Lucrezia Ricchiuti

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Lucrezia Ricchiuti

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature XVII
Gruppo
parlamentare
Partito Democratico (2013-2017)

Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista

Coalizione Italia. Bene Comune
Circoscrizione Regione Lombardia

Dati generali
Partito politico Partito Democratico (fino al 2017)

Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista

Lucrezia Ricchiuti (Cormano, 15 luglio 1956) è una politica italiana. Ha ricoperto l'incarico di vicesindaco nel comune di Desio, nell'amministrazione di Roberto Corti.

È stata Senatrice della Repubblica italiana per Articolo Uno - Movimento Democratico e Progressista (MDP), membro della Commissione Bilancio e Capogruppo per MDP in Commissione Parlamentare Antimafia, durante la XVII Legislatura.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

1. Prime esperienze.[modifica | modifica wikitesto]

Il padre emigra dalla Puglia bracciantile della fine degli anni 40 dello scorso secolo per cercare al Nord opportunità di riscatto sociale e di futuro per la propria famiglia. Fa molti lavori, poi dopo aver preso il diploma di disegnatore alle scuole serali viene assunto come operaio metalmeccanico (all’Alfa di Arese). Svolge due lavori per mantenere la famiglia. Anche la madre lavora, come bambinaia.

Lucrezia nasce a Cormano, nell’hinterland milanese, nel 1956. È la prima di tre figli. Ha una sorella – Marialuisa - e un fratello - Fabio. Si sposa con Claudio nel 1979 e si trasferisce a Desio (MB). Dal matrimonio nascono Marco e Gianluca. Da giovane condivide le idee di progresso, di affermazione dei diritti di chi lavora, dell’emancipazione femminile, di tutela ambientale e di promozione culturale per tutti. In casa respira la voglia di riscatto, il lavoro come diritto e come mezzo per realizzarsi, il conflitto sociale come passaggio essenziale per riconoscere una società vitale.

Negli anni 60 e 70, la Lombardia era la regione più ricca d’Italia. Il settore dell’industria e dei servizi hanno un impulso straordinario, che offre occasioni a tutti e spazio ai meravigliosi talenti: le pare giusto che le opportunità fossero distribuite equamente. Milano e la Lombardia soffrono anche eventi oscuri della storia nazionale, da piazza Fontana alla strage di piazza della Loggia a Brescia e gli omicidi di Pinelli e Calabresi. Le sofferenze collettive di quegli anni la segnano e la convincono che non ci può barricare in casa (come dice una canzone, la storia non si ferma certo davanti a un portone). Si iscrive al Partito comunista italiano nel 1976 e combatte in quella organizzazione nelle sue diverse evoluzioni fino a contribuire alla fondazione del Partito democratico, nel 2007.

2. Consigliere comunale a Desio.[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2000 viene eletta in consiglio comunale. Desio è la sua città per scelta. Una comunità di 43 mila abitanti, laboriosa, dinamica, curiosa, aperta alle novità. Come tutte le città con aspirazioni di sviluppo e affermazione economica, Desio è attraente per molta gente che non vuole lavorare onestamente, guadagnarsi il pane con dignità. Desio è oggetto di attenzioni di affaristi e mascalzoni d’ogni sorta. Soprattutto nella gestione urbanistica e nella conduzione di appalti. E nell’ombra si intravede la sagoma inquietante della ‘ndrangheta. Se ne accorge subito e comincia, con a fianco Roberto Corti e molti altri, una battaglia serrata contro il malaffare: fa richieste di accesso agli atti, copie di contratti, denuncia la speculazione edilizia dilagante, le costruzioni abusive, denuncia le inefficienze e la mancanza della trasparenza amministrativa. Nel 2005 il centrosinistra perde le elezioni ma lei torna in consiglio e ricomincia la lotta. Nel 2010 il centrosinistra perde ancora. Il PDL è forte, l’asse Berlusconi-Bossi sembra non possa essere scalfito. La semina sua e dei consiglieri d’opposizione però dà i suoi frutti. Scatta l’inchiesta Infinito (parallela alla Crimine) e finiscono in prigione tra i molti proprio i personaggi che lei aveva sempre denunziato e si scopre che molti di questi avevano stretti rapporti con politici locali. Si scopre che la mafia al Nord c’è e che battaglia per la legalità è fondamentale per la salute etica ed economica del territorio. Nel 2015 moltissime condanne diverranno definitive. Lo scalpore è grande, l’impressione pure. La Lega Nord, altrove così granitica nell’intesa di potere con Forza Italia, a Desio ha un sussulto di dignità e concorre all’autoscioglimento del consiglio comunale. Si torna a elezioni nel 2011 e questa volta il centrosinistra vince. Roberto Corti è eletto sindaco e Lucrezia viene eletta ancora in consiglio e nominata vicesindaco. Prende le deleghe al bilancio e alla polizia locale. Si comincia a far pulizia davvero: trasparenza negli appalti ed efficienza nell’ufficio tecnico, rotazione dei dirigenti. Viene condotta un’efficace lotta all’evasione tributaria e soprattutto viene arrestato il consumo di suolo: la Giunta e il consiglio riportano dalla destinazione edificabile ad agricola quasi 2 milioni di metri quadri di terreni.

