Pieve di San Giovanni Evangelista (Monterappoli)

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Pieve di San Giovanni Evangelista
Pieve Monterappoli, facciata.JPG
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Toscana
Località Monterappoli
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Giovanni Evangelista
Diocesi Arcidiocesi di Firenze
Architetto Magister Bonseri
Stile architettonico romanico, barocco
Inizio costruzione 1165
Completamento XX secolo

Coordinate: 43°40′31.5″N 10°56′36.68″E / 43.675417°N 10.943522°E43.675417; 10.943522

La pieve di San Giovanni Evangelista è un luogo di culto cattolico situato a Monterappoli, frazione di Empoli, in provincia di Firenze, all'interno del territorio dell'arcidiocesi di Firenze.

Edificio di stile romanico con influenze lombarde, opera dell'architetto Magister Bonseri, deve la sua importanza al fatto di essere stato un vero e proprio prototipo per molti altri edifici di poco posteriori siti soprattutto in Valdelsa: basti vedere le facciate della pieve dei Santi Ippolito e Biagio e della collegiata dei Santi Lorenzo e Leonardo, entrambe a Castelfiorentino. Ma la sua influenza si può riscontrare anche in edifici più tardi, come la chiesa di San Francesco, sempre a Castelfiorentino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La pieve sorge ai margini dell'abitato di Monterappoli, sede di un antico castello dei conti Guidi, lungo uno dei percorsi valdelsani della via Francigena.

Il più antico documento che attesti l'esistenza della chiesa si trova scolpito nell'architrave del portale principale e recita: + ANNI DNI MCLXV / + EC MANIBUS. SCRITA. MAIS TER. BONSERI (CLIPEUS DEXSTRA) VIR PROBUS. EX GENTE LOBARDA. TRADIA / + CUSTOS + USURA. L'iscrizione oggi, a causa della consunzione della pietra , è diventata quasi illeggibile.

Tutti gli storici che di sono avvicinati a questa iscrizione sono concordi nell'attribuire l'edificio al magister Bonseri, architetto lombardo, che la realizzò nel 1165[1]. In quel periodo il territorio circostante la pieve era un feudo dei conti Guidi ai quali venne confermato da vari diplomi imperiali emessi tra il 1191[2] e il 1273[3], e cioè fino a quando la repubblica di Firenze non prese il controllo del castello di Monterappoli, controllo però non totale visto che la pieve di San Genesio possedeva dei beni nel castello come risulta da una bolla di papa Celestino III del 1194[4].

Per quanto riguarda le testimonianze scritte sulla pieve, la più antica risale al 1231, anno in cui risulta che il pievano di Monterappoli abbia partecipato a San Miniato ad un atto di sottomissione a quel comune[5].

Alla metà del XIII secolo il piviere di Monterappoli contava 10 chiese suffraganee[5], formanti un territori abbastanza improduttivo come si evince dalle decime pagate tra il 1276 e il 1303[6][7][8]. Da un documento del 1260 sappiamo che a quel tempo il pievano si chiamava Canneto di Tiezo[5] e presso la pieve viveva insieme ad una comunità di canonici. Nel 1286 la gestione del piviere era affidata al canonico padre Cino[5].

Dal XIV secolo in avanti la pieve così come il castello di Monterappoli iniziarono un lungo periodo di decadenza sia sul piano istituzionale sia sul piano delle strutture tanto che nel 1368 la repubblica fiorentina stanziò dei fondi per ricostruire il castello[9], danneggiato dalle scorrerie delle truppe mercenarie e nel 1395 il comune era preoccupato per gli usi impropri che i parrocchiani facevano dell'edificio della pieve[10].

Fino al 1486 il patronato della pieve era dei Frescobaldi ma in quell'anno passò ai Corsini[5].

Nel XVII secolo la chiesa venne rinnovata in stile barocco[5] e nel 1742 venne messa in comunicazione con l'adiacente cappella della Compagnia delle Sorelle del Volto Santo.

