Q'umarkaj

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Le rovine di Q'umarkaj. A sinistra il campo da gioco, e a destra il tempio di Tohil.
I siti principali nel sud-ovest del Guatemala.

Q'umarkaj (scritto anche Gumarkaaj, Gumarcaj, Cumarcaj o Kumarcaaj) è un sito archeologico nel dipartimento di Quiché in Guatemala.[1] Q'umarkaj è anche conosciuto con il nome Utatlán, la traduzione in Nahuatl del nome originale della città. Il nome significa "luogo delle canne antiche" in lingua Quiché.[1]

Q'umarkaj fu una delle città più potenti dei Maya quando gli spagnoli giunsero nella regione all'inizio del XVI secolo.[2] Fu la capitale del regno Maya K'iche' nel periodo Tardo Postclassico.[3] Quando gli spagnoli arrivarono, Q'umarkaj era stata dichiarata come capitale del regno da poco tempo, con la precedente posta a Jakawitz (identificata con il sito archeologico di Chitinamit) e poi a Pismachi'.[4] Q'umarkaj venne fondata durante il regno di Q'uq'umatz ("Serpente Piumato" in K'iche') all'inizio del XV secolo, poco più a nord di Ismachi.[5] Q'umarkaj è una delle capitali Maya maggiormente conosciute dal punto di vista storico e archeologico.[6] Hernán Cortés descrisse la città nelle lettere che egli inviò in Spagna.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Q'umarkaj deriva dal the K'iche' Q'umqaraq'aj,[7] Il nome viene tradotto spesso come "luogo delle canne",[8] anche se il nome significa più precisamente "case costruite con canne".

Luogo[modifica | modifica wikitesto]

Le rovine della città si trovano a 2,5 km a ovest della città di Santa Cruz del Quiché.[9] Q'umarkaj occupa 120.000 metri quadri su un altopiano circondato da roccia scavata da cause naturali, profonda oltre 100 metri.[5] Queste specie di scavi naturali sono parte di un sistema di drenaggio connessi al fiume Negro, che giunge al fiume Chixoy e all'Usumacinta.

Regnanti[modifica | modifica wikitesto]

Le date sono approssimative.

Nome Ruled
Q'uq'umatz[10] (Gukumatz) 1400–1425
K'iq'ab'[10] (Quicab) 1425–1475
Vahxak' i-Kaam[10] (Uahxac Icaam) 1475–1500
Oxib-Keh[10] (Oxib Quéh) 1500–1524

Il regno K'iche' era capitanato da un Re, un Re-eletto e due capitani,[11] un governo con quattro comandanti, ognuno dei quali era un importante membro di una dinastia nella città.[11] Questo metodo di governo era comune anche tra i Maya dello Yucatan.[11] La dinastia al potere fu quella Kaweq ("Pioggia"), che sceglieva sia il re che il re-eletto.[12]

Il re era conosciuto come ajpop.[5] Il re-eletto portava il titolo di ajpop k'amha e aiutava il re fino a quando non diventata egli stesso il re.[13] LE case nobili di Nijaib e Saqik sceglievano il q'alel (giudice supremo) e lo Ajaw K'iche sceglieva il atzij winaq (parlatore).[13]

Abitanti[modifica | modifica wikitesto]

Nel tardo Postclassico, la zona di Q'umarkaj contava una popolazione di circa 15.000 abitanti.[14] Gli abitanti di Q'umarkaj erano divisi socialmente tra la nobiltà e i loro vassalli.[6] I nobili erano conosciuti come ajaw, mentre i vassalli erano conosciuti come al k'ajol.[13] La nobiltà era costituita da discendenti patrilineari dei guerrieri fondatori che giunsero in queste terre intorno al 1200 partendo dalla costa del golfo del Messico, e che smisero di parlare la propria lingua originaria adottando quella locale.[6][8] I nobili erano considerati sacri e portavano simboli regali.[6] I loro vassalli svolgevano il compito di fanti e osservavano le leggi dettate dalla nobiltà, anche se potevano ricevere titoli militare a seguito di grandi imprese in battaglia.[6] Le divisioni sociali erano ben demarcate e divise in caste.[6] I mercanti erano una classe privilegiata, anche se dovevano comunque pagare tributi alla nobiltà.[6] Oltre a queste classi, la popolazione contava anche lavoratori della terra e artigiani.[6] Vi erano anche schiavi, principalmente criminali e prigionieri di guerra.[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tra i resti in ceramica del sito vi sono pezzi che risalgono al periodo Preclassico, ma la maggior parte risale al tardo Postclassico, durante lo splendore del regno.[15]

