Volo BOAC 781

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Volo BOAC 781
Fuselage of de Havilland Comet Airliner G-ALYP.JPG
Frammento del De Havilland DH.106 Comet G-ALYP conservato presso lo Science Museum di Londra
Tipo di eventoIncidente
Data10 gennaio 1954
Ora10.00
TipoCedimento strutturale causato da fatica del metallo
LuogoIsola d'Elba
StatoItalia Italia
Coordinate42°38′43.1″N 10°36′04.49″E / 42.645306°N 10.601247°E42.645306; 10.601247Coordinate: 42°38′43.1″N 10°36′04.49″E / 42.645306°N 10.601247°E42.645306; 10.601247
Tipo di aeromobileDe Havilland DH.106 Comet
Nome dell'aeromobileYoke Peter
OperatoreBOAC
Numero di registrazioneG-ALYP
PartenzaKallang Airport di Singapore
Scalo prima dell'eventoAeroporto di Roma-Ciampino
DestinazioneHeathrow Airport di Londra
Passeggeri29
Equipaggio6
Vittime35
Feriti0
Sopravvissuti0
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Volo BOAC 781
Dati estratti da Aviation Safety Network[1]
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Il volo BOAC 781 venne effettuato dalla compagnia aerea inglese BOAC il 10 gennaio 1954 con un De Havilland DH.106 Comet che si inabissò nel Mar Tirreno 16 km a sud di Monte Calamita, sull'isola d'Elba, e in cui perirono tutti i 35 occupanti dell'aereo, 29 passeggeri e 6 membri dell'equipaggio.

Il fatto[modifica | modifica wikitesto]

L'aereo, proveniente da Singapore, partì alle 9.34 per il volo «781» dall'Aeroporto di Roma-Ciampino con destinazione l'Aeroporto Heathrow di Londra. Alle 9.50 la radio di bordo segnalò la propria posizione (verticale su Orbetello), ma intorno alle 10.00 interruppe ogni contatto. In quegli attimi, alcuni testimoni che si trovavano nella zona videro «[...] 'na palla di fuoco [...]» - come affermò il marinaio Ninuccio Geri - e altri assistettero (l'agricoltore Vasco Nomellini e l'autista Leopoldo Lorenzini) alla caduta dell'aereo in mare.[2]

La Capitaneria di Porto di Portoferraio fu avvisata della scomparsa dell'aereo alle 11.50, ed immediatamente partirono le operazioni di recupero dei cadaveri e dei resti del velivolo, condotte dal colonnello Giuseppe Lombardi. Per la localizzazione fu utilizzata una telecamera subacquea che rilevò la carcassa dell'aereo ad una profondità di circa 200 m. I cadaveri galleggianti, drammaticamente segnalati da numerosi stormi di gabbiani reali, furono recuperati nelle ore successive e portati presso l'obitorio del cimitero di Porto Azzurro, da dove vennero poi rimpatriati.

Cause[modifica | modifica wikitesto]

Come appurato nelle indagini successive, la cabina dell'aereo ebbe un fatale cedimento strutturale dovuto alla fatica del metallo; tale difetto era una caratteristica dei primi Comet.[senza fonte]

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

Equipaggio[modifica | modifica wikitesto]

  • Alan Gibson, pilota
  • William John Bury, secondo pilota
  • Francis Charles MacDonald, ufficiale di bordo
  • Luke Patrick MacMahon, ufficiale radio

Passeggeri[modifica | modifica wikitesto]

  • J. P. Hill
  • J. Steel
  • F. J. Greenhouse
  • R. Sawyer Snelling
  • R. V. Wolfson
  • C. Wilmot
  • D. Baker
  • H. E. Schuchmann
  • B. Butler
  • N. Khedouri
  • J. Bunyan
  • A. Bunyan
  •  ? Bunyan
  • J. B. Crilly
  • B. Crilly
  • L. Yateen
  • K. E. Geldard
  • G. Geldard
  • M. Geldard
  • S. Naamin
  • J. Y. Ramsden
  • C. A. Livingstone
  • A. Crisp
  • E. Fairbrother
  •  ? Israel
  • D. Leaver
  • T. S. H. Moore

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) ASN Aircraft accident de Havilland DH-106 Comet 1 G-ALYP Elba, in Aviation Safety Network, http://aviation-safety.net/index.php. URL consultato il 13 ottobre 2013.
  2. ^ The Comet inquiry, in Flight and Aircraft engineer, 66, 29 ottobre 1954.

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