3. Elezione al Senato.[modifica | modifica wikitesto]

Nel frattempo (è il 2012) si preparano le elezioni politiche. Berlusconi pare al tramonto. Arriva Mario Monti e il PD scalda i motori. Alle primarie per la scelta del candidato premier Lucrezia vota per Bersani. Renzi le era simpatico e lo trovava dinamico. Con Giuseppe Civati si era recata alla prima Leopolda, nel novembre 2010. Ma poi aveva ritenuto che in Renzi c’era troppa disinvoltura. Sotto Natale del 2012 si svolgono le primarie per comporre le liste del Porcellum. La legge, nella sua opinione, è una porcata ma il PD cerca di rimediare con pionieristiche consultazioni popolari, tra i militanti e i simpatizzanti. La considera un’esperienza fantastica: il 29 dicembre riceve più di 3 mila preferenze. Dietro Pippo Civati, arriva seconda in Monza e Brianza. Il comitato regionale del Partito la mette sesta in lista al Senato. La campagna elettorale è un mezzo incubo: in Italia il centro-sinistra vince per soli 125 mila voti e prende il premio di maggioranza alla Camera. Al Senato no. Lucrezia viene proclamata senatrice della XVII legislatura repubblicana, perché il PD prende parecchi senatori in Lombardia. In consiglio comunale dà il suo arrivederci e parte per Roma.

