Angelo Pellegrino Sbardellotto

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Angelo Pellegrino Sbardellotto (Vanie, 1º agosto 1907Roma, 17 giugno 1932) è stato un anarchico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1924, giovanissimo, emigrò prima in Francia, poi in Lussemburgo ed infine in Belgio dove lavorò come operaio meccanico. Nel 1928 rifiutò di tornare in Italia per partecipare alla leva militare ed espresse la sua adesione all'anarchismo in una lettera inviata alla madre, una cattolica praticante, che la fece leggere al parroco del paese ed alla maestra dell'altro figlio. Uno dei due (il parroco o la maestra) consegnò la missiva al prefetto di Belluno che iscrisse Sbardellotto nell'elenco dei 270 antifascisti italiani più pericolosi del Belgio. Nel corso di riunioni tra anarchici espresse più volte l'intenzione di rientrare in Italia con l'intenzione di uccidere il capo del Governo per vendicare la morte dell'anarchico Michele Schirru che era stato fucilato per aver a sua volta attentato alla vita di Mussolini[1]. Inviato a Parigi presso l'organizzazione Concentrazione antifascista un individuo non certo gli procurò un falso passaporto svizzero intestato ad Angelo Galvini, una pistola e due bombe[1]. Il 25 ottobre 1931 Sbardellotto si trovò a Roma in occasione delle celebrazioni per l'anniversario della Marcia su Roma, ma pur avendo tentato di avvicinarsi a Mussolini l'impresa si rivelò impossibile e decise di ritornare in Francia dove si incontrò nuovamente con il misterioso individuo a cui riconsegnò le bombe[1]. In Belgio, la polizia venuta a conoscenza dei suoi propositi di uccidere Mussolini lo arrestò per breve tempo[2] e lo sottopose ad un regime di stretta osservanza a Seraing, vicino Liegi. Nel 1932, in occasione delle celebrazioni per il Natale di Roma, fattosi riconsegnare il falso passaporto e le bombe ritornò in Italia ma anche questa volta non riuscì ad avvicinarsi all'obiettivo. e rientrò a Parigi[2].

Sbardellotto ritornò in Italia il 30 maggio 1932, in occasione della traslazione delle ceneri di Anita Garibaldi a Roma nel monumento sul Gianicolo, ma nuovamente l'occasione venne a mancare e Sbardellotto iniziò a girovagare in Piazza Venezia dove 4 giugno 1932 fu casualmente fermato da un'agente di polizia[2] che lo trovò in possesso di una pistola e di un ordigno.

Condotto davanti al Tribunale Speciale, ammise di essere venuto in Italia per uccidere Benito Mussolini e dopo un processo durato due giorni. Fu quindi condannato alla pena di morte per l'intenzione di uccidere Mussolini[3][4]. Fu fucilato il 17 giugno 1932 a Forte Bravetta da un drappello di militari capitanati da Armando Giua.

Durante la detenzione gli furono mostrate diverse foto di appartenenti a fuorusciti italiani a Parigi e tra queste Sbardellotto ne riconobbe una che descrisse come "il signore grigio con gli occhiali a stanghetta" e che corrispondeva ad Alberto Tarchiani[1], ex redattore del Corriere della Sera e all'epoca in esilio a Parigi. Il riconoscimento di Tarchiani è confermato anche da Cesare Rossi[1] mentre secondo Luigi Salvatorelli all'epoca di uno dei presunti incontri in realtà Tarchiani si trovava in Germania insieme a Giovanni Bassanesi[1].

Il giudizio di Mussolini[modifica | modifica wikitesto]

Sbardellotto affrontò il plotone d'esecuzione con molto coraggio suscitando l'ammirazione dello stesso Mussolini il quale a Yvon De Begnac disse:

« Avrei usato clemenza a Sbardellotto e a Schirru. Non ho mai pensato di usarla nei riguardi di Bovone, cieco esecutore di atti terroristici diretti a fare il vuoto fra le masse le quali nulla avevano a spartire con la politica. Ma Sbardellotto ventiduenne che rispose all'invito del magistrato a firmare la domanda di grazia dichiarando di rimpiangere solo di non aver eseguito l'attentato; ma Schirru anarchico, ottimo combattente della grande guerra che grida la sua fede dinanzi al plotone di esecuzione, sono uomini veramente degni di un destino migliore di quello che la sorte ha loro riservato. »
(Benito Mussolini a Yvon De Begnac[5])

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 194
  2. ^ a b c Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 195
  3. ^ http://books.google.it/books?id=OqTjAgAAQBAJ&pg=PA49&dq=Angelo+Pellegrino+Sbardellotto+intenzione&hl=it&sa=X&ei=0iw_U-WbHsK6ygP_9IKoCA&ved=0CDQQ6AEwAA#v=onepage&q=Angelo%20Pellegrino%20Sbardellotto%20intenzione&f=false
  4. ^ http://books.google.it/books?id=uW9oAAAAMAAJ&q=Angelo+Pellegrino+Sbardellotto+legge&dq=Angelo+Pellegrino+Sbardellotto+legge&hl=it&sa=X&ei=8So_U9z3O-j8ywPk-4HQAQ&ved=0CDoQ6AEwAg
  5. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 206

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Fucci, Le polizie di Mussolini, la repressione dell'antifascismo nel Ventennio, Milano, Mursia, 1985.
  • Galzerano, Giuseppe. Angelo Sbardellotto: vita, processo e morte dell'emigrante anarchico fucilato per l'Intenzione di uccidere Mussolini. Casalvelino Scalo: Galzerano Editore, 2003 - collana "Atti e memorie del popolo"

Monografia - Testo a stampa - 502 p., 16 c. di tav. ; 22 cm. [IT\ICCU\IEI\0204816].

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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