Villa dei Vescovi

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Villa dei Vescovi
Villa vescovi ingresso lato sx.jpg
Villa dei Vescovi, ingresso sul lato sinistro
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Luvigliano di Torreglia (PD)
Coordinate 45°20′35.84″N 11°42′41.58″E / 45.34329°N 11.71155°E45.34329; 11.71155Coordinate: 45°20′35.84″N 11°42′41.58″E / 45.34329°N 11.71155°E45.34329; 11.71155
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1535 - 1542
Realizzazione
Architetto Bartolomeo Bono
Proprietario Fondo Ambiente Italiano
Proprietario storico Francesco Pisani, Vescovo di Padova

Villa dei Vescovi è una villa veneta situata in località Luvigliano, frazione di Torreglia (Padova).

Considerata il primo trapianto del gusto per la classicità romana nell'entroterra della Serenissima, custodisce il più straordinario esempio di decorazione ad affresco nel Veneto precedente alla rivoluzione imposta da Paolo Veronese[1].

È stata dichiarata monumento nazionale[2] ed è di proprietà del FAI (Fondo Ambiente Italiano) dal 2005[3].

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Una prima costruzione fu presumibilmente eretta ai piedi del monte Solone sul finire del Quattrocento, per volere del vescovo Jacopo Zeno, su progetto di Bartolomeo Bon, come luogo di riposo e soggiorno estivo per i vescovi padovani[4]. Il nucleo architettonico originario venne in seguito ampliato: nel 1501 per volontà del vescovo Pietro Barozzi, quindi, tra il 1529 e il 1543, per volere del cardinale Francesco Pisani.

La direzione dei lavori e la riorganizzazione dell'intero fondo agricolo furono affidate dal cardinale all'amministratore della mensa vescovile Alvise Cornaro, il quale si servì dell'aiuto dell'architetto veronese Giovanni Maria Falconetto. Alla morte di quest'ultimo, avvenuta nel 1535, i lavori furono condotti da Andrea da Valle, suo allievo; è quindi ipotizzabile che la villa sia stata ideata dal primo ma materialmente realizzata dal secondo architetto[5].

È pure stata avanzata l'ipotesi[6] di un intervento di Giulio Romano, cui Pisani scrive in due occasioni nell'estate del 1542: è opinione del Beltramini che a lui si deva l'ideazione del bugnato che caratterizza il piano terreno della villa.

Mentre la realizzazione degli stucchi, sempre su disegno di Andrea da Valle, fu intrapresa nel 1542, gli affreschi vennero affidati, sul finire del 1543, al pittore fiammingo Lambert Sustris[7], che si occupò dell'ideazione complessiva dell'impianto decorativo e dell'esecuzione della maggior parte delle pitture; in base ad evidenze documentali vi furono contributi anche da parte di Gualtiero Dall'Arzere detto "Il Padovano"[7].

In questo ritiro, Francesco Pisani riunì un cenacolo intellettuale frequentato da importanti letterati e umanisti del tempo.

Solo più tardi, tra il 1562-65, vennero realizzati, sempre su disegno di Andrea da Valle, la recinzione e i portali d'ingresso[8].

Nella seconda metà del Settecento fu modificata la distribuzione degli spazi interni del piano nobile: fu chiusa la corte interna e create quattro stanze laterali e un salone centrale, secondo la classica planimetria delle più tarde ville venete[9].

La costruzione rimase proprietà dei vescovi patavini fino al 1962, quando Vittorio e Giuliana Olcese la comperarono e restaurarono[10], ripristinando le strutture edilizie originarie e liberando dagli intonaci più tardi gli affreschi, scoperti nel 1966 da Alessandro Ballarin e restaurati da Clauco Benito Tiozzo[4].

