Chatterbot

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L'assistente virtuale è un esempio di chatterbot

Un chatterbot è un software progettato per simulare una conversazione intelligente con esseri umani tramite l'uso della voce o del testo, e vengono usati soprattutto per chiacchierare.

Lo scopo principale di questi software è quello di ingannare l'utente facendogli credere di parlare con un essere umano (Test di Turing). Questo genere di Software sono a volte definiti anche Agenti Intelligenti. Inoltre, i chatterbots vengono spesso usati in sistemi di dialogo per vari scopi pratici, come la guida in linea, un servizio personalizzato, o l'acquisizione delle informazioni. Alcuni chatterbot utilizzano sofisticati sistemi di elaborazione del linguaggio naturale, ma molti si limitano a eseguire la scansione delle parole chiave nella finestra di input e "tirare" una risposta con le parole chiave più corrispondenti.

Il termine "chatterbot" è stato coniato da Michael Mauldin (Creatore del ChatBot Verbot) nel 1994 per descrivere questi programmi di conversazione.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Chatterbot nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1950 Alan Turing pubblicò il suo famoso articolo Computing Machinery and Intelligence, in cui ha proposto un criterio in grado di determinare se una macchina è in grado di pensare o meno, tale criterio oggi è definito Test di Turing. Per soddisfare questo criterio un programma informatico deve fingere di essere un essere umano, in una conversazione in tempo reale, in modo che l'interlocutore non sia in grado di distinguere, basandosi solo sul contenuto della conversazione, se sta conversando con un programma o con un essere umano. Così Joseph Weizenbaum nel 1966, dato la notorietà del test proposto da Turing, mostrò il suo interesse progettando il Software ELIZA, che riusciva ad ingannare gli utenti facendogli credere che stavano conversando con un essere umano reale. Tuttavia Weizenbaum stesso ha sostenuto che ELIZA non fosse intelligente, e in un articolo lo ha presentato come un esercizio di debugging:

« In artificial intelligence ... machines are made to behave in wondrous ways, often sufficient to dazzle even the most experienced observer. But once a particular program is unmasked, once its inner workings are explained ... its magic crumbles away; it stands revealed as a mere collection of procedures ... The observer says to himself "I could have written that". With that thought he moves the program in question from the shelf marked "intelligent", to that reserved for curios ... The object of this paper is to cause just such a re-evaluation of the program about to be "explained". Few programs ever needed it more. »

L'algoritmo di ELIZA (usato da tutti i progettisti di chatbot) comportava il riconoscimento di parole o frasi in ingresso, e la corrispondente uscita di risposte pre-preparate o pre-programmate costruite allo scopo di far progredire una conversazione in modo apparentemente significativo. Così viene creata l'illusione che il programma abbia compreso. ELIZA ha dimostrato che una tale illusione è sorprendentemente facile da ottenere, perché gli esseri umani sono sempre pronti a dare il beneficio del dubbio quando le risposte di una conversazione sembrano "intelligenti". Ciò che distingue un chatbot da un programma in grado di elaborare il linguaggio naturale, è quindi la produzione di risposte che sono abbastanza vaghe e mai specifiche e che possono essere intesi come "intelligenti" per una vasta gamma di contesti di conversazione.

ELIZA (1966) e Parry (1972)[2][3][4][5] sono i primi chatbot della storia, programmi più recenti sono ALICE, Jabberwacky e DUDE. Mentre Eliza e Parry sono stati utilizzati esclusivamente per simulare una conversazione testuale, altri chatterbot includono caratteristiche funzionali come i giochi e l'abilità di ricercare sul web.

