Mandato della Società delle Nazioni

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Mandati in Africa e Medioriente.
Mandati nel Pacifico.

Il Mandato della Società delle Nazioni si riferisce ad alcuni territori stabiliti dall'articolo 22 della Convenzione della Società delle Nazioni il 28 giugno 1919. Dall'entrata in vigore dello Statuto delle Nazioni Unite nel 1945, il mandato della Società delle Nazioni (eccetto per la Palestina e l'Africa del Sud-Ovest) divenne l'amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite, come convenuto dalla Conferenza di Jalta.

Generalità[modifica | modifica sorgente]

Tutti i territori soggetti al mandato erano precedentemente controllati dagli stati sconfitti nella prima guerra mondiale, principalmente l'impero tedesco e l'impero ottomano. I mandati erano fondamentalmente diversi dal protettorato, in quanto le potenze Mandatarie avevano delle obbligazioni con gli abitanti dei territori e la Società delle Nazioni.

Il processo di sviluppo del mandato si svolgeva in due fasi:

  1. la rimozione di sovranità dei precedenti stati controllori
  2. il trasferimento dei poteri agli stati alleati dotati del diritto mandatorio.

Trattati[modifica | modifica sorgente]

La perdita da parte della Germania delle sue colonie fu sancita dal Trattato di Versailles del 1919 ed esse furono spartite fra le Potenze Alleate il 7 maggio 1919. I territori ottomani furono divisi per la prima volta con il Trattato di Sèvres del 1920 e sanciti definitivamente dal Trattato di Losanna del 1923. La spartizione dei territori turchi fu stabilita dalle Potenze Alleate nella Conferenza di Sanremo nel 1920. Sebbene la maggior parte dei mandati fosse situata in Africa, Asia e Pacifico, questo strumento fu applicato anche in Europa, in casi importanti come quelli di Danzica, Memel e Saar, tutti territori precedentemente tedeschi.

Regole per l'istituzione[modifica | modifica sorgente]

Secondo il Consiglio della Lega delle Nazioni, riunitosi nell'agosto del 1920[1]: "le ipotesi di Mandati stabilite dalle Potenze Alleate e Associate non saranno definitive finché non saranno state esaminate e approvate dalla Lega... il titolo legale assunto dalla Potenza mandataria dovrà essere duplice: uno conferito dalle Potenze Principali e l'altro dalla Lega delle Nazioni."[2]

Erano necessarie tre fasi per istituire un Mandato sotto la legge internazionale: (1) Le Principali Potenze Alleate e Associate conferivano un Mandato ad una di esse o ad una terza potenza; (2) tali Potenze notificavano ufficialmente al Consiglio della Lega delle Nazioni che una certa Potenza era stata nominata mandataria per un certo territorio; e (3) il Consiglio della Lega delle Nazioni prendeva ufficialmente nota della nomina della Potenza mandataria e la informava che il Consiglio la considerava "investita del Mandato, e allo stesso tempo le notificava i termini del Mandato, dopo essersi assicurato che essi fossero conformi alle disposizioni della Convenzione."[2][3]

Tipi di mandati[modifica | modifica sorgente]

Lo specifico livello di controllo escercitato dalla Potenza mandataria sopra ogni territorio era deciso dalla Lega delle Nazioni. Ad ogni modo, alla Potenza mandataria era proibito in ogni caso di costruire fortificazioni ed era obbligatorio presentare un rapporto annuale sul proprio Mandato alla Società delle Nazioni. Nonostante ciò, i Mandati erano visti come colonie "de facto", parte integrante degli imperi coloniali delle Nazioni vincitrici. I Mandati erano divisi in tre diversi gruppi a seconda del livello di sviluppo conseguito da ciascuna popolazione locale.

Mandati di classe A[modifica | modifica sorgente]

Il primo gruppo, o "Mandati di classe A", era costituito dalle aree prima controllate dall'Impero ottomano e che si riteneva avessero "raggiunto uno stadio di sviluppo in cui la loro esistenza come Nazioni indipendenti poteva essere riconosciuta anche se provvisoriamente soggetta all'assistenza amministrativa di una Potenza Mandataria fino a quando non fossero stati in grado di governarsi da soli". Erano Mandati di classe A:

In conclusione, dopo il 1948 questi Mandati erano tutti stati sostituiti da monarchie (Iraq, Giordania) o repubbliche (Israele, Libano, Siria).