Fondazione ed espansione[modifica | modifica wikitesto]

Il sito venne fondato dal re Q'uq'umatz attorno al 1400 scegliendo la zona per la sua posizione difensiva,[15] in seguito espandendo molto il regno K'iche', partendo da Pismachi' e poi da Q'umarkaj.[16] In questo periodo i K'iche's erano alleati con i Kaqchikel.[17] Q'uq'umatz mandò sua figlia in sposa al signore dei K'oja, gente Maya stanziata presso le montagne Cuchumatan, tra Sacapulas e Huehuetenango.[18] Invece di sposarla e quindi sottomettersi all'alleanza K'iche'-Kaqchikel alliance, Tekum Sik'om, il re K'oja, uccise la sposa.[19] Questo atto fece iniziare una guerra tra i K'iche'-Kaqchikel di Q'umarkaj e i K'oja.[19] Q'uq'umatz morì in battaglia.[19]

Con la morte del padre, il figlio ed erede K'iq'ab giurò di vendicarlo e due anni dopo condusse i K'iche'-Kaqchikel contro i nemici, assieme al Ajpop K'amha, l'eletto del re.[20] L'esercito penetrò nelle terre dei K'oja al primo albeggiare, Tekum Sik'om venne ucciso e suo figlio catturato.[20] K'iq'ab recuperò le ossa di suo padre e tornò a Q'umarkaj con molti prigionieri, e tutta la giada e il metallo che i K'oja possedevano; inoltre i K'iche' conquistarono diversi insediamenti presso la zona di Sacapulas e la gente Mam vicino a Zaculeu.[20] Durante il regno di K'iq'ab, il quale era di spirito guerriero, i K'iche' si espansero fino alle zone di Rabinal, Cobán e Quetzaltenango, raggiungendo anche il fiume Okos.[20] Con l'aiuto dei Kaqchikel, la frontiera orientale del regno venne espansa fino al fiume Motagua e fino a Escuintla.[21]

Conflitti interni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1470 una ribellione scosse Q'umarkaj durante una grande celebrazione che vide un raduno di rappresentanti dei popoli che vivevano sugli altopiani.[21] Due figli di K'iq'ab, assieme ad alcuni dei suoi vassalli, si ribellarono contro il re, uccidendo molti signori nobili, guerrieri Kaqchikel e membri della dinastia Kaweq.[22] I ribelli tentarono di uccidere il re ma egli venne protetto dai figli che ancora gli erano fedeli, a Pakaman, nella zona appena fuori dalla città.[22] A causa della ribellione, K'iq'ab dovette fare delle concessioni ai signori K'iche' ribeklli.[23] I ribelli si rivoltarono contro gli alleati Kaqchikel, che dovettero fuggire da Q'umarkaj, e fondarono una città a Iximche.[23]

Dopo la morte del re K'iq'ab, avvenuta nel 1475, i K'iche' si trovavano in lotta con i Tz'utujil e i Kaqchikel, forse nel tentativo di riportare il potere centrale a Q'umarkaj.[24] Poco tempo dopo la morte del re, sostituito da Tepepul, Q'umarkaj attaccò Iximche e venne sconfitta pesantemente.[24] Dopo questo evento Q'umarkaj non riuscì più a impensierire i Kaqchikel di Iximche.[24] Dopo Tepepul, Tekum portò i K'iche' contro i Tz'utujil e venne ucciso in battaglia a sud del lago Atitlan.[25]