4. Iniziative parlamentari e politiche.[modifica | modifica wikitesto]

4.1 Legalità e lotta alle mafie.[modifica | modifica wikitesto]

Al costituirsi del Governo Letta, il 28 aprile 2013, non vota per la fiducia. Non ritiene esaltante l’incaricato e poi non può votare per il “governissimo” con Berlusconi, uno che sì è tenuto in casa lo stalliere mafioso Mangano e lo ha anche definito un eroe. La legalità è sempre il suo pallino e votare per il governo PD-PDL sarebbe una contraddizione insanabile. Firma il disegno di legge Grasso per la reintroduzione del falso in bilancio e per l’aumento delle pene per mafia e corruzione. Diverrà la legge n. 69 del 2015. Firma anche per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sulle mafie anche in questa legislatura: la Commissione viene costituita con la legge n. 87 del 2013 ed entra a farne parte. Appoggia la legge sul rientro dei capitali (la c.d. voluntary disclosure) e sull’autoriciclaggio e si batte per migliorarla, con emendamenti: battaglia vinta anche qui: diverrà la legge n. 186 del 2015 e torneranno in Italia – non “scudati” alla maniera di Tremonti – quasi 5 miliardi di euro. Presenta proposte di legge per istituire un albo nazionale degli amministratori dei beni confiscati alle mafie; e per modificare in meglio la normativa processuale sulle misure di prevenzione. Ancora una battaglia vinta: moltissimi dei contenuti di queste sue proposte entreranno nella legge di modifica del codice antimafia approvata nel 2017. L’Avvocatura dello Stato le segnala che quando tratta il contenzioso delle pubbliche amministrazioni scopre molte irregolarità. Presenta un emendamento per far sì che essa segnali tutto ciò sa all’Autorità anticorruzione, fermo restando l’obbligo di denunzia penale. La norma diventa legge. Nell’estate 2014 scopre che la guida del Touring club italiano sulla Spagna pubblicizza una catena di ristoranti che inneggia alla mafia. Presenta un’interrogazione al ministro dello sviluppo economico. Battaglia vinta: il Touring in fretta e furia le assicura che rimuoverà ogni riferimento a quella catena nell’edizione successiva e lo rimuove dal proprio sito. Nel frattempo segue gli sviluppi delle inchieste in Lombardia: ecco germogliare le indagini Grillo parlante, Tenacia, Tibet e Insubria. Il comune di Sedriano, provincia di Milano e primo in Lombardia, viene sciolto per mafia. Gira per la regione per parlare e reclama attenzione per i temi della trasparenza, della legalità e della lotta alle mafie. Presenta due interrogazioni parlamentari sulla situazione vergognosa di Seregno. Chiede una commissione prefettizia di accesso per verificare eventuali condizionamenti mafiosi. Ancora una battaglia vinta: a settembre 2017 il sindaco di Seregno Edoardo Mazza finisce agli arresti domiciliari (poi la misura verrà revocata in virtù delle sue dimissioni) e viene nominata la commissione d’accesso. Arriva il 2015: è scoppiato il caso “Mondo di mezzo-Mafia capitale”, il panorama politico è squassato. I Casamonica fanno un funerale magnifico a Tor Bellamonaca a Roma; Bruno Vespa li invita in trasmissione. In autunno addirittura Vespa invita il figlio di Totò Riina. La senatrice Ricchiuti interviene sia in Senato sia in Commissione d’inchiesta per chiedere le dimissioni di tutto il vertice RAI e la rimozione di Vespa. Campo Dall’Orto se ne andrà, ma per motivi diversi. Vespa no. Nella legge n. 124 del 2015 (la c.d. delega Madia sulla pubblica amministrazione) presenta un emendamento volto a mettere costi standard e più bassi per le intercettazioni telefoniche. L’emendamento viene approvato e la norma entra nella delega ma il Governo inspiegabilmente non la eserciterà. Verrà reintrodotta in un’altra legge delega (il comma 89 della legge Orlando, la n. 103 del 2017). Nella primavera 2016 organizza un seminario pubblico a Desio sui costi dell’illegalità. È un successo: relatori d’eccezione, da Nando Dalla Chiesa ad Alberto Vannucci, da David Gentili a Pierpaolo Farina e foltissimo pubblico. È la premessa per sostenere la rielezione di Corti a sindaco di Desio e per non riconsegnare la città al centro-destra. La sera del 19 giugno 2016 – dopo un’aspra battaglia - festeggia rinfrancata la vittoria del centro-sinistra. Le locali di ‘ndrangheta masticano amaro. Marialuisa Ricchiuti entra in consiglio comunale. Ogni anno spetta al Parlamento approvare una legge per aprire il mercato a nuove opportunità per i consumatori e stimolare la concorrenza. L’ultima legge, approvata proprio nell’agosto 2017, non la trova entusiasta ma poteva essere molto peggiore. Vi erano state inserite due norme (gli articoli 44 e 45), volte a consentire la costituzione on-line di società a responsabilità limitata senza identificazione dei soci; e a consentire on-line il trasferimento delle quote da un soggetto a un altro senza identificazione presso un pubblico ufficiale. In pratica, una voragine aperta in favore delle intestazioni fittizie e dei prestanome delle mafie. La senatrice Ricchiuti si batte finché quelle norme non vengono soppresse. Quanto al tema della prescrizione dei reati, si batte con determinazione con emendamenti per la cancellazione della legge Cirielli che (a suo avviso) consente agli avvocati più disinvolti di perdere tempo e di guadagnare ai propri assistiti l’assoluzione per prescrizione. Questa volta la battaglia è vinta a metà: il comma 11 della legge Orlando prevede un complicato meccanismo di sospensione della prescrizione ma non la regola che una volta intervenuto il giudizio o – almeno la sentenza di condanna in primo grado – la prescrizione s’interrompe per sempre.

Nel 2017, affronta il problema di giornalismo intimidito. Sostiene che, mentre le grandi testate si servono per il politico e l’economico di penne addomesticate e familiari con il potere, i giornali locali e on-line e le firme più coraggiose sono costantemente in pericolo. Pur prescindendo da Roberto Saviano i cronisti meno noti sono sotto attacco costante, da Ester Càstano a Giovanni Tizian, da Lirio Abbate fino – recentemente – a Marco Lillo. Crede che a volte l’intimidazione si attua in tribunale, con querele tanto pretestuose e infondate quanto minacciose per l’importo dei danni richiesti. Presenta allora un disegno di legge (a.S. 2659) contro le querele temerarie. Vi si stabilisce che chi si avventura a querelare un giornalista che dice cose vere, paghi una sanzione e gli sia dichiarata inammissibile l’azione. Presenta – assieme al senatore Felice Casson - emendamenti e subemendamenti volti ad affossare il disegno di legge Costa (a.C. 925) su diffamazione e diritto all’oblio, che ritiene pericoloso per il diritto all’informazione.

