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Ramiz Alia

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Ramiz Alia
Ritratto ufficiale, 1985

Presidente del Presidium dell'Assemblea popolare della Repubblica Popolare Socialista d'Albania
Durata mandato22 novembre 1982 
30 aprile 1991
Capo del governoAdil Çarçani
Fatos Nano
PredecessoreHaxhi Lleshi
Successoresé stesso
(come Presidente del Consiglio presidenziale d'Albania)

Presidente del Consiglio presidenziale
Durata mandato22 febbraio 1991 
30 aprile 1991
Predecessoresé stesso
(come Presidente del Presidium dell'Assemblea popolare)
Successoresé stesso
(come Presidente della Repubblica d'Albania)

Presidente della Repubblica d'Albania
Durata mandato30 aprile 1991 
3 aprile 1992
Capo del governoFatos Nano
Ylli Bufi
Vilson Ahmeti
Predecessoresé stesso
(come Presidente del Consiglio presidenziale d'Albania)
SuccessoreSali Berisha

Primo segretario del Partito del Lavoro d'Albania
Durata mandato13 aprile 1985 
13 giugno 1991
PredecessoreEnver Hoxha
Successorecarica abolita[1]

Ministro dell'istruzione e della cultura
Durata mandato1955 
1958
PredecessoreBedri Spahiu
SuccessoreManush Myftiu

Deputato dell'Assemblea popolare
Durata mandato28 giugno 1950 
13 novembre 1990
LegislaturaII, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI

Dati generali
Partito politicoPartito del Lavoro d'Albania
(1961-1991)
Partito Socialista d'Albania
(1991-2011)
ProfessioneEx partigiano, funzionario
FirmaFirma di Ramiz Alia

Ramiz Alia (Scutari, 18 ottobre 1925Tirana, 7 ottobre 2011) è stato un partigiano e politico albanese.

Partigiano del Movimento di Liberazione Nazionale fin dalla gioventù, divenne nel dopoguerra un importante esponente del Partito del Lavoro d'Albania come Ministro dell'istruzione e della cultura dal 1955 al 1958 oltre che come deputato dell'Assemblea popolare e membro dell'Ufficio politico dal 1966 al 1991. Nel 1982 fu eletto Presidente del Presidium dell'Assemblea popolare, divenendo de facto capo di Stato della Repubblica Popolare Socialista d'Albania e nel 1985, alla morte di Enver Hoxha (di cui fu considerato braccio destro ed erede), fu eletto Primo segretario del Partito del Lavoro, guidando con riluttanza la progressiva transizione del paese verso una repubblica multipartitica, di cui fu 1º Presidente tra il 1991 e il 1992.

Fu arrestato nel 1992 e condannato una prima volta nel 1994, venendo poi rilasciato nel 1995 e arrestato nuovamente nel 1996, venendo condannato per crimini contro l'umanità; lasciò il paese durante i disordini del 1997, venendo poi prosciolto.

Nacque il 18 ottobre 1925 a Scutari, nella Repubblica albanese, in una modesta famiglia musulmana originaria del Kosovo.[2] Frequentò una scuola secondaria francese a Tirana e intorno ai 16 anni, dopo l'invasione italiana dell'Albania nell'ambito della seconda guerra mondiale, aderì al Movimento di Liberazione Nazionale (LANÇ) e al Partito Comunista (divenuto poi Partito del Lavoro); conobbe Enver Hoxha nel 1943 e per ordine di Nako Spiru fu assegnato inizialmente a Berat per costituire una base giovanile per il movimento partigiano.[3] Combatté prevalentemente nell'Albania nord-orientale oltre che in Kosovo e Jugoslavia, venendo nominato commissario politico col grado di tenente colonnello nelle forze armate partigiane; sulla cessione del Kosovo alla Jugoslavia, Alia stesso sostenne che durante la guerra non sarebbe stato possibile un conflitto coi partigiani comunisti serbi guidati da Josip Broz Tito, visto il fronte comune contro le forze di occupazione italo-tedesche, e che dopo la guerra l'Albania non avrebbe potuto scatenare un ulteriore conflitto nei Balcani.[3]

