Organi costituzionali italiani

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Gli organi costituzionali italiani sono organi della Repubblica Italiana previsti dalla costituzione.

Analisi e caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Secondo parte della dottrina giuridica italiana, sono quegli organi necessari e indefettibili dello Stato, previsti dalla Costituzione della Repubblica Italiana, le cui funzioni fondamentali e organizzazione sono da essa direttamente disciplinate. Essi si trovano in posizione di reciproca parità ed essi prendono parte alla cosiddetta funzione politica, cioè partecipano direttamente alle finalità perseguite dallo Stato e indicate nella Costituzione.[1]

Poiché tali organi sono direttamente disciplinati dalla Costituzione, ogni loro modifica è una modifica costituzionale e quindi necessita della approvazione di una legge di revisione della Costituzione. La loro stessa esistenza costituisce però un limite alla revisione della Costituzione.[1]

Organi costituzionali[modifica | modifica wikitesto]

Sono organi costituzionali:[1][2]

Il bilancio degli organi non dipendenti dal governo[modifica | modifica wikitesto]

Benché tutte le spese pubbliche rifluiscano nel bilancio dello Stato, redatto su iniziativa del Governo e sottoposto ad approvazione parlamentare, si ritiene che le spese degli organi costituzionali, che la Costituzione pone al di fuori dell'amministrazione subordinata all'Esecutivo, siano oggetto di autodeterminazione: pertanto Presidenza della Repubblica, Corte costituzionale, Camera dei deputati e Senato della Repubblica non potrebbero vedere compresse le loro esigenze di spesa senza il loro consenso. Facendosi forte del diverso trattamento subito dai consigli regionali, una dottrina minoritaria[3] contesta questa conclusione sottolineando la natura eminentemente tautologica delle relative clausole di salvaguardia previste per legge ordinaria[4].

Anche sotto il profilo della gestione delle risorse loro conferite, Presidenza della Repubblica, Corte costituzionale e Camere hanno una piena autonomia anche normativa, in nome del principio dell'autocrinia[5]: i relativi uffici amministrativi sono però oramai stabilmente composti da dipendenti assunti per concorso pubblico[6], come prevede lo statuto costituzionale del pubblico impiego. Previsioni di legge rivolte direttamente a tali amministrazioni, in riferimento alla disciplina generale dei dipendenti pubblici, restano comunque assai rare[7]; si riconduce alla dottrina dell'autodichia anche la loro sottrazione alla disciplina di contrattazione (giuridica ed economica) di qualsiasi comparto pubblico.[8]

Di conseguenza, va segnalata la compresenza, nel bilancio dei singoli organi costituzionali suddetti, di voci inesistenti negli omologhi organi costituzionali stranieri, che non prevedono a proprio carico spese sostenute da altri sistemi retributivi o previdenziali pubblici o privati: anche laddove le democrazie sono di più antica e consolidata tradizione, all'estero non si è mai sviluppata una dottrina tale da sostenere - come avviene in Italia - che l'indipendenza e la sovranità degli organi supremi passi attraverso l'autodichia[9], cioè la sottrazione dei dipendenti e degli appalti dalle regolamentazioni valide per la generalità delle altre pubbliche amministrazioni. Nessun seguito hanno avuto le proposte[10] di superare questo sistema previdenziale 'in house'[11], quanto meno mediante una gestione unitaria di tutti gli organi costituzionali e di rilevanza costituzionale[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Dr. Massimo Ribaudo - introduzione al diritto costituzionale
  2. ^ Sito ufficiale del Governo italiano, governo.it. URL consultato il 13 dicembre 2013.
  3. ^ Irene Testa e Alessandro Gerardi, Parlamento zona franca, Rubbettino, 2013, ricordano che la Corte costituzionale ha ritenuto legittime le leggi che hanno delimitato le spese degli organi costituzionali consistenti negli enti territoriali autonomi, sia pure solo nell' an e lasciandoli quindi liberi di decidere il quomodo.
  4. ^ V. ad esempio articolo 1, comma 7 della legge 28 gennaio 2016, n. 11: "Gli organi costituzionali stabiliscono nei propri ordinamenti modalità attuative dei principi e criteri direttivi previsti dalla presente legge nell'ambito delle prerogative costituzionalmente riconosciute". È stato anche rilevato, in proposito, che "una disposizione di tenore analogo è stata da ultimo inserita nella legge n. 124 del 2015 (Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche), segnatamente, il comma 4 dell'articolo 14 in materia di telelavoro" (XVII legislatura Dossier del Servizio Studi sull’A.S. n. 1678-B "Deleghe al Governo per l'attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture" novembre 2015 n. 251, p. 193).
  5. ^ http://www.termometropolitico.it/1239526_autodichia-lincredibile-mondo-parallelo-delle-camere.html
  6. ^ L'ultimo tentativo di tornare indietro, su questo punto, fu operato al Quirinale sotto la presidenza di Francesco Cossiga, il cui progetto, "mirante a sostituire il personale di ruolo con altrettanto scelto intuitu personae in posizione di comando da altre Amministrazioni, prefigurava uno staff di supporto variabile ad ogni cambio di Capo dello Stato (...) Il progetto, mirante a far transitare il personale di ruolo nei ranghi della Presidenza del Consiglio, fallì per l’opposizione ferma dei Sindacati interni e per il mancato avallo della Commissione ad hoc presieduta" da Livio Paladin (Tito Lucrezio Rizzo, Parla il Capo dello Stato, Gangemi, 2012, p. 183.
  7. ^ Uno dei primi casi fu la previsione della "possibilità degli organi costituzionali di reclutare il proprio personale con il suddetto concorso", di cui all'articolo 10, comma 1, lettera c) dell'Atto Senato n. 1577: il testo, contenuto in un disegno di legge del governo Renzi, non è stato poi riprodotto nella legge 7 agosto 2015, n. 124.
  8. ^ Dipendenti della Camera dei Deputati
  9. ^ Il nodo dell'autodichia da Ponzio a Pilato
  10. ^ Le risposte alla strategia del terrore
  11. ^ Riforme. Buemi: Stop a quelle norme particolari che garantiscono privilegi e arbìtrii
  12. ^ senato.it - Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 137 del 04/04/2007

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]