Paderno del Grappa

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Paderno del Grappa
frazione
Paderno del Grappa – Stemma Paderno del Grappa – Bandiera
Paderno del Grappa – Veduta
La parrocchiale
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Veneto.png Veneto
ProvinciaProvincia di Treviso-Stemma.png Treviso
ComunePieve del Grappa
Territorio
Coordinate45°49′40.79″N 11°51′30.22″E / 45.827997°N 11.858394°E45.827997; 11.858394 (Paderno del Grappa)Coordinate: 45°49′40.79″N 11°51′30.22″E / 45.827997°N 11.858394°E45.827997; 11.858394 (Paderno del Grappa)
Altitudine292 m s.l.m.
Superficie19,53 km²
Abitanti2 195[1] (31-12-2017)
Densità112,39 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale31017
Prefisso0423
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT026054
Cod. catastaleG221
TargaTV
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona E, 2 745 GG[2]
Nome abitantipadernesi
PatronoAnnunciazione della Beata Vergine Maria
Giorno festivo25 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Paderno del Grappa
Paderno del Grappa
Paderno del Grappa – Mappa
L'ex territorio comunale nella provincia di Treviso.
Sito istituzionale

Paderno del Grappa è una frazione del comune di Pieve del Grappa, localizzata alle falde del Monte Grappa.

Fu comune autonomo (con frazione Fietta) sino al 30 gennaio 2019, quando insieme al limitrofo comune di Crespano del Grappa si sono fusi dando origine all'attuale comune di Pieve del Grappa.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Piuttosto comune nel Norditalia, il toponimo Paderno deriva dal latino paternus "paterno", nel senso di "fondo ereditato dal padre"[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Epoca antica[modifica | modifica wikitesto]

A Paderno non sono stati ritrovati reperti ascrivibili all'epoca preistorica, ma la presenza di siti archeologici nei paesi vicini (Pagnano, Possagno, Cavaso del Tomba, Castelcucco) dimostrano importanti frequentazioni umane dal paleolitico medio (300 000 - 36 000 anni fa) al mesolitico (5 000 anni fa)[4].

Meno abbondanti le testimonianze relative ai Veneti, mentre sono numerosi i manufatti della civiltà romana che andò a sostituirli a partire dal III secolo a.C. Certamente fu fondamentale la vicinanza ad Asolo, l'antica Acelum citata da Plinio il Vecchio tra gli oppida del Veneto. Proprio a Paderno, nel corso del Settecento, è stata individuata una cortina (ovvero uno spazio recintato a scopi militari) attorno alla chiesa parrocchiale[4]. Più problematico il ritrovamento del basamento della statua del console Lucio Ragonio, che per alcuni avvenne nell'omonima Paderno di Ponzano Veneto[5].

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Il passaggio dei Longobardi ha lasciato traccia, oltre che nei reperti individuati nei dintorni, anche nella toponomastica: la località Farra sembra ricordare la presenza di una fara, cioè un gruppo di famiglie in grado di organizzarsi a scopi militari[4].

Mancano testimonianze su un vero e proprio castello a Paderno, tuttavia dovettero esistere diversi piccoli insediamenti fortificati: oltre alla già citata cortina di origini romane, sono stati individuati altri due siti in corrispondenza di villa Fietta e sul col Muson; inoltre, il toponimi Torreselle (sulle Motte) e Torraz (a Fietta, lungo l'antica strada per Bassano), sembrano richiamare a delle costruzioni militari[4].

Entrata nell'orbita del Comune di Treviso, Paderno faceva riferimento, sia dal punto di vista ecclesiastico che civile, alla pieve di Fonte. Secondo un documento del 1314 il territorio era diviso tra i comuni rurali di Coi di Paderno (l'odierno centro) e Farra. Nel secolo successivo essi risultano riuniti nell'unico comune di Paderno[4].

Periodo veneziano[modifica | modifica wikitesto]

Seguendo le sorti di Treviso, Paderno diventa parte della Repubblica di Venezia dalla fine del Trecento[4].

In questo periodo, come in tutta la pedemontana del Grappa, assume grande importanza l'attività laniera, con una produzione tale da superare il fabbisogno locale. A Paderno, in verità, solo il Lastego e pochi altri torrenti hanno una portata d'acqua sufficiente ad alimentare i follo, che si concentrano solo nelle località Scoamussa e Piovega. L'economia locale, relativamente florida, favorisce l'aumento demografico[4].

Nel Seicento il paese fu investito da due gravi calamità: la peste del 1630 (che spinge i parrocchiani ad aggiungere i santi Rocco e Sebastiano alla pala cinquecentesca con San Giovanni evangelista) e il terremoto di Santa Costanza del 1695 che devastò tutta la pedemontana; ci furono otto morti e pesanti danni alla chiesa parrocchiale (con il crollo della sommità del campanile) e alle abitazioni (100 su 320 furono danneggiate e 45 divennero inabitabili)[6][4].

