Storia dell'Angola

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1leftarrow.pngVoce principale: Angola.

Monumento ad Ana de Sousa ubicato a Luanda

Il nome Angola è un termine portoghese che deriva dalla parola bantu N'gola, che indica il nome dato ai sovrani Mbundu nel XVI secolo. Questo periodo in portoghese è noto come Era do Menos Grande.

Periodo pre-coloniale[modifica | modifica wikitesto]

Le prime tracce di presenza umana in questa regione risalgono alla preistoria. Non sappiamo molto sulle popolazioni che in epoca primitiva abitavano sul territorio, fino a non molto si pensava che popolazioni di lingua bantu provenienti da occidente si fossero insediate nella regione introducendo l'agricoltura e la lavorazione del ferro. Alcune prove sul DNA delle popolazioni Cabinda dell'Angola hanno mostrato l'assoluta estraneità della popolazione indigena con altre popolazioni limitrofe.

Quando giunsero i portoghesi in Angola nel 1483 essi trovarono il principale regno del Congo sul fiume Congo. Esistevano però altri regni nel territorio, quali il Kongo dia Nlaza e Nziko a est del regno del Congo. Sugli altipiani tra i fiumi Kwanza e Lukala, si trovava il regno di Ndongo ed il regno di Songo a sud di Ndongo.

La colonia portoghese[modifica | modifica wikitesto]

Frontespizio della História geral das guerras angolanas di António de Oliveira de Cadornega, 1680

I portoghesi si insediarono lungo la costa occidentale dell'Africa verso la fine del XV secolo. L'esploratore Diogo Cão scoprì il fiume Congo nel 1483, egli eresse una colonna alla foce del fiume che prese da allora il nome di Rio do Padrão. Dopo aver incontrato la popolazione indigena, l'esploratore portoghese scoprì che la regione era retta da un grande monarca dall'appellativo di Manikongo ovvero signore del regno di Kongo, la cui capitale era M'banza-Kongo.

I portoghesi intrecciarono subito dei rapporti di cooperazione con i sovrani di M'banza-Kongo: il diplomatico Gonçalo de Sousa venne inviato in una missione diplomatica ufficiale nel 1491, introducendo al suo seguito anche i primi missionari. Il sovrano Nzinga Nkuwu del Kongo venne battezzato in quel periodo, prendendo il nome cristiano di João in onore del re del Portogallo. Suo figlio Afonso Mvemba Nzinga istituì la religione cristiana come religione di Stato nel 1520.

Nel 1595 il papa dichiarò il regno del Congo una sede episcopale, e la chiesa principale, edificata nel 1548 e intitolata al Salvatore (São Salvador) fu nominata cattedrale, ed aveva come amministrazione sia il regno del Congo che le colonie portoghesi in tutta l'Angola. Il Portogallo aveva diverse missioni nel vicino regno meridionale del Ndongo, la prima delle quali venne creata nel 1520 ma fu sciolta. Una seconda missione fu inviata nel Ndongo nel 1560, guidata da Paulo Dias de Novais, e composta da Gesuiti.

Dias de Novais tornò in Portogallo nel 1564 lasciando a capo della missione il gesuita Francisco de Gouveia. In Portogallo, con l'accordo di permettere ai coloni portoghesi di fondare colonie private sul territorio, la corona concesse a Dias de Novais di conquistare e governare tutti i territori a sud del fiume Kwanza. In forza di questo accordo Diad de Novais tornò in Angola con un contingente armato e nuovi missionari gesuiti.

Originariamente egli aveva l'intenzione di fornire il contingente armato come mercenari in rinforzo ai sovrani di Congo e Ndongo, dopo diverse vittorie, un portoghese ormai da lungo tempo presente in Angola, Francisco Barbuda, convinse il re del Congo che la presenza dei mercenari bianchi era destinata a portare alla rovina il suo regno. Seguendo i consigli di costui, il sovrano del Ndongo ordinò di uccidere o espellere dalle sue terre tutti i portoghesi. Nel 1579 un fulmineo attacco contro la loro presenza, costrinse i portoghesi ed i loro servitori di origine congolese, a fuggire dal Ndongo e rifugiarsi nella regione intorno alla città di Luanda.

I portoghesi vennero soccorsi dal sovrano del Congo, Alvaro I, il quale inviò il suo esercito a proteggere i portoghesi e ad attaccare il Ndongo come rappresaglia per aver ucciso gli schiavi congolesi. Sebbene l'esercito congolese venisse sconfitto nell'attraversamento del fiume Bengo, Dias de Novais riuscì a conquistare Luanda e a prendere il piccolo forte di Nzele nei pressi del fiume Kwanza. Dal 1575 al 1589, anno della sua morte, Dias de Novais cercò di espandere e di recuperare i territori prima sotto il controllo portoghese nella valle dello Kwanza.

Cercò per questo di allearsi con i capi tribù locali ostili al regno del Ndongo, tra i quali il più importante fu il capo della tribù di Muxina. Grazie a queste alleanze i portoghesi riuscirono a conquistare la provincia di Ilamba situata tra i fiumi Kwanza e Bengo, ed in una dura battaglia nel 1582 riuscirono a conquistare la zona nei pressi dell'intersezione tra il fiume Kwanza e il Lucala dove fondarono l'avamposto di Massangano.

Il periodo successivo fu di stallo, coronato da una pace stipulata nel 1599. I governatori portoghesi successivi, rendendosi conto di essere troppo deboli per attaccare il regno del Ndongo, furono ben felici di finire le ostilità e di servirsi nel contempo delle inimicizie politiche del sovrano del Ndongo ai propri fini. In cambio il regno del Ndongo avrebbe dovuto diventare vassallo dei portoghesi e pagare un tributo di 100 schiavi ogni anno. Nessuno di questi punti fu mai mantenuto.

Il periodo Imbangala[modifica | modifica wikitesto]

Intorno al 1600 i portoghesi incontrarono per la prima volta la tribù degli Imbangala, una popolazione di razziatori che imperversava nel regno di Benguela e con i quali intrecciarono relazioni commerciali. Lo scambio era tra vari beni provenienti dall'Europa e i prigionieri di guerra degli Imbangala da trasformare in schiavi. Intorno al 1615 i governatori portoghesi assoldarono alcune di queste bande di razziatori per servire nelle loro armate. Il governatore Luis Mendes de Vasconcelos se ne servì con successo quando, nel 1618, le unì alle sue armate per un attacco al regno del Ndongo. Nei successivi tre anni egli riuscì ad espellere il sovrano del Ndongo dalla sua capitale Kabasa forzando a trovare rifugio nelle Isole Kindonga sul fiume Kwanda, catturando alcuni membri della famiglia reale.

50.000 persone furono catturate durante le ostilità e inviate come schiavi in Brasile e nelle Indie Portoghesi, i primi schiavi africani a mettere piede nella colonia americana in Virginia, facevano parte di questi convogli che venivano presi d'assalto dai pirati Inglesi. All'apice del conflitto, il sovrano di Ndonga inviò a Luanda una ambasciata guidata da sua sorella Njinga Mbandi per negoziare la pace nel 1622. Le bande di guerrieri Imbangala non si erano rivelate così disciplinate come i portoghesi speravano ed avevano razziato non solo i territori controllati dal regno di Ndongo ma anche quelli controllati dal Portogallo.

Come risultato della trattativa la principessa Njinga riuscì ad ottenere la restituzione dei prigionieri di guerra, il ritorno del re nella capitale e il ritiro di un forte presso Ambaca costruito dal governatore portoghese come base delle operazioni. Il successore di Mendes do Vasconcelos, João Correia de Sousa, accettò i termini del trattato, in parte perché sperava di continuare la politica espansionistica del suo predecessore servendosi degli Imbangala questa volta contro il Congo.

Nel 1622 iniziò una campagna sanguinosa contro il territorio di Kasanze, nei pressi di Luanda e sotto la giurisdizione del Congo. Nel 1622 nella battaglia di Mbumbi un grosso esercito congolese venne sconfitto ma il sovrano del Congo, Pedro II del Congo inviò una seconda armata ancora più vasta e sconfisse i portoghesi ed i loro alleati Imbangala. A seguito di questa sconfitta e delle sue ripercussioni sui portoghesi del Ndongo, Correia de Sousa subì l'esilio e venne arrestato in Portogallo.

La guerra con la regina Njinga[modifica | modifica wikitesto]

La regina Njinga nei trattati di pace con il Portogallo del 1624

Dopo la disastrosa condotta di Correia de Sousa, la corona portoghese inviò come governatore Fernao de Sousa, nel 1624. Il nuovo governatore cercò di regolamentare il sistema fiscale dell'Angola, ed ebbe precise direttive di non scatenare nuovi conflitti. Tuttavia egli insistette nel tenere la posizione portoghese nell'Ambaca e si rifiutò di consegnare i prigionieri di guerra così come stabilito nel precedente trattato di pace. Oltre a ciò si rifiutò di riconoscere come sovrana di Ndongo la regina Njinga, succeduta al fratello dopo la sua morte per suicidio nel 1624. Come conseguenza del fallimento del trattato il conflitto contro Ndonga venne nuovamente aperto, fino al 1639 quando la regina trattò una nuova cessazione delle ostilità con il Portogallo.

L'occupazione olandese[modifica | modifica wikitesto]

Dal 26 agosto 1641 al 21 agosto 1648, l'occupazione delle aree costiere da parte della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali costrinse i portoghesi verso l'interno. Dopo la conquista di Luanda, essi si ritirarono verso il fiume Bengo, ma dopo la stipula di una alleanza tra olandesi e regno del Congo, anche il Bengo venne attaccato ed i portoghesi furono costretti a ritirarsi verso Massangano.

In realtà gli olandesi non erano interessati all'occupazione dell'Angola, almeno non quanto il desiderio di rivalsa del re del Congo Garcia II del Congo e della regina Njinga che avevano entrambi fatto loro pressione per assisterli nella cacciata dei portoghesi. Tuttavia essi si resero conto che non avrebbero potuto detenere il monopolio del traffico degli schiavi soltanto con il possesso di Luanda e di altre poche zone intorno alla capitale, così nel 1647, uniti alle forze della regine Njinga, gli olandesi si scontrarono con i portoghesi nella battaglia di Kombi e sbaragliarono l'armata portoghese, ma la vittoria fu breve, poiché dal Brasile venne inviato un forte contingente di soldati, guidato da Salvador Correia de Sa, che sconfisse gli olandesi ed i loro alleati, cacciandoli da Luanda e costringendoli ad abbandonare l'Angola.

Riaffermarsi del dominio portoghese[modifica | modifica wikitesto]

Salvador de Sa cercò di riaffermare il dominio portoghese, durante il suo governatorato che durò dal 1648 al 1652, tuttavia egli ebbe scarsi successi, l'unico dei quali fu costringere il regno di Njinga a ritirarsi ulteriormente da Cavanga a Matamba. I suoi successori durante il XVI secolo altro non fecero se non rinnovare la guerra contro i regni circostanti e riempire navi piene di schiavi prima del blocco tedesco. Le campagne militari furono alquanto disastrose, dopo la parziale vittoria contro il regno del Congo nella battaglia di Mbwila del 1665, i portoghesi subirono molte diserzioni da parte dei loro stessi coloni, scontenti per i danni subiti dal conflitto e per le perdite fra i loro schiavi.

Fu così che un ulteriore tentativo di invasione del Congo nel 1670 si rivelò una totale sconfitta nella battaglia di Kitombo. Gli stessi alleati che li avevano assistiti durante la guerra contro la regina Njinga ora si rivoltarono nel 1670 e la sedizione della rivolta, con l'assedio della capitale Mpungo Andongo nel 1671 fu ottenuta a caro prezzo. Nel 1684 l'arcivescovato di São Paulo de Luanda perse la sua influenza nella campagna di evangelizzazione, nonostante i tentativi di rinnovamento voluti dal sovrano Pedro IV d'Angola.

La colonia di Benguela[modifica | modifica wikitesto]

L'attenzione dei portoghesi si rivolse allora verso i distretti meridionali dell'Angola. La colonia di Benguela era stata fondata dal governatore Manuel Cerveira Pereira nel 1617. Inizialmente anche costui aveva cercato di intraprendere una politica aggressiva di espansione, ma dopo il fallimento delle sue alleanze con gli Imbangala locali, dovette abbandonare i suoi piani. Nel 1680, dopo il fallimento dei tentativi di espansione nel nord, i portoghesi si rivolsero verso i regni meridionali degli Ovimbundu, ma le loro campagne espansionistiche verso questi regni situati sull'altopiano di Bihe non diedero i frutti sperati, anche se alcuni territori come il regno di Viye e il regno di Mbailundu accettarono di diventare vassalli della colonia portoghese.

L'Angola nel XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Durante il XVIII secolo i governatori portoghesi cercarono di limitare il traffico illegale dei loro coloni con i mercanti francesi, tedeschi e inglesi che visitavano frequentemente i regni settentrionali di Congo e Loango. Nel fare ciò venne edificato un forte nei pressi di Encoje (vicino Mbwila) per controllare i passi montagnosi tramite i quali si infiltravano gli stranieri per raggiungere la colonia. Dal 1789 al 1792 la colonia portoghese mosse guerra al Marchesato di Mussolo, un distretto immediatamente a sud di Ambriz, nel regno del Congo, ma senza successo, e infine costruirono un forte a Quincolo lungo il fiume Loje, con l'occupazione delle miniere di Bembe.

Nello stesso tempo la colonia portoghese cercò di allacciare nuove relazioni con le popolazioni dell'interno, nel 1756 Manuel Correia Leitão viaggiò verso occidente e riportò la notizia dell'esistenza di un potente impero, l'Impero Lunda che controllava gran parte dei territori a occidente. Subito ci furono le prime missioni diplomatiche, che ebbero luogo nei primi anni del XIX secolo.

In questo stesso periodo il regno meridionale di Benguela cercò di espandere il proprio potere e di accrescere le proprie rotte commerciali nei confronti dei regni dell'altopiano di Bihe, fu così che durante il loro intervento nelle cosiddette Guerre Mbailundu, essi ottennero il rafforzamento della loro presenza nei territori dei loro alleati, dai quali potevano tentare nuove rotte commerciali verso Lunda ed il suo impero evitando il territorio dei loro nemici lungo il fiume Kwango.

L'Angola nel periodo cosiddetto scramble for Africa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1884, quando ebbe inizio il cosiddetto periodo scramble for Africa, (mischia per l'Africa), i portoghesi non ebbero possedimenti lungo le coste a nord di Ambriz. Nel 1855 le forze portoghesi intervennero in una guerra civile in aiuto di re Pedro V Agua Rosda ed ebbero in cambio il permesso di costruire una fortezza a São Salvador che tennero fino al 1866. Nei suoi trent'anni di regno, re Pedro V accettò di diventare vassallo dei portoghesi, nella speranza che questi potessero aiutarlo a rinsaldare la propria autorità sugli altri regni del Congo.

Nel 1884 gli inglesi, che avevano fino ad allora fermamente negato di riconoscere i possedimenti portoghesi a nord di Ambriz, accettarono di riconoscere la sovranità portoghese sull'altra sponda del fiume Congo, ma il trattato non venne mai ratificato per le ostilità che incontrò in Inghilterra ed in Germania. L'annosa questione dei confini tra inglesi e portoghesi venne infine risolta con gli accordi che portarono alla creazione dello Stato Libero del Congo tra francesi e tedeschi nel 1885-1886, con i quali si lasciava la determinazione dei confini tra il Barotseland (a nord-ovest dell'attuale Rhodesia) e l'Angola ad un accordo anglo-portoghese del 1891 dietro arbitrato del re d'Italia.

Fino alla fine del XIX secolo l'influenza portoghese sull'interno della provincia fu molto debole, nonostante essa si estendesse dal Congo allo Zambesi. L'abolizione del commercio internazionale di schiavi portò seri problemi alle città portuali, fu così che dal 1860 la colonia portoghese cercò di migliorare lo sfruttamento delle risorse agricole della regione, opera nella quale i mercanti brasiliani ebbero un ruolo primario. Dopo la spartizione definitiva del continente africano da parte delle potenze europee nei primi anni del XX secolo, il Portogallo cercò di migliorare lo sfruttamento della colonia angolana e delle altre colonie in Africa. Tuttavia, a dispetto delle ricchezze e delle risorse interne, lo sviluppo delle colonie fu molto lento.

La schiavitù ed il commercio degli schiavi furono una attività florida nelle regioni interne nonostante la proibizione formale del Portogallo. L'estensione dell'autorità coloniale delle tribù dell'interno fu molto lenta e problematica. Nel settembre 1904 una colonna portoghese perse 300 uomini a causa dell'assalto di guerrieri Kunahama non lontano dalla frontiera tedesca. Dal 1905 al 1907 le frontiere angolane subirono diversi di questi assalti. L'attività economica primaria dell'Angola era e restò a lungo la tratta degli schiavi. Iniziata nel XVI secolo con l'acquisto dai capi tribù locali di schiavi per le piantagioni di zucchero in Brasile e a São Tomé, esso durò ben oltre la sua abolizione ufficiale nel 1830.

Il dominio portoghese nel XX secolo fu caratterizzato dallo sfruttamento del lavoro degli schiavi locali e da un rigido regime dittatoriale. Fu grazie al lavoro forzato che fu possibile la creazione del sistema economico basato sullo sfruttamento delle piantagioni e delle risorse minerarie. Grazie ai finanziamenti di alcune società britanniche, i proprietari terrieri e delle miniere fecero costruire ben tre tratti di ferrovia dalla costa fino verso l'interno. La più importante di esse era la linea transcontinentale di Benguela che univa il porto di Lobito alle miniere di rame del Congo Belga e ai territori dell'attuale Zambia.

Nascita e attività dei movimenti d'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Luanda, 1972

Lo sviluppo economico della colonia non si tradusse in un avanzamento economico e sociale dei nativi angolani. Il colonialismo portoghese incoraggiò invece l'arrivo di nuovi coloni bianchi, soprattutto dopo il 1950, causando i primi problemi di conflitti razziali. Nel 1970 i coloni bianchi erano il 5% della popolazione angolana. Nonostante il processo di decolonizzazione iniziato dopo la Seconda Guerra Mondiale si fosse esteso in gran parte del continente africano, i dittatori portoghesi Salazar e Caetano continuarono a considerare l'Angola come una provincia d'oltreoceano rigettandone le istanze indipendentistiche. Come conseguenza di ciò si svilupparono tre movimenti anticoloniali per l'indipendenza:

Una quarta formazione politica, il Frente para a Libertação do Enclave de Cabinda (FLEC), iniziò una battaglia per l'indipendenza della regione del Cabinda, un territorio angolano separato dal resto del paese dallo Zaire. Dall'inizio del 1960 gli appartenenti a questi movimenti si batterono contro i colonialisti portoghesi. Nella loro lotta per l'indipendenza, che iniziò nel 1961, essi restarono divisi.

La guerra civile in Angola e l'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Operación Carlota e Guerra di confine sudafricana.

In seguito alla rivoluzione dei garofani del 25 aprile 1974, il governo portoghese s'impegnò a riconoscere l'indipendenza dell'Angola a partire dall'11 novembre 1975 concedendo il potere ad una coalizione dei tre movimenti indipendentisti. In vista dell'imminente indipendenza, le varie frange ribelli, che fino a quel momento avevano lottato per l'indipendenza dell'Angola, iniziarono a combattere tra loro per il controllo della capitale Luanda, scatenando una guerra civile in tutte le regioni dell'Angola. L'MPLA riuscì a prendere il potere sciogliendo il governo nominato dai tre gruppi guerriglieri e, avendo ottenuto il controllo territoriale di Luanda e della striscia costiera (dove si trovavano i giacimenti petroliferi), l'MPLA dichiarò l'indipendenza l'11 novembre 1975, giorno in cui i portoghesi abbandonarono la capitale rispettando l'impegno preso. Il Portogallo riconobbe ufficialmente l'indipendenza dell'Angola e Agostinho Neto, leader del movimento, divenne il primo presidente angolano.

