, e con una stima di morti superiore alle 100.000 persone[1].

È il ciclone che ha causato più morti nell'oceano Indiano del nord e il secondo di tutti i tempi dietro al tifone Nina.

Le prime fonti ufficiali[modifica | modifica sorgente]

Secondo quanto riferito dal ministro degli esteri locale, Nyan Win, il primo bilancio sarebbe stato di 15.000 morti (di cui 10.000 solo nella città di Bogalay) e di 30.000 dispersi; questa fonte provvisoria, però, fu nuovamente aggiornata: il bilancio infatti si aggravò ulteriormente, raggiungendo le cifre delle vittime e dei dispersi citati precedentemente. Il Ministro ha successivamente aggiunto che il governo stava ancora valutando i danni nei villaggi remoti dell'area del delta del fiume Irrawaddy, particolarmente colpita, inclusa Rangoon, la ex capitale nonché più grande città del Paese. È la peggiore catastrofe registrata in Asia sin dal 1991, quando in Bangladesh morirono circa 143.000 persone. Secondo fonti delle Nazioni Unite, i senzatetto furono ben oltre un milione.

Aiuti[modifica | modifica sorgente]

La giunta militare birmana, visto le dimensioni della catastrofe, avrebbe accettato l'offerta di aiuti internazionali attraverso un appello della rappresentanza birmana all'ONU. Lo hanno reso noto le stesse Nazioni Unite, spiegando che i primi aiuti sarebbero partiti subito. Anche la Casa Bianca avrebbe annunciato l'invio di aiuti, ma ha sottolineato che avrebbe preso precauzioni per evitare che i fondi avrebbero potuto essere usati in altro modo dalla giunta militare birmana. «Siamo molto turbati dalle informazioni che giungono dalla Birmania e siamo addolorati per il numero delle vittime — affermò il portavoce della Casa Bianca, Scott Stanzel. —La nostra ambasciata è in contatto con le autorità birmane per far giungere aiuti.» Ma il portavoce ha precisato che gli aiuti saranno distribuiti da organizzazioni internazionali per evitare che passino direttamente nelle mani del governo.

Anche il Ministero degli Affari Esteri italiano, attraverso la direzione generale per la cooperazione allo sviluppo, erogò un contributo immediato di 123.000 euro in risposta all'appello della Ficross (Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa).

Danni ingenti[modifica | modifica sorgente]

Del resto, la macchina degli aiuti internazionali si mise subito in moto. «Sappiamo che centinaia di migliaia di persone hanno bisogno di un riparo e di acqua potabile», dichiarò da Bangkok Richard Horsey, dell'ufficio delle Nazioni Unite per l'emergenza disastri, «ma non siamo in grado di quantificare il numero esatto». La tempesta tropicale di categoria 3, che si è abbattuta sulle coste meridionali della Birmania con raffiche di vento a 190 chilometri orari, ha spazzato via interi villaggi e lasciato senza energia elettrica circa cinque regioni, tra cui anche Rangoon coi suoi cinque milioni di abitanti. I danni maggiori si sono registrati lungo il delta del fiume Irrawaddy. Qui, secondo i media locali, almeno 98.000 persone sono rimaste senza casa e in loro aiuto si sono mobilitati centinaia di migliaia di monaci.

Primo soccorso[modifica | modifica sorgente]

Il portavoce della Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa], Michael Annear, riferì che l'organizzazione aveva già distribuito 5.000 litri d'acqua potabile, pasticche di cloro per la potabilizzazione, pacchetti di sopravvivenza, zanzariere, teli di plastica e coperte. «Abbiamo cercato di raggiungere le zone più isolate», spiegò Annear «ma molte strade sono inaccessibili». A ostacolare i soccorsi, secondo fonti della dissidenza, furono anche le restrizioni agli spostamenti imposte dalla giunta militare alle organizzazioni umanitarie.

Due milioni di persone coinvolte[modifica | modifica sorgente]

Furono almeno due milioni le persone coinvolte dal ciclone Nargis. La stima è stata effettuata dagli scienziati del Politecnico di Torino, che hanno realizzato con immagini da satellite, in tempi rapidi, la prima carta delle aree colpite. Il team lavora a Ithaca, laboratorio ad alta tecnologia nato nel 2007 all'interno di SiTI, il centro di ricerche sui sistemi territoriali fondato dal Politecnico di Torino e dalla Compagnia di San Paolo. La cartina, che permette di constatare le reali dimensioni dell'evento, venne subito inviata al Wfp e alla Ocha, agenzie dell'Onu che intervengono sulle emergenze umanitarie. «In questo modo — sottolinea il direttore di Ithaca Piero Boccardo —si potrà valutare quanta roba mandare e anche quali vie di comunicazione utilizzare per raggiungere i posti colpiti dal ciclone. Siamo soddisfatti, perché le tecnologie che abbiamo messo a punto ci hanno permesso di fornire in pochissime ore dati fondamentali per gli interventi di soccorso.»

Strage in carcere[modifica | modifica sorgente]

Dalla Birmania sono arrivate anche storie di ulteriori orrori dovuti alla mano dell'uomo. Il passaggio del Ciclone Nargis, secondo quanto rivela un'organizzazione per i diritti umani thailandese, avrebbe provocato il crollo dei soffitti di diverse celle della prigione di Insein, consentendo la fuoriuscita a circa 1.000 prigionieri. Ai quali, dopo essere stati radunati tutti in un cortile, la polizia penitenziaria che ha sparato loro addosso. Al termine della strage sul terreno sarebbero rimasti 36 morti e 70 feriti.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ciclone in Birmania, un'ecatombe: 78 mila morti 56 mila dispersi, da La Repubblica, 16 maggio 2008
  2. ^ Carceri di Insein: la furia di Nargis e la violenza dei soldati

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