Aristodemo di Sparta

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Aristodemo (... – Platea, 480 a.C.) è stato un militare spartano, uno dei pochi sopravvissuti nella battaglia delle Termopili.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Sopravvissuto alle Termopili[modifica | modifica sorgente]

Insieme ad un compagno, Eurito, Aristodemo fu colpito da un'infezione oculare; il re Leonida ordinò che i due tornassero a casa prima della battaglia, ma Eurito volle ritornare a combattere, benché cieco, incontrando la morte in battaglia.[1][2][1] A causa della morte di Eurito, Aristodemo fu considerato un codardo e venne sottoposto ad umiliazioni da parte dei suoi connazionali.[3]

Il terzo sopravvissuto della battaglia delle Termopili era un altro guerriero spartano di nome Pantite, il quale era stato inviato da Leonida come ambasciatore in Tessaglia. Non era riuscito a tornare alle Termopili in tempo per la battaglia e, vedendosi malvoluto dagli Spartani, si impiccò.[4]

Morte a Platea[modifica | modifica sorgente]

Aristodemo morì valorosamente nella battaglia di Platea, distaccandosi dalla falange e combattendo da solo davanti al nemico, Erodoto ci ricorda che il suo gesto venne giudicato come di disperazione e non di coraggio; va aggiunto anche che gli spartani non apprezzavano chi si distaccava dalla falange per combattere da solo alla ricerca della propria gloria imperitura. Anche se verrà tolto il marchio nero contro il suo nome, non sarà premiato con gli onori speciali per il suo valore.[2]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Un personaggio di nome Delios, che dovrebbe corrispondere ad Aristodemo, appare nel fumetto di Frank Miller, 300, che racconta le vicende della battaglia delle Termopili. Nel 2007 l'adattamento del film con lo stesso nome, Delios è interpretato da David Wenham. A differenza di Aristodemo, a Delios non è ordinato di tornare a casa a causa dell'infezione, (nonostante abbia perso un occhio in combattimento) ma per la sua abilità nel parlare e di raccontare: avrebbe potuto raccontare la storia dei suoi compagni, in modo da far interessare il resto di Sparta e la Grecia. Come tale, egli non affronta nessun pregiudizio dei suoi compagni al suo ritorno, e fu visto in seguito a condurre l'esercito spartano nella battaglia di Platea.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Erodoto, VII, 22, 9.
  2. ^ a b Schmitz vol 1. p304
  3. ^ Erodoto, VII, 23, 1.
  4. ^ Erodoto, VII, 23, 2.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie