Stele daunie

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Stele Daunia

Le stele daunie[1] sono sculture di pietra, piatte, di grandezza variabile, create e diffuse presso la Civiltà Daunia (la civiltà Daunia fu una delle tre tribù illiriche degli Iapigi, antica popolazione indoeuropea proveniente dall' Illiria. Si stabilirono tra il secondo e il primo millennio a.C. nell'attuale regione italiana della Puglia.)[non chiaro] , nell'attuale Provincia di Foggia, in Puglia, tra la fine dell'VIII e gli inizi del V secolo a.C.. Ancora di dubbia interpretazione, le loro superfici sono interamente decorate. Rappresentano scene di vita quotidiana, e spesso forme di antichi rituali in uso presso l'antica civiltà Daunia.

Oggi, 2.000 esemplari sono esposti nel Museo Nazionale di Manfredonia. Sono a forma di lastra parallelepipeda, da cui sporge superiormente la testa. Le dimensioni variano tra i 40 e i 130 cm di altezza, e, conseguentemente, tra i 20 e gli 80 cm di larghezza; gli spessori sono compresi tra 3 e 12 cm.

La scoperta[modifica | modifica wikitesto]

La loro recente scoperta, avvenuta negli anni '60, la si deve ai contadini che rimasero attratti da questi "strani" reperti e al fondamentale interessamento di un farmacista antiquario di Mattinata, Michele Sansone che avendone riconosciuta la rilevanza culturale, storica ed archeologica interpellò l'archeologo Silvio Ferri, chiedendo un suo intervento. Il farmacista intanto continuò a recuperare e preservare i reperti alcuni dei quali ancora presenti nella sua farmacia.

Ritrovate in numero consistente soprattutto nei siti dei centri antichi di Siponto (area a sud di Manfredonia, compresa grosso modo tra i tratti finali dei fiumi Candelaro e Cervaro), Salapia (localizzata in Contrada Giardino-Lupara), Teanum Apulum (San Paolo di Civitate), Arpi (Foggia), Ausculum (Ascoli Satriano), Herdonia (Ordona), cioè nei più importanti insediamenti dauni del Tavoliere pugliese e Gargano. In particolare, a Siponto, Salapia, Teanum Apulum e a Herdonia sono state anche localizzate officine con produzioni dalle specifiche caratterizzazioni.

Descrizione e interpretazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il filologo classico, Ferri, interpretò i reperti aventi funzione funeraria e lesse le incisioni in chiave omerica. Ad oggi questa interpretazione è molto dibattuta e in alcuni casi screditata. A tal proposito, l'archeologa Maria Laura Leone scrive[2]:

«Primo: nessuno dei monumenti è stato trovato in un contesto comprovante la funzione sepolcrale originaria (tranne due rari casi di successivo riutilizzo). Secondo: soltanto due zone hanno restituito un numero significativo di stele, mentre se fossero state effigi di morti importanti le avremmo trovate in tutte le necropoli daunie. Ogni città Daunia avrebbe dedicato sculture funerarie ai suoi prestigiosi cittadini. Terzo: tutte le stele riproducono solo due entità specialissime, una maschile e l’altra femminile, piuttosto da collegare al pantheon daunio. Quarto: le sculture maschili sono numericamente molto inferiori rispetto a quelle femminili; e questo è strano, dal momento che i guerrieri sono più esposti alla morte. Quinto ed ultimo punto importante è che nessuno si è mai chiesto: “Dove hanno raffigurato, i Dauni, le loro divinità?” Ancora oggi, e non senza pigrizia intellettuale, molti continuano ad insistere sulla teoria funeraria e a riproporre acriticamente gli assiomi del Ferri privi di fondamento contestuale.»

(Maria Laura Leone, in «Oppio. “Papaver Somniferum”, la pianta sacra ai Dauni delle stele»)

Uno dei grafemi più ricorrenti è quello sferoidale spesso rappresentato rivolto verso il basso oppure quello di un cerchio o più cerchi concentrici con un punto al centro; le interpretazioni sono diverse: Ferri riteneva questi ultimi kymbala apotropaici, mentre la figura sferoidale ritenne rappresentare la melagrana; Nava e Rocco li interpretano come delle melagrane; D’Ercole li chiama “pendenti a melagrana”; Leone riconduce i grafemi al simbolo del papavero da oppio, e dopo un'attenta analisi sia degli elementi iconografici che delle scene, arriva all'ipotesi che le stele rappresentino mitologemi e momenti di un culto magico-rituale-terapeutico basato sull’impiego di questa pianta dalle note proprietà antidolorifiche, narcotiche e psicotrope.[3]

Sono in genere ricavate dal calcare proveniente da cave localizzabili della parte meridionale del Gargano e ne sono state rinvenute circa 2000 esemplari. La loro decorazione, eseguita con incisioni più o meno profonde in origine sottolineate da colorazione in rosso e bruno, probabilmente, socondo una delle interpretazioni, rappresenta schematicamente un defunto nella sua veste funebre (decorazione primaria), sulla quale sono altresì rappresentati oggetti del corredo personale, ornamenti o armi. Le steli sono completate da scene figurate che si riferiscono alla vita quotidiana, al mondo dell'oltretomba ed alle credenze escatologiche dei Dauni; sono ancora presenti rappresentazioni di animali (volatili, pesci), con funzione di riempitivo (decorazione secondaria).[4]

Le stele sono divise in due categorie a seconda della presenza nella raffigurazione di armi, oppure di ornamenti. Alla prima categoria, riferibile a guerrieri, appartiene circa il 14% delle stele rinvenute, mentre al secondo gruppo, che comprende tutte le altre, appartengono anche le poche stele riferite a personaggi femminili, circa il 6% del totale delle steli rinvenute[5], che presentano una caratteristica acconciatura con lunga treccia sul dorso, presente anche nelle raffigurazioni sulla ceramica.[6][7]

Nelle rappresentazioni con ornamenti, che si riferiscono sia a uomini che a donne, la veste ricopre tutto il corpo, tranne le braccia, ripiegate sul petto e coperte da lunghi guanti ricamati che giungono sino al gomito, e la testa, coperta da un alto copricapo conico che si allunga a coprire la nuca. Tra gli ornamenti sono presenti collane a più giri, grandi fibule a lunga staffa e con pendagli compositi sul petto, cintura con nastri triangolari affiancati da pendenti circolari o a forma di melograno. I fermatrecce con tre pendenti circolari completano posteriormente al centro delle spalle le figure femminili.

I guerrieri presentano sul petto un cardiophylax (placca di protezione per la parte superiore del petto) rettangolare con i lati concavi, che sostiene una spada "a crociera", custodita nel fodero e disposta trasversalmente, con l'elsa sotto la mano destra; al di sotto della spada pendono nastri decorativi. Le braccia sono sempre strette al petto, ma prive guanti. Posteriormente, alle spalle è appeso un grande scudo circolare, di tipo oplitico, con "episema" (motivo centrale) geometrico (a raggiera e a vortice, i motivi più diffusi), o più raramente figurato. Le teste sono in questo caso ricavate in un blocco separato e inserite sul collo per mezzo di un apposito foro; hanno forma sferica e alludono ad un elmo o altro copricapo.

Le scene figurate sono rese con incisioni più sottili e rappresentano sia personaggi umani, sia animali, sia esseri fantastici, sia divinità teriomorfe (raffigurate con fattezze animali). Secondo alcune interpretazioni, sono incise le scene dei funerali, con processioni di portatrici di offerte con contenitori sulla testa, accompagnate da un suonatore di lira; si trovano anche rappresentazioni di attività quotidiane: pesca, navigazione con navi dalla vela quadrata, vari tipi di caccia, sia a cavallo con la lancia (cacce al cervo), sia a piedi con la fionda (uccelli). Le stele di guerrieri presentano processioni di bighe o scene di combattimento, tra guerrieri appiedati o cavaliere e desultor (cavaliere in piedi sulla groppa del cavallo) che sono state interpretate anche come giochi in onore del defunto, o ancora altre scene di caccia e duelli, i cui protagonisti sono guerrieri con elmo o maschera in forma di bucranio a tre corna. Spesso vi compaiono anche animali fantastici (pegasi, chimere e serpenti marini, oltre ad altri non riconducibili alla mitologia classica), rari invece nelle steli con ornamenti.