In seguito, la casata Nijaib cercò di spodestare la casata Kaweq dal potere.[26]

La caduta di Q'umarkaj[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo 1524, il conquistador spagnolo Pedro de Alvarado entrò a Q'umarkaj, invitato dai signori dei K'iche' rimasti dopo la sconfitta nella valle di Quetzaltenango, dove Tecun Uman, uno dei quattro signori della città, perse la vita.[27] Alvarado temeva che vi fosse una trappola nella città pur entrando ugualmente.[28] Si accampò sulla pianura al di fuori della città piuttosto che accettare alloggio.[29] Temendo che vi fosse un gran numero di guerrieri K'iche' al di fuori della città e che la cavalleria non potesse muoversi per le vie strette di Q'umarkaj, invitò i signori più importanti della città, Oxib-Keh (il re, ajpop) e Beleheb-Tzy (il prescelto del re, ajpop k'amha) a visitare l'accampamento.[30] Alvarado catturò i due signori e li tenne come prigionieri.[31] I guerrieri K'iche', vedendo i loro capi prigionieri, attaccarono gli alleati indigeni degli spagnoli e riuscirono a uccidere un soldato.[31] Alvarado decise di uccidere i due signori K'iche' facendoli bruciare vivi, e fece bruciare l'intera città.[32]

Storia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il sito venne esaminato accuratamente durante l'era coloniale. Francisco Ximénez, che fece conoscere il Popol Vuh al mondo, visitò Q'umarkaj durante gli ultimi anni del XVII secolo.[33] Miguel Rivera y Maestre scrisse un rapporto sul sito per il governo del Guatemala nel 1834.[15] Nel 1840 John Lloyd Stephens e Frederick Catherwood visitarono il sito dopo aver letto il rapporto di Rivera, e Catherwood fece una mappa del sito disegnando anche il Tempio di Tohil.[15] Nel 1865, l'architetto francese Cesar Daly produsse una mappa con i cinque siti raggruppati con Q'umarkaj; queste mappe sono andate perdute. Un'altra esplorazione venne fatta da Alfred P. Maudslay nel 1887, con pubblicazioni tra il 1889 e il 1902.[15] I primi scavi archeologici vennero effettuati negli anni cinquanta e negli anni settanta.

Jorge F. Guillemín ripulì le rovine nel 1956, disegnando su mappa le costruzioni rimanenti, la zona centrale e le città satellite attorno al sito principale.[34] L'università di New York di Albany effettuò degli scavi negli anni 70.[34] Kenneth Brown dell'università di Houston effettuò diversi scavi nel 1977.[35]

Il sito[modifica | modifica wikitesto]

Nel nucleo del sito vi sono piramidi, rimanenze di palazzi (ridotti a monticelli di macerie) e un campo per il gioco della palla. Nella zona più estesa del sito vi erano quattro campi da gioco, uno in ogni divisione politica della città.[36]

La pietra intagliata che si affacciava alle costruzioni venne presa per costruire altre case a Santa Cruz del Quiché;[1] le rovine vennero ancora minate nel XIV secolo, causando altri danni.

Le strutture più importanti a Q'umarkaj vennero messe in piedi intorno a una piazza, che aveva un pavimento di intonaco.[37] Le costruzioni munite di colonne a Q'umarkaj sembrano indicare un legame con lo stile di Mayapan.[38] Vi sono anche altre similarità come immagini di teschi, figure ed effigi, e una forte applicazione di stucco.[39] Una analisi aeriale e di superficie delle rovine ha rivelato una disposizione secondo un certo schema, con combinazioni ripetute di piramidi, strutture lunghe e complessi multipatio.[40] Queste combinazioni ripetute potrebbero essere collegate alle varie dinastie presenti nella città.[40] Inoltre sembra che ci sia una divisione del sito, che viene separato in una parte nordoccidentale e sudorientale.[41] La famiglia Kaweq e i loro alleati dominavano la maggior parte del sito, mentre i Nijaib occupavano la porzione est fino al sito satellite di Atalaya.[26]

Tempio di Tohil[modifica | modifica wikitesto]

I resti del tempio di Tohil a Q'umarkaj.

