Chiesa di Santa Maria in Publicolis

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Chiesa di Santa Maria in Publicolis
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Diocesi di Roma
Architetto Giovanni Antonio de Rossi
Stile architettonico architettura barocca
Inizio costruzione 1643
(LA)
« Deiparae Vergini in Publicolis MDCXLIII »
(IT)
« Alla Vergine Madre di Dio in Publicolis nel 1643 »
(Iscrizione sulla facciata)

La chiesa di Santa Maria in Publicolis è un luogo di culto cattolico del centro storico di Roma, situato nel rione Sant'Eustachio, in via dei Falegnami.

La chiesa è affidata ai Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, fondati da san Gaetano Errico, che ne hanno fatto sede della loro casa generalizia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è costruita presso il Palazzo Santacroce. È annoverata fra le filiali di San Lorenzo in Damaso in una bolla di Urbano III del 1186 con il nome di Santa Maria de Publico. Il cognome potrebbe derivare dalla vicinanza con la Porticus Minucia frumentaria, luogo ove c’erano le divisioni del frumentum publicum. Nel XVI secolo la chiesa fu detta in Publicolis, perché la nobile famiglia Santacroce, che ebbe il giuspatronato della chiesa, pretese far risalire il suo albero genealogico ai Valerii Publicola dell'antica Roma, e quell'appellativo è rimasto sino ad oggi.

La chiesa venne restaurata dai Santacroce nel 1465; caduta in rovina, fu demolita nel 1642 e, a partire dallo stesso anno, ricostruita su progetto di Giovanni Antonio de Rossi per volere del cardinale Marcello Santacroce; i lavori terminarono nel 1643.

Dal 1835 è sede della casa generalizia dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Arte e architettura[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di Santa Maria in Publicolis è, sia esternamente, sia internamente, in stile barocco.

La facciata è divisa in due ordini da un alto cornicione, entrambi tripartiti in fasce verticali. L'ordine inferiore presenta, al centro, il portale con affresco raffigurante la Madonna in trono fra gli angeli, situato fra due semicolonne ioniche; ai lati, si trovano due nicchie semicircolari vuote. L'ordine superiore, invece, ha semplici lesene tuscaniche con, al centro, un finestrone. La facciata termina in alto con un frontone arcuato affiancato da due sculture, ognuna delle quali raffigura un Pellicano che si ferisce il petto, simbolo di Cristo.

L'interno della chiesa è a navata unica coperta con volta a botte, con due cappelle laterali. Nel pavimento sono inserite diverse pietre tombali del Quattrocento e del Cinquecento, tra cui la più importante quella di Alfonso Santacroce; la chiesa ospita le sepolture della famiglia Santacroce. Nella cappella laterale di destra, si trova il dipinto di Raffaello Vanni Sant'Elena adora la Croce; in quella di sinistra, invece, si trova il dipinto San Francesco d'Assisi di Alessandro Grimaldi. In fondo alla navata, si trova l'abside rettangolare, coperta con cupola, che è interamente occupata dal presbiterio, ove si trova l'altare maggiore in marmi policromi, con la Natività della Vergine di Raffaello Vanni.

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

Sulla cantoria in controfacciata, si trova l'organo a canne Mascioni opus 307, costruito nel 1912.

Lo strumento è a trasmissione pneumatica, con un'unica tastiera di 58 note e pedaliera di 27 note. La sua disposizione fonica è la seguente:

Manuale
Ripieno 5 file
Principale 8'
Ottava 4'
Salicionale 8'
Voce umana 8'
Pedale
Subbasso 16'

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G. Carpaneto, Rione VIII Sant’Eustachio, in AA.VV, I rioni di Roma, Newton & Compton Editori, Roma 2000, Vol. II, 499–555
  • C. Pericoli Ridolfini (a cura di), Guide Rionali di Roma. Rione VIII S. Eustachio. Parte prima, Roma, Fratelli Palombi Editori, 1977
  • C. Rendina, Le Chiese di Roma, Newton & Compton Editori, Roma 2000, p. 239 ISBN 978-88-541-1833-1

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Testi online di dominio pubblico:

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]