Kim Jong-nam

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Kim Jong-nam[2] (Pyongyang, 10 giugno 1970Kuala Lumpur, 13 febbraio 2017[1]) fu il primogenito di Kim Jong-il, ex-leader della Corea del Nord, avuto dalla sua seconda moglie Song Hye-rim. Alcune fonti mettono tuttavia in dubbio il matrimonio fra il dittatore nordcoreano e la donna, sostenendo dunque che Kim Jong-nam sia stato un figlio illegittimo. Fu a lungo ritenuto il possibile successore di suo padre alla guida della Repubblica Democratica Popolare, prima che cadesse in disgrazia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

All'età di 10 anni, Kim Jong-nam fu mandato dalla famiglia a Ginevra per studiare in Occidente. Frequentò le Università di Ginevra e di Mosca, ma non si conosce il suo campo di studi. Tornato in patria, fu subito posto dal padre ai vertici dei servizi segreti nordcoreani. Si distinse nel 1996 come il responsabile di una "purga", che coinvolge decine di oppositori politici. Da sempre appassionato di computer, guidò nel 2001 il Comitato Nordcoreano per l'Uso del Computer e (anche se non ci sono conferme ufficiali al riguardo) rivestì il compito di Responsabile per la Linea di condotta sulla Information Technology.

Nel gennaio del 2001, il suo lavoro produsse i primi frutti: il giornale nordcoreano Rodong Sinmun ("Il Giornale dei Lavoratori") annunciò una linea di "nuovo pensiero" (in coreano, Saeroun kwanjom). Tutti gli sforzi sarebbero stati concentrati nell'estirpare la vecchia mentalità e ricostruire su basi tecnologiche l'intero Paese, con particolare interesse per la Information technology. Fu proprio questa menzione, secondo alcuni analisti, ad indicare l'alta probabilità di Kim Jong-Nam di succedere al padre Kim Jong-il.

Il "piccolo generale" (nomignolo attribuitogli) nutrì un certo interesse per il Giappone, anche al fine di migliorare la sua conoscenza della lingua giapponese e del computer. La prima visita al vicino Paese risalirebbe al 1995, con un passaporto falso. Pare che non fu riconosciuto dalle autorità giapponesi in quella occasione a causa delle poche informazioni e delle ancora più scarse foto disponibili. Ufficialmente, infatti, Kim Jong-Nam non sarebbe mai apparso in pubblico.

Il 1º maggio del 2001 Kim Jong-Nam fu arrestato all'aeroporto di Narita (vicino Tokyo) mentre tentava di entrare illegalmente nel Paese. Assieme a lui, furono fermate anche due donne (la più giovane delle due si ritenne fosse la sua segretaria ed interprete) ed un bambino di quattro anni (molto probabilmente suo figlio). Non si conosce l'identità esatta della seconda donna (che si suppose fosse Shin Jong-Hi, la moglie di Kim Jong-Nam).

Kim fu trovato in possesso di un passaporto falso della Repubblica Dominicana, da cui si risalì ad altri tre ingressi dello stesso in Giappone, uno effettuato nell'ottobre del 2000, altri due nel dicembre dello stesso anno. Kim Jong-Nam affermò ripetutamente agli ufficiali di essere il figlio del dittatore nordcoreano Kim Jong-il e che era entrato nel Paese per "andare a visitare Tokyo Disneyland"[3]. Ulteriori controlli confermarono altre brevissime visite in Giappone, sotto falso nome, dello stesso Kim Jong-nam. I quattro furono espulsi il 4 maggio 2001 e trasferiti a Pechino.

Dopo l'incidente di Narita, Kim Jong-Nam passò lunga parte del 2002 a Mosca, accudendo la madre Sung Hye-Rim. Sung, famosa ex-attrice nordcoreana, abbandonò verso la fine degli anni settanta il "Caro Leader" Kim Jong-il per le troppe scappatelle. Da tempo malata di diabete e sofferente di problemi cardiaci e di depressione, Sung Hye-Rim morì nel luglio (o agosto) del 2002.

Questi due avvenimenti segnarono molto probabilmente il declino di Kim Jong-nam. Dagli inizi del 2003 visse in Cina, lontano dal padre. Il 25 settembre 2004 fu avvistato all'aeroporto di Pechino, mentre scendeva da solo la scaletta dell'aereo (che non proveniva dalla Corea del Nord, ma da qualche altro Stato non identificato). Nessun picchetto ad accoglierlo, nessuna guardia del corpo a proteggerlo: molti analisti lo ritennero un chiaro segno della perdita dello status di "erede legittimo".

È stato assassinato all'Aeroporto Internazionale di Kuala Lumpur il 13 febbraio 2017[1] da due donne, Doan Thi Huong e Siti Aishah, con il cosiddetto "agente VX"[4].

Il movente e i mandanti dell'omicidio restano poco chiari, ma il delitto e lo sviluppo delle indagini hanno aperto una una crisi diplomatica tra la Malesia e la Corea del Nord[5].

Il delitto e le indagini[modifica | modifica wikitesto]

Responsabili materiali dell'omicidio, avvenuto per avvelenamento, sono due ragazze: Doan Thi Huong, di nazionalità vietnamita e Siti Aishah, indonesiana. Il 13 febbraio del 2017 le due killer raggiungono Kim all'aeroporto della capitale malese, gettandogli sul volto una sostanza: non è chiaro se si trattasse di uno spray[6] o un unguento[7], ma sin da subito si capisce che trattavasi di una sostanza velenosa. Il nordcoreano, figlio di Kim Jong-Il morirà quindici-venti minuti dopo, mentre viene trasportato in ospedale. A tal proposito, qualche giorno più tardi il Ministro della Sanità malese dichiarerà: "La quantità di Vx (gas nervino) nel corpo di Ki Jong-nam era talmente elevata che ha colpito immediatamente cuore e polmoni, l’assorbimento del veleno è stato molto rapido e gli ha provocato la morte nel giro di 15-20 minuti dopo il contatto"[8].