Nel 2000, Robert Hoffer e Timothy Kay fondarono la società ActiveBuddy, allo scopo di creare agenti intelligenti, basati sulla conversazione, in grado di comunicare attraverso piattaforme di Instant Messaging. Hoffer ebbe l'idea di creare agenti interattivi per aggiungere funzionalità ai sempre più popolari servizi di messaggistica istantanea. L'implementazione originale fu un gioco di avventura, ma presto furono aggiunte una vasta gamma di applicazioni basati sui database, compreso l'accesso alle notizie, al meteo, informazioni di borsa, orari dei cinema, elenchi telefonici, e una vasta varietà di altri strumenti (calcolatrici, traduttori, ecc.). Queste varie applicazioni furono inserite in un unico pacchetto e lanciate, nel 2001 sotto il nome di SmarterChild. SmarterChild era una vetrina, per il rapido accesso alle informazioni e offriva la possibilità di divertirsi anche attraverso la conversazione. Il rapido successo di SmarterChild, oltre 13 milioni di utenti, portò alla realizzazione di prodotti promozionali per i Radiohead, Austin Powers, The Sporting News, ed altri. ActiveBuddy cercò di rafforzare la sua presa sul mercato degli agenti intelligenti. La società ha anche rilasciato l'SDK BuddyScript, un kit di sviluppo gratuito che permette ai programmatori di progettare e lanciare i propri agenti interattivi usando il linguaggio di scripting brevettato da ActiveBuddy nel 2002. La società ha poi cambiato il suo nome da ActiveBuddy a Conversagent nel 2003, e poi di nuovo a Colloquis nel 2006. Colloquis fu in seguito acquistata da Microsoft nel mese di ottobre del 2006.

Chatterbot in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1992, il giornalista e ricercatore Francesco Lentini, pubblica un articolo su La Stampa in cui descrive la possibilità di dialogare con una macchina, e prendendo spunto dalla prima edizione del Premio Loebner (dal nome dell'ideatore), svoltasi al Computer Museum di Boston, crea ELOISA, e invita esperti di informatica, ricercatori di tutte le discipline e semplici curiosi a dialogare con il ChatterBot italiano[6]

Nel 2002 Jargon, Web Agency Milanese, ottiene l'esclusiva per l'Italia, della tecnologia Lingobot dalla tedesca Kiwilogic, una piattaforma che consente di creare chatbots. Jargon crea inoltre la versione in lingua italiana di LingoBot, e a partire da essa sviluppa "Alfa, Il Robot" con applicazioni personalizzate come l'invio di cartoline virtuali.[7].

Nel 2005 la Dreams and Co realizza Giorgia, e successivamente, AvClick una piattaforma per creare assistenti virtuali[8]. Dal 2006 grandi nomi come INPS, Gruppo BPM, IKEA e Bettini fanno uso di assistenti virtuali, e anche la Microsoft nel 2007 lancia Doretta, un assistente virtuale in grado di effettuare ricerche su internet attraverso MSN.

Utilizzi[modifica | modifica wikitesto]

Uso nelle aziende[modifica | modifica wikitesto]

I Chatterbot sono spesso integrati nei sistemi di dialogo, come in software di assistenza on-line, aggiungendo a questi anche la possibilità di fare brevi conversazioni o impegnarsi in varie conversazioni non necessariamente correlate al loro scopo primario. Grandi aziende come Lloyds Banking Group, Royal Bank of Scotland, Renault e Citroën fanno uso di questi assistenti online sostituendoli ai call center con esseri umani per fornire una prima assistenza.

Utilizzi negativi[modifica | modifica wikitesto]

Chatterbot maligni sono spesso usati per riempire le chat con lo spam e la pubblicità, o per invogliare gli utenti a rivelare informazioni personali, come numeri di conti bancari.[senza fonte]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mauldin 1994
  2. ^ GüzeldereFranchi 1995
  3. ^ Computer History Museum 2006
  4. ^ Sondheim 1997
  5. ^ Network Working Group 1973 —Transcript of a session between Parry and Eliza. (This is not the dialogue from the ICCC, which took place October 24–26, 1972, whereas this session is from September 18, 1972.)
  6. ^ Articolo su The Computists' Weekly
  7. ^ Incontro ravvicinato con Alfa il Robot
  8. ^ Articolo su AvClick

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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