La piazza era dominata dal tempio di Tohil, che era una divinità giaguaro associata al sole e alla pioggia, ed era la divinità principale di Q'umarkaj.[42] Questo tempio si trova sul lato ovest della piazza principale.[1] Ciò che rimane sono macerie del tempio, con un'apertura dove la gente pone ancora offerte.[1] Fino alla metà del XIV secolo il tempio era ancora ben preservato e venne descritto da John Lloyd Stephens.[43] Il tempio originale era formato da una piramide ripida con scalinate su tre lati, con il lato ovest senza, e sulla sommità vi era un tempio.[1] La base era lunga 33 per ogni lato e le pareti erano coperte di stucco dipinto.[44] La copia di Catherwood del disegno di Rivera y Maestre mostrava il corpo della piramide diviso il 4 gradonate talud-tablero e 19 gradini in ognuna delle scalinate, mentre il disegno di Rivera y Maestra mostra 24 scalinate e 6 gradonate.[45] Francisco Ximénez, verso la fine del XVII secolo, descrisse che il tempio era la costruzione più alta a Q'umarkaj.[45] Lo stile in cui è costruito il tempio di Tohil è simile a quello dei templi più importanti di Mayapan e Chichen Itza, a nord della penisola dello Yucatan.[46] Le colonne sostenevano un tempo un soffitto di muratura.[47]

Il tempio di Tohil venne usato per sacrifici umani, e i corpi delle vittime venivano gettati di fronte alla scalinata principale prima di venire decapitati. Le teste venivano piazzate su un Tzompantli.[48] Questo tzumpan si trovava poco distante dal tempio, in una zona seppellita da macerie.[49]

Sullo stucco del tempio un tempo vi era rappresentato un giaguaro.[48]

Tempio di Awilix[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio di Awilix si trova sul lato est della piazza.[1] Awilix era una delle divinità della famiglia Nijaib lineage e viene identificata con Ixbalanque, uno dei gemelli Maya del Popol Vuh.[50] Secondo un disegno fatto da Rivera y Maeste, il tempio di Awilix non era alto quanto quello di Tohil.[51] Questa struttura era la seconda più importante a Q'umarkaj.[51] Questo tempio era originariamente formato da una piattaforma rettangolare con sopra una piattaforma più piccola e una struttura a forma di tempio sul lato est.[52] Una larga scalinata si trovava sul lato ovest del tempio, ed era affiancata sul livello più basso da due pannelli talud-tablero.[52] Ci furono quattro fasi principali di costruzione e vi sono prove che mostrano come il tempio venne riparato molte volte prima della conquista.[53] Il pavimento sotto la terza fase di costruzione era stato dipinto di verde scuro.[51] Sono stati trovati dei frammenti di bruciatori di incenso sotto lo strato della prima fase di costruzione.[51]

Tempio di Jakawitz[modifica | modifica wikitesto]

Un monticello sul lato sud della plaza era un tempo il tempio di Jakawitz, una divinità delle montagne e patrono della famiglia Ajaw.[54] Come nelle altre strutture a Q'umarkaj, tutte le pietre posizionate davanti a esso sono state rubate, lasciando così solo le macerie del tempio.[55] Questa struttura faceva parte di un complesso formato da un patio incluso dal tempio nel lato nord, un palazzo sul lato sud e una struttura lunga a est.[55] Il complesso di Jakawitz non è stato esaminato dal punto di vista archeologico.[55] I disegni di Rivera y Maestre suggeriscono che il tempio era una struttura stretta con quattro o cinque gradonate.[56]

