Arco di Giano

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Coordinate: 41°53′21.63″N 12°28′57.88″E / 41.889342°N 12.482744°E41.889342; 12.482744

Arco di Giano
L'Arco di Giano.
L'Arco di Giano.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma-Stemma.png Roma

L'arco di Giano è un arco quadrifronte (ossia con quattro arcate) di Roma.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Tuttora conservato, sorge presso la chiesa di San Giorgio al Velabro, poco distante dal Tempio di Ercole e dal Tempio di Portuno, ed era stato edificato, ai margini del Foro Boario probabilmente alla metà del IV secolo. Probabilmente deve essere identificato con l'Arcus Divi Constantini citato dai Cataloghi Regionari presso il Velabro.

Il nome moderno non si riferisce al dio bifronte Giano, ma piuttosto deriva dal termine latino ianus, che indica un passaggio coperto, o una porta. Come gli iani testimoniati dalle fonti nel Foro Romano, non si trattava di un arco trionfale, ma probabilmente di una struttura destinata ai banchieri che operavano nel Foro Boario.

L'edificio ha pianta quadrata (12 m di lato per 16 m di altezza), con quattro massicci pilastri che sostengono una volta a crociera, costruiti in cementizio e rivestiti da blocchi di marmo di reimpiego. Al di sopra doveva presentare un coronamento, forse a forma di piramide, la cui struttura in opera laterizia, che in origine doveva ugualmente essere rivestita di marmo, fu demolita nel 1827 perché a torto ritenuta parte della fortificazione medioevale impiantata sopra l'edificio romano ad opera dei Frangipane (che ne avevano anche chiuso i fornici).

All'esterno i piloni ospitano due file di tre nicchie su ciascun lato (in totale 48), in origine inquadrate da edicole con piccole colonne sorrette da mensole, oggi perdute. Le nicchie, coperte da una semicupola a conchiglia scolpita nei blocchi di marmo del rivestimento, dovevano in origine ospitare statue. Gli unici resti conservati della decorazione scultorea sono rappresentati dalle quattro figure femminili sulle chiavi di volta: si riconoscono con sicurezza la dea Roma sul lato orientale e Minerva sul lato settentrionale, mentre l'identificazione delle altre due figure come Giunone e Cerere presenta maggiori incertezze.

L'Arco oltre ad avere funzioni monumentali serviva da riparo dall'inclemenza del tempo ai mercanti romani che affollavano il Foro.

Stampa con disegno dell'arco di Giano prima della distruzione dei resti dell'attico

Durante il medioevo, la famiglia romana dei Frangipane lo utilizzò come fortezza, chiudendone i fornici; quando queste opere furono eliminate, nel 1830, andarono perduti anche l'attico e il coronamento originari, perché non furono riconosciute come opere appartenenti alla struttura originaria.

Probabile arco trionfale[modifica | modifica sorgente]

Nella vicina chiesa di San Giorgio al Velabro si conservano alcuni frammenti di un'iscrizione monumentale, non più ricostruibile, in parte riutilizzati come blocchi di muratura e in parte per rilievi medioevali, che potrebbe essere stata quella presente sull'attico dell'arco. Essa allude a un tiranno sconfitto da un imperatore e potrebbe riferirsi a Costanzo II e alla sua vittoria su Magnenzio. Se ciò fosse confermato l'opera potrebbe essere riconsiderata come un arco trionfale.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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