Panthera pardus saxicolor

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Leopardo persiano
Zoo hannover 9.JPG
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Sottordine Feliformia
Famiglia Felidae
Sottofamiglia Pantherinae
Genere Panthera
Specie P. pardus
Sottospecie P. p. saxicolor
Nomenclatura trinomiale
Panthera pardus saxicolor
Pocock, 1927
Sinonimi

Panthera pardus ssp. sindica
Pocock, 1930
Panthera pardus ssp. ciscaucasica
(Satunin, 1914)
Panthera pardus ssp. transcaucasica
Zukowsky, 1964
Panthera pardus ssp. dathei
Zukowsky, 1959

Il leopardo persiano (Panthera pardus saxicolor Pocock, 1927; syn. ciscaucasica), noto anche come leopardo dell'Iran settentrionale o leopardo del Caucaso, è una sottospecie di leopardo diffusa principalmente nel Vicino Oriente. Oggi il suo areale è quasi essenzialmente limitato al solo Iran. Essendo ancora presente con un numero limitato di esemplari nel Grande Caucaso, è l'unico grande felino rimasto sul suolo europeo. A causa della sua tassonomia ancora oggetto di controversie, non è del tutto chiaro quali popolazioni di leopardo siano ascrivibili a questa sottospecie, ma si ritiene che tutti i leopardi del Caucaso, della Turchia orientale, dell'Iran settentrionale e del Turkmenistan ne facciano parte. Al contrario, non è chiaro se i leopardi dell'Iran meridionale, così come quelli dell'Afghanistan e del Belucistan, appartengano a questa o a un'altra sottospecie (P. p. sindica). Anche la posizione tassonomica dei leopardi del vicino Kashmir non è chiara. Eventuali popolazioni rimaste nella Turchia occidentale potrebbero anch'esse appartenere a una sottospecie distinta (P. p. tulliana). Il leopardo persiano è in pericolo di estinzione: ne rimangono in tutto 870-1300 esemplari.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il leopardo persiano ha una colorazione particolarmente vivace e macchie relativamente grandi. È una delle sottospecie di maggiori dimensioni. La lunghezza di due grossi esemplari abbattuti nel nord dell'Iran era rispettivamente di 213 e 212 cm. Il loro peso era rispettivamente di 86 e 66 kg. Il cranio più grande finora misurato, appartenente a un esemplare vissuto nel parco nazionale del Golestan, era lungo 288 mm[2].

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Leopardo persiano.

La posizione sistematica del leopardo persiano non è stata ancora del tutto chiarita. In particolare, è oggetto di discussione quali popolazioni presenti tra l'Asia Minore e il Kashmir appartengano a questa sottospecie[1]. È fuori da ogni dubbio che i leopardi persiani differiscano geneticamente e morfologicamente dal leopardo arabo (P. p. nimr) da un lato e dal leopardo indiano (P. p. fusca) dall'altro[3]. Nell'area in questione sono state descritte originariamente ben sette sottospecie distinte (tulliana, ciscaucasica, saxicolor, sindica, millardi, dathei e transcaucasica). Secondo gli studi genetici, basati però solamente sull'analisi di pochi individui, gli esemplari in questione sarebbero tutti attribuibili a un'unica sottospecie[3]. Al contrario, le analisi morfologiche indicano che solo le forme ciscaucasica, saxicolor e transcaucasica debbano essere incluse nel leopardo persiano. Il nome scientifico Panthera pardus ciscaucasica avrebbe inoltre la priorità sugli altri essendo stato proposto prima. Il leopardo dell'Anatolia occidentale (P. p. tulliana) da un lato e il leopardo del Belucistan (P. p. sindica) dall'altro sembrerebbero formare distinte sottospecie. Secondo questa revisione, quest'ultima includerebbe anche la forma dell'Iran centrale (dathei) e probabilmente il leopardo del Kashmir (millardi). Tuttavia, questo non è stato confermato[4]. Anche se il leopardo del Belucistan venisse riconosciuto come una sottospecie separata, la linea di demarcazione tra questa forma e il leopardo dell'Iran settentrionale rimarrebbe poco chiara. Se il leopardo dell'Anatolia occidentale (P. p. tulliana) dovesse essere considerato come parte del leopardo persiano, questo nome avrebbe la priorità, essendo stato coniato prima. A causa di tutte queste incertezze, la IUCN, ad esempio, sta conservando per il momento il nome tradizionale saxicolor[1].

Si dice che i leopardi diffusi nel nord dell'Iran siano per lo più animali grandi e di colore chiaro, mentre nel sud del paese sarebbero presenti esemplari di colore piuttosto scuro e un po' più piccoli. Tuttavia, studi recenti non hanno riscontrato differenze evidenti nel tipo di pelliccia tra i leopardi dell'Iran settentrionale e dell'Iran meridionale[2].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Areale del leopardo in Medio Oriente (in verde chiaro le zone dove la sua presenza è dubbia).

