Fatma Sultan (figlia di Selim II)

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Fatma Sultan
Tomb of Sultan Selim II - 08.JPG
Il sarcofago di Fatma Sultan si trova all'interno del Mausoleo di Selim II nella Moschea di Hagia Sophia ad Istanbul
principessa
Nascita Konya o Karaman, 1559
Morte ottobre 1580
Sepoltura Hagia Sophia
Dinastia ottomana
Padre Selim II
Madre Nurbanu Sultan (contestata)
Coniuge Kanijeli Siyavuş Pascià
Religione Islam

Fatma Sultan, in turco ottomano: فاطمہ سلطان, "Colei che si astiene"; (Konya o Karaman, 1559ottobre 1580) è stata una principessa ottomana.

Era figlia del sultano ottomano Selim II (regno 1566-1574) e della sua favorita, Haseki Sultan e moglie legale Nurbanu Sultan (ma la cosa è contestata da alcuni storici). Era inoltre nipote del sultano Solimano il Magnifico (regno 1520-1566) e della sua moglie legale Hürrem Sultan (defunta al momento della sua nascita), sorella del sultano Murad III (regno 1574-1595) e zia del sultano Mehmed III (regno 1595-1603).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fatma nacque nel 1559[1] durante il principato di Selim, a Konya o Karaman dove all'epoca serviva come sanjakbey, o governatore provinciale.[2] Era la figlia più giovane di suo padre.[3] L'identità di sua madre è incerta; la maggioranza ritiene che fosse la quarta figlia di Nurbanu Sultan,[3][4] tuttavia l'affermazione rimane contestata da alcuni.[1] Aveva tre sorelle maggiori, Şah Sultan, Gevherhan Sultan e Ismihan Sultan, un fratello maggiore, Murad III, e sei fratellastri minori morti infanti per mano del fratello.

Nel 1573,[3] sposò Kanijeli Siyavuş Pascià (morto nel 1602), poi Beylerbey (governatore generale) della Rumelia,[5] e infine Gran Visir 1582–1584, 1586–1589, 1592–1593. Stephan Gerlach, primo assistente e sacerdote dell'ambasciatore del Sacro Romano Impero a Istanbul dal 1573 al 1578, registrò la notizia che il Beylerbey era originariamente uno schiavo che il padre di Fatma, Selim, comprò da ragazzo per 500 ducati e arrivò a considerare suo figlio . Il matrimonio fu organizzato per volontà del Sultano Selim II stesso.[5]

La dote di Fatma ammontava a circa 5000 ducati.[3] Il matrimonio fu felice, come indicato dal fatto che supplicò suo fratello Murad di risparmiare la vita al suo sposo quando quest'ultimo cadde in disgrazia.[6] Diede al marito quattro figli e una figlia.[7]

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Fatma Sultan morì nell'ottobre del 1580,[3] di parto, a causa della nascita prematura della figlia, appena un mese prima della morte di sua sorella maggiore Şah. La bambina nacque morta o morì poco dopo la nascita.[3][7] Fu sepolta nella türbe (mausoleo) di suo padre, il sultano Selim II, nella moschea di Hagia Sophia.[2] Lasciò istruzioni e fondi per istituire una vakfs, cioè fondazioni di beneficenza, che facessero in modo che il Corano fosse letto ogni mattina per il bene della sua anima.[3]

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Dal suo matrimonio, Fatma ebbe quattro figli e una figlia, di cui solo un figlio è sopravvissuto all'infanzia.

  • Sultanzade Ahmed Bey (1573 - 1582/1583)
  • Sultanzade Mustafa Paşah (1575 - aprile 1599)
  • Sultanzade Abdulkaadir Bey (1577 - 1583)
  • Sultanzade Süleyman Bey (1579 - 1583)
  • Una figlia senza nome (ottobre 1580 - ottobre 1580). Il parto fu prematuro, e la bambina nacque morta o morì poco dopo la nascita. Fatma stessa morì di parto.

Filantropia[modifica | modifica wikitesto]

Fatma aveva una scuola elementare, o mektep, così come una medrasa (scuola teologica), costruita a Edirnekapi.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Peirce, Leslie P.,, The imperial harem : women and sovereignty in the Ottoman Empire, p. 92, ISBN 0-19-507673-7, OCLC 27811454. URL consultato il 20 gennaio 2021.
  2. ^ a b Tezcan, Baki., The second Ottoman Empire : political and social transformation in the early modern world, Cambridge University Press, 2010, pp. 97-327, ISBN 978-0-521-51949-6, OCLC 458582838. URL consultato il 20 gennaio 2021.
  3. ^ a b c d e f g h (TR) Uluçay, Mustafa Çağatay, Padışahların kadınları ve kızları, Türk Tarihi Kurumu Yayınları, 1992.
  4. ^ Tezcan, Baki, Searching For Osman: A Reassessment Of The Deposition Of Ottoman Sultan Osman II (1618–1622), tesi di dottorato non pubblicata, 2001, p. 327.
  5. ^ a b And, Metin, Istanbul in the 16th Century: The City, the Palace, Daily Life, Akbank, 1994.
  6. ^ Goodwin, Godfrey., The private world of Ottoman women, Saqi, 2006, ISBN 0-86356-745-2, OCLC 63703056. URL consultato il 20 gennaio 2021.
  7. ^ a b Sakaoğlu, Necdet., Bu mülkün kadın sultanları : vâlide sultanlar, hâtunlar, hasekiler, kadınefendiler, sultanefendiler, 1. baskı, Oğlak Yayıncılık, 2008, p. 303, ISBN 975-329-623-1, OCLC 316234394. URL consultato il 20 gennaio 2021.