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Con la caduta della Serenissima, Paderno subì, come il resto del Veneto, l'alternarsi dell'amministrazione francese e austriaca. In questo periodo le vecchie istituzioni veneziane, basate sul frazionamento del territorio in comunelli, vennero sostituite dagli odierni comuni. Inizialmente comune autonomo, dal 1800 al 1810 Paderno fu frazione di Castelcucco e dal 1811 al 1814 di Possagno. Nel 1815 tornò ad essere comune e dal 1819 ebbe Fietta come frazione[4].

Negli stessi anni si mise mano a collegamenti stradali, realizzando l'odierno sistema viario che permise più facili collegamenti con Fonte, Castelcucco, Asolo e Crespano[4].

Entrata a far parte del Regno d'Italia nel 1866, dalla fine del secolo ai primi del Novecento il paese fu colpito da un consistente fenomeno migratorio che si esaurì solo verso la fine degli anni 1960[4].

Durante la prima guerra mondiale Paderno fu risparmiata dai combattimenti che infuriavano sul sovrastante monte Grappa. Nel primo dopoguerra, benché l'emigrazione fosse ancora consistente, si osservò un leggero aumento demografico dovuto all'arrivo di operai coinvolti nella ricostruzione[4].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa arcipretale[modifica | modifica wikitesto]

Giudizio universale
Madonna del Rosario

Il primo nucleo risale al XIV secolo, un primo ampliamento è stato portato a termine nel 1569 e, in seguito al terremoto del 25 febbraio 1695 che recò danni consistenti, fu ristrutturata nella forma in cui appare ai giorni nostri.

Di pregevole al suo interno il soffitto affrescato dal pittore Giovanni De Min, che nel 1824 vi rappresentò "il Giudizio Universale"; la statua dell'Annunciazione posta nell'abside e la statua lignea di Sant'Antonio di Padova, entrambe opera dello scultore Giuseppe Torretto, alla scuola dello stesso sono attribuite le statue degli angeli situate ai lati dell'altare maggiore; la pala della Madonna del Rosario, attribuita alla scuola di Jacopo da Ponte; il crocefisso ligneo del 1686 attribuito a Francesco Marinali e l'organo costruito da Giovan Battista De Lorenzi nel 1879, riformato a metà del XX secolo, restaurato nella sua forma originale nel 2013 con il ripristino dei registri originali, compresi quelli concertistici e le canne ad ancia metallica.[7]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2017 gli stranieri residenti nel comune erano 229, ovvero il 10,4% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[9]:

  1. Romania: 69
  2. Marocco: 49
  3. Macedonia del Nord: 29
  4. Albania: 23

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Istituti Filippin: sono stati fondati da Mons. Erminio Filippin nel 1924 e da lui diretti fino al 1958; di seguito la gestione e la proprietà sono state affidate alla Congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane che proseguono tuttora l'opera educativa.
  • CIMBA: è una scuola di formazione manageriale e sviluppo personale

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Nelle elezioni comunali del 1995 e del 2009 si è presentato un solo candidato[10].

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione del comune fino al 1867 era Paderno, dal 1867 al 1920 fu Paderno d'Asolo[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici e di tutti i comuni, Novara, Istituto geografico De Agostini, 2006, p. 457.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l Storia del Comune, su comune.paderno.tv.it. URL consultato il 10 marzo 2019.
  5. ^ Silvia Pascale, La famiglia dei Ragoni: ascesa di una famiglia provinciale, in Archeologia Uomo Territorio, nº 19, Milano, 2000, pp. 17-20.
  6. ^ Gabriele Farronato, Paderno del Grappa. Storia delle comunità di Fietta e Paderno, Ed. G.S. Stampa, Asolo, 1999.
  7. ^ Archivio della Parrocchia di Paderno del Grappa.
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Bilancio demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2017 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 31 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 6 agosto 2017).
  10. ^ Lorenzo Zamponi, Bertoni sindaco già da domenica sera, in la Tribuna di Treviso, 9 giugno 2009, p. 17. URL consultato il 30 giugno 2010.
  11. ^ Markt Mallersdorf-Pfaffenberg, Partnerstädte
  12. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tullio Andreatta, Mons. Erminio Filippin: la vita, il pensiero e l'opera di un educatore, Cittadella: Tip. Bertoncello Arti Grafiche, 1999.
  • Gabriele Farronato, Paderno del Grappa. Storia delle comunità di Fietta e Paderno, Ed. G.S. Stampa, Asolo, 1999.
  • Guido Piovene, Viaggio in Italia, Milano, Mondadori, 1971, pp. 38–43.
  • Federico Maistrello, Processo ai fascisti del rastrellamento del Grappa: Corte d'Assise, 2004, p. 125.
  • Franco Catalano, I movimenti studenteschi e la scuola in Italia (1938-1968), 1969, p. 190.
  • Bulletin of the International Bureau of Education, a cura dell'International Bureau of Education, Unesco, 1946, p. 160.
  • Paedagogica historica, a cura del Centre pour l'étude de l'histoire de la pédagogie, 1972, p. 178.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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