Si stima che il numero di esemplari adulti di leopardo persiano in natura sia attorno ai 870-1300 esemplari, ma il numero sta diminuendo. Pertanto, la sottospecie viene classificata come «minacciata» (Endangered) dalla IUCN[1].

L'Iran è la roccaforte della sottospecie: qui il leopardo è ancora diffuso e relativamente comune nelle zone settentrionali e nord-occidentali del paese. In quelle meridionali e sud-orientali, tuttavia, è generalmente raro. Il suo areale in Iran copre ancora una superficie di circa 885.300 km², pari a metà della superficie totale del paese, ma la densità di popolazione è in media molto bassa. Secondo stime approssimative, in Iran ne rimarrebbero 550-850 esemplari e poco più della metà di questi vivrebbe all'interno di aree protette. I più importanti santuari del leopardo in Iran sono il parco nazionale del Golestan (40-45 esemplari), il parco nazionale di Tandooreh (12-18 esemplari) e il parco nazionale di Bamu (15-20 esemplari). In generale si tende a sovrastimare il numero degli esemplari: dal momento che le prede in Iran sono divenute sempre più rare, i leopardi sono costretti a vagare attraverso vasti terreni di caccia e pertanto lo stesso esemplare può venire conteggiato più volte in località diverse del paese[2]. La frammentazione delle popolazioni è considerata una delle più gravi minacce per la sopravvivenza della sottospecie. Solo poche popolazioni vengono considerate ancora vitali[5]. È probabile che circa 80-90 esemplari vivano in Turkmenistan, mentre il numero di capi in Afghanistan viene stimato tra le 200 e le 300 unità[1].

Nella regione del Caucaso si incontrano solamente poche popolazioni residue isolate, ciascuna costituita da un numero limitato di esemplari. La popolazione più numerosa in questa regione vive nell'Iran nord-occidentale ed è composta da circa 25 animali. Qui l'ultima roccaforte dei leopardi è costituita dai monti Talyš, che ospitano, oltre agli esemplari iraniani, anche circa 3-5 esemplari sul versante azero. Si stima che un numero simile di esemplari viva nell'area di Iori-Mingečevir nella zona di confine tra Azerbaigian e Georgia. Una popolazione un po' più numerosa, di 7-15 leopardi, abita sui monti Zangezur e Meghri in Armenia e Azerbaigian. Nel Grande Caucaso si possono ancora trovare circa 10-15 esemplari in Daghestan, Inguscezia, Ossezia del Nord e probabilmente in Cecenia. Lo status della specie nella Turchia orientale è sconosciuto[6]. Nel 2013 un esemplare è stato ucciso a Diyarbakır[7]. Inoltre non è chiaro se il leopardo sia ancora presente nella Turchia occidentale[1]. Il bracconaggio sembra costituire un grave problema nell'Armenia sud-orientale, dove, data la relativa abbondanza di prede, il numero dei leopardi presenti è apparentemente ben al di sotto del potenziale che la regione potrebbe sostenere[8].

Nel 2016 tre leopardi persiani sono stati rilasciati per la prima volta nel settore russo del Grande Caucaso, nell'area del parco nazionale di Soči. Ciò è avvenuto nel corso di un progetto di reintroduzione su larga scala attualmente in corso che ha avuto inizio in concomitanza con le Olimpiadi invernali del 2014 con il supporto del WWF e di Vladimir Putin. A tal fine, i leopardi vengono allevati in ampi recinti all'aperto e preparati per il rilascio in natura[9][10].

Stime della popolazione del leopardo persiano[1]
Paese Numero di esemplari
Afghanistan 200-300?
Azerbaigian < 10-13
Armenia < 10-13
Nagorno Karabakh < 5
Georgia < 5
Iran 550-850 (2002)
Pakistan ?
Russia 10-15
Turkmenistan 80-90
Turchia ?

Le minacce principali che gravano sulla sopravvivenza del leopardo persiano sono la diminuzione del numero di prede, le modifiche all'habitat di origine antropica e le persecuzioni cui esso è fatto oggetto, principalmente a causa delle aggressioni ai danni degli animali da fattoria. Tuttavia, è difficile determinare l'esatto impatto e la portata di queste minacce[2].

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Ecologia[modifica | modifica wikitesto]

Il leopardo persiano, come tutte le sottospecie di questo felino, è un animale molto adattabile. Si trova a suo agio nelle foreste, nelle steppe erbose e nelle zone sub-desertiche, ma la popolazione più numerosa vive nelle steppe erbose ai piedi della catena dell'Elburz. Originariamente era presente in quasi tutti gli habitat dell'Iran, ad eccezione delle pianure aperte e delle aree utilizzate intensamente per l'agricoltura[5].