Nel 2005, per espressa volontà di Vittorio Olcese, la famiglia ha donato l'intero complesso al Fondo Ambiente Italiano, che ha promosso il restauro degli affreschi che, dal restauro Olcese degli anni sessanta, e assai manomessi tra il Cinquecento e il Novecento, prima coprendo le figure dei nudi, successivamente (a metà del XVIII secolo) con una decorazione a finti stucchi, necessitavano di un nuovo restauro.[7]

La villa è aperta al pubblico dal 23 giugno 2011.[11]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La villa poggia su un terrazzamento in sommità del colle, con scalinate sostenute da arcate inserite nel declivio. Fanno parte del complesso edifici rustici, stalla, abitazione del gastaldo e quattro portali monumentali.

Decorazione[modifica | modifica wikitesto]

Lambert Sustris, nato ad Amsterdam tra il 1510 e il 1515 ma attivo fin da giovanissimo a Roma, giunge nel 1541 a Padova da Venezia, dove aveva probabilmente frequentato la bottega di Tiziano[12]. Nessuna delle opere conservatesi pare invece riferibile a Gualtiero Padovano[1].

Le stanze del piano nobile erano un tempo interamente affrescate con paesaggi, scene e figure mitologiche. Nelle logge, invece, finti archi, adornati di pergole e tralci di vite, si aprivano su paesaggi immaginari. Il ciclo risente evidentemente delle teorie di Alvise Cornaro, legate a modelli desunti dal mondo classico, già applicate in altre opere da lui sponsorizzate, come l'Odeo padovano[1].

Sala delle Figure all'antica[modifica | modifica wikitesto]

Venere e Cupido, Louvre.

Questa sala, rivolta verso sud e con accesso diretto dal cortile, ha mantenuto la cubatura originaria e gli affreschi del Sustris. Essendo l'ambiente più ampio del piano nobile, doveva avere una funzione di rappresentanza, cui ben si addice la decorazione, ricca di suggestioni romane e antichizzanti[13].

Le pareti sono scandite da lesene corinzie di finto marmo che, erette su un basso zoccolo, inquadrano alternativamente edicole e nicchie. Le prime, adornate da tendaggi di colore verde e purpureo, ospitano figure maschili e femminili abbigliate all'antica (forse imperatrici e imperatori) colte in atteggiamenti oratori. Le seconde custodiscono finte statue marmoree (forse di divinità).

Nel registro superiore, in corrispondenza delle lesene, finte erme monocrome (tra le quali si riconoscono Nettuno, Plutone e Bacco) incorniciano trofei di armi e di vasi (sopra le nicchie) e paesaggi con figure mitologiche (sopra le figure).

Oltre ad episodi del mito come il Ratto di Proserpina e Arianna abbandonata nell'isola di Nasso, compaiono alcune divinità (Cerere, Diana cacciatrice, Bacco fanciullo sull'asino) inserite in paesaggi, campestri o marini, con rovine e piccole figure. Un bel nudo femminile anticipa opere successive del pittore, quali le Veneri di Amsterdam e del Louvre[1].

Questa scansione della superficie era un motivo inedito nel Veneto. Ballarin ne indica la fonte nell'ambiente romano, ed in particolare nell'opera di Raffaello in Vaticano (il basamento della Stanza dell'Incendio di Borgo e i baldacchini di quella di Costantino), e nelle testimonianze lasciate a Mantova a Palazzo Te da Giulio Romano, e nella Villa del Principe di Genova da Perin del Vaga[14].

Alcune porzioni di affresco sono andate perdute a seguito dell'apertura di una porta sul lato est e per lo spostamento di quella che originariamente immetteva nell'attigua Stanza del putto.

Stanza del Putto[modifica | modifica wikitesto]

Orizzonti marini e campagne punteggiate di antiche rovine, casolari e piccole figure si aprono oltre una semplice incorniciatura architettonica (pilastri poggianti su un basso zoccolo e sormontati da un fregio a triglifi), eguale a quella vera della finestra che si apre sui Colli Euganei.

