Il processo alla tappa

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Processo alla tappa
Brera, Zavoli e Raschi.jpg
Sergio Zavoli, al centro, con Gianni Brera e Bruno Raschi durante una puntata degli anni '60
Anno1962-1970, 1998 - in produzione
Genererotocalco, talk show, sportivo
Durata40 min
Crediti
ConduttoreSergio Zavoli
Rete televisivaProgramma Nazionale
Rai 3
Rai 2

Il processo alla tappa è un programma televisivo italiano sportivo, in onda sul Programma Nazionale dal 1962 al 1970 e su Rai 3 dal 1998.

Il programma, già nella sua prima edizione, rivoluzionò il modo di trattare lo sport in televisione. Andava in onda dopo la conclusione di ogni tappa del Giro d'Italia: da un palco improvvisato nei pressi della linea del traguardo si alternavano corridori, direttori sportivi, giornalisti.

L'edizione storica[modifica | modifica wikitesto]

La prima edizione, creata e condotta da Sergio Zavoli,[1] che già aveva proposto questa trasmissione in radio dal 1958, fu quella legata al Giro d'Italia del 1962, vinto da Franco Balmamion, e fin dalla prima puntata, del 20 maggio, ebbe subito uno straordinario successo. Il programma piacque perché, oltre ad analizzare tecnicamente la tappa, raccontava piccole storie, di umili gregari, di massaggiatori, meccanici, corridori di secondo piano che a volte anche solo per un giorno erano riusciti a uscire dalla mediocrità con un'impresa, magari non andata in porto proprio sul finale. Come la storia di Lucillo Lievore, che nella ventunesima tappa del Giro del 1966 fu protagonista di una lunghissima fuga solitaria, durante la quale lo stesso Zavoli più volte lo avvicinò a bordo di un'autovettura per intervistarlo e incoraggiarlo. Lievore, dopo aver accumulato un enorme vantaggio, nel finale di tappa andò in crisi e venne raggiunto e superato da un avversario a pochi chilometri dal traguardo. L'episodio fu fonte ispiratrice di divertenti parodie interpretate da Gino Bramieri, Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi.[2]

Vito Taccone superstar[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei personaggi chiave della trasmissione fu, sempre negli anni sessanta, Vito Taccone, il corridore abruzzese divenuto popolare per le sue vittorie ma soprattutto per il suo animo battagliero, in corsa e fuori.[3] Per questo divenne per anni quasi un ospite fisso del programma di Zavoli, che animò con il suo modo schietto di affrontare ogni argomento, infarcendo i suoi discorsi con espressioni dialettali. Parlava della mamma («Io vinco e lei mi prepara il capretto arrosto. Che profumo, che sapore, caro Sergio»), cantava canzoni abruzzesi «Sun salito alla Maiella, la muntagna è tutta in fiore, me paria che passu passu se fignisse all'infinitu», si rendeva simpatico al pubblico per la sua straordinaria genuinità.[3]

Eddy Merckx positivo[modifica | modifica wikitesto]

Una delle puntate più suggestive fu quella del 31 maggio 1969, quando Eddy Merckx fu trovato positivo al controllo antidoping. Davanti al microfono di Zavoli, nella camera d'albergo, Merckx si scioglie in lacrime, negando di aver mai preso sostanze vietate. Erano presenti quel giorno alla trasmissione Gianpaolo Ormezzano, Gianni Brera, Enzo Biagi e Indro Montanelli.

Rivoluzione tecnologica[modifica | modifica wikitesto]

Il processo alla tappa di Zavoli è da ricordare anche perché fu una delle prime trasmissioni della giovane televisione italiana a introdurre una vera e propria rivoluzione tecnologica. Fu impiegata per la prima volta la moviola, per chiarire eventuali dubbi su un arrivo contrastato, fu usato il radio-telefono per riproporre, alla fine della tappa, collegamenti effettuati durante la corsa. Il primo esperimento riuscito fu con Vittorio Adorni che, in corsa, con il radio-telefono intervistò nel 1966 un altro campione in gara, il francese Jacques Anquetil. Tra le "diavolerie" usate dai tecnici della Rai in corsa e poi riproposte dal Processo alla tappa ci furono anche l'antesignano del teleprompter, l'ampex, il duplex, il triplex. Le riprese durante la corsa venivano effettuate a bordo di una Fiat 2300 sul cui tetto era stata installata una telecamera mobile appositamente progettata e costruita dai laboratori del Centro Ricerche Rai di Torino.[4]

Le edizioni moderne[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'edizione storica degli anni sessanta, il Processo è mancato per anni. Nel 1976, quando il Giro tornò ad essere proposto in diretta dalla Rai, per un paio di edizioni fu proposto dal Tg2, che all'epoca curava in collaborazione con il Pool Sportivo, le trasmissioni sulla corsa, un dopocorsa che metteva insieme aspetti tecnici e spunti ironici, condotto da Gianfranco D'Angelo. Il Processo è poi ricominciato quando il Giro d'Italia, al termine di un interregno Fininvest (quando la corsa rosa fu trasmessa da Italia 1 prima e da Retequattro poi), venne seguito di nuovo dalla Rai. La trasmissione ha mantenuto il nome della prima storica edizione di Zavoli, all'infuori del 2003 quando, condotta da Giampiero Galeazzi, si chiamava Stappa la tappa. Le ultime edizioni:

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]