Natalia Ligas

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Natalia Ligas

Natalia Ligas (Bono, 21 dicembre 1958) è una brigatista italiana.

Attività terroristica[modifica | modifica wikitesto]

Con il nome di battaglia di "Angela", Natalia Ligas inizia la sua militanza nella lotta armata nella colonna romana e, successivamente, in quella napoletana delle Brigate Rosse. Il 19 giugno del 1981, partecipa all'agguato che ha come obiettivo l'uccisione dell'avvocato Antonio De Vita, che è stato difensore d'ufficio di Patrizio Peci. Il De Vita si salva e, sparando in risposta, riesce a ferire ad una coscia la stessa brigatista che viene ricoverata e curata segretamente in una clinica privata appartenente ad un medico che è anche senatore socialista, Domenico Pittella; questi la salva senza redigere un referto.[1]

Vicina alle posizioni del Partito della Guerriglia delle BR, quella diretta da Giovanni Senzani, viene arrestata alla stazione Porta Nuova di Torino il 14 ottobre 1982.[2] Alcuni giorni dopo il suo arresto, il 21 ottobre 1982, un commando brigatista, composto da Clotilde Zucca, Marcello Ghiringhelli, Antonio Chiocchi, Francesco Pagani Cesa, Antonio Marocco e Teresa Scinica ed altri compie una rapina in una filiale del Banco di Napoli a Torino. Nel corso della rapina vengono uccise le guardie giurate Antonio Pedio e Sebastiano d'Alleo. Accanto ai loro corpi viene fatto ritrovare un volantino di rivendicazione in cui si dichiara che la spietata esecuzione è dovuta al pentimento ed alla collaborazione della Ligas, che avevano prodotto arresti e scoperte di basi.

Questo episodio, ascrivibile alla condizione di allucinazione e delirio in cui era precipitato il gruppo del Chiocchi (in seguito nel 1983 Antonio Chiocchi si dissocia) e alla fattiva manipolazione di Marocco (sin dal primo momento delatore e collaboratore) costituisce oggettivamente anche un punto di svolta della teoria e della pratica brigatiste, sintetizzato in un documento elaborato nel carcere di Palmi e pubblicato nel gennaio del 1983. In esso si dichiara concluso il processo cominciato nel 1970 ma non superata la necessità del ricorso alla lotta armata. Tale documento non è mai stato sottoscritto dalla Ligas.

Per la sua partecipazione a molteplici azioni armate, tra cui il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro[3], e all'attività complessiva delle Brigate Rosse verrà condannata a diversi ergastoli e anni di carcerazione.[4]

Le accuse di pentimento e collaborazione rivolte alla Ligas non trovano alcun riscontro negli atti giudiziari o investigativi, sono state smentite da lei stessa in ogni possibile occasione, dopo un primo momento dai suoi stessi compagni che con un'"inchiesta interna" brigatista in carcere l'ha subito riconosciuto come non responsabile e infine da quelli rimasti fuori dal carcere.[4]

Situazione attuale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1992 è stata trasferita nella casa circondariale di Messina, soggetta al regime di massima sicurezza.[5] Dopo aver ottenuto alcuni permessi premio, a partire dal 1998, nonostante non si sia mai dissociata, dal 2000 inizia ad usufruire di misure alternative alla carcerazione attraverso il lavoro esterno e, in seguito, della semilibertà. Dal 2009 è tornata in libertà, avendo terminato di scontare la sua pena.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 'QUELLA ERA LA LIGAS? NON LO SAPEVO' - la Repubblica.it, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 6 agosto 2016.
  2. ^ Il Piemonte e Torino alla prova del terrorismo, Rubbettino Editore, 1º gennaio 2004, p. 94, ISBN 9788849810639. URL consultato il 6 agosto 2016.
  3. ^ Quattro processi per la verità giudiziaria - Il Sole 24 ORE, su www.ilsole24ore.com. URL consultato il 6 agosto 2016.
  4. ^ a b CARCERE: SU VITA TORNA A PARLARE NATALIA LIGAS, su www1.adnkronos.com. URL consultato il 6 agosto 2016.
  5. ^ INTERROGAZIONE presentata da PISAPIA GIULIANO (RIFONDAZIONE COMUNISTA) in data 11 dicembre 1996, su dati.camera.it.
  6. ^ l'Unità.it - Biografie, su archiviofoto.unita.it. URL consultato il 6 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 18 agosto 2016).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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