Mario Marino

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Mario Marino
Mario Marino Impresa di Alessandria.jpg
Mario Marino al tempo dell'impresa di Alessandria
NascitaSalerno, 27 marzo 1914
MorteSalerno, 11 maggio 1982
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegia Marina
SpecialitàPalombari
GradoCapitano di corvetta
GuerreGuerra d'Etiopia
Guerra di Spagna
Seconda guerra mondiale
BattaglieAttacco a Malta
Impresa di Alessandria
Decorazionivedi qui
dati tratti da Uomini della Marina 1861-1946[1]
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Mario Marino (Salerno, 27 marzo 1914Salerno, 11 maggio 1982) è stato un militare e marinaio italiano, che prestò servizio come operatore nella Xª Flottiglia MAS della Regia Marina durante la seconda guerra mondiale con il grado di capo palombaro di 3ª classe, venendo decorato con la Medaglia d'oro al valor militare per l'operazione di Alessandria d'Egitto del 19 dicembre 1941.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Salerno il 27 marzo 1914.[1] Dopo aver frequentato il quinto corso ginnasiale presso il Seminario di Salerno,[2] nel gennaio 1933 si arruolò volontario nella Regia Marina e venne assegnato alla categoria dei palombari, frequentando il corso presso la Scuola C.R.E.M. (Corpo Reale Equipaggi Marittimi) di Varignano, vicino a La Spezia.[1]

Alla fine del corso venne destinato al Comando Marina di Gaeta.[1] Si imbarcò poi sul cacciatorpediniere Freccia e nel 1936 sul sommergibile H 6,[2] sul quale frequentò il 1º Corso sommozzatori ed effettuò anche le prime sperimentali uscite da un sommergibile in immersione.[1] Tra il 1936 e il 1937 fu imbarcato sull'esploratore Nicoloso da Recco a bordo del quale partecipò a missioni operative durante la guerra d'Etiopia e nella successiva guerra di Spagna.[1] Tra il 1938 e il 1940 fu imbarcato sulle navi appoggio palombari Teseo e Titano, a bordo della quale frequentò il Corso per Alti Fondali.[1] Il 4 giugno 1940 sbarcò dal Titano e passò in forza alla 1ª Flottiglia MAS quale operatore subacqueo dei mezzi d'assalto, e partecipò a missioni di guerra con i MAS.[1]

Nel maggio 1941 venne promosso 2º Capo Palombaro Sommozzatore.[1] Nella notte tra il 25 e 26 luglio 1941 partecipò come secondo operatore del mezzo di riserva del capitano delle Armi Navali Vincenzo Martellotta, all'impresa di forzamento della base navale inglese di Malta.[3] Decorato con la Medaglia di bronzo al valor militare, nella notte del 18 e 19 dicembre 1941, sempre con lo stesso ufficiale, sul SLC 222, partecipò al forzamento della base navale inglese di Alessandria.[3] In quell'azione, primo successo degli SLC., vennero affondate due navi da battaglia, una grossa petroliera e venne danneggiato un cacciatorpediniere.[3] Fatto prigioniero dopo la riuscita missione, venne rimpatriato nell'ottobre 1944 e partecipò alla guerra di liberazione nel Gruppo Mezzi d'Assalto di Mariassalto.[3]

Nel 1949 venne promosso Capo di 1ª Classe Palombaro, nel 1962 fu promosso sottotenente del C.E.M.M. (Corpo Equipaggi Marittimi Militari) ed ebbe il comando del Gruppo sminamento S.D.A.I. (Servizio Difesa Automezzi Insidiosi) di La Spezia che mantenne fino al suo collocamento in ausiliaria, avvenuto nel marzo 1977 col grado di capitano di corvetta (CS).[3] Si spense a Salerno l'11 maggio 1982.[2]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Alla sua memoria la Marina Militare Italiana ha intitolato un motoscafo appoggio sommergibili.[N 1]. La sua città natale gli ha intitolato una via,[3] così come a lui e a Osvaldo Conti è stata intitolata la locale sezione dell'Associazione Nazionale Marinai d'Italia.[4] I suoi cimeli, la sciarpa azzurra e la sciabola furono donati dalla vedova al Museo tecnico navale di La Spezia.[4]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Eroico combattente, fedele collaboratore del suo Ufficiale, dopo averne condivisi i rischi di un tenace, pericoloso addestramento, lo seguiva nelle più ardite imprese e, animato dalla stessa ardente volontà di successo, partecipava con lui ad una spedizione di mezzi d'assalto subacquei che forzava una delle più potenti e difese basi navali avversarie, con un'azione in cui concezione operativa ed esecuzione pratica si armonizzavano splendidamente col freddo coraggio e con l'abnegazione degli uomini. Dopo aver avanzato per più miglia sott'acqua e superato difficoltà ed ostacoli di ogni genere, valido e fedele aiuto dell'Ufficiale; offesa a morte con ferma bravura, la nave attaccata, seguiva in prigionia la sorte del suo Capo, rifiutandosi costantemente di fornire al nemico qualsiasi indicazione. Superbo esempio di ardimento nell'azione e di eccezionali qualità morali. Alessandria, 18-19 dicembre 1941.[5]»
— Decreto Luogotenenziale 31 agosto 1944.
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Imbarcato su unità designata ad appoggiare i Mezzi d'Assalto nell'attacco a munitissima base navale nemica, cooperava efficacemente alla preparazione delle armi e degli uomini che portavano a termine l'impresa infliggendo gravi danni all'avversario. Canale di Sicilia, 26 luglio 1941
— Regio Decreto 12 gennaio 1942.
Croce al merito di guerra (2 concessioni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra (2 concessioni)
Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
  • Promozione al grado di Capo Palombaro di 3ª Classe (1941)

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si tratta dell'unità Y-498 Mario Marino da 97 tonnellate, varata nel 1984 presso il cantiere Crestitalia Ameglia.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Alberini e Franco Prosperini, Uomini della Marina, 1861-1946, Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Marina Militare, 2016, ISBN 978-8-89848-595-6.
  • Junio Valerio Borghese, Decima Flottiglia Mas, Milano, Garzanti, 1954.
  • Virgilio Spigai, Cento uomini contro due flotte, Marina di Carrara, Associazione Amici di Teseo Tesei, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]