Tempio di Q'uq'umatz[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio di Q'uq'umatz era un tempio a forma circolare dedicato al serpente piumato, e in onore alla famiglia Kawek, la dinastia che comandava la città.[37] Il tempio è ora solo una forma circolare sulla superficie della piazza principale.[57] Si trova tra i templi di Tohil e Awilix, a nord dell'asse centrale del tempio di Tojil e a sud dell'asse del tempio di Awilix.[57] Dalle tracce lasciate sulla plaza si capisce che il tempio era formato da un muro circolare di 6 metri di diametro.[57] L'intera struttura era coperta da un tetto e vi erano diverse piccole piattaforme di pietra sui lati est e ovest del tempio, ognuna larga 1 metro.[57]

I sacerdoti di Q'uq'umatz provenivano da un'importante dinastia della famiglia Kaweq.[58] Il tempio di Q'uq'umatz venne smantellato dopo la conquista spagnola, in quanto non è menzionato in alcun documento e nei disegni si trovano solo vegetazione nel posto in cui la struttura si trovava.[57] La tradizione dei templi circolari dedicati al serpente piumato era anticamente presente nella zona culturale mesoamericana.[59]

Campo da gioco[modifica | modifica wikitesto]

Il campo centrale di Q'umarkaj.

Il campo si trova vicino al tempio di Tohil, sul lato sud ovest della plaza.[60] Il campo mantiene ancora la sua forma distintiva.[61] Il campo era amministrato dal gruppo Popol Winaq della dinastia governante, Kaweq.[62] Il campo è allineato ovest-est con una lunghezza di 40 metri.[63] Il campo si trovava esattamente a metà tra i palazzi dei Kaweq e degli Ajaw K'iche', che si trovavano a 15 a nord e a sud del campo rispettivamente.[64]

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

Un piccolo palazzo appartenente alla dinastia dei Nijaib si trovava dietro al tempio di Awilix.[65] Queste case delle famiglie, chiamate nimja, si trovano in tutta la città di Q'umarkaj.[64] Come con altre costruzioni nel sito, la pietra lavorata e lo stucco è andato perduto.[66] I nimja sono strutture rettangolari lunghe situate su alte piattaforme.[66] Su queste piattaforme, i palazzi erano formati da due livelli, un livello basso con soffitto e anticamera, con un livello più alto che sosteneva le stanze centrali della struttura.[66] Alcuni dei palazzi più grandi avevano diverse scalinate con le quali si accedeva alla anticamera, e diverse porte e pilastri che davano alle stanze della costruzione principale.[66]

Un'altra struttura nimja si trova a sudest della plaza principale.[66] Gli scavi effettuati nel 1972 hanno rivelato una semplice superstruttura che forma una camera con una panca, nella zona posteriore, e un altare in mezzo.[66] Sei urne funerarie all'interno del palazzo, una delle quali era vicina all'altare e conteneva offerte, tra cui una collana d'oro.[67] Vi erano tracce di cuori ad ogni estremo della stanza principale.[68]

Altre strutture[modifica | modifica wikitesto]

Nella piazza centrale ci sono tracce di tredici piccole piattaforme che un tempo erano situate qui.[69] Tre di queste, ognuna che misurava 2,5 metri in larghezza, si trovavano a nord del tempio di Q'uq'umatz.[70] Una linea di cinque strutture simili si trovava a sud dello stesso tempio, con un alternarsi di piattaforma circolare, poi quadrata, poi circolare, poi quadrata e così via.[70] Queste piattaforme funzionavano come altari.[70]

A sud della linea delle piattaforme vi sono tracce di due piattaforme più grandi. Una di queste misurava 10 metri di lunghezza per ogni lato, l'altra ne misurava 8.[70] Rimane un segno circolare tra le due piattaforme, che segna la presenza di una piattaforma di tipo diverso.[70]

Una grande piattaforma squadrata nella sezione nord-ovest della piazza centrale, lunga 18 metri per lato, si trova giusto dietro il tempio di Tohil e misura 2 metri in altezza.[70] Questa piattaforma è stata identificata con il nome sokib'al, la piattaforma dei gladiatori descritta in documenti antichi.[49] La piattaforma era legata alla famiglia militare dei Kaweq.[66] Due piattaforme si trovano nella sezione sud-est della piazza principale, e il loro uso rimane sconosciuto.[66]

Siti satellite[modifica | modifica wikitesto]

Nella zona della Q'umarkaj estesa (chiamata anche Utatlan estesa) vi sono alcuni siti minori, alleati della città principale.

