Benny Paret

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Benny Paret
Dati biografici
Nome Bernardo Paret
Nazionalità Cuba Cuba
Pugilato Boxing pictogram.svg
Dati agonistici
Categoria Pesi welter
Ritirato 1962
Carriera
Incontri disputati
Totali 50
Vinti (KO) 35 (11)
Persi (KO) 12 (2)
Pareggiati 3
 

Bernardo "Benny" Paret (Santa Clara, 14 marzo 1937New York, 3 aprile 1962) fu un pugile cubano, soprannominato The Kid. Conquistò due volte il titolo mondiale dei pesi welter contro Emile Griffith nei primi anni sessanta e morì nel 1962 a seguito dei colpi ricevuti dallo stesso Griffith nel corso del secondo tentativo di difesa della corona. Quella di Paret è ritenuta la prima morte sul ring in diretta televisiva nazionale[1], anche se tecnicamente la morte vera e propria avvenne, dopo un coma nel quale era caduto poco dopo la fine del combattimento, dieci giorni dopo l'incontro. In carriera Paret conseguì il record di 35 vittorie, 11 delle quali per KO, 12 sconfitte e 3 pareggi[2].

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Paret vinse il titolo mondiale dei pesi welter, per la prima volta, nel 1960, ma lo perse sette mesi più tardi quando Emile Griffith lo mise KO.[3] Riconquistò la corona, circa sei mesi dopo, battendo Griffith per ferita.[4] Nel suo terzo incontro contro Griffith, Paret subì un KO alla dodicesima ripresa, dopo uno dei più brutali combattimenti della storia. Quattro mesi prima del suo ultimo incontro, aveva combattuto per il titolo mondiale dei pesi medi contro Gene Fullmer, ma venne sconfitto al decimo round.[3]

L'ultimo incontro[modifica | modifica sorgente]

Il suo terzo combattimento contro Emile Griffith venne disputato il 24 marzo 1962 al Madison Square Garden e venne trasmesso in diretta televisiva dalla ABC. Nel sesto round Paret fu vicino a mettere fuori combattimento Griffith, con una combinazione di molti colpi, ma Griffith venne salvato dal gong.[5] Nella dodicesima ripresa, il telecronista disse: "questa è stata una ripresa modesta" appena prima che Griffith colpisse Paret ventinove volte, con una serie di diciotto colpi in sei secondi, con Paret alle corde[6] prima che l'arbitro Ruby Goldstein fermasse il combattimento.[7] Paret entrò in coma dopo l'incontro, e morì dieci giorni dopo.[5] Benny "Kid" Paret venne tumulato al Saint Raymond's Cemetery nel Bronx, NY.

Il suo ultimo incontro è stato oggetto di molte controversie. È teorizzato che una delle ragioni per cui Paret morì sia stata quella della sua vulnerabilità a causa dei colpi presi nei suoi tre precedenti incontri. Le autorità pugilistiche dello Stato di New York vennero criticate per aver consentito a Paret di combattere solo pochi mesi dopo essere stato sconfitto da Gene Fullmer. Vennero anche analizzate le e azioni di Paret prima dell'incontro finale e si sostiene che Paret abbia apostrofato Griffith chiamandolo Maricòn ("frocio" in slang spagnolo).[6] Griffith tentò di colpire Paret ma venne trattenuto. Accuse di omosessualità, nel 1962, erano considerate fatali per la carriera di un atleta e un insulto particolarmente grave avrebbe nuociuto alla carriera di entrambi gli atleti. L'arbitro Ruby Goldstein, un veterano rispettato, venne criticato per non aver fermato prima il combattimento. Si disse che Goldstein aveva esitato a causa della reputazione di Paret di fingere infortuni e quella di Griffith di non essere dotato di grande potenza.[5][7] Un'altra teoria è che Goldstein potesse aver temuto per le proteste dei sostenitori di Paret.[7] L'incidente, assieme alla morte di Davey Moore, un anno dopo per un differente infortunio sul ring, causarono un dibattito incentrato sul fatto se il pugilato dovesse essere considerato uno sport o meno. La boxe non venne più trasmessa in televisione fino agli anni 1970[8] Goldstein non arbitrò mai più incontri di pugilato.

Il combattimento fu alla base di un documentario del 2005 dal titolo Ring of Fire: The Emile Griffith Story. Alla fine del documentario Griffith, che ha nutrito sensi di colpa per l'incidente nel corso degli anni, si presenta al figlio di Paret. Questi lo abbraccia e gli dice che l'ha perdonato.[8]

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

La morte di Paret fu argomento di una canzone di protesta, nel 1962, da parte del cantante folk Gil Turner. La canzone, "Benny 'Kid' Paret", venne pubblicata nel periodico Broadside quello stesso mese e poi incisa dal gruppo musicale di Turner, The New World Singers, nell'album del 1963 della Folkways, Broadside Ballads, Vol. 1.[9][10]

Paret è anche uno dei molti pugili citati nelle canzoni dell'album di Sun Kil Moon, Ghosts Of The Great Highway. Sull'album sono incise diverse canzoni sulla storia di pugili morti in giovane età.[11]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Benny (Kid) Paret vs. Emile Griffith (3rd meeting), BoxRec. URL consultato il 15 marzo 2011.
  2. ^ Benny "Kid" Paret: Lest We Forget. URL consultato il 21 maggio 2007.
  3. ^ a b Al Segundo, A Sour Memory of the "Sweet Science". URL consultato il 21 maggio 2007.
  4. ^ The Great Rivalries. URL consultato il 21 maggio 2007.
  5. ^ a b c The Great Rivalries CBS Sports
  6. ^ a b Gary Smith, The Shadow Boxer in CNN, 18 aprile 2005. URL consultato il 21 maggio 2007.
  7. ^ a b c Kieran Mulvaney, Don't believe the hype? How 'bout the slights?, 4 maggio 2006. URL consultato il 21 maggio 2007.
  8. ^ a b Ring of Fire: The Emile Griffith Story. URL consultato il 22 maggio 2007.
  9. ^ Turner Gil, Benny "Kid" Paret in Broadside, metà aprile 1962, p. 5. URL consultato il 5 febbraio 2011.
  10. ^ Broadside Ballads, Vol. 1, AllMusic. URL consultato il 5 febbraio 2011.
  11. ^ Mark Kozelek. URL consultato il 22 maggio 2007.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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