4.2. Economia e lavoro.[modifica | modifica wikitesto]

Come membro della Commissione finanze del Senato, Lucrezia Ricchiuti segue numerosi provvedimenti: nel 2013 presenta un emendamento volto a completare le riforme promosse da Pier Luigi Bersani sulla portabilità dei mutui, con la portabilità gratuita dei conti correnti. La norma è approvata e diventa il comma 584 della legge n. 147 del 2013 (oggi nel decreto legislativo n. 37 del 2017). Lucrezia contrasta con ogni mezzo il Jobs Act. Nell’ottobre 2014 – insieme a Corradino Mineo e Felice Casson – è l’unica senatrice che non vota la fiducia al Governo. Resiste a pressioni e alla minaccia di provvedimenti disciplinari nel gruppo parlamentare PD. A maggio 2015, vota a favore della fiducia sulla legge 107 (c.d. buona scuola). È un voto molto sofferto, motivato dal piano di 100 mila assunzioni e condiviso con molti futuri esponenti di Articolo 1-MDP come Cecilia Guerra, Miguel Gotor e Doris Lo Moro. Nel 2016 e nel 2017 è relatrice dei pareri sulla direttiva sui mutui ipotecari (atto Governo 256) e riesce a evitare che famiglie morose patiscano la condotta delle banche volte a mettere la casa all’asta senza passare per il giudice; e sulla direttiva sul riciclaggio (atto Governo 389): nonostante riesca a far approvare alle Commissioni riunite finanze e giustizia un parere soddisfacente, il Governo non lo recepisce. Presenta anche emendamenti contro l’accorpamento delle camere di commercio e, nel 2017, appreso della delocalizzazione K-Flex a Roncello, porta più volte solidarietà ai lavoratori in lotta e presenta un’interrogazione parlamentare.

4.3. Istituzioni, riforme e partito.[modifica | modifica wikitesto]

Lucrezia non condivide la riforma costituzionale Renzi-Boschi, considerandola un pasticcio, connotato da confusione teorica a monte e caos applicativo a valle. Essa intendeva abolire il bicameralismo perfetto, salvo inventarsi una dozzina di procedimenti legislativi diversi; voleva diminuire i posti in politica, salvo confezionare un Senato di notabili locali nominati dalle regioni. Immunità parlamentare à la carte concessa a tutti i parlamentari e voto a data fissa senza dibattito, per devitalizzare le Camere. Secondo lei, la Costituzione dei padri veniva sventrata da apprendisti stregoni. Da settembre a novembre 2016 si dedica anima e corpo alla vittoria del NO. Gira la Lombardia al fianco di colleghi e amici, da Roberto Zaccaria a Loris Maconi a Paolo Corsini. La sera del 4 dicembre 2016 può brindare.

Il 22 gennaio 2015 interviene in Senato per dichiarare il suo voto in dissenso dal gruppo PD sulla legge elettorale Italicum. La Corte costituzionale la dichiara poi in larga parte illegittima con la sentenza n. 35 del 2017. Vota anche contro la fiducia sul c.d. Rosatellum, intervenendo in Senato il 24 ottobre 2017. Stanca degli epiteti che le rivolgono dalla cerchia del segretario (gufa, bastian contraria, mangiapane a tradimento, poltronara), Lucrezia Ricchiuti nel febbraio 2017 lascia il gruppo del Partito democratico che non considera più suo: secondo lei non ha più alcun ideale, alcun ancoraggio. Condivide l’analisi di Massimo D’Alema, secondo cui si è consumata una rottura sentimentale tra il PD e il suo popolo. Si unisce ad altri 60 parlamentari, considerando fondamentale l’art. 67 della Costituzione, secondo il quale gli eletti sono liberi nel mandato, devono lavorare con la propria testa, esperienza, cultura e sensibilità. Contribuisce a fondare Articolo 1 – Movimento democratico e progressista.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]