Non gioco più

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Non gioco più
ArtistaMina
Autore/iRoberto Lerici, Gianni Ferrio
FeaturingToots Thielemans
GenereBlues
Sigla di varietà televisivo
Pubblicazione originale
IncisioneNon gioco più/La scala buia
Datasettembre 1974
EtichettaPDU P.A. 1095
Durata2:53
Notematrici 19 settembre 1974

Non gioco più è un brano musicale della cantante italiana Mina, pubblicato su vinile a 45 giri nel settembre 1974 dall'etichetta discografica PDU di proprietà della cantante.[1][2]

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Mina e Raffaella Carrà a Milleluci, 1974

La canzone fu scritta come sigla televisiva della trasmissione Milleluci, un varietà che andava in onda in prima serata il sabato ed era condotto dall'emergente Raffaella Carrà e dalla stessa Mina.

La musica, l'arrangiamento e direzione d'orchestra sono del maestro Gianni Ferrio, allora collaboratore fisso della trasmissione; il testo è di Roberto Lerici.

La canzone, che sarà inserita da Mina nella raccolta Del mio meglio n. 3, pubblicata a marzo dell'anno successivo, è stata considerata il simbolico congedo della cantante, dopo 15 anni di assidua presenza, dal pubblico televisivo italiano.[3]

Milleluci infatti, oltre a essere stato l'ultimo grande show della televisione italiana,[4] sarà anche l'ultimo con l'artista nel ruolo principale. La stessa, poco tempo prima della trasmissione, aveva dichiarato in un'intervista:

«Sono stata molto male, dopo Milleluci non canterò più.»

In realtà l'abbandono a scene e palcoscenici seppur repentino non sarà immediato, infatti dopo aver molto diradato le sue apparizioni, solo nell'agosto 1978, con l'ultimo concerto dal vivo a Bussoladomani, declinerà definitivamente ogni sua ulteriore presenza in pubblico.

Dello stesso periodo è anche l'ultima apparizione televisiva e, curiosamente, con il filmato della canzone Ancora ancora ancora, girato proprio a Bussoladomani e come sigla finale della trasmissione intitolata Mille e una luce.[5][6]

Mina, tuttavia, continuerà a cantare, producendo almeno un album, di nuovi brani o con personalissime rivisitazioni di pezzi famosi, per tutti gli anni a venire.

Il contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Il videoclip,[7] che andava in onda al termine di ogni puntata, vede Mina biondo-platino in abito d'epoca con il boa di struzzo emergere dal fumo di un sigaro come le donne fatali del cinema americano degli anni '40. Seduta su uno sgabello, canta quasi sottovoce con aria trasognata e a tratti ironica.[3]

La canzone è un blues, composto da Gianni Ferrio con una semplice sezione ritmica costituita da pianoforte, chitarra, basso e batteria, con l'aggiunta nella seconda parte di qualche battuta per i fiati, che supporta la voce solista di Mina cui si contrappone per tutto il tempo l'armonica a bocca del jazzista belga Toots Thielemans, che esegue anche l'assolo iniziale e finale.[3][7]

Il duetto ricorda molto quello del 1967, che lo stesso Thielemans aveva realizzato in una cover dello standard Makin' Whoopee per la cantante statunitense Peggy Lee, inciso nell'album Somethin' Groovy!.

Il testo di Roberto Lerici è una denuncia all'infedeltà, alla leggerezza, alla divergenza totale di interessi e priorità, ad un gioco che non sempre vale la candela.[8]

«Non credere ai capricci di una foglia che col vento se ne va. Non gioco più...»

(dal testo della canzone)

Altre versioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Discografia singoli, su minamazzini.it, Mina Mazzini, sito ufficiale. URL consultato il 6 febbraio 2018.
  2. ^ Non gioco più/La scala buia, in Discografia Nazionale della Canzone Italiana, ICBSA. URL consultato il 6 febbraio 2018.
  3. ^ a b c Orlando R., Non gioco più, su hitparadeitalia.it, Hit Parade Italia. URL consultato il 6 febbraio 2018.
  4. ^ Rai1: dedicato a Mina Memorie dal bianco e nero, in archivio/spettacolo, Adnkronos, 19 novembre 2010. URL consultato il 7 febbraio 2018.
  5. ^ Scheda brano Ancora ancora ancora, in Galleria della canzone, Sugar Music. URL consultato il 7 febbraio 2018.
  6. ^ Mina in Mille e una luce, 1978, in Rai Teche, Rai. URL consultato il 7 febbraio 2018.
  7. ^ a b Le Milleluci di Mina e Thoots Thielemans, 1974, in Rai Teche, Rai. URL consultato il 6 febbraio 2018.
  8. ^ Chiara Rubino, Mina, "Ragazza mia ti spiego gli uomini", su zerottonove.it, ZerOttoNove.it, 25 gennaio 2016. URL consultato il 7 febbraio 2018.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]