Nûr Bânû

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Nûr Bânû
Valide Sultan
In carica 15 dicembre 1574 - 7 dicembre 1583
Predecessore Hafsa Sultan
Successore Safiye Sultan
Nome completo Cecilia Venier-Baffo
Nascita Paro, 1525
Morte Istanbul, 7 dicembre 1583
Sepoltura Basilica di Santa Sofia
Luogo di sepoltura Istanbul
Consorte Selim II

Cecilia Baffo, meglio nota come Nûr Bânû (Paro, 1525 circa – Istanbul, 7 dicembre 1583), di origini veneziane, era la favorita del sultano Selîm II e madre del sultano Murâd III.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era figlia naturale di Niccolò Venier e di Violante Baffo. Il padre, esponente di una nota famiglia del patriziato veneziano, era signore dell'isola di Paro; più scarse le notizie attorno alla madre e non è chiaro se appartenesse anch'essa all'aristocrazia come membro dell'omonima casata.

Nel 1537, il noto corsaro Khayr al-Din Barbarossa[1] conquistò l'isola e Cecilia fu imprigionata. Condotta a Costantinopoli, la ragazzina fu introdotta nell'harem di Selîm II e fu scelta come favorita. Si convertì dunque all'islam assumendo il nome di Nûr Bânû. Diede al sultano cinque figli:

Nel 1558 Selîm inviò un messo a Venezia perché fosse accertata la nobiltà della consorte: il Senato riferì che Nûr Bânû era figlia del defunto Niccolò Venier e che in città viveva ancora il fratello di lui, Zuan Francesco.

I baili veneziani dell'epoca riferiscono che Nûr Bânû ebbe grande influenza sulla politica del sultano, il quale apprezzava non solo la sua bellezza, ma anche la notevole intelligenza. Gli stessi erano convinti che questa situazione potesse tornare favorevole alla Serenissima, in un momento di non facili rapporti con l'Impero Ottomano. Non è chiaro però perché Nûr Bânû venga citata nei dispacci degli ambasciatori solo a partire dal 1566, quando viveva a Istanbul da oltre vent'anni.

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Quando nel 1574 Murâd III salì al trono, la Vâlide Sultân ("sultana madre", come veniva ormai chiamata) mantenne il suo ruolo di primo piano consigliando il figlio nelle decisioni politiche.

Per quanto riguarda i rapporti con l'estero, Nûr Bânû non dimenticò le sue origini e cercò sempre di impedire gli scontri militari con la Serenissima. Dal canto suo, il governo la ricambiò sempre con ricchi doni. Ebbe contatti anche con gli altri Stati italiani; nel 1580, in particolare, Caterina de' Medici le scrisse per intervenire nel rinnovo delle capitolazioni.

Negli ultimi anni l'influenza di Nûr Bânû a corte fu notevolmente minata da gelosie e intrighi. La sua maggiore oppositrice sarebbe stata Safiyye Sultân, favorita di Murâd e madre di Mehmed III, che come la suocera ebbe un ruolo di primo piano nell'indirizzare le scelte di marito e nipote.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Ammalatasi gravemente per un cancro allo stomaco (o forse avvelenata), morì nel 1583 e fu sepolta accanto a Selîm II nella moschea di Santa Sofia. Circa un terzo del suo immenso patrimonio venne lasciato a moschee e fondazioni di beneficenza.

Filantropia[modifica | modifica wikitesto]

Durante i suoi nove anni di reggenza, Nûr Bânû ordinò al famoso architetto ottomano Mimar Sinan di costruire la Moschea Atik Valide presso il quartiere di Uskudar a Istanbul. La costruzione è stata completata e messa in commissione alla fine del 1583, poco prima della scomparsa di Nûr Bânû il 7 dicembre 1583.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Arbel, Benjamin, Nur Banu (c. 1530-1583): A Venetian Sultana?, Turcica, 24 (1992), pp. 241-259.
  2. ^ a b c Baki Tezcan, Searching For Osman: A Reassessment Of The Deposition Of Ottoman Sultan Osman II (1618-1622), unpublished Ph.D. thesis, 2001, pp. 327 n. 16.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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