Mimosa pudica

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Sensitiva
Mimosa pudica 2.jpg
Fiori e foglie di Mimosa pudica.
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Fabales
Famiglia Mimosaceae
Tribù Mimoseae
Genere Mimosa
Specie M. pudica
Classificazione APG
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Sottofamiglia Mimosoideae
Tribù Mimoseae
Nomenclatura binomiale
Mimosa pudica
L.

La sensitiva (Mimosa pudica L.) è una pianta appartenente alla famiglia delle Mimosaceae (o Fabaceae secondo la classificazione APG)[2]. Deve il nome comune alla sua capacità di rispondere a stimoli tattili o alle vibrazioni richiudendo le foglie su se stesse (tigmonastia).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

È una pianta perenne con fusto semilegnoso, i cui rami dotati di spine, soprattutto quelli più prossimi alle radici, tendono ad uno sviluppo sempre più legnoso con l'avanzare dell'età della pianta. Forma piccoli arbusti che possono raggiungere 1 metro di altezza, sebbene comunemente non superino i 15-45 cm[3]. Le foglie sono paripennate, composte da 12-25 paia di foglioline, dal colore verde accesso.
I fiori sono attinomorfi, con corolla composta da 4 o 5 petali, piccoli e ridotti, e con numerosi stami allungati, che formano un'infiorescenza di colore rosa, del diametro di circa un centimetro, con un caratteristico aspetto piumoso[3][4].
Il frutto è un baccello irsuto lungo circa 2 cm, che contiene da 2 a 4 semi tondeggianti del diametro di circa 2 mm, di colore bruno[3].

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Sensibilità[modifica | modifica wikitesto]

Chiusura delle foglie di Mimosa pudica in seguito a stimolo tattile.

Una caratteristica immediatamente evidente di questa pianta è la contrazione immediata delle sue foglie al minimo stimolo tattile, che causa anche un abbassamento dei rami più sottili.

I movimenti serali e notturni delle foglie si conoscono come nictinastia[5], e sono un esempio ben descritto di un ritmo circadiano vegetale regolato dalla luce. Il cambio di angolazione delle foglie paripennate è provocato dal cambio di turgore cellulare del pulvino, una struttura specializzata alla base del picciolo[6]; in pratica un meccanismo provocato per osmosi. La diffusione di ioni di K+ fa sì che la soluzione interna risulti ipertonica rispetto all'esterna e che si produca così un turgore cellulare. A seconda che esso abbia luogo nelle cellule flessorie o estensorie, le pinne delle foglie si aprono o si chiudono.

Il meccanismo si presenta ottimale come difesa contro i predatori che al ripiegarsi delle foglie si ritroveranno di fronte a una pianta apparentemente marcia, ma è anche funzionale alla limitazione di perdita di liquidi utili durante le ore di caldo eccessivo o per proteggersi dal vento riducendo la superficie esposta.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La mimosa pudica è una pianta originaria dell'America Latina (America centrale, Sud America settentrionale e Caraibi).[1] È stata introdotta e naturalizzata in numerosi altri paesi della fascia tropicale di Africa, Asia e Oceania, divenendo talvolta una specie invasiva[3].

Coltivazione[modifica | modifica wikitesto]

È una pianta che tende ad occupare rapidamente tutto lo spazio a sua disposizione, quindi è importante che, se coltivata in vaso, le venga dato il giusto spazio. Al chiuso così come all'aperto non richiede attenzione eccessiva, cresce con grande facilità in quasi qualunque tipo di terreno, ha però bisogno di irrigazioni frequenti, in caso contrario le foglie tenderanno ad ingiallirsi ed a mantenersi chiuse su se stesse.[senza fonte]

Non tollera le temperature molto basse, soprattutto il gelo, e cresce in maniera ottimale a temperature superiori a 20 gradi centrigradi.[senza fonte]

L'esposizione alla luce deve essere elevata, ma non diretta, e proprio da essa dipenderà il comportamento delle foglie durante tutto l'arco della giornata.[senza fonte]

Non ha molti nemici naturali e difficilmente viene attaccata, anche grazie alla sua particolare tecnica difensiva, seppure l'esposizione esagerata al sole può portare l'arrivo del ragnetto rosso ed il ristagno dell'acqua nella terra può provocare danni molto importanti alle radici.[senza fonte]

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

La propagazione della mimosa pudica è molto semplice, sebbene lenta rispetto a molte altre specie di piante. È possibile riprodurla per talea, direttamente in terra vista la natura semilegnosa: la radicazione comporterà un'attesa di circa 4-6 settimane in cui il vaso dovrà mantenersi in un luogo umido, a mezz'ombra, ma allo stesso tempo caldo.[senza fonte]

Per niente complicata anche la propagazione per seme, estraibile dai numerosi baccelli prodotti dalla pianta stessa e contenenti in media fra i tre ed i cinque semi; una volta lasciato seccare il baccello sarà sufficiente estrarne il contenuto ed interrarlo a pochi millimetri dalla superficie. Si consiglia di ottenere la germinazione, che richiederà tre o quattro settimane, in piccoli vasi e di trapiantare le nuove nate quando avranno raggiunto gli 8-10 centimetri d'altezza. Durante questo processo è importante mantenere la terra ben irrigata ed una buona esposizione alla luce, non comunque diretta, né troppo intensa perché le piante, appena nate, saranno molto fragili. Le prime foglie, molto piccole e composte da non più di 4-6 foglioline parallele fra di loro, sono già caratterizzate dalla forte sensibilità tipica di questa pianta e si richiudono al tocco e nelle ore notturne.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Groom, A. 2012, Mimosa pudica, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2015.2, IUCN, 2015. URL consultato il 27 ottobre 2015.
  2. ^ (EN) Mimosa pudica L., in The Plant List. URL consultato il 26 ottobre 2015.
  3. ^ a b c d (EN) Mimosa pudica, su Global Invasive Species Database. URL consultato il 27 ottobre 2015.
  4. ^ (EN) Information about the Family Leguminosae, in International Legume Database & Information Service (ILDIS). URL consultato il 27 ottobre 2015.
  5. ^ Nictinastia, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 27 ottobre 2015.
  6. ^ (ES) Taiz Lincoln, Fisiología Vegetal, volumen 2, Publicacions de la Universitat Jaume I, 2006, p. 1338, ISBN 978-84-8021-601-2.

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