Mandati di classe B[modifica | modifica sorgente]

Il secondo gruppo, o Mandati di classe B, era formato da tutti i precedenti Schutzgebiete (Territori tedeschi) nelle regioni sub-sahariane dell'Africa centro-occidentale, che si riteneva richiedessero un maggiore livello di controllo da parte della Potenza mandataria: "... la Potenza mandataria dev'essere responsabile dell'amministrazione del territorio, a condizione che garantisca la libertà di coscienza e di religione". Infine, era proibito costruire basi militari o navali all'interno del Mandato. Mandati di classe B furono:

  • Ruanda-Urundi (Belgio), precedentemente due distinti protettorati tedeschi, furono uniti in un singolo Mandato dal 20 luglio 1922, ma nel periodo 1 marzo 1926 - 30 giugno 1960 furono in unione amministrativa con la colonia del Congo belga. Dal 13 dicembre 1946 furono denominati Amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite (fino alla loro separata indipendenza il 1 luglio 1962).
  • Tanganica (Regno Unito), dal 20 luglio 1922. L'11 dicembre 1946 fu trasformato in un'Amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite; dal 1 maggio 1961 sperimentò l'autogoverno, divenendo indipendente il 9 dicembre 1961 (come dominion). Il 9 dicembre 1962 si trasformò in una repubblica e nel 1964 si unì a Zanzibar, prendendo il nome di Tanzania.

Erano Mandati di classe B anche altri due territori tedeschi, ciascuno diviso in un Mandato inglese e in uno francese, secondo le precedenti zone di occupazione militare:

Mandati di classe C[modifica | modifica sorgente]

Un ultimo gruppo, i Mandati di classe C, che includeva l'Africa sud-occidentale e alcune isole del Pacifico meridionale, furono considerati da amministrare "secondo le leggi della Potenza mandataria come parte integrante del suo territorio". I mandati di classe C erano precedenti possedimenti tedeschi, ovvero:

Sviluppi successivi[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'abolizione della Lega delle Nazioni, tutti vecchi Mandati che rimasero sotto il controllo di una Potenza colonial furono trasformati, con una sola eccezione, in Amministrazioni fiduciarie dall'ONU, uno status pressoché equivalente. Anche le Potenze affidatarie rimasero le stesse, con l'eccezione del Giappone, che aveva perso la Guerra e il cui Mandato del Pacifico Meridionale fu trasferito agli USA. L'unico Mandato che mantenne il vecchio status fino all'indipendenza (1990) fu l'Africa sud-occidentale, ovvero l'attuale Namibia. Quasi tutti i vecchi Mandati della Società delle Nazioni erano Stati sovrani nel 1990, compresi quelli che erano divenuti Amministrazioni fiduciarie ONU. Le uniche eccezioni erano alcune parti dell'Amministrazione fiduciaria del Pacifico meridionale (ex Mandato giapponese del Pacifico Meridionale) che era stato gradualmente smembrato. In particolare, le Isole Marianne Settentrionali, divenute parte del Commonwealth americano (tutt'oggi governate da un Governatore e prive di un proprio Capo di Stato che è il Presidente americano in carica), mentre la Micronesia e le Isole Marshall, ultimi territori facenti parte del Mandato, avevano ottenuto l'indipendenza il 22 dicembre 1990 (dopo che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ebbe ratificato la fine dell'Amministrazione fiduciaria, effettivamente terminata già il 10 luglio 1987) e la Repubblica di Palau (separatasi dalla Micronesia) fu l'ultima a ottenere l'effettiva indipendenza il 1º ottobre 1994.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (p109-110)
  2. ^ a b Quincy Wright, Mandates under the League of Nations, Univ. of Chicago Press, 1930.
  3. ^ See also: Temperley, History of the Paris Peace Conference, Vol VI, p505-506; League of Nations, The Mandates System (official publication of 1945); Hill, Mandates, Dependencies and Trusteeship, p133ff.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Tamburini, Francesco "I mandati della Società delle Nazioni", in «Africana, Rivista di Studi Extraeuropei», n.XV - 2009, pp.99-122.
  • Anghie, Antony "Colonialism and the Birth of International Institutions: Sovereignty, Economy, and the Mandate System of the League of Nations" 34(3) New York University Journal of International Law and Politics 513 (2002)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]