Roberto Leydi

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Roberto Leydi (Ivrea, 21 febbraio 1928Milano, 15 febbraio 2003) è stato un etnomusicologo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Iniziò la sua attività dedicandosi alla musica contemporanea[1] e al jazz.

Roberto Leydi a Milano (Foto Pestalozza) 1994

Dalla metà degli anni cinquanta concentrò la sua esperienza di ricerca e studio sulla musica popolare e la storia sociale.

Nella sua carriera Leydi ha pubblicato numerosi saggi. Tra i più noti, I canti popolari italiani (1973)[2] e L'altra musica (1991). Ha inoltre promosso importanti iniziative editoriali e discografiche come, ad esempio, la pubblicazione della collana di dischi Albatros ed è stato tra i fondatori dell'Istituto Ernesto de Martino nonché organizzatore di eventi e spettacoli sulla cultura popolare (vanno ricordati a questo proposito Milanin, Milanon, Bella Ciao, Sentite buona gente[3]), che sono stati di impulso - assieme all'attività del Nuovo Canzoniere Italiano - allo sviluppo del folk revival in Italia[4].

Dal 1973 è stato docente di etnomusicologia al DAMS di Bologna[5], da cui ha potuto coordinare numerose campagne di ricerca sulle tradizioni musicali di tutte le regioni italiane (ricerca sul campo)[6].

Roberto Leydi svolse una funzione decisiva nella proposizione della ricerca della musica popolare italiana intesa come documentazione della cultura contadina italiana all'indomani della prima industrializzazione. Il suo contributo sì inserì in quel vasto filone di storia contemporanea e sociale che tendeva a cercare fonti alternative a quelle ufficiali per la ricognizione storica. Si trattava a tutti gli effetti di seguire i passi tracciati - tra gli altri - da Danilo Montaldi con il suo Militanti politici di base e da numerosi altri storici tra cui è giusto ricordare Gianni Bosio e Cesare Bermani. Roberto Leydi ebbe chiaro che la documentazione della tradizione popolare non poteva però essere limitata al suo carattere di emarginazione, o protesta, o a quello del diretto impegno sociale. Né condivise l'opinione, molto frequente negli anni '60 e '70, che la cultura popolare e contadina fosse in sé stessa alternativa.

Organizzatore instancabile, dotato di una inesauribile curiosità e di un'analoga capacità di andare oltre l'apparenza delle cose per coglierne spesso il lato anche ironico o surreale, Roberto Leydi ha pilotato con modestia ma decisione le traballanti sorti della musica popolare italiana legando il suo nome alle ricerche della Regione Lombardia[7] e a un folto gruppo di ricercatori di musica popolare che da lui ricevettero appoggio e spesso indicazioni. Tra i tanti legati al gruppo di Roberto Leydi si ricordano la moglie Sandra Mantovani, Glauco Sanga, Amerigo Vigliermo, Bruno Pianta, Pietro Sassu, Marcello Conati, Giorgio Vezzani, Pierluigi Navoni, Renata Meazza, Enzo Minervini, Guido Bertolotti, Remo Melloni, Stefano Cammelli e Italo Sordi. Questi ultimi, con le loro ricerche sul violino popolare in Emilia e in Lombardia, portarono un contributo decisivo alla scoperta di una grande e dimenticata tradizione strumentale popolare.

