Santuario di San Donato di Ripacandida

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Santuario di San Donato
San Donato Ripacandida 3.jpg
San Donato visto dallo Steccato
StatoItalia Italia
RegioneBasilicata
LocalitàRipacandida
ReligioneCattolica
Diocesi Melfi-Rapolla-Venosa
Stile architettonicoRomanico
Sito webwww.sandonatoripacandida.net/

Coordinate: 40°54′47.81″N 15°43′41.87″E / 40.91328°N 15.728298°E40.91328; 15.728298

Il santuario di San Donato di Ripacandida è la chiesa più antica della cittadina di Ripacandida, in Basilicata.

Il santuario[modifica | modifica wikitesto]

All'ingresso da nord-est dell'abitato, in viale Regina Margherita, vi è l'antico santuario di San Donato vescovo, protettore della cittadina, con i suoi affreschi del 1500 e la sua storia millenaria. La chiesa sorge probabilmente su una costruzione più antica, che il pontefice Eugenio III elenca nella bolla del 1152 indirizzata al vescovo di Rapolla Ruggero.

Presenta una semplice facciata, adornata da un portale del XVII secolo. L'interno a navata unica, è articolato in quattro piloni che definiscono tre campate coperte da volte a crociera, a sesto rialzato.

Il ciclo pittorico ha inizio sulle volte della terza campata con storie tratte dal Libro della Genesi; esso fu eseguito dal cosiddetto 'Maestro delle Storie di Adamo ed Eva', affinacato dal 'Maestro delle Storie dei Patriarchi' impegnato sulle volte della seconda campata. Gli affreschi furono eseguiti in più riprese, durante la dominazione della famiglia Caracciolo, per volontà di ser Francesco da Ripacandida, notaio e terziario francescano (per questo l'alto numero di santi francescani in una chiesa custodita sino a metà Quattrocento da monaci benedettini di Montevergine). A partire dal 1498, invece, Troiano II Caracciolo, rientrato in possesso dei beni appartenuti a suo padre Giovanni II, duca di Melfi, commissionò gli affreschi della prima campata a partire dall'ingresso, con la realizzazione di un monumentale Giudizio Universale, in cui appare una rara rappresentazione del Purgatorio nella tipologia del 'Ponte del capello' e un ciclo cristologico dispiegato sulle volte[1].

All'interno è conservato un organo, un altare barocco, e un dipinto raffigurante il Martirio di santa Giulia di Paolo De Matteis. Il santuario è gemellato con la basilica di San Francesco in Assisi e ha ricevuto in dono una reliquia del corpo del santo patrono d'Italia. Nel dicembre 2010 il santuario ottiene dall'UNESCO il riconoscimento di «Monumento messaggero di cultura di pace» per i profondi valori spirituali che da secoli trasmette[2].[link e archivio sono fuori uso, e comunque per un riconoscinento UNESCO occorrerebbe una fonte terza di ben altra caratura]

Il santuario era il punto di riferimento centrale delle ricerche sul campo effettuate dall'antropologo Thomas Hauschild (Accademia delle Scienze di Heidelberg) fra 1982 e 2000. Hauschild e il suo collaboratore locale Luigi Gilio raccolsero numerose testimonianze del culto popolare locale del santo taumaturgo San Donato, Vescovo e Martire di Arezzo, dimostrando, che il culto quasi millenario era il motivo culturale centrale del paese. In un'analisi socio-antropologico, Hauschild dimostra la importanza centrale del culto per le culture locali dell'identità ripacandidese ed in zona. Forse, secondo Hauschild, la situazione del Santuario, fra due colline, crea una certa protezione modesta contro le conseguenze di terremoti - un fatto che ha portato molto alla "longue durée", alla lunga vita del culto di un santo che nell'immaginazione popolare tradizionale faceva tremare sia persone che interi paesaggi.[3][4][5]

Giardino storico di San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Annessa al santuario è la villetta comunale del paese (Giardino Storico San Francesco). Il giardino dei frati francescani dopo la soppressione degli ordini religiosi, in seguito all'unità d'Italia, diviene villa comunale. La villa è stata intitolata al messaggero di pace "San Francesco di Assisi". Dopo la cancellata accolgono il visitatore due viali con siepi sapientemente scolpite. Al termine ci si trova innanzi ad un monumentale pino d'Aleppo di oltre tre secoli di vita. Su un piano di poco rialzato si ammira l'antico giardino, al quale si accede da due brevi scalinate accompagnate da piccole statue classiche. Passeggiando si possono ammirare altri alberi secolari: principalmente tassi e sequoie. Sotto il campanile del santuario, un camminamento è detto "il labirinto" per la complessità del suo percorso.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R. Doronzo, La chiesa di San Donato a Ripacandida. Storia e arte di un santuario lucano dimenticato, Quorum, Bari 2018 (ISBN 978-88-99224-37-0).
  2. ^ Il Santuario di Ripacandida diventa "Monumento messaggero di una cultura di pace" Archiviato il 10 marzo 2014 in Internet Archive. Ripacandidanet.it
  3. ^ Hauschild, Thomas, Magie und Macht in Italien. Über Frauenzauber, Kirche und Politik, Gifkendorf (Germania), Merlin, 2002.
  4. ^ Hauschild, Thomas, Magic and Power in Southern Italy, Londra, Berghahn, 2010.
  5. ^ Hauschild, Thomas, Religione e struttura sociale in Basilicata, in Basilicata. Rassegna di politica e cronache meridionali, Vol 28, No 2, pp. 19-43..

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