Operazione Babylift

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Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Caduta di Saigon.

Operazione Babylift è il nome attribuito ad un'evacuazione di massa (svoltasi tra il 3 ed il 26 aprile 1975) di bambini dal Vietnam del Sud agli Stati Uniti d'America ed altri paesi (tra cui Australia, Francia e Canada) alla fine della Guerra del Vietnam. Compreso l'ultimo volo in partenza dal Vietnam del Sud, erano stati evacuati più di 3 300 neonati o bambini, benché non vi sia un dato univoco sul numero esatto.[1][2][3][4] Anche grazie all'Operazione New Life, più di 110 000 rifugiati furono evacuati dal Vietnam del Sud alla fine della guerra del Vietnam. Migliaia di bambini vennero aerotrasportati dal Vietnam e adottati da famiglie sparse in tutto il mondo.

Sinossi[modifica | modifica wikitesto]

Le logore scarpe indossate da un orfano evacuato con l'Operazione Babylift

Poiché l'importante città vietnamita di Đà Nẵng era caduta in marzo, e Saigon era assediata e cannoneggiata, il 3 aprile 1975 il presidente USA Gerald Ford annunciò che il suo governo avrebbe evacuato orfani da Saigon con un programma di 30 voli eseguiti con aerei da trasporto C-5A Galaxy.

L'iniziativa era in parte conseguenza degli appelli promossi da organizzazioni umanitarie quali Holt International Children's Services, Friends of Children of Viet Nam (FCVN), Friends For All Children (FFAC), Catholic Relief Service, International Social Services, International Orphans e la Fondazione Pearl S. Buck, che avevano ospitato orfani nelle rispettive strutture vietnamite, ma temevano di non poterne più garantire condizioni accettabili di sopravvivenza. Nel loro libro Silence Broken, le fondatrici di Childhelp (che all'epoca si chiamava International Orphans) Sara O'Meara ed Yvonne Fedderson raccontano la loro petizione al tenente generale Lewis William Walt per avere assistenza nell'evacuare e fare accogliere gli orfani asiatico-americani.

I voli continuarono fino a che gli attacchi di artiglieria del Quân Đội Nhân Dân Việt Nam e dei Viet Cong sull'Aeroporto Internazionale Tan Son Nhat resero impossibili ulteriori missioni.

L'operazione suscitò diatribe sul fatto che rappresentasse davvero la miglior soluzione nell'interesse dei minori, e sul fatto che non tutti i bambini espatriati fossero orfani.[3]

Disastro aereo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Incidente del Lockheed C-5 Galaxy United States Air Force del 1975.

Un C-5A Galaxy 68-0218 eseguì la missione iniziale dell'Operazione Babylift per portare gli orfani vietnamiti negli USA nei pochi giorni che precedettero la caduta della Repubblica del Vietnam. Il C-5 partì dall'aeroporto Saigon-Tan Son Nhat poco dopo le 16:00 del 4 aprile 1975. Dodici minuti dopo il decollo, ci fu un'apparente esplosione che sventrò la fusoliera nella parte inferiore-posteriore. L'aggancio della rampa posteriore di carico non era avvenuto correttamente, di conseguenza la porta si era aperta e staccata. Si verificò una rapida decompressione. I controlli ed i cavi di assetto del timone e dei montacarichi furono violentemente sollecitati, lasciando funzionanti solo un alettone e le alette sulle ali. Due dei quattro sistemi idraulici erano fuori uso. L'equipaggio lottò con i comandi, riuscendo a mantenere il controllo dell'aereo con variazioni delle impostazioni di potenza utilizzando l'unico alettone funzionante e le alette sulle ali. L'equipaggio discese ad un'altitudine di 4 000 piedi su una rotta di 310 gradi preparandosi ad atterrare sulla pista 25L di Tan Son Nhat. A circa metà strada dalla svolta per l'accostamento finale, la velocità di discesa aumentò rapidamente. Vedendo che era impossibile imboccare la pista, venne ridata massima potenza per risollevare il muso dell'aereo. Il C-5 toccò il suolo in una risaia. Sbandando per quattrocento metri, l'aereo riprese quota per ottocento metri prima di colpire un terrapieno e spezzarsi in quattro parti, con parziale incendio. Stando ai dati della Defense Intelligence Agency, nell'incidente vi furono 138 morti, tra cui 75 bambini e 35 collaboratori dell'addetto militare a Saigon.[5]

