Potëmkin (nave da battaglia)

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Knjaz' Potëmkin Tavričeskij
Vista di tre quarti della Potëmkin
Vista di tre quarti della Potëmkin
Descrizione generale
Naval Ensign of Russia.svg Naval Ensign of RSFSR (1918-1920).svg Naval Ensign of RSFSR (1920-1923).svg
Tipo Corazzata
Classe Potëmkin
Cantiere Nikolaev
Impostata 10 settembre 1898
Varata 26 agosto 1900
Entrata in servizio 1904
Destino finale smantellata 1922-1924
Caratteristiche generali
Dislocamento a pieno carico: 12.900 t
Lunghezza lungo la linea di galleggiamento: 113,2 m
Larghezza 22,2 m
Altezza 8,4 m
Propulsione 3 coppie di caldaie e 2 motrici verticali a tripla espansione, 2 assi d'elica (10.600 HP)
Velocità 16,7 nodi
Equipaggio 731
Armamento
Artiglieria alla costruzione:
  • 4 cannoni da 305 mm
    (2 torri binate)
  • 16 cannoni da 152 mm
  • 14 cannoni da 75 mm
    (su affusto binato)
  • 4 cannoncini da 47 mm
  • 2 cannoncini da 37 mm
Corazzatura Corazzatura Krupp

Scafo: da 150 a 230 mm
ponte: da 65 a 75 mm
Casematte: da 120 a 150 mm
Torrette: 250 mm

Torre di comando: 230 mm

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La corazzata Knjaz' Potëmkin Tavričeskij (cirillico: Князь Потёмкин-Таврический), così chiamata in onore dello statista russo Grigorij Aleksandrovič Potëmkin, principe di Tavros che, sotto il regno della zarina Caterina II la grande, volle creare una potente flotta del Mar Nero, sarebbe dovuta essere il prototipo di un nuovo tipo di nave da battaglia, ma rimase l'unica della classe.

La storia[modifica | modifica sorgente]

La nave venne costruita nel cantiere navale di Nikolaev dove lo scafo fu impostato nel settembre del 1898. Dopo il varo avvenuto il 26 agosto 1900 la nave venne trasportata a Sebastopoli per il completamento dell'allestimento. Le continue modifiche al progetto durante la costruzione, il fatto che la maggior parte del materiale dovette essere spedita da San Pietroburgo ed un incendio scoppiato nei locali macchine nel 1902, determinarono il ritardo nella messa in servizio della nave.

Dopo le prove in mare, iniziate nel 1903, la nave entrò in servizio nel 1904 e divenne pienamente operativa solo nella primavera del 1905 assegnata nella flotta del Mar Nero presso la base navale di Odessa, entrando praticamente in servizio poco prima della fine della guerra russo-giapponese, alla quale la Flotta del Mar Nero non partecipò direttamente. Gli esiti del conflitto e in particolare il disastro nella Battaglia di Tsushima ebbero una vasta risonanza creando dei malcontenti negli equipaggi della Marina Imperiale Russa.

L'ammutinamento[modifica | modifica sorgente]

Il 27 giugno 1905, mentre era alla fonda nell'isola di Tendra, in attesa di essere raggiunto dal resto della flotta per prendere parte ad una esercitazione, il suo equipaggio si ammutinò in seguito al tentativo da parte del primo ufficiale Ippolit Giliarovskij di obbligare l'equipaggio a mangiare carne infestata dai vermi. Durante i disordini gli ammutinati uccisero sette dei diciotto ufficiali, compreso Giliarovskij e il capitano Evgenij Golikov, e gli ufficiali superstiti vennero messi agli arresti, mentre tra gli insorti il marinaio Grigorij Vakulenčuk a capo dell'ammutinamento, venne ferito mortalmente. I marinai della nave organizzarono a bordo una commissione, nominando loro portavoce il marinaio Afanasij Matjušenko.

L'equipaggio della silurante di scorta N. 267, che aveva portato la carne a bordo della nave alla fonda, seguì l'esempio dei marinai della corazzata. La nave ritornò ad Odessa issando la bandiera rossa ed appoggiando i disordini che nel frattempo erano scoppiati in città e che si acuirono durante i funerali di Vakulenčuk. Durante questi disordini due colpi imprecisi, partiti dai cannoni da 152mm della corazzata vennero indirizzati verso il palazzo dove erano riunite le autorità locali zariste.