Chisalin[modifica | modifica wikitesto]

Chisalin (altri nomi: Pilokab' e Muqwitz Pilokab')[71] si trova a qualche centinaio di metri a nord di Q'umarkaj.[71] Le rovine si trovano su una striscia di terra stretta, circondata da fossati.[72] Chisalin ha una piccola piazza, che è stata erosa.[73]

Pismachi'[modifica | modifica wikitesto]

Pismachi' (anche conosciuta come Ismachi') occupa una piccola zona piana a 600 metri a sud del nucleo del sito principale, ed è circondata da dei fossati.[74] La zona piana è separata da Q'umarkaj dal fossato dove scorre il fiume Ismachi'.[75] Pismachi' era la capitale dei K'iche', prima che venisse spostata alla vicina Q'umarkaj, e venne fondata nel XIV secolo.[76] Il luogo in cui si trovava non venne mai scordato dalla popolazione locale.[74] Il missionario francese Charles Étienne Brasseur de Bourbourg localizzò Pismachi' verso la metà del XIV secolo, e in seguito venne dimenticata fino al 1956, quando Jorge Guillemín la ritrovò in cooperazione con il governo del Guatemala. Il luogo esatto in cui si trovava venne attestato e certificato da Robert Carmack nel 1969.[74] Anche se l'altopiano di Pismachi' è largo il doppio di quello di Q'umarkaj, le rovine occupano una piccola parte della porzione sud-est della cima.[74] Le rovine sono ancora in uso, da sciamani K'iche' che svolgono dei rituali.[74]

Atalaya[modifica | modifica wikitesto]

Atalaya (spagnolo per "torre di osservazione") si trova a 600 metri a est del nucleo del sito principale.[73] Il sito venne costruito su quattro gradonate, all'inizio della piana occupata dalla città Santa Cruz del Quiché.[77] Il sito era piccolo, coprendo un'area di 3250 metri quadrati.[78] Atalaya viene usato ai giorni nostri come luogo per rituali K'iche' ed è un punto di cultura e folklore, in quanto Tecún Umán, uno dei re di Q'umarkaj, venne seppellito qui, e la gente del luogo dice che sia infestato da spiriti tzitzimit.[78] Verso la fine del XX secolo la terra su cui si trova il sito apparteneva ancora alla famiglia Rojas, formata da discendenti dei re di Q'umarkaj.[78]

Pakaman[modifica | modifica wikitesto]