Ramiz Alia nel 1950

Nel dopoguerra fu Primo segretario del Comitato centrale dell'Unione dei Giovani Lavoratori d'Albania tra il 1949 e il 1955, venendo poi eletto a partire dal 1950 come deputato dell'Assemblea popolare.[4] Nel 1954 si diplomò presso la Scuola di partito del PCUS a Mosca, in Unione Sovietica[5], dove incontrò la sua futura moglie, Semiramis Xhuvani (figlia del linguista Aleksandër Xhuvani) dalla quale ebbe tre figli: Zana, Besa e Arben.[3]

Fu nominato Ministro dell'istruzione e della cultura nel primo governo di Mehmet Shehu nel 1955, rimanendo in carica fino al 1958.[5] Successivamente fu tra i quattro delegati albanesi all'Internazionale dei partiti comunisti e dei lavoratori del 1960, durante la quale fu sancita l'interruzione delle relazioni diplomatiche tra Albania e Unione Sovietica. Nel 1966 divenne membro dell'Ufficio politico del Partito del Lavoro.

Nel corso degli anni '70 entrò in conflitto col Primo ministro Mehmet Shehu, che lo accusò apertamente di liberalismo, venendo tuttavia "protetto" da Enver Hoxha; dopo la morte di Shehu nel 1981, fu tra i primi membri dell'Ufficio politico a testimoniare sul decesso dell'ex Primo ministro, descrivendolo come una "persona orgogliosa, che non tollerava le critiche", affermando convintamente che si sarebbe suicidato.[3]

Nel corso degli anni '80 iniziò ad essere considerato come possibile erede di Enver Hoxha, venendo eletto nel 1982 come Presidente del Presidium dell'Assemblea popolare, svolgendo le funzioni di capo di Stato dell'Albania socialista. Alla morte di Hoxha, quest'ultimo lo nominò ufficialmente come suo erede e pochi giorni dopo fu ufficializzata la sua nomina a Primo segretario del Partito del Lavoro.[6] Nonostante l'iniziale intenzione di mantenere i principi del suo predecessore, avviò un'iniziale e timida opera di revisione del sistema politico del paese, sfociata poi nella transizione verso una repubblica liberale e multipartitica; fu inoltre protagonista dell'interruzione dell'isolazionismo del paese a livello diplomatico.

Divenuto Presidente del Consiglio presidenziale[7], dopo le prime elezioni parlamentari pluraliste del 1991 fu eletto come 1º Presidente della Repubblica, rassegnando le dimissioni il 3 aprile 1992 dopo la vittoria del Partito Democratico di Sali Berisha alle elezioni parlamentari del 1992.[5][8]

Pochi mesi dopo le sue dimissioni fu posto agli arresti domiciliari, venendo accusato di abuso di potere e corruzione.[9][10] Fu condannato a nove anni di reclusione nel maggio 1994, pena poi ridotta a cinque anni dalla Corte d'appello e a due anni dalla Corte suprema, e fu rilasciato nel 1995.[11] Fu arrestato nuovamente nel 1996 con l'accusa di genocidio e crimini contro l'umanità, venendo condannato a tre anni di reclusione per il suo ruolo nella deportazione di massa degli oppositori del regime e nell'uccisione di almeno una sessantina di albanesi che tentavano di fuggire dal paese tra il 1986 e il 1991 da parte della Guardia di frontiera;[12] fuggì di prigione e poi dal paese durante i disordini del 1997[13][14] e fu in seguito assolto nell'ottobre 1997.[15]

