Rapina brigatista al Banco di Napoli a Torino

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La rapina brigatista al Banco di Napoli a Torino venne commessa Il 21 ottobre 1982 da un commando delle Brigate Rosse che causò anche la morte di due guardie giurate uccise dai terroristi. L'episodio è inquadrabile fra quelli avvenuti nella fase finale di dissoluzione del gruppo terroristico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I corpi delle due guardie uccise, furono gli ultimi morti per terrorismo in Piemonte

La mattina del 21 ottobre 1982, un commando, composto dai cinque brigatisti (Clotilde Zucca, Marcello Ghiringhelli, Antonio Chiocchi, Francesco Pagani Cesa e Teresa Scinica) compì una rapina per autofinanziamento in una filiale del Banco di Napoli, in Via Domodossola a Torino.

Quattro rapinatori fingendosi clienti entrarono nella banca e, col pretesto di aprire un conto, ottennero di parlare per qualche minuto col direttore e, effettuato il sopralluogo, uscirono dall'agenzia, scambiarono informazioni con il quinto che fungeva da palo esterno, disarmarono le due guardie giurate all'esterno dell'agenzia e rientrarono nell'agenzia portandole con sé ove si impadronirono di 7 milioni di lire.[1]

Al termine della rapina, i brigatisti fecero inginocchiare le due guardie giurate della Mondialpol, Antonio Pedio e Sebastiano D'Alleo, e le uccisero a sangue freddo con un colpo alla nuca, apostrofandoli con “Bastardi, è una lezione per gli schiavi del padrone”[2] in risposta alle loro implorazioni e quindi fuggirono su due automobili.

Sui loro corpi venne gettato uno striscione rosso con la scritta "Brigate Rosse la campagna Peci continua. Individuare ed annientare gli agenti della controrivoluzione infiltrata nel movimento rivoluzionario. Liquidare il progetto della dissociazione, resa e infiltrazione. Consolidare ed espandere il sistema del potere rosso. Costruire 10-100-1000 O.M.R.[3][4]". Accanto ai loro corpi vennero fatti ritrovare anche alcuni volantini di rivendicazione e due copie di una risoluzione strategica di 14 pagine in cui si dichiarava come la spietata esecuzione fosse una risposta brigatista, della colonna torinese, con evidente forte impatto mediatico, al pentimento e alla collaborazione di una ex terrorista, Natalia Ligas, che avevano prodotto arresti e scoperte di covi brigatisti. Il 14 ottobre 1982 la Ligas, vicina alle posizioni del Partito della Guerriglia delle BR, quello diretto da Giovanni Senzani, era stata arrestata alla stazione Porta Nuova di Torino. La terminologia di "campagna Peci" faceva riferimento a Roberto Peci, rapito e ucciso dai brigatisti, come rappresaglia per le confessioni alle forze dell'ordine fatte dal suo fratello Patrizio Peci, uno dei più importanti brigatisti pentiti.

Il 24 ottobre con una telefonata ai giornali torinesi Tuttosport e Gazzetta del popolo, venne indicato un cestino dei rifiuti contenenti dei ciclostili con contenuto simile a quelli lasciati nella banca dopo la rapina. L'11 novembre, agli uffici milanese de L'espresso pervenne un volantino che escludeva ogni atto delazionista da parte della Ligas e attribuiva la rapina ai servizi segreti e metteva in discussione la legge sui pentiti, e il 12 novembre arrivava alla sede milanese di La Repubblica un volantino in cui veniva condannata "l'efferata strage compiuta da sedicenti appartenenti alle OCC (Organizzazioni Comuniste Combattenti)" e, indicando in Chicchi e compagni le responsabilità del fatto di sangue, concludeva che costoro dovevano essere indagati internamente all'organizzazione e "se riconosciuti colpevoli verranno condannati a morte per tradimento e deviazionismo".

Questo episodio, al di là della veridicità degli addebiti alla Ligas (che ha sempre smentito in ogni possibile occasione il proprio ruolo in quella catena di interventi delle forze dell'ordine, e che un'"inchiesta interna" brigatista in carcere ha subito riconosciuto come non responsabile[5]), si inscrive quindi in una resa dei conti tra frazioni del movimento terrorista e costituì anche un punto di svolta della teoria e della pratica brigatiste, sintetizzato in un documento elaborato nel carcere di Palmi e pubblicato nel gennaio del 1983. In esso si dichiarava concluso il processo rivoluzionario cominciato nel 1970, ma non superata la necessità del ricorso alla lotta armata.

Gli autori della rapina vennero catturati nei seguenti mesi di novembre e dicembre 1982 a Torino.

Processo[modifica | modifica wikitesto]

I cinque brigatisti vennero condannati all'ergastolo il 16 ottobre 1984 dalla terza Corte d'Assise di Torino; alla stessa pena venne condannata anche Flavia Nicolotti, che non partecipò alla rapina, ma venne ritenuta colpevole e come consenziente e partecipante alla pianificazione dell'azione [6]; La Nicolotti, l'anno seguente verrà assolta per insufficienza di prove dalla Corte d'Appello.

Nel marzo 2008 Clotilde Zucca ottenne la libertà vigilata, suscitando forti polemiche da parte dei colleghi delle vittime[7] e dei loro familiari.[8]

Memoria[modifica | modifica wikitesto]

In data 31 gennaio 2019 è stata scoperta con cerimonia pubblica una targa, a cura del Comune di Torino e dell'AIVITER(Associazione Italiana Vittime del Terrorismo), in memoria delle due guardie giurate sul muro del palazzo dove avvenne la brutale esecuzione omicida.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/Itemid,3,/action,viewer/page,1/articleid,1043_01_1982_0229_0001_14936851/
  2. ^ Schede/1982/PEDIO, su vittimeterrorismo.it. URL consultato il 20 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 25 maggio 2010).
  3. ^ O.M.R. in gergo brigatista significava Operai Metropolitani Rivoluzionari
  4. ^ Marletti et alii. (2004)
  5. ^ La Ligas venne pubblicamente "assolta" da ogni sospetto di pentimento dai brigatisti nel corso di una udienza del processo Moro che si tenne nell'aula del Foro Italico di Roma qualche settimana dopo la rapina
  6. ^ Sei ergastoli a Torino per i BR irriducibili che uccisero 2 guardie La Repubblica
  7. ^ https://sifmanci.myblog.it/2008/03/l-ex-brigatista-zucca-dall-ergastolo-alla-liberta/
  8. ^ Clotilde Zucca in libertà vigilata: ingiustizia è fatta., su Bogianen, 17 marzo 2008. URL consultato il 9 gennaio 2019.
  9. ^ http://www.comune.torino.it/cittagora/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Marletti, Carlo Marletti, Francesco Bullo, Luciano Borghesan, Pier Paolo Benedetto, Roberto Tutino, Alberto de Sanctis,Il Piemonte e Torino alla prova del terrorismo, Rubbettino Editore srl, 2004, ISBN 8849810636
  • Cronologia degli omicidi delle BR, su brigaterosse.org. URL consultato il 16 luglio 2008 (archiviato dall'url originale il 17 maggio 2007).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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