Pakaman si trova a 1000 metri a est di Atalaya e 1,6 km a est di Q'umarkaj.[77] Il nome originale di Pakaman era Panpetaq ("luogo di arrivo") e fu il primo avamposto presso la strada che conduceva a Q'umarkaj.[78]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Kelly 1996, p.200.
  2. ^ Sharer & Traxler 2006, p.4.
  3. ^ Sharer & Traxler 2006, pp.621-622.
  4. ^ Sharer & Traxler 2006, pp.622-623. Carmack 2001a, p.155.
  5. ^ a b c Sharer & Traxler 2006, p.623.
  6. ^ a b c d e f g h i Coe 1999, p.189.
  7. ^ venne tradotto come Tecpan Utatlan dai [[Tlaxcala (stato Nahua)|]], alleati degli spagnoli, che parlavano Nahuatl, con Tecpan aggiunto per distinguere la città come luogo dove veniva esercitato il potere di un Re.
  8. ^ a b Sharer 2000, p.490.
  9. ^ Carmack 2001a, p.218.
  10. ^ a b c d Sharer & Traxler 2006, p.626.
  11. ^ a b c Coe 1999, p.190.
  12. ^ Coe 1999, p.190. Sharer & Traxler 2006, p.717.
  13. ^ a b c Sharer & Traxler 2006, p.717.
  14. ^ Fox 1989, p.673.n2.
  15. ^ a b c d e Kelly 1996, p.201.
  16. ^ Carmack 2001a, p.158.
  17. ^ Carmack 2001a, pp.158-159.
  18. ^ Carmack 2001a, pp.160-161.
  19. ^ a b c Carmack 2001a, p.161.
  20. ^ a b c d Carmack 2001a, p.162.
  21. ^ a b Carmack 2001a, p.163.
  22. ^ a b Carmack 2001a, p.164.
  23. ^ a b Carmack 2001a, p.165.
  24. ^ a b c Carmack 2001a, p.166.
  25. ^ Carmack 2001a, p.167.
  26. ^ a b Carmack & Weeks 1981, p.331.
  27. ^ Sharer & Traxler 2006, pp.764-765. Recinos 1952, 1986, pp.68, 74.
  28. ^ Sharer & Traxler 2006, pp.764-765.
  29. ^ Recinos 1952, 1986, p.74.
  30. ^ Recinos 1952, 1986, p.75. Sharer & Traxler 2006, pp.764-765.
  31. ^ a b Recinos 1952, 1986, p.75.
  32. ^ Recinos 1952, 1986, pp.74-5. Sharer & Traxler 2006, pp.764-765.
  33. ^ Carmack 2001a, pp.356-357.
  34. ^ a b Kelly 1996, p.202.
  35. ^ Carmack & Weeks 1981, p.324.
  36. ^ Fox 1991, p.213.
  37. ^ a b Coe 1999, p.190. Kelly 1996, p.200.
  38. ^ Sharer & Traxler 2006, p.625.
  39. ^ Milbrath & Peraza Lope 2003, p.24.
  40. ^ a b Carmack & Weeks 1981, p.330.
  41. ^ Carmack & Weeks 1981, p.329.
  42. ^ Coe 1999, p.190. Carmack 2001a, p.358.
  43. ^ Carmack 2001a, p.355.
  44. ^ Carmack 2001a, pp.355, 358.
  45. ^ a b Carmack 2001a, p.356.
  46. ^ Carmack 2001a, p.358.
  47. ^ Carmack 2001a, p.361.
  48. ^ a b Carmack 2001a, p.360.
  49. ^ a b Carmack 2001a, p.374.
  50. ^ Carmack 2001a, p.362. Fox & Cook 1996, p.813.
  51. ^ a b c d Carmack 2001a, p.362.
  52. ^ a b Kelly 1996, p.200. Carmack 2001a, p.361.
  53. ^ Carmack 2001a, pp.361-362.
  54. ^ Kelly 1996, p.200. Carmack 2001a, pp.367, 369.
  55. ^ a b c Carmack 2001a, p.367.
  56. ^ Carmack 2001a, p.368.
  57. ^ a b c d e Carmack 2001a, p.364.
  58. ^ Carmack 2001a, p.366.
  59. ^ Carmack 2001a, p.365.
  60. ^ Kelly 1996, p.200. Fox 1991, p.217.
  61. ^ Carmack 2001a, p.370.
  62. ^ Fox 1991, p.213. Carmack 2001a, p.371.
  63. ^ Fox 1991, p.216.
  64. ^ a b Fox 1991, p.217.
  65. ^ Carmack 2001a, p.363.
  66. ^ a b c d e f g h Carmack 2001a, p.375.
  67. ^ Carmack 2001a, pp.375-376.
  68. ^ Carmack 2001a, p.376.
  69. ^ Carmack 2001a, p.372.
  70. ^ a b c d e f Carmack 2001a, p.373.
  71. ^ a b Carmack 2001a, p.221.
  72. ^ Carmack 2001a, pp.221-222.
  73. ^ a b Carmack 2001a, p.222.
  74. ^ a b c d e Carmack 2001a, p.219.