Qualche mese prima della sua morte[8] ha donato l'intero archivio privato (circa 700 strumenti musicali, 6.000 dischi, 10.000 libri, 1.400 nastri magnetici) al Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona, in Svizzera.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Negli anni Cinquanta, è stato uno dei fondatori dello Studio di fonologia musicale Rai di Milano, collaborando con Luciano Berio e Bruno Maderna.
  2. ^ Il testo è stato scritto con la collaborazione di Sandra Mantovani. Tre anni prima, con la stessa ricercatrice e folk singer, aveva pubblicato il Dizionario della musica popolare europea, Milano : Bompiani, 1970 IT\ICCU\RLZ\0270723
  3. ^ Domenico Ferraro, Roberto Leydi e il "Sentite buona gente". Musiche e cultura nel secondo dopoguerra. Squilibri, Roma, 2015 (552 pp.)
  4. ^ Per riferimenti generali, Paolo Mercurio, Roberto Leydi: Il Nuovo Canzoniere Italiano e l’attività teatrale (1962-1965), in “Amici della Musica Popolare”, Milano, 2014, pp. 38-58 ISBN 978-605-03-4295-6
  5. ^ Si evidenzia che, dal 1976- 1985, Roberto Leydi ha pure diretto la Scuola d'arte drammatica Paolo Grassi, fondata nel 1951 da Paolo Grassi e Giorgio Strehler. Inizialmente La Scuola era collegata al Piccolo Teatro, dal 1967 è stata gestita dal Comune di Milano. Sotto la sua direzione, sempre a Milano è stato istituito il Laboratorio di Spettacolo Popolare, coordinato dalla Prof.ssa Sandra Mantovani, nel quale operarono numerosi ricercatori di area demo-etnomusicologica tra cui Pietro Sassu, Renato Morelli, Italo Sordi, Remo Melloni, Febo Guizzi, Dina Staro, Alessandra Litta Modignani.
  6. ^ Come coordinatore di ricerche interdisciplinari, Roberto Leydi si è distinto nella promozione e valorizzazione del repertorio polivocale sacro-popolare, la cui opera discografica di riferimento è : Canti liturgici di tradizione orale, a cura di Roberto Leydi, Piero Arcangeli, Renato Morelli e Pietro Sassu, quattro LLP, Albatros, ALB 21, 1987. Leydi ha coordinato una vastissima opera di ricerca interdisciplinare in Lombardia, patrocinata dalla Regione per quanto riguarda la pubblicazione testuale e discografica. Si veda ad esempio: Regione Lombardia. Documenti della cultura popolare, 1. Bergamo e il suo territorio, a cura di Roberto Leydi, LP, Albatros VPA 8222, 1975; Regione Lombardia. Documenti della cultura popolare, 2. Brescia e il suo territorio, a cura di Roberto Leydi, LP, Albatros VPA 8223, 1975; Regione Lombardia. Documenti della cultura popolare, 7. Como e il suo territorio, a cura di Roberto Leydi, LP, Albatros VPA 8299, 1976; Regione Lombardia. Documenti della cultura popolare, 8. I protagonisti: I cantastorie di Pavia, a cura di Roberto Leydi – Giorgio Vezzani, LP, Albatros VPA 8341, 1977
  7. ^ L'etnomusicologo è stato fondatore dell'Ufficio della Cultura Popolare della Regione Lombardia
  8. ^ Significativo il commiato scritto dall’amico Umberto Eco, Addio a Roberto Leydi, L’Espresso, 6 marzo 2003. Nel 2004, gli è stato dedicato il documentario Roberto Leydi: L’altra musica con la regia di Aurelio Citelli, produzione Provincia di Milano, per la collana Gente di Milano. IT\ICCU\LO1\1217335. Nel decennale della scomparsa, si menziona il Ciclo di sei Incontri (aprile 2013), coordinati da Nicola Scaldaferri e patrocinati dal Dipartimento dei Beni culturali e ambientali e dal LEAV (Laboratorio di Etnomusicologia e Antropologia Visuale) dell’ Università di Milano, al quale hanno preso parte numerosi studiosi e artisti tra cui Umberto Eco, Ferdinando Scianna, Franco Cerri, Luigi Pestalozza, Carlo Piccardi (musicologo), Cesare Bermani, Glauco Sanga, Filippo Crivelli, Emilio Sala, Oreste Bossini, Maddalena Novati, Angela Ida De Benedictis, Veniero Rizzardi. Nello stesso anno l’incontro dal titolo Roberto Leydi o la poetica dell’inatteso (17.2.2013) al quale hanno partecipato Umberto Eco, Ferdinando Scianna, Febo Guizzi e Moni Ovadia di cui Leydi è stato mentore.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L' altra musica. Etnomusicologia, Lucca, LIM, 2008
  • L' influenza turco-ottomana e zingara nella musica dei Balcani, Nico Staiti, Nicola Scaldaferri (a cura di), Udine, Nota, 2004
  • Gli strumenti musicali e l'etnografia italiana (1881-1911) /Roberto Leydi, Febo Guizzi, Lucca, LIM, 1996
  • L'altra musica, Giunti-Ricordi, 1991
  • I canti popolari italiani, Mondadori, 1973
  • Musica popolare e musica primitiva ,Torino-Eri, 1959
  • Marcello Sorce Keller, "En souvenir de Roberto Leydi (1928-2003) – Les origines et l'évolution de l'éthomusicologie en Italie", Cahiers de musiques traditionnelles, XVII/2004, pp. 297–314; republished as "Un ricordo di Roberto Leydi (1928-2003): un'occasione per riflettere sulle origini dell'etnomusicologia in Italia", Cenobio, LIV(2005), no. 2, pp. 145–162.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN19699105 · SBN: IT\ICCU\CFIV\009681 · ISNI: (EN0000 0001 1468 6013 · BNF: (FRcb12060522c (data)