La presenza di scene figurate, espressione del pensiero e del credo religioso dei Dauni, permette di ricostruire l'aspetto spirituale della loro cultura, andando oltre i pochi dati giunti dalle fonti antiche greche e latine, e arricchendo il quadro delle conoscenze, fornito dai ritrovamenti della cultura materiale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ , dal latino Daunius voce dotta collegata a Daunia, e quindi daunio o daunie
  2. ^ Stele Daunie: semata funerari o statue votive. (PDF), su artepreistorica.com.
  3. ^ Il culto dell’oppio fra i Dauni della Puglia, su samorini.it.
  4. ^ Tunzi Sisto, Anna Maria., Italy. Parlamento. Camera dei deputati. e Palazzo di Montecitorio (Rome, Italy), Pagine di pietra : i Dauni tra VII e VI secolo a.C., C. Grenzi, 2011, ISBN 9788884314222, OCLC 713178065.
  5. ^ Le percentuali citate sono riferite da Maria Luisa Nava, "Le steli della Daunia", in Atti del XIII Convegno di Studi Etruschi Italici, Manfredonia 1980, Firenze, Leo Olski ed., 1984.
  6. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/vasi-dauni_res-56ad89c8-66b6-11e1-b491-d5ce3506d72e_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Antica%29/
  7. ^ http://www.museobiassono.it/Italiano/index.php?page=/italiano/schede/A01/index.html

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Luisa Nava, Le stele daunie, (collana Daunia archeologica. Materiali) Grenzi editore, 2001.
  • Maria Luisa Nava, Stele daunie I. Il Museo di Manfredonia, Firenze Sansoni ed. 1980.
  • Maria Luisa Nava (a cura di), Stele daunie. Dalle scoperte di Silvio Ferri ai più recenti studi, Milano, Electa ed. 1988.
  • Maria Luisa Nava, Voce Stele Daunie, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Classica ed Orientale, II suppl., vol. V, pp. 401–404.
  • Maria Luisa Nava, Stele daunie da Trinitapoli, Foggia 2011.
  • LEONE M. L. 1995 «Oppio. “Papaver Somniferum”, la pianta sacra ai Dauni delle stele», Bollettino Centro Camuno Studi Preistorici, vol. 28, pp. 57-68.
  • LEONE M. LAURA, 1992, Dal frammento di Salapia alle stele daunie, Bollettino Archeoclub, p. 2.
  • LEONE M. LAURA, 1995-96, Ancora sulle “Stele daunie”, La Capitanata, Foggia, vol. 22-23, pp. 141-170.
  • LEONE M. LAURA, 2002-3 Botanica sacra oppiacea nella Daunia (Sud Italia) tra VII-VI a.C. / Sacred opium botany in Daunia (Southern Italy) from the 7th to the 6th Century BC, Eleusis, Rivista internazionale su Piante e Composti Psicoattivi (Museo Civico di Rovereto). Nuova serie, vol. 6/7, pp. 71-82 (versione inglese in www.artepreistorica.com).
  • LEONE M. LAURA, 2007-8, Stele Daunie: semata funerari o statue votive? Archeo-botanica sacra del Papaver somniferum, Ipogei 06, vol. 3, pp. 67-76.
  • ROCCO GIULIA, 2002, Il repertorio figurato delle stele della Daunia: iconografie e temi narrativi tra Grecia e Adriatico meridionale, Prospettiva, vol. 105, pp. 2-28.
  • D’ERCOLE MARIA CECILIA, 2000, Immagini dall’Adriatico arcaico. Su alcuni temi iconografici delle stele daunie, Ostraka, vol. 9, pp. 327-349.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]