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Le prede più importanti in Iran sono capre selvatiche (Capra aegagrus), cinghiali, urial (Ovis spp.), gazzelle gozzute (Gazella subgutturosa), cervi nobili (Cervus elaphus), caprioli (Capreolus capreolus), istrici indiani (Hystrix indica) e pika (Ochotona rufescens), nonché animali da fattoria e cani[5]. Nell'area del parco nazionale del Golestan, nel nord-est del paese, i leopardi si nutrono principalmente di urial della steppa e di cinghiali, ma probabilmente anche di capre selvatiche; a quanto pare la dieta a base di prede naturali viene integrata con animali domestici[11]. Nel sud-est dell'Armenia i leopardi si nutrono principalmente di capre selvatiche, cinghiali, caprioli e istrici indiani[8].

Il leopardo persiano in cattività[modifica | modifica wikitesto]

Leopardo persiano.

Il leopardo persiano viene ora allevato in numerosi zoo europei, dove si riproduce regolarmente. Tutti i progenitori degli esemplari oggi in cattività furono catturati tra il 1955 e il 1967 sulle catene dell'Elburz, del Kopet Dag e dell'Anti-Tauro[5].

Nel 2014 lo staff dello zoo di Nordhorn (Bassa Sassonia) è riuscito per la prima volta a inseminare artificialmente un leopardo persiano. Con l'aiuto dell'Institut für Zoo- und Wildtierforschung (IZW) di Berlino, questo progetto era stato pianificato già nel 2010, ma il primo tentativo era andato fallito. Il 3 agosto del 2014, invece, il successo è stato coronato dalla nascita di due piccoli[12].

Il leopardo persiano nella cultura[modifica | modifica wikitesto]

Il leopardo è sempre stato un animale comune in Persia ed ha sempre influenzato la cultura del Vicino Oriente. In Iran vi sono diversi luoghi chiamati con il nome persiano Palang-Kuh (la «Montagna del Leopardo»)[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g (EN) Khorozyan, I. 2016, Panthera pardus saxicolor, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. ^ a b c d e Bahram H. Kiabi, Bijan F. Dareshouri, Ramazan Ali Ghaemi e Mehran Jahanshahi, Population status of the Persian Leopard (Panthera pardus saxicolor Pocock, 1927) in Iran (PDF), in Zoology in the Middle East, n. 26, 2002, pp. 41-47.
  3. ^ a b O. Uphyrkina, W. E. Johnson, H. B. Quigley, D. G. Miquelle, L. Marker, M. E. Bush e S. J. O'Brien, Phylogenetics, genome diversity and origin of modern leopard, Panthera pardus (PDF), in Molecular Ecology, vol. 10, n. 11, novembre 2001, p. 2617.
  4. ^ Igor G. Khorozyan, Gennady F. Baryshnikov e Alexei V. Abramov, Taxonomic status of the leopard, Panthera pardus (Carnivora, Felidae) in the Caucasus and adjacent areas (PDF), in Russian J. Theriol, vol. 5, n. 1, 2006, pp. 41-52 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016).
  5. ^ a b c d Igor Khorozyan, Research and Conservation of the Persian Leopard (Panthera pardus saxicolor) in Bamu National Park, Fars Province, Iran, Yerevan, maggio 2008.
  6. ^ (DE) Artenporträt: Kaukasus-Leopard (Panthera pardus saxicolor) (PDF), su WWF Deutschland, gennaio 2007. URL consultato il 29 aprile 2016.
  7. ^ Shepherd kills first Anatolian leopard sighted in Turkey for years, su Hürriyet Daily News, 3 novembre 2013.
  8. ^ a b I. Khorozyan, A. G. Malkhazyan e A. Abramov, Presence - absence surveys of prey and their use in predicting leopard (Panthera pardus) densities: a case study from Armenia (PDF), in Integrative Zoology, n. 3, 2008, pp. 322-332, DOI:10.1111/j.1749-4877.2008.00111.x, PMID 21396082 (archiviato dall'url originale il 31 luglio 2013).
  9. ^ Protezione del leopardo nel Caucaso meridionale, su wwf.ch. URL consultato il 19 aprile 2020.
  10. ^ Vladimir Putin's 'extinct' leopards reintroduced to Russia's Black Sea mountains, su telegraph.co.uk, The Telegraph, 15 luglio 2016.
  11. ^ M. S. Farhadinia, B. Nezami, F. Hosseini-Zavarei e M. Valizadeh, Persistence of Persian leopard in a buffer habitat in northeastern Iran (PDF), in Cat News, vol. 51, 2009, pp. 34-36.
  12. ^ (DE) Weltpremiere im Tierpark bei Nachzucht, su gn-online.de, GN-online, 29 agosto 2014. URL consultato il 17 maggio 2015.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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