Ismihan Sultan (figlia di Selim II)

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Ismihan Sultan
Sultana ottomana
Nascita Manisa, 1545
Morte Costantinopoli, 8 Agosto 1585
Sepoltura Türbe di Selim II, Hagia Sofia
Dinastia Ottomana
Padre Selim II
Madre Nurbanu Sultan
Coniugi Sokollu Mehmed Pascià
Kalaylıkoz Ali Pascià
Religione Islam sunnita

Ismihan Sultan (turco ottomano: اسمیخان سلطان; "Purezza del Khan" o "Regalità del Khan"; Manisa, 1545Costantinopoli, 8 agosto 1585) è stata una principessa ottomana. Era la terza figlia del sultano Selim II (regno 1566–74) e della sua favorita Nurbanu Sultan.

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Ismihan Sultan nacque a Manisa nel 1545.[1][2] Suo padre era Şehzade Selim (futuro Selim II), figlio del sultano Solimano il Magnifico (regno 1520–66) e di sua moglie legale Hürrem Sultan.[1][2] Trascorse la sua prima infanzia a Manisa e Konya, dove suo padre prestava servizio come sanjak-bey.[2] Sua madre era Nurbanu Sultan, favorita del padre.[3][4][5][6] Aveva due sorelle maggiori, Şah Sultan e Gevherhan Sultan, una sorella minore, Fatma Sultan, e un fratello minore, il futuro sultano Murad III (regno 1574–95), oltre a sei fratellastri minori morti infanti per mano di suo fratello. Era anche zia del sultano Mehmed III (regno 1595–1603).

Primo matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1562 le figlie maggiori di Selim contrassero matrimoni politicamente vantaggiosi.

Ismihan sposò Sokollu Mehmed Pascià, Gevherhan l'ammiraglio Piyale Pascià e Şah il capo falconiere Hasan Agha.[5] Suo padre fu particolarmente felice di dare la mano di Ismihan a Sokollu come ricompensa per l'aiuto del gran visir nella sua lotta per la successione con suo fratello Şehzade Bayezid.[7] L'erario di Stato coprì le spese per le nozze imperiali e concesse 15.000 fiorini come dono di nozze al genero imperiale.[5] La coppia possedeva due palazzi, uno situato a Kadırga,[8] e l'altro situato a Üsküdar.[7] I due insieme tre figli e una figlia. Il matrimonio tuttavia non fu particolarmente felice.[4]

I ragusei rimarcarono il matrimonio di Ismihan e Sokollu Mehmed Pascià, secondo il quale lui fu intimorito dalla sultana non meno di quanto gli altri lo erano da lui. Spesso lei lo chiamava «Vlach, cioè un vilissimo contadino» (Murlacco, che vuol dire contadino vilissimo).[3] Nel 1575, subito dopo l'ascesa al trono di suo fratello, il sultano Murad, il suo stipendio giornaliero era di 300 aspri.[5]

Secondo matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte del gran visir Sokollu Mehmed Pascià nel 1579, la prima scelta della principessa per un nuovo marito fu Ösdemiroğlu Osman Pasià, che però non era interessato. La sua scelta successiva fu Kalaylıkoz Ali Pascià, il governatore di Buda, che accettò il matrimonio. Dovette tuttavia divorziare dalla prima moglie (la legge imponeva che una principessa imperiale fosse l'unica moglie del suo consorte), e si dice che il dolore di lei fu tale da scatenare proteste in città[5] Tuttavia, i due si sposarono nel 1584 e il matrimonio fu breve ma molto felice[4] . Ismihan morì di parto l'anno seguente. Il loro unico figlio sopravvisse poco più di un mese.[6]

Affari di stato[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio degli anni 1580,[5] Ismihan collaborò con sua madre Nurbanu per isolare politicamente Safiye Sultan, unica favorita di suo fratello Murad.[7] Donò a Murad due bellissime concubine,[7] e quando lui non volle o non riuscì ad avere un rapporto sessuale con loro, Ismihan diffuse voci secondo cui Safiye, con la stregoneria, aveva reso impotente il sultano. Ismihan e Nurbanu riuscirono quindi a esiliare Safiye al Vecchio Palazzo, che lasciò solo dopo la morte di Nurbanu.[5]

In in altra occasione i francesi si rifiutarono di restituire due donne turche che erano state catturate in mare dal cognato di Enrico III e fatte prigioniere alla corte di Caterina de' Medici. Ismihan e sua zia, Mihrimah Sultan, intercessero per la loro liberazione.[5]