I restauri effettuati tra il 1969 e il 1970[11] hanno comportato l'eliminazione di ogni intonaco barocco per riportare le mura interne alla muratura romanica, inoltre si è provveduto a chiudere le finestre rettangolari ripristinando l'originale schema della facciata. Nel volume Chiesa romaniche in Valdelsa di Moretti-Stopani vi è una interessante fotografia dove la facciata è ritratta ancora come si presentava prima dell'ultimo restauro effettuato dopo la pubblicazione del libro (1968, con la bifora e i due oculi murati e le due grandi finestre aperte in facciata nel corso del XVIII secolo[12].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La pieve è un interessante esempio di romanico lombardo innestato nella tradizione culturale valdelsana.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata a capanna presenta delle forti lesene e semplici decorazioni in fase con la muratura che le danno un aspetto perfettamente simmetrico; al centro si apre il portale aggettante sulla facciata con arco a tutto sesto sorretto da due colonne in mattoni concluse da capitelli in marmo e sormontato da una bifora, oggi priva della colonnina centrale, decorata a cunei, il cui volume è leggermente staccato dalla linea della facciata.

L'architrave del portale

Quest'elemento insieme all'architrave dove oltre all'iscrizione appaiono anche una mano benedicente in mezzo a due rosoni[13], dimostra l'origine lombarda[14] del progettista, il magister Bonseri.

Il coronamento della facciata è stato realizzato tramite una semplice decorazione in mattoni ad archetti a tutto sesto intrecciati e tale decorazione prosegue anche lungo le fiancate fino alla tribuna dove si sovrappone a delle semicolonne pensili che scandiscono il volume dell'abside. Esternamente altre decorazioni sono costituite da oculi, feritoie a forma di croce e vari crateri in ceramica.

Sul fianco sinistro sorge il campanile realizzato sui resti di una torre a base circolare e ricostruito dopo il secondo conflitto mondiale. Una delle campane è datata 1294 e proviene dal castello di Monterappoli[15].

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno

L'interno della chiesa è a navata unica coperta con capriate lignee a vista e terminante con un'abside semicircolare, ai lati della quale si trovano due monofore a tutto sesto, identiche a quelle esterne. Il paramento murario è interamente in laterizi ad eccezione per l'abside che presenta ancora gli affreschi barocchi. Il presbiterio, rialzato di alcuni gradini rispetto al resto della chiesa, ospita al centro l'altare maggiore, in stucco dipinto a finto marmo.

A metà della navata si trovano i due altari laterali, dedicati alla Madonna del Rosario (altare di sinistra) e a Sant'Antonio da Padova, le cui ancone sono costituite da due colonne composite lisce che sorreggono un frontone spezzato; al centro si trova una pala che raffigura il santo dedicatario dell'altare.

Interessanti il crocifisso ligneo del XVII secolo e il piccolo vano affrescato, situato sulla sinistra del portale di accesso, che contiene il fonte battesimale.

Da questa pieve proviene la tavola con la Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Domitilla di Rossello di Jacopo Franchi, databile tra il 1420 e il 1430 ca. attualmente esposta nel Museo della Collegiata di Sant'Andrea a Empoli.

Piviere di Monterappoli[modifica | modifica wikitesto]

  • canonica di San Matteo a Granaiolo
  • chiesa di Santa Maria al Borgo Vecchio di Cambiano
  • chiesa di San Bartolomeo a Corbinaia
  • chiesa di San Prospero a Cambiano
  • chiesa di San Martino del Piano
  • chiesa di sant'Andrea a Rofiniano
  • chiesa di Santa Maria Oltrorme
  • chiesa di Sant'Jacopo a Stigliano
  • chiesa di San Lorenzo a Monterappoli
  • chiesa di San Giusto a Camporese