  75. ^ Carmack 2001a, pp.219-220.
  76. ^ Carmack 2001a, p.155.
  77. ^ a b Carmack 2001a, pp.222-223.
  78. ^ a b c d Carmack 2001a, p.223.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Carmack, Robert M., e John M. Weeks, Aprile 1981, The Archaeology and Ethnohistory of Utatlan: A Conjunctive Approach, pag. 323-341, volume 46, rivista 2, pubblicato da Society for American Archaeology
  • (ES) Carmack, Robert M., 2001, Kik'ulmatajem le K'iche'aab': Evolución del Reino K'iche, pubblicato da Iximulew, ISBN 99922-56-22-2
  • Christenson, Allen J, K'iche' - English Dictionary and Guide to Pronunciation of the K'iche'-Maya Alphabet, file PDF, pubblicato da Foundation for the Advancement of Mesoamerican Studies, Inc., data di accesso 4 febbraio 2009
  • Coe, Michael D., 1999, The Maya, sesta edizione, interamente rivista ed espansa, serie Ancient peoples and places, pubblicato da Thames & Hudson, ISBN 0-500-28066-5
  • Fox, John W., Settembre 1989, On the Rise and Fall of Tuláns and Maya Segmentary States, parte di American Anthropologist, New Series, volume 91 rivista 3, pagine 656-681, pubblicato da Blackwell Publishing per conto di American Anthropological Association a Oxford/Arlington, VA, data di accesso 1º febbraio 2009
  • Fox, John W., 1991, capitolo The Lords of Light Versus the Lords of Dark: The Postclassic Highland Maya Ballgame, editore Vernon Scarborough e David R. Wilcox, titolo The Mesoamerican Ballgame, pubblicato da University of Arizona Press, pagine 213-238, ISBN 0-8165-1360-0
  • Fox, John W. e Garrett W. Cook, 1996, Constructing Maya Communities: Ethnography for Archaeology, file PDF
  • Kelly, Joyce, 1996, An Archaeological Guide to Northern Central America: Belize, Guatemala, Honduras, and El Salvador, ISBN 0-8061-2858-5
  • Milbrath, Susan e Carlos Peraza Lope, 2003, Revisiting Mayapan: Mexico's last Maya capital, pagine 1-46, pubblicato da Cambridge University Press
  • (ES) Recinos, Adrian, 1952, 1986, Pedro de Alvarado: Conquistador de México y Guatemala, seconda edizione, pubblicato da CENALTEX Centro Nacional de Libros de Texto y Material Didáctico "José de Pineda Ibarra", oclc 243309954
  • Sharer, Robert J., 2000, capitolo The Maya Highlands and the Adjacent Pacific Coast, editore Richard E.W. Adams e Murdo J. Macleod, titolo The Cambridge History of the Native Peoples of the Americas, volume 2: Mesoamerica, parte 1, pubblicato da Cambridge University Press, pagine 449-499, ISBN 0-521-35165-0
  • Sharer, Robert J. con Loa P. Traxler, 2006, titolo The Ancient Maya edizione 6, pubblicato da Stanford University Press, ISBN 0-8047-4817-9
  • Stephens, John L., 1969, titolo Incidents of Travel in Central America, Chiapas, and Yucatan, Volume 2 google books, pubblicato da Dover Publications, pagine 169-180
  • (ES) Weeks, John M., 1997, Las ruinas de Utatlán: 150 años después de la publicación de Incidents of Travel in Central America, Chiapas, and Yucatan, de John L. Stephens, giornale Apuntes arqueologicos, volume 5, pagine 7-26

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Coordinate: 15°01′24.7″N 91°10′19.16″W / 15.023528°N 91.171989°W15.023528; -91.171989

Conquista spagnola delle Americhe Portale Conquista spagnola delle Americhe: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Conquista spagnola delle Americhe