Strage di via Caravaggio

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Coordinate: 40°50′06.42″N 14°12′30.87″E / 40.835116°N 14.208575°E40.835116; 14.208575

Strage di via Caravaggio
StatoItalia Italia
LuogoNapoli
Obiettivofamiglia Santangelo
Data30-31 ottobre 1975
23:30 – 5:00
Tipoomicidio multiplo
Morti3
Motivazionesconosciuta

La strage di via Caravaggio è stato un triplice omicidio avvenuto a Napoli nel 1975.

I fatti[modifica | modifica wikitesto]

Nella notte tra giovedì 30 e venerdì 31 ottobre 1975 (ma il fatto venne scoperto solo il successivo 8 novembre), all'incirca tra le ore 23:00-23:30 e le 5 del mattino[1], al quarto piano del n. 78 di via Michelangelo da Caravaggio, nella parte alta del quartiere Fuorigrotta, furono uccisi, prima colpiti alla testa con un oggetto contundente improvvisato (e mai identificato) e, successivamente, feriti alla gola con un coltello da cucina, tutti gli abitanti dell'appartamento al quarto piano dell'edificio, ovvero Domenico Santangelo, 54 anni, rappresentante di vendita (ex capitano di lungo corso ed ex amministratore condominiale), la sua seconda moglie Gemma Cenname, 50 anni, ostetrica (ex insegnante), e la figlia di lui, Angela Santangelo, 19 anni, impiegata dell'INAM, nonché il loro cane Yorkshire terrier, di nome Dick (soffocato con una coperta). I corpi di Domenico Santangelo e di Gemma Cenname furono depositati, assieme al cagnolino Dick, nella vasca del bagno padronale; il corpo di Angela fu avvolto in un lenzuolo e adagiato sul letto matrimoniale.

Le prime indagini e il processo[modifica | modifica wikitesto]

Per quel che riguarda l'aspetto scientifico dell'indagine, nell'appartamento del triplice omicidio, oltre a impronte di scarpa (numero 41-42) impresse nel sangue sui pavimenti di alcune stanze e del corridoio, furono rinvenute impronte digitali su una bottiglia di whisky e una di brandy poggiate su un mobile-radio dello studio di Domenico Santangelo. Era impossibile per la polizia scientifica dell'epoca rilevare, ricostruire e identificare tracce biologiche lasciate dall'assassino sui reperti della scena del delitto. Le impronte di scarpa e le impronte digitali risultarono incompatibili con quelle del futuro imputato, Domenico Zarrelli, nipote di Gemma Cenname, figlio di un presidente di corte d'appello deceduto, fratello dell'avvocato Mario Zarrelli. Per quel che riguarda le indagini non scientifiche, sulla base delle dichiarazioni rilasciate da un testimone e di altri elementi indiziari (tra cui, una ferita sulla mano compatibile con un morso di cane), queste portarono all'arresto il 25 marzo 1976 e alla condanna all'ergastolo in primo grado di Zarrelli il 9 maggio 1978 (accusato d'aver compiuto la strage perché in preda a un raptus dopo essersi visto rifiutare la richiesta di un prestito di denaro dalla zia Gemma), successivamente assolto con formula piena dalla corte di cassazione il 9 gennaio 1984 e in via definitiva il 18 marzo 1985, nonché nel 2006 risarcito dallo Stato per danni morali e materiali con un milione e quattrocentomila euro[1]. Tuttora il coltello da cucina usato nel delitto e la coperta utilizzata per soffocare il cane della famiglia sono custoditi nell'Ufficio Reperti del Tribunale di Napoli dell'ex Tribunale di Castel Capuano e nel 2013 sono stati esposti per la prima volta al pubblico nell'esposizione temporanea, allestita all'interno del Tribunale, ”Corpi di reato“, divenendo così inutilizzabili per successive indagini scientifiche[2][3].

Nuove indagini con il ricorso del DNA[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre 2011 il procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Napoli Giovanni Melillo, in seguito a un esposto in cui venivano indicate informazioni utili al rinvenimento di alcuni reperti presso gli archivi del tribunale, ha disposto nuove analisi scientifiche tra cui quella dell'impronta genetica[4].

Tra i reperti ritrovati negli archivi ci sono un bicchiere usato, alcuni mozziconi di sigaretta, e un asciugamano macchiato di sangue che, a seguito delle analisi effettuate dalla Polizia Scientifica, risultano presentare tracce di origine biologica incompatibili con i profili delle vittime[4].

Il 28 agosto 2014 viene diffusa la notizia secondo la quale le analisi scientifiche effettuate sui reperti avrebbero dato come risultato l'individuazione del profilo genetico di Zarrelli[4][5].

Nonostante la conferma dell'identificazione, in base al principio del "Ne bis in idem", Zarrelli non potrà incorrere in un nuovo procedimento penale.

Il delitto nei media[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il giorno degli assassinii - Carlo Bernari. 1980, Marsilio editori.
  • Mistero in blu - Carlo Lucarelli. 1999, edizioni Einaudi tascabili stile libero.
  • Napoli, sangue e misteri - Marisa Figurato. 2004, Tullio Pironti editore.
  • Con gli occhi della vittima. Roberta Ragusa, via Caravaggio, Policoro - Imma Giuliani, Fabrizio Mignacca. 2013, edizioni Ponte Sisto.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]