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AA.VV., Chiese medievali della valdelsa....., pag.135
  2. ^ Lami 1758, pag.671
  3. ^ Federico II conferma ai conti Guidi il possesso sul castello nel 1220 e nel 1247. Nel 1255 il castello viene ceduto dai Guidi al comune di Firenze ma i conti ne ripresero il possesso dopo la Battaglia di Montaperti; Lami 1758, pag.70-675
  4. ^ Lami 1758, pag.334
  5. ^ a b c d e f AA.VV., Chiese medievali della valdelsa....., pag.136
  6. ^ Nel 1277 paga 5 lire e 6 soldi; nel 1289 6 lire e 6 soldi;nel 1303 2 lire e 13 soldiGuidi-Giusti 1942, pag.36
  7. ^ Guidi 1932, pag.20
  8. ^ Lami 1758, pag.538
  9. ^ Cioni 1911, pag.273-274
  10. ^ I contadini dei dintorni si erano abituati ad ingombrare la pieve di sancto Giovanni di Monterappoli overo alcuna altra chiesa del detto comune con biade ulive e masseritia overo d'altre qualunque cose, ed inoltre di salire sopra alcuno tetto d'alcuna Chiesa del detto Comune ma anche di fare foco in alcuna chiesa di detto Comune (forse per scaldare l'ambiente); AA.VV., Chiese medievali della valdelsa....., pag.138, nota 11
  11. ^ Cirri-Villani 1993, pag.351
  12. ^ Moretti-Stopani 1968, pag.291-293
  13. ^ Un'analoga decorazione è visibile nella Collegiata di Castell'Arquato, ; AA.VV., Chiese medievali della valdelsa....., pag.138, nota 16
  14. ^ La pieve infatti appare sorprendentemente simile alla chiesa di santo Stefano a Lentate sul Seveso; AA.VV., Chiese medievali della valdelsa....., pag.138, nota 15
  15. ^ Cioni 1911, pag.273

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae monumenta, Firenze, Tipografia Salutati, 1758.
  • Giovanni Targioni Tozzetti, Relazioni d'alcuni viaggia fatti in diverse parti della toscana, Firenze, Stamperia Granducale, 1775.
  • Emanuele Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico del Granducato di Toscana, Firenze, 1833-1846.
  • Luigi Santoni, Raccolta di notizie storiche riguardanti l'arcidiocesi di Firenze, Firenze, Tipografia Mazzoni, 1847.
  • Emanuele Repetti, Dizionario corografico-universale dell'Italia sistematicamente suddiviso secondo l'attuale partizione politica d'ogni singolo stato italiano, Milano, Editore Civelli, 1855.
  • Attilio Zuccagni-Orlandini, Indicatore topografico della Toscana Granducale, Firenze, Tipografia Polverini, 1857.
  • Cesare Paoli, Il Libro di Montaperti (MCCLX), Firenze, Viesseux, 1889.
  • Michele Cioni, Elenco di varie costruzioni monumentali in Valdelsa e notizie di pubblicazioni, Miscellanea Storica della Valdelsa, 1903.
  • Michele Cioni, La Valdelsa: guida storico-artistica, Firenze, Lumachi, 1911.
  • Pietro Guidi, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1274-1280, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1932.
  • Pietro Guidi, Martino Giusti, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1295-1304, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1942.
  • Italo Moretti, Renato Stopani, Chiese romaniche in Valdelsa, Firenze, Salimbeni, 1968.
  • Carlo Celso Calzolai, La Chiesa Fiorentina, Firenze, Tipografia Commerciale Fiorentina, 1970.
  • Renato Stopani, Il contado fiorentino nella seconda metà del Duecento, Firenze, Salimbeni, 1979.
  • AA. VV., Toscana paese per paese, Firenze, Bonechi, 1980.
  • Renato Stopani, Storia e cultura della strada in Valdelsa nel medioevo, Poggibonsi, Centro Studi Romei, 1986.
  • Vittorio Cirri, Giulio Villani, La Chiesa Fiorentina. Storia Arte Vita pastorale, Firenze, LEF, 1993.
  • AA. VV., Chiese medievali della Valdelsa. I territori della via Francigena tra Firenze, Lucca e Volterra, Empoli, Editori dell'Acero, 1995, ISBN 88-86975-18-X.
  • Marco Frati, Chiesa romaniche della campagna fiorentina. Pievi, abbazie e chiese rurali tra l'Arno e il Chianti, Empoli, Editori dell'Acero, 1997, ISBN 88-86975-10-4.
  • Rosanna Caterina Proto Pisani, Empoli, il Valdarno inferiore e la Valdelsa fiorentina, Milano, Mondadori, 1999, ISBN 88-04-46788-6.

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