Quando l'uomo d'affari americano Robert Macauley apprese che ci sarebbe voluta più di una settimana per evacuare gli orfani sopravvissuti, posto che non vi erano abbastanza velivoli militari da trasporto, noleggiò un Boeing 747 dalla Pan Am permettendo l'espatrio a 300 orfani; prese a proprio carico le spese del viaggio, e fu costretto ad ipotecarsi la casa.[6]

Strascichi[modifica | modifica wikitesto]

L'Operazione Reunite, condotta senza scopo di lucro da vietnamiti adottati, con il test del DNA sta tentando di ricollegare gli adottati con le proprie famiglie vietnamite.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Martin, Allison, The Legacy of Operation Babylift, Adoption Today journal, Volume 2, Number 4 March 2000. "On April 3rd, a combination of private and military transport planes began to fly more children out of Vietnam as part of the operation. Numbers vary, but it appears that at least 2,000 children were flown to the United States and approximately 1,300 children were flown to Canada, Europe and Australia."
  2. ^ "People & Events: Operation Babylift (1975)", PBS, American Experience. "During the final days of the Vietnam War, the U.S. government began boarding Vietnamese children onto military transport planes bound for adoption by American, Canadian, European and Australian families. Over the next several weeks, Operation Babylift brought more than 3300 children out of Vietnam."
  3. ^ a b Operation Babylift, PBS, Precious Cargo documentary. "At least 2,700 children were flown to the United States and approximately 1,300 children were flown to Canada, Europe and Australia. Service organizations such as Holt International Children's Services, Friends of Children of Viet Nam and Catholic Relief Service coordinated the flights."
  4. ^ United States Agency for International Development, Operation Babylift Report (Emergency Movement of Vietnamese and Cambodian Orphans for Intercountry Adoption, April - June 1975), Washington, DC, pp. 1-2, 5, 6, 9-10, 11-12, 13-14. "Orphans Processed: Information obtained from the adoption agencies or processing centers indicates that a total of 2,547 orphans were processed under Operation Babylift. Of this total, 602 went on to other countries, leaving a total of 1,945 in the United States."
  5. ^ Defense Intelligence Agency: Remembering the First Operation Babylift Flight, Copia archiviata, su dia.mil. URL consultato il 16 dicembre 2014 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2013)., last updated August 5, 2011.
  6. ^ Grimes, William. "Robert Macauley, Founder of Humanitarian Aid Group, Dies at 87", The New York Times, December 29, 2010. Accessed December 30, 2010.

Ulteriore bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Riferimenti nei mass media[modifica | modifica wikitesto]

  • Operation Babylift: The Lost Children of Vietnam is an award-winning documentary released in 2009 about the adoptees and volunteers as they examine their lives and the effects of this historic mission on their lives nearly 35 years later. - www.TheBabylift.com
  • Daughter from Đà Nẵng is a 2002 award-winning documentary film about an Amerasian woman who returns to visit her biological family in Đà Nẵng, Vietnam after 22 years of separation and living in the United States, having been taken out of Vietnam as a child in Operation Babylift.
  • Precious Cargo - a 2001 documentary film on Operation Babylift and the return of eight adoptees twenty five years later
  • "Operation Babylift: The case of the disappearing orphans," by Helen Jacobus. Cover story of the New Statesman (London), May 11, 1984. pages 8–10; and follow-up story, "Mother Courage of Vietnam finds son in UK," by Jane Thomas, New Statesman, July 20, 1984, page 4.
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