Gli Stati Uniti, lo Zaire e soprattutto il Sudafrica intervennero militarmente in favore dell'FNLA e dell'UNITA (Operazione Savannah). I movimenti di opposizione crearono un governo congiunto nei territori sotto il loro controllo, dando vita alla Repubblica Democratica d'Angola fondata il 24 novembre 1975, la presidenza congiunta fu affidata a Holden Roberto e Jonas Savimbi. Neto chiese aiuto a Cuba ed Unione Sovietica, ricevendo l'appoggio di Fidel Castro che, lanciò l'Operazione Carlota inviando in Angola migliaia di uomini delle Forze Armate Rivoluzionarie.

Agostinho Neto riceve l'ambasciatore polacco nel 1978

Il 30 gennaio 1976 il governo congiunto FNLA-UNITA cadde. Nel 1979 l'MPLA sconfisse le forze dell'UNITA, costringendo le armate sudafricane ad abbandonare il paese. Come conseguenza il Congresso americano deliberò un ulteriore rinforzo della presenza militare USA in Angola. Morto Neto, alla guida del Paese e dell'MPLA gli successe José Eduardo dos Santos nel 1979.

La guerra civile continuò per tutto il decennio successivo, gli scontri raggiunsero l'apice tra la fine del 1987 e l'inizio del 1988 e culminarono con la Battaglia di Cuito Cuanavale che fu la più grande mai combattuta sul suolo africano dalla fine della Guerra Mondiale. La battaglia, sebbene inconcludente sotto il profilo tattico (entrambi gli schieramenti reclamarono il successo), pose di fatto fine all'avanzata delle forze sudafricane ed ebbe ampio risalto presso l'opinione pubblica internazionale, rafforzando gli sforzi verso un accordo di pace.

Le ostilità tra MPLA e UNITA continuarono fino al ritiro dei contingenti americani e delle altre truppe straniere, che condussero agli accordi di Bicesse, nel 1991, con il quale si promosse la creazione progressiva di una Angola democratica tramite elezioni libere sotto l'egida ed il controllo delle Nazioni Unite. Il primo turno delle elezioni vide la vittoria dall'MPLA con il 49% dei voti contro il 40% dell'UNITA, ma il candidato Savimbi rifiutò il risultato, non partecipando al ballottaggio e riportando il paese nella guerra civile. Un secondo accordo venne stipulato il 20 novembre 1994 a Lusaka in Zambia nel cosiddetto protocollo Lusaka. Gli accordi prevedevano la reintegrazione dei ribelli nel governo nazionale e nelle forze armate.

Tuttavia nel 1995 continuarono alcuni conflitti isolati fino alla creazione di un governo di unità nazionale nell'aprile 1997. Nel 1998 Savimbi rinnovò le ostilità proclamando che l'MPLA non aveva adempiuto a tutti i punti dell'accordo. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU votò delle sanzioni all'UNITA il 28 agosto 1997, e le unità militare angolane sferrarono un duro colpo ai ribelli nel 1999 riprendendo il controllo delle principali città della regione controllata dall'UNITA. Savimbi dichiarò allora la lotta di guerriglia che dilaniò il paese provocando un milione e mezzo di morti e centinaia di migliaia di senzatetto.

La situazione attuale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002 Savimbi venne assassinato in una operazione militare e sei settimane dopo UNITA e MPLA firmarono un cessate il fuoco il 4 aprile, nell'agosto dello stesso anno l'UNITA si dichiarò ufficialmente un partito politico e smobilitò il suo braccio armato, dando fine alla guerra civile. Attualmente l'Angola è governato dall'MPLA e dal presidente Dos Santos, ed il paese è impegnato nel difficile tentativo di risolvere i pesanti problemi lasciati da decenni di guerra civile.

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