Morì il 7 ottobre 2011 a Tirana in seguito a una tromboembolia polmonare. I funerali si tennero il 9 ottobre successivo presso la Casa centrale dell'Esercito, alla presenza di numerosi esponenti del Partito Socialista.[16] Fu sepolto come da sua esplicita richiesta presso il cimitero di Sharra accanto all'amata moglie Semiramis, morta nel 1986 in seguito a una grave malattia.[3]

  • Shpresa dhe Zhgënjime (Aspettative e delusioni), Tirana, 1993.
  • Ditari i Burgut (Diario della prigione), Atene, 1998.
  • Duke Biseduar për Shqipërinë (Parlando dell'Albania), 2000.
  • Jeta Ime (La mia vita), 2000.
  1. Dopo lo scioglimento del Partito del Lavoro quest'ultimo è confluito nel Partito Socialista d'Albania, guidato da Fatos Nano.
  2. (EN) Ramiz Alia, in Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. URL consultato il 22 dicembre 2025.
  3. 1 2 3 4 5 (SQ) Këto janë 50 fakte nga jeta e Ramiz Alisë dhe misteret që mori në varr, su telegrafi.com, 15 febbraio 2016. URL consultato il 22 dicembre 2025.
  4. (SQ) Deputetët ndër vite (1920-2021) (PDF), su kuvendiwebfiles.blob.core.windows.net, Assemblea dell'Albania. URL consultato il 22 dicembre 2025.
  5. 1 2 3 (SQ) Ramiz Alia, su president.al, Presidenza della Repubblica d'Albania. URL consultato il 22 dicembre 2025.
  6. Ramiz Alia scelto a guidare l'Albania, in la Repubblica, 14 aprile 1985. URL consultato il 22 dicembre 2025.
  7. (SQ) Gjergj Koja, Si u krijua Këshilli Presidencial në vitin 1991, su zemrashqiptare.net, 7 gennaio 2008. URL consultato il 22 dicembre 2025.
  8. (EN) Albania Leader Resigns After Election Loss, in Los Angeles Times, 4 aprile 1992. URL consultato il 22 dicembre 2025.
  9. Arrestato l'ex Presidente dell'Albania Ramiz Alia per abuso di potere, in Radio Radicale, 16 settembre 1992. URL consultato il 22 dicembre 2025.
  10. (EN) Albanian politics since the fall of communism, su reuters.com, Reuters, 9 maggio 2011. URL consultato il 22 dicembre 2025.
  11. (SQ) Foto e rrallë: Ramiz Alia në burg, in BalkanWeb, 15 febbraio 2016. URL consultato il 22 dicembre 2025.
  12. Albania, in il manifesto, 13 agosto 1996. URL consultato il 22 dicembre 2025.
  13. (EN) Albania's last communist leader Ramiz Alia dies at 85, in BBC News, 7 ottobre 2011. URL consultato il 22 dicembre 2025.
  14. Edoardo Giammarughi, Vademecum del perfetto peacemaker, in il manifesto, 3 aprile 1997. URL consultato il 22 dicembre 2025.
  15. Tommaso Di Francesco, L'assoluzione, in il manifesto, 22 ottobre 1997. URL consultato il 22 dicembre 2025.
  16. (SQ) Elisabeta Ilnica e Adi Shkembi, Homazhe në nder të ish-presidentit Ramiz Alia, in Gazeta Panorama, 9 ottobre 2011. URL consultato il 22 dicembre 2025.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Predecessore Presidente del Praesidium dell'Assemblea popolare della Repubblica Popolare Socialista d'Albania Successore
Haxhi Lleshi 22 novembre 1982 – 30 aprile 1991 Sé stesso
(Presidente dell'Albania)

Predecessore Presidente dell'Albania Successore
Sé stesso
(Presidente del Presidium dell'Assemblea popolare)
30 aprile 1991 – 3 aprile 1992 Sali Berisha

Predecessore Primo segretario del Partito del Lavoro d'Albania Successore
Enver Hoxha 11 aprile 1985 – 31 marzo 1991 carica abolita
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