L'ammiragliato russo inviò allora due squadroni di navi da battaglia col compito di riprendere la nave o di affondarla e quando la corazzata Potëmkin, lasciata la base di Odessa puntò sul gruppo da battaglia e la battaglia sembrò inevitabile, i marinai delle navi zariste rifiutarono di fare fuoco, esternando la loro solidarietà verso gli ammutinati e consentendo loro di passare indisturbati attraverso la flotta per dirigersi in mare aperto e scappare. Un'altra corazzata, la Georgij Pobiedonosec, si unì ai ribelli e le due corazzate insieme alla silurante puntarono verso Sebastopoli, ma sulla corazzata Georgij Pobiedonosec le forze lealiste ebbero poi il sopravvento e così la nave abbandonò gli ammutinati.

La corazzata Potëmkin dopo aver peregrinato a lungo nel Mar Nero, si diresse verso la Romania giungendo nel porto di Costanza dove le autorità negarono il permesso di attracco, sparando anche su un gruppo da sbarco della nave. Tra i membri dell'equipaggio che si erano recati a terra, molti trovarono rifugio clandestinamente in Romania. Tra coloro che vennero rimpatriati in Russia, una parte furono condannati a varie pene detentive, mentre alcuni dei capi della rivolta finirono davanti la corte marziale e alcuni di essi fucilati.

Tra i rivoltosi che avevano trovato rifugio in Romania mischiandosi con la popolazione locale c'era anche colui che era stato portavoce dei rivoltosi, Afanasij Matjušenko, che nel giugno 1907 tornò in Russia per svolgere attività anarco-comunista nella città di Odessa. Il 30 luglio dello stesso anno venne arrestato a Nikolaev, processato da un tribunale militare, condannato a morte e giustiziato mediante impiccagione a Sebastopoli il successivo 20 ottobre.

Panteleimon[modifica | modifica sorgente]

Alla fine, la nave venne restituita alla Russia, e dopo il ritorno a Sebastopoli il 9 agosto 1905 per cancellare il ricordo della rivolta venne ribattezzata Panteleimon. Il nome venne scelto per ricordare la data del ritorno in Russia che secondo il calendario russo era il 27 luglio, giorno di San Pantaleone. La nave venne successivamente sottoposta a lavori di rifacimento nel 1910, nel 1915 e nel 1916. Nel corso del primo conflitto mondiale venne impiegata nel Mar Nero contro la flotta turca.

Borec za Svobodu[modifica | modifica sorgente]

In seguito alla Rivoluzione di febbraio, il 13 aprile 1917 riprese il nome originale Potëmkin, ma il successivo 11 maggio, il nome venne ancora cambiato in Borec za Svobodu (cirillico: Борец за свободу) che in russo significa Combattente per la libertà. Dopo la rivoluzione d'Ottobre il 29 dicembre 1917 venne incorporata nella Flotta Rossa degli operai e dei contadini (Russo: Рабоче-Крестьянский Красный флот, Raboče-Krest'janskij Krasnyj Flot o RKKF) e il 1º maggio 1918 venne catturata a Sebastopoli dagli occupanti tedeschi.

Dopo la sconfitta degli Imperi Centrali il 24 novembre dello stesso anno venne catturata dalle truppe anglo-francesi e tra il 22-24 aprile 1919 venne resa inutilizzabile dall'equipaggio dell'incrociatore inglese Calypso che ne danneggiò irreparabilmente le macchine, per evitare che cadesse in mano dell'Armata Rossa che si avvicinava alla città e che avrebbe conquistato il successivo 29 aprile. Durante la guerra civile russa in seguito all'occupazione di Sebastopoli il successivo 24 giugno cadde nelle mani dell'Armata Bianca e, il 15 novembre 1920, quando i bolscevichi ripresero Sebastopoli, trovarono la nave all'ormeggio, danneggiata irreparabilmente e ne ordinarono la demolizione, che avvenne tra il 1922 ed il 1924, mentre la nave venne radiata il 21 novembre 1925.

Poster della pellicola

L'ammutinamento e la propaganda[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La corazzata Potëmkin.

L'episodio dell'ammutinamento è stato il soggetto di un famoso film di Sergej Michajlovič Ejzenštejn, dal titolo La corazzata Potëmkin. Nonostante il fatto che per la maggior parte della sua attività la nave avesse prestato servizio con il nome di Pantelimon, essa sarebbe stata per sempre ricordata con il suo nome originale, consacrato dall'iconografia sovietica e dall'intensa propaganda cinematografica.

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