Opere di carità[modifica | modifica wikitesto]

Ismihan commissionò una moschea situata vicino all'Ippodromo, che porta il nome di Sokollu Mehmed Pascià. Suo marito era responsabile del collegio religioso e dell'ostello dei dervisci ad esso associato.[5] Ha anche commissionato un'altra moschea a suo nome a Mangalia, in Romania.[9] Ha anche dotato una biblioteca nella sua madrasa a Eyüp.[7] I contadini delle terre di dotazione reale ricevevano un trattamento privilegiato. Gli abitanti del villaggio bulgaro di Boboševo, che faceva parte dei possedimenti di Ismihan, ricordano ancora oggi che il loro villaggio era sotto la protezione di una principessa (“sotto il velo di una Sultana”).[5]

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Ismihan Sultan morì di parto l'8 agosto 1585 e fu sepolta nella türbe di suo padre situata ad Hagia Sophia.[4][6] Suo figlio appena nato fu chiamato Mahmud, ma le sarebbe sopravvissuto di non più di cinquanta giorni.[4]

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Ismihan ebbe in tutto quattro figli e una figlia, ma solo un figlio e la figlia sopravvissero all'infanzia.
Dal primo matrimonio, Ismihan ebbe:

  • Safiye Hanımsultan (1562 - ?). Sposò inizialmente il cugino di suo padre, Sokollu Mustafa Pasha, governatore di Buda. Dopo il suo esilio nel 1578, divorziò e sposò il nuovo governatore di Buda, Silahdar Cafer Pasha. Dopo la sua morte nel 1587, gli diede due figli postumi, i gemelli Mehmed Bey e Cafer Bey, che morirono da bambini. Sposò in terze nozze Sultanzade Abdülbaki Bey, figlio della cugina di sua madre Hümaşah Sultan.
  • Sultanzade Ahmed Bey (1563 - 1567)
  • Sultanzade Sokolluzade Ibrahim Han Pascià (1565 - 1622)
  • Sultanzade Piri Mehmed Bey (1566 - 1567)


Dal secondo matrimonio, Ismihan ebbe un figlio:

  • Sultanzade Mahmud Bey (5 agosto 1585 - 24 settembre 1585). Ismihan morì tre giorni dopo il parto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Taner, Melis, 'Power to Kill:' A Discourse of the Royal Hunt During the Reigns of Süleyman the Magnificent and Ahmed I, 2009, p. 41.
  2. ^ a b c (TR) FERİDUN EMECEN, SELİM II, in İslam Ansiklopedisi.
  3. ^ a b (HR) Anali Zavoda za povijesne znanosti Hrvatske akademije znanosti i umjetnosti u Dubrovniku, Croatian Academy of Sciences and Arts. URL consultato il 24 settembre 2021.
  4. ^ a b c d e (TR) Uluçay, Mustafa Çağatay, Padişahların kadınları ve kızları, Ankara, Ötüken, 2011.
  5. ^ a b c d e f g h i j (EN) Leslie P. Peirce, The imperial harem : women and sovereignty in the Ottoman Empire, 1993, ISBN 0-19-507673-7, OCLC 27811454. URL consultato il 24 settembre 2021.
  6. ^ a b c (TR) Necdet Sakaoğlu, Bu mülkün kadın sultanları : vâlide sultanlar, hâtunlar, hasekiler, kadınefendiler, sultanefendiler, 1. baskı, Oğlak Yayıncılık, 2008, ISBN 975-329-623-1, OCLC 316234394. URL consultato il 24 settembre 2021.
  7. ^ a b c d e (EN) Pinar Kayaalp, The empress Nurbanu and Ottoman politics in the sixteenth century : building the Atik Valide, 2018, ISBN 978-1-351-59662-6, OCLC 1030319743. URL consultato il 24 settembre 2021.
  8. ^ (TR) Turkey. Kültür Bakanlığı., 9. Milletlerarası Türk sanatları kongresi : bildiriler, 23-27 Eylül 1991, Atatürk Kültür Merkezi-İstanbul = 9th International congress of Turkish art, contributions : 23-27 September 1991, Atatürk Cultural Center-Istanbul., 1. baskı, Kültür Bakanlığı, 1991, p. 98, ISBN 975-17-1487-7, OCLC 35843326. URL consultato il 24 settembre 2021.
  9. ^ (EN) Romania., APA, 2007, p. 161, ISBN 978-981-258-610-0, OCLC 85692243. URL consultato il 24 settembre 2021.