Radical chic

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Radical chic è un'espressione inglese (che ha un corrispondente nell'italiano sinistra al caviale[1], calco del francese gauche caviar) per definire gli appartenenti alla borghesia che per vari motivi (seguire la moda, esibizionismo o per inconfessati interessi personali) ostentano idee e tendenze politiche affini alla sinistra radicale o comunque opposte al loro vero ceto di appartenenza. Per estensione, la definizione di radical chic comprende anche uno stile di vita e un modo di vestirsi e comportarsi.

Un atteggiamento frequente è l'ostentato disprezzo del denaro, o il non volersene occupare in prima persona quasi fosse tabù, quando in realtà si sfoggia uno stile di vita che indica un'abbondante disponibilità finanziaria o improntato al procacciamento dello stesso con attività che, qualora osservate in altri, un radical chic non esiterebbe a definire in modo sprezzante come volgarmente lucrative.

Inoltre questo atteggiamento sovente si identifica con una certa convinzione di superiorità culturale, nonché con l'ostinata esibizione di questa cultura "elevata", o la curata trasandatezza nel vestire e, talora, con la ricercatezza nell'ambito di scelte gastronomiche e turistiche; considerando, insomma, come segno distintivo l'imitazione superficiale di atteggiamenti che erano propri di certi artisti controcorrente e che, ridotti a mera apparenza, perdono qualsiasi sostanza denotando l'etichetta snobistica.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

La locuzione radical chic fu coniata nel 1970 da Tom Wolfe, scrittore e giornalista statunitense. Il 14 gennaio di quell'anno, Felicia Montealegre, moglie del celebre compositore e direttore d'orchestra Leonard Bernstein, organizzò un ricevimento di vip e artisti per raccogliere fondi a favore del gruppo rivoluzionario marxista-leninista Pantere Nere[2] (alcuni membri delle Pantere Nere furono invitati al ricevimento). Il party si tenne a casa dei Bernstein, un attico di tredici camere su Park Avenue (un ampio viale di Manhattan). Tom Wolfe scrisse un ampio resoconto sulla serata, descrivendo in modo molto critico gli invitati, rappresentanti dell'alta società newyorchese. Ne risultò un articolo di 29 pagine pubblicato sulla rivista New York Magazine dell'8 giugno 1970[3], che uscì con l'immagine di copertina data dalla fotografia di tre donne bianche, vestite in abiti da sera, che salutavano col caratteristico braccio alzato e pugno chiuso con guanto nero, che costituiva il gesto di protesta delle Pantere Nere[4].

In Italia, l'espressione fu impiegata il 18 novembre 1971 nella rubrica di Lietta Tornabuoni Brevi incontri, sul quotidiano La Stampa. Titolo dell'articolo: Di che parla il "radical chic"? L'espressione "radical chic" compare nell'incipit: «Di cosa si parla a Roma, oltre che delle elezioni del Presidente, durante una serata che riunisce insieme Alberto Moravia e la sofisticata scrittrice inglese Muriel Spark, Alberto Arbasino e Camilla Cederna, Natalia Ginzburg e Bernardo Bertolucci, insomma il Politburo delle voghe, il "radical chic" locale, tutti i disponibili piloti del gusto?». Indro Montanelli riprese il neologismo nella celebre Lettera a Camilla[5] del 1972, in forte polemica con la giornalista Camilla Cederna, quale ideale rappresentante dell'italico «magma radical-chic», accusato di favorire l'ideologia della lotta armata degli anni di piombo; in realtà Cederna difendeva l'anarchico Giuseppe Pinelli, del tutto innocente rispetto alle accuse di coinvolgimento nella strage di piazza Fontana e morto durante un violento interrogatorio. In seguito Montanelli chiarì che la vera destinataria della lettera aperta era invece Giulia Maria Crespi, allora proprietaria del «Corriere della Sera» e amica della Cederna, con la quale i dissidi sarebbero sfociati, l'anno seguente, nell'allontanamento di Montanelli dal quotidiano di via Solferino, dove lavorava sin dal 1937. A parte l'adozione del neologismo, l'argomento era già stato affrontato sempre da Montanelli in vari scritti, nei quali lamentava la frivola ideologia sfoggiata da certa borghesia ricca e pseudo-intellettuale lombarda, di cui aveva fatto un ritratto tragicomico nella pièce teatrale Viva la dinamite!, del 1960.

