Stele daunie

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Stele daunia)

Le stele daunie[1] furono scoperte da Silvio Ferri. Esse sono un tipo di monumento funerario in pietra, diffuso presso la Civiltà Daunia (una delle tre tribù illiriche degli Iapigi), nell'attuale Capitanata (la Provincia di Foggia, in Puglia), tra la fine dell'VIII e gli inizi del V secolo a.C. Sono a forma di lastra parallelepipeda, da cui sporge superiormente la testa, e sono decorate sui quattro lati. Le dimensioni variano tra i 40 e i 130 cm di altezza, e, conseguentemente, tra i 20 e gli 80 cm di larghezza; gli spessori sono compresi tra 3 e 12 cm.Le stele sono state ritrovate in numero consistente soprattutto nei siti dei centri antichi di Siponto (area a sud di Manfredonia, compresa grosso modo tra i tratti finali dei fiumi Candelaro e Cervaro), Salapia (localizzata in Contrada Giardino-Lupara), Teanum Apulum (San Paolo di Civitate), Arpi (Foggia), Ausculum (Ascoli Satriano), Herdonia (Ordona), cioè nei più importanti insediamenti dauni del Tavoliere pugliese; in particolare, a Siponto, Salapia, Teanum Apulum e a Herdonia sono state anche localizzate officine con produzioni dalle specifiche caratterizzazioni.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Sono in genere ricavate dal calcare proveniente da cave localizzabili della parte meridionale del Gargano e ne sono state rinvenute circa 2000 esemplari. In origine dovevano essere collocate verticalmente alla sommità del tumulo che copriva la tomba, con una base priva di decorazioni che veniva infissa nel terreno. La loro decorazione, eseguita con incisioni più o meno profonde in origine sottolineate da colorazione in rosso e bruno, rappresenta schematicamente il defunto nella sua ricca veste funebre (decorazione primaria), sulla quale sono altresì rappresentati oggetti del corredo personale, ornamenti o armi. Le steli sono completate da scene figurate che si riferiscono alla vita quotidiana, al mondo dell'oltretomba ed alle credenze escatologiche dei Dauni; sono ancora presenti rappresentazioni di animali (volatili, pesci), con funzione di riempitivo (decorazione secondaria).

Le steli sono divise in due categorie a seconda della presenza nella raffigurazione del defunto di armi, oppure di ornamenti. Alla prima categoria, riferibile a guerrieri, appartiene circa il 14% delle stele rinvenute, mentre al secondo gruppo, che comprende tutte le altre, appartengono anche le poche stele riferite a personaggi femminili, circa il 6% del totale delle steli rinvenute[2], che presentano una caratteristica acconciatura con lunga treccia sul dorso, presente anche nelle raffigurazioni sulla ceramica.

Nelle rappresentazioni con ornamenti, che si riferiscono sia ai notabili che alle donne, la veste ricopre tutto il corpo, tranne le braccia, ripiegate sul petto e coperte da lunghi guanti ricamati che giungono sino al gomito, e la testa, coperta da un alto copricapo conico che si allunga a coprire la nuca. Tra gli ornamenti del defunto sono presenti collane a più giri, grandi fibule a lunga staffa e con pendagli compositi sul petto, cintura con nastri triangolari affiancati da pendenti circolari o a forma di melograno. I fermatrecce con tre pendenti circolari completano posteriormente al centro delle spalle le figure femminili.

I guerrieri presentano sul petto un cardiophylax (placca di protezione per la parte superiore del petto) rettangolare con i lati concavi, che sostiene una spada "a crociera", custodita nel fodero e disposta trasversalmente, con l'elsa sotto la mano destra; al di sotto della spada pendono nastri decorativi. Le braccia sono sempre strette al petto, ma prive guanti. Posteriormente, alle spalle è appeso un grande scudo circolare, di tipo oplitico, con "episema" (motivo centrale) geometrico (a raggera e a vortice i motivi più diffusi), o più raramente figurato. Le teste sono in questo caso ricavate in un blocco separato e inserite sul collo per mezzo di un apposito foro; hanno forma sferica e alludono ad un elmo o altro copricapo.

Le scene figurate sono rese con incisioni più sottili e rappresentano sia personaggi umani, sia animali, sia esseri fantastici, sia divinità teriomorfe (raffigurate con fattezze animali). Vengono incise le scene dei funerali, con processioni di portatrici di offerte con contenitori sulla testa, accompagnate da un suonatore di lira, ma si trovano anche rappresentazioni di attività quotidiane: pesca, navigazione con navi dalla vela quadrata, vari tipi di caccia, sia a cavallo con la lancia (cacce al cervo), sia a piedi con la fionda (uccelli). Le stele di guerrieri presentano spesso processioni di bighe o scene di combattimento, tra guerrieri appiedati o cavaliere e desultor (cavaliere in piedi sulla groppa del cavallo) che sono state interpretate come giochi funebri in onore del defunto, o ancora altre scene di caccia e duelli, i cui protagonisti sono guerrieri con elmo o maschera in forma di bucranio a tre corna. Spesso vi compaiono anche animali fantastici (pegasi, chimere e serpenti marini, oltre ad altri non riconducibili alla mitologia classica), rari invece nelle steli con ornamenti.

La presenza di scene figurate, espressione del pensiero e delle credenze religiose dei Dauni, permette di ricostruire la spiritualità della cultura indigena, andando oltre i pochi dati giunti dalle fonti antiche greche e latine, e completando il quadro delle conoscenze fornito dai ritrovamenti della cultura materiale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ dal latino Daunius voce dotta collegata a Daunia, e quindi daunio o daunie
  2. ^ Le percentuali citate sono riferite da Maria Luisa Nava, "Le steli della Daunia", in Atti del XIII Convegno di Studi Etruschi Italici, Manfredonia 1980, Firenze, Leo Olski ed., 1984.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Luisa Nava, Le stele daunie, (collana Daunia archeologica. Materiali) Grenzi editore, 2001.
  • Maria Luisa Nava, Stele daunie I. Il Museo di Manfredonia, Firenze Sansoni ed. 1980.
  • Maria Luisa Nava (a cura di), Stele daunie. Dalle scoperte di Silvio Ferri ai più recenti studi, Milano, Electa ed. 1988.
  • Maria Luisa Nava, Voce Stele Daunie, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Classica ed Orientale, II suppl., vol. V, pp. 401–404.
  • Maria Luisa Nava, Stele daunie da Trinitapoli, Foggia 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]