Il nome della stanza deriva dal putto intento a mangiare dell'uva, seduto sul finto zoccolo, a fianco ad un'urna metallica.

La decorazione di questo ambiente, ispirata a quella illusionistica delle domus romane, ha subito gravi danni a seguito dei lavori della metà del Settecento: una parete è stata infatti arretrata in corrispondenza di una porta tamponata, per far spazio al vano della nuova scala[15].

Sala da pranzo e ambienti minori[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale sala da pranzo, simmetrica a quella delle Figure all'antica, era originariamente divisa in due diversi ambienti.

Nella parte più interna della sala, finte aperture ospitano paesaggi costellati di antichi ruderi. In primo piano sono raffigurati il poeta Orfeo intento a suonare la sua lira e, sul lato opposto, Apollo scortica Marsia, il satiro che osò sfidare il dio in un agone musicale. Dati i soggetti delle pitture si ipotizza che questo luogo fosse destinato alla lettura e alla musica[16].

La parte rivolta all'esterno è invece decorata da scansioni geometriche che contengono alternativamente cornici con motivi vegetali stilizzati, piccoli paesaggi, tondi figurati su fondo bianco e finti bassorilievi monocromi. Questa scansione richiama schemi decorativi della Domus Aurea, principale fonte di ispirazione per gli allievi di Raffaello.

Sempre alla decorazione del palazzo di Nerone sono desunti il fregio bianco a grottesche, con festoni vegetali trattenuti da erme maschili e femminili, aironi, pappagalli, bracieri, canestri e clipei, nei due ambienti del lato orientale. Da questi si accede alle stanze d'angolo, decorate da una finta tappezzeria (in gran parte ridipinta) e un fregio con mascheroni.

Logge[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Filippo Pedrocco, Gli Affreschi nei Palazzi e nelle Ville Venete, pp. 28-29.
  2. ^ L.1089/1939 - L. 1497/1939
  3. ^ Villa dei Vescovi - I Beni del FAI
  4. ^ a b Giuseppe Mazzotti, Ville Venete, p. 119.
  5. ^ Scheda dal Catalogo dell'IRVV.
  6. ^ G. Beltramini - H. Burns, Andrea Palladio e la villa veneta da Petrarca a Carlo Scarpa, Venezia, 2005.
  7. ^ a b c Villa dei Vescovi, il Sustris ritrovato
  8. ^ G. Bresciani Alvarez, Le fabbriche di Alvise Cornaro, in Alvise Conaro e il suo tempo, catalogo della mostra a cura di Lionello Puppi, Padova, 1980; pp. 36-58.
  9. ^ E. Saccomanni, Padova 1540-1570, in La pittura del Veneto. Il Cinquecento, a cura di M. Lucco, Milano, 1998: t. II, pp. 555-616.
  10. ^ Villa dei Vescovi il rogito integrale tra Giuliana Olcese e Girolamo Bortignon vescovo di Padova
  11. ^ Villa dei Vescovi, Luvigliano di Torreglia (Padova): la storia, gli autori e il progetto di restauro
  12. ^ Descrizione degli affreschi sul sito visitfai.it.
  13. ^ Sala delle Figure all'antica dal sito visitfai.it.
  14. ^ A. Ballarin, La decorazione ad affresco della villa veneta nel quinto decennio del Cinquecento: la villa di Luvigliano, in Bollettino CISA, 10, 1968; pp. 115-26.
  15. ^ Stanza del putto dal sito visitfai.it.
  16. ^ Sala da pranzo dal sito visitfai.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Per la pittura illusionistica della Villa dei Vescovi vedi Sören Fischer, Das Landschaftsbild als gerahmter Ausblick in den venezianischen Villen des 16. Jahrhunderts - Sustris, Padovano, Veronese, Palladio und die illusionistische Landschaftsmalerei, Petersberg 2014, pp. 86–100. ISBN 978-3-86568-847-7

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