Appellativi analoghi in Paesi diversi dall'Italia[modifica | modifica wikitesto]

  • Brasile: Esquerda caviar ("sinistra al caviale", termine che accosta lo schieramento politico al caviale, alimento di lusso per eccellenza); Esquerda festiva ("sinistra festaiola", termine che accosta lo schieramento politico alla feste intese come eventi consumistici); Esquerda Ballantine ("sinistra al Ballantine", termine che accosta lo schieramento politico al nome di un Whiskey di pregio)
  • Bosnia ed Erzegovina: Čova-buraz raja[6]
  • Cile: Red set (Calco sulla locuzione jet set, col termine red cioè "rosso", colore della sinistra)
  • Francia: Gauche caviar ("sinistra al caviale") o Bourgeois-bohème (abbreviato in Bo-bo, che associa la condizione sociale borghese all'atteggiamento bohèmien)
  • Germania: Salonkommunist ("comunista da salotto") o Salonbolschewist ("bolscevico da salotto")[7], oppure ancora viene usato Toskana-Fraktion[8] (dove Fraktion significa "gruppo parlamentare"), per stigmatizzare la diffusa frequentazione di luoghi villeggiatura in Toscana da parte di politici e intellettuali di sinistra
  • Grecia: Aristerà tu saloniù ("sinistra da salotto")
  • Irlanda: Smoked salmon socialist ("sinistra al salmone affumicato", termine che accosta lo schieramento al "salmone affumicato", in quanto piatto raffinato)
  • Norvegia: Radikal eleganse ("eleganza radicale", termine che accosta lo schieramento all'abbigliamento dei Radical Chic)
  • Portogallo: Esquerda caviar ("sinistra al caviale")
  • Regno Unito: Champagne socialist ("socialista allo champagne", termine che accosta lo schieramento politico allo Champagne, bevanda di lusso per eccellenza); vi sono anche delle varianti più specifiche di questa locuzione, costruite con i nomi di famose marche di champagne, come Chardonnay socialist ("socialista allo Chardonnay") e Bollinger Bolshevik ("bolscevico al Bollinger")
  • Spagna: Izquierda caviar ("sinistra al caviale") o Burguéses bohemios ("borghesi-bohèmiens")
  • USA: Radical chic oppure Limousine liberal (termine che accosta la tendenza politica liberal alla limousine, autovettura di lusso per eccellenza)
  • Svezia: Champagnevänster ("sinistra allo champagne") o Rödvinsvänster ("sinistra al vino rosso", termine che accosta lo schieramento al Vino rosso, in quanto bevanda raffinata)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ sinistra al caviale, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 14 maggio 2020.
  2. ^ Tom Wolfe, Radical Chic. Il fascino irresistibile dei rivoluzionari da salotto.
  3. ^ Una sera, a casa Bernstein Tom Wolfe scoprì i radical chic, in Il Foglio, 21 dicembre 2013. Nell'occasione gli amici raccolsero poco meno di 10 mila dollari
  4. ^ (EN) Ben Davis, In Defense of ‘Radical Chic’: How Tom Wolfe’s 1970 Essay Offers a Warning About Debates Over ‘Performative Activism’ Now, su http://www.artnet.com/. URL consultato il 22 luglio 2020.
  5. ^ Indro Montanelli, Lettera a Camilla, Corriere della Sera, 21 marzo 1972
  6. ^ https://mursie.wordpress.com/2011/09/16/radical-chick/
  7. ^ (DE) Salonbolschewist dal sito del dizionario Duden, pagina visitata il 14 maggio 2014.
  8. ^ (DE) Kanzler kam erst spät zur Toskana-Fraktion in: Handelsblatt del 9 luglio 2003, pagina visitata il 4 aprile 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimiliano Parente, La casta dei radicalchic, Roma, Newton Compton, 2010.
  • (EN) Tom Wolfe, Radical Chic & Mau-Mauing the Flak Catchers, New York, Farrar, Straus & Giroux, 1970.
  • Tom Wolfe, Lo Chic Radicale, traduzione di Floriana Bossi, Collana Problemi attuali, Milano, Rusconi, 1973.
  • Tom Wolfe, Radical Chic. Il fascino irresistibile dei rivoluzionari da salotto, traduzione di Tiziana Lo Porto, Castel Gandolfo, LIT, 2011, ISBN 978-88-6583-013-0, SBN IT\ICCU\BIA\0028952.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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