Antonello Padovano

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Antonello Padovano (Sabaudia, 6 febbraio 1955) è uno sceneggiatore, regista e produttore cinematografico italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver scoperto la magia del cinema di Fellini, sul set de E la nave va con tutti i risparmi compra una cinepresa Beaulieu 16 mm e parte per New York. Qui si avventura nelle strade del South Bronx e realizza un documentario su quella Terra Desolata(1982) ispirato appunto dal lavoro di Thomas Stearns Eliot. A Manhattan ha la fortuna di incontrare tra gli altri Dizzy Gillespie e Sal Scarpitta.

Al suo rientro in Italia, continua a studiare (storia dell'arte alla Università La Sapienza) quando incontra a Roma l'attrice francese Annie Girardot e realizza un documentario sul suo lavoro con un gruppo di giovani attori.

Riesce poi a farsi commissionare il suo primo lavoro dalla Rai: Sweet Harmonica Dreams realizzato a Jersey durante il primo campionato mondiale di armonica a bocca con la partecipazione tra gli altri di Larry Adler, Peter Madcat Ruth, Don Baker e Roland Van Straaten. La sua collaborazione prosegue con una serie di brevi storie sul costume della società italiana al femminile che meritano la programmazione in prima serata di Rai2. Inizia poi nel la sua collaborazione a Mixer di Giovanni Minoli con un reportage drammatico Voglia di vivere con la partecipazione di Luciano Pavarotti che riscuote un notevole successo di ascolti (6 milioni di spettatori). Da quel momento tra il 1989 e il 2001 collabora con i programmi più importanti delle Rai realizzando più di 60 documentari in 42 paesi al mondo.

Tra questi realizza in Yemen La Collana di Perle per Quark di Piero Angela, in Turchia Shoeshine per Rai3, in Nuova Zelanda Everest con Sir Edmund Hillary, in Inghilterra Edward VIII con David Metcalfe figlioccio del Re e Titanic con gli ultimi sopravvissuti, in Sudafrica Il Trapianto con Christian Barnard, in Svezia Olof Palme con M. Palme e in Armenia, durante il conflitto del Nagorno Karabah, Il prigioniero in cantina con la baronessa Caroline Cox e The Lira is Moving in co-produzione con NHK Television.

Partecipa inoltre nel 1996 al programma L'errore di Piero Marrazzo dirigendo due reportage e poi nel 1997 al programma Film vero di Sherin Salvetti, realizzando con Sveva Sagramola una serie di inchieste dal vivo sperimentando una nuova forma di racconto televisivo.

Realizza poi una serie di documentari naturalistici dedicati alla conservazione della specie: alle Azzorre Il ritorno delle Balene, in SudAfrica Wild rescue sui ghepardi con Ann Van Dyk, in Olanda Foche in pericolo,in Botswana Gli ultimi rinoceronti,in Florida Il Canto delle Sirene sui lamantini, in Inghilterra Monkey World con Jim Cronin,Parlando con i Leoni con Brian Jones in Africa e a Napoli Salvando le tartarughe marine con Flegra Bentivegna.

Dal 1998 ha iniziato il progetto, ancora in corso, Luoghi misteriosi che lo porta nei luoghi più straordinari del pianeta come Tikal, Machu Picchu, Stonehenge, Nazca, Borobodur e molti altri. Una serie dove per due volte rischia la vita ma che gli permette di essere spesso in solitudine al centro di luoghi straordinari che gli permette di incontrare persone indimenticabili come Maria Reiche.

Ritorna nel 2002 al documentario sociale con Azerbaijan che dopo l'esperienza in Armenia gli permettono di scoprire l'altro lato del conflitto e di ritrovare Zachir, il prigioniero in cantina di Stepanakerth. I due documentari vengono venduti in più di trenta paesi al mondo dalla Francia alla Cina.

Quindi riesce a realizzare il suo primo film lungometraggio Le quattro porte del deserto. Un film girato quasi interamente nel deserto del Sahara con un cast di attori internazionali e con protagonista Aure Atika. Ambientato nei primi anni del novecento si avvale di costumi originali e di centinaia di comparse e animali di scena. Il film purtroppo subisce da parte del governo Berlusconi il taglio ai finanziamenti alla distribuzione, un provvedimento che di fatto nega al film la possibilità di uscire nelle sale italiane.[1]

Dopo una pausa dovuta alle circostanze conseguenti alle vicende del film, realizza Joe Petrosino un documentario che racconta la storia agli albori del Novecento di un poliziotto italo-americano che sfidò la mafia per La storia siamo noi di Rai2.

Deluso per le vicende del film e sentendo esaurita la spinta creative in Italia, con la sua famiglia decide di emigrare all'estero e lavorare in un ambiente nuovo e stimolante.[2]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Regista[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedi decreti ministeriali relativi ai film dichiarati di interesse nazionale per l'anno 2002/2003/2004 presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali
  2. ^ Intervista rilasciata al casello doganale di Bardonecchia il 15/12/2005 a Germano Rubbi
  3. ^ Joe Petrosino vs Don Vito
  4. ^ (EN) Le quattro porte del deserto in Internet Movie Database, IMDb.com Inc.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]