Pietro Tesauri

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Pietro Tesauri
arcivescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricoperti Vescovo di Isernia e Venafro
Arcivescovo di Lanciano e amministratore apostolico di Ortona
Nato 28 novembre 1882
Ordinato presbitero 17 giugno 1905
Consacrato vescovo 25 maggio 1933
Elevato arcivescovo 25 maggio 1939
Deceduto 27 agosto 1945

Pietro Tesauri (Cavriago, 28 novembre 1882Isola del Gran Sasso, 27 agosto 1945) è stato un arcivescovo cattolico italiano, distintosi per il suo eroico comportamento durante l'occupazione nazista dell'Italia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato in una famiglia assai povera, fu indirizzato alla scelta seminarile dal parroco di Cavriago, il correggese don Pacifico Vellani, e compì i primi studi sacerdotali dai padri Redentoristi di Scifelli (Frosinone). Venne ordinato a Reggio Emilia il 17 giugno 1905 e si distinse agli inizi del suo ministero per un'attività calata nelle opere sociali: protagonista di memorabili contraddittori con avversari politici, predicatore in varie città italiane e impegnato nelle organizzazioni cattoliche emiliane - fu presidente della Federazione Giovanile Diocesana (1909) e membro del Comitato regionale della Gioventù Cattolica. Inviato a Firenze per terminare la laurea in lettere classiche, quando tornò nella sua diocesi cominciò a insegnare nel seminario vescovile reggiano e partecipò alla vita amministrativa locale: nel 1914 sedette sui banchi del Consiglio Comunale di Reggio e quando, nel 1919, nacque il PPI (Partito Popolare Italiano), fu tra i più ferventi promotori, firmando il primo manifesto del Comitato provinciale reggiano. Durante la prima guerra mondiale assistette i feriti negli ospedali, e nell'agosto 1921 accettò l'incarico di parroco a Correggio, dove avrebbe trascorso quasi dodici anni, molto importanti per la sua evoluzione di uomo e sacerdote. Qui infatti ricostituì gruppi giovanili (1922), fondò e animò il Bollettino Parrocchiale (1927), tuttora esistente, creando la Tipografia del Povero per stamparlo, rivitalizzò le attività sociali e caritatevoli, fra l'altro, aprendo la Casa della Divina Provvidenza, organizzando campi estivi per ragazzi e istituendo il pacco natalizio per i più bisognosi.[1]

Il 13 marzo 1933 papa Pio XI lo nominò vescovo di Isernia e Venafro: venne consacrato il 15 maggio a Correggio nella basilica di San Quirino, attorniato da una marea di fedeli accorsi a salutare il prevosto che tanto aveva fatto per loro in anni non facili.

Il 25 maggio 1939 papa Pio XII lo nominò poi arcivescovo di Lanciano e amministratore apostolico di Ortona. Nel 1941 celebrò il sinodo diocesano. Fu sempre attento alla formazione spirituale e morale del suo clero e dei suoi fedeli diocesani.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo della seconda guerra mondiale monsignor Tesauri tenne un eroico comportamento e specialmente sotto l'occupazione tedesca si impegnò molto al sollevamento morale e spirituale dei fedeli.

Dopo numerosi furti e requisizioni da parte dei nazisti, alcuni giovani insorsero il 6 ottobre del 1943. Questa insurrezione portò la morte di una ventina di persone tra cui dodici giovani patrioti (i famosi "Eroi ottobrini"). Il Vescovo Tesauri non ebbe paura dei primi spari di rappresaglia e quindi aprì la porta della cappella del Seminario per dar rifugio a sacerdoti, donne, bambini del quartiere. Trasformò quindi lo stesso Seminario in rifugio per i feriti. Egli stesso assisteva i moribondi e amministrava i Sacramenti. Nonostante non ancora si placava il fuoco nemico, si recava nei luoghi dove si era combattuto. Circostanza famosa fu quando rimase a lungo in ginocchio presso il corpo di un giovane patriota trucidato nonostante la presenza delle sentinelle tedesche.

All'alba del 7 ottobre, sotto la pioggia, si recò a piedi al comando tedesco di Villa Lanza di Castel Frentano, per implorare dal capitano Foltsche di non avere altre rappresaglie e di non utilizzare i cannoni contro la città.

Il 20 novembre iniziò il primo bombardamento da parte americana e l'Arcivescovo accolse tutti quelli rimasti a Lanciano presso le cantine dell'Arcivescovado e sotto il Ponte Diocleziano. Si recò anche in altri rifugi; in uno (posto in una fogna) nacque una bambina e la battezzò. Il 22 e il 26 novembre vi furono altri bombardamenti americani e Tesauri fu il primo ad accorrere per confortare e aiutare i superstiti. Il 3 dicembre entrarono gli alleati a Lanciano e il 5 si ebbe la prima cannonata tedesca. L'11 gennaio 1944 si recò ad Ortona a piedi per soccorrere i bisognosi e offri anche il suo letto a sacerdoti e combattenti. Il 20 aprile a Lanciano ci fu l'ennesima incursione nazista e Tesauri andò a portare i conforti religiosi ai morenti e a soccorrere i feriti. Il 6 giugno si tennero le ultime cannonate che provocarono trenta vittime e danneggiarono la Cattedrale. Tesauri, come sempre, era lì a togliere i feriti dalle macerie e a confortare i superstiti.

Terminata la guerra Monsignor Tesauri fu chiamato a predicare a Isola del Gran Sasso per la festa di San Gabriele. Improvvisamente morì nel convento passionista la notte tra il 24 e 25 agosto del 1945. La salma fu traslata a Lanciano e dopo 8 anni (6 ottobre 1953) la città, memore del suo eroico esempio, lo volle tumulare nella cattedrale, ai piedi della statua della Madonna del Ponte. Nel 1959 il Presidente della Repubblica concesse alla memoria di Tesauri la croce di guerra al valor militare e partigiano per la Resistenza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ “Nella spiegazione scritta del Vangelo e nel Bollettino ho messo sempre tutto il mio cuore… È facile constatare che il Bollettino ha facilitato il buon esito di tante altre iniziative benefiche…”; 15/6/1933, articolo di commiato da Correggio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Don Pietro Tesauri (1882-1945) un sacerdote in anni difficili, Bertani, Reggio E. 1985
  • Mons. Pietro Tesauri vescovo, Arcidiocesi di Lanciano-Ortona, 2005
  • Monsignor Pietro Tesauri ed Antonio Di Jenno in Episodi e personaggi della Resistenza umanitaria a Lanciano, a cura di V. Libertini, Il nuovo informatore frentano, Lanciano 2005

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN89517122 · SBN: IT\ICCU\CUBV\152710