Interrogate dagli investigatori le donne arrestate dichiararono di essere ignare di cosa ci fosse dentro lo spray/olio e che l'azione compiuta nei confronti di Kim doveva essere una candid camera[9]. Insieme alle due donne vennero arrestati dagli inquirenti malesi anche i loro presunti fidanzati, dei quali uno autoctono del paese, l'altro, il quarto arrestato legato al caso, venne fermato con addosso il passaporto nordcoreano[6].

Il 19 febbraio il capo della polizia malese, Tan Sri Khaild Abu Bakar, in una conferenza stampa dichiarò che ben quattro uomini nordcoreani erano finiti nella lista dei sospettati della polizia. Si trattava di Ri Ji-Hyon, O Jong-Gil, Ri Ji-U Hong Song-Hac, che secondo gli inquirenti sarebbero entrati in Malesia ai primi di febbraio e avrebbero lasciato il paese proprio il 13 febbraio, giorno dell'omicidio di Kim Jong-nam. Con loro c'erano altri tre uomini, anch'essi inseriti tra i ricercati dalla polizia, pur non essendo tra i sospettati[10].

Il 21 febbraio la polizia malese rese noti due nuovi ricercati nordcoreani, un dipendente della compagnia di bandiera nordcoreana, la Air Koryo, e un funzionario dell'ambasciata della Corea del Nord nel paese, di nome Hyon Kwang-Song. Venne a crollare anche la difesa delle due esecutrici dell'omicidio: secondo l'ispettore della polizia malese Tan Sri Khalid Abu Bakar, Doan Thi Huong e Siti Aisyah erano a conoscenza della sostanza tossica che sono andate a spalmare sulla faccia della vittima, visto che erano state istruite di non toccarsi il corpo con le mani e di andare immediatamente a lavarle dopo l'azione[11].

Il 22 febbraio il capo della polizia malese Tan Sri Khaild Abu Bakar rese noto alla stampa che c'erano state, nei giorni precedenti, delle irruzioni di estranei nella camera mortuaria di Kim Jong-nam, per trafugare il corpo. L'identità di questi soggetti non venne, però divulgata[12].

Il 23 febbraio in seguito all'autopsia vennero rilevate tracce di VX, una delle forme più letali del gas nervino, sul volto e sugli occhi di Kim Jong-nam, probabile causa del decesso[13]. Ma l'autopsia venne condannata dalla Corea del Nord che la dichiarò "immorale e illegale", richiedendo alla Malesia il rientro del corpo di Kim a Pyongyang[14].

Il 25 febbraio Siti Aishah dichiara alle autorità malesi di aver ricevuto 90 dollari per spargere un olio sul volto di Kim Jong-nam per una trasmissione televisiva[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Samuel Osborne, Kim Jong-un's half-brother 'assassinated by two female agents using poisoned needles' in Malaysia, su The Independent, 15 febbraio 2017. URL consultato il 15 febbraio 2017.
  2. ^ Nell'onomastica coreana il cognome precede il nome. "Kim" è il cognome.
  3. ^ Marco del Corona, Fermato il figlio di Kim Jong-Il, in Corriere della sera.it, 4 maggio 2001. URL consultato il 19 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il ).
  4. ^ Kim Jong nam ucciso con il gas nervino. Così, senza protezione, hanno agito le due agenti killer, su Huffington Post. URL consultato il 24 febbraio 2017.
  5. ^ Morte di Kim Jong Nam: si dipana la trama di un intrigo internazionale, su askanews. URL consultato il 24 febbraio 2017.
  6. ^ a b Omicidio di Kim Jong-Nam: una “spy story” poco “spy”?, su l'Opinione Pubblica. URL consultato il 18 febbraio 2017.
  7. ^ a b Malaysia, donna arrestata per morte Kim Jong Nam: pagata 90 Usd, su askanews. URL consultato il 27 febbraio 2017.
  8. ^ Nord Corea, Kim Jong-nam “ha sofferto molto ed è morto 15-20 minuti dopo l’avvelenamento”, su La Stampa. URL consultato il 27 febbraio 2017.
  9. ^ Nord Corea, fratello di Kim Jong-un ucciso col gas nervino. “Doveva essere una candid camera”, su Il Fatto Quotidiano. URL consultato il 20 febbraio 2017.
  10. ^ Malesia, Omicidio Kim Jong-nam: verso la pista nordcoreana, su l'Opinione Pubblica. URL consultato il 20 febbraio 2017.
  11. ^ Omicidio Kim Jong-Nam: la Malesia attacca la Corea del Nord. Tra misteri e incongruenze, su l'Opinione Pubblica. URL consultato il 24 febbraio 2017.
  12. ^ Corea Nord, tentato furto del cadavere di Kim Jong-nam. Polizia: Diverse irruzioni nell'obitorio, su Repubblica.it. URL consultato il 27 febbraio 2017.
  13. ^ Polizia Malaysia: Kim Jong Nam ucciso con il gas nervino, su askanews. URL consultato il 24 febbraio 2017.
  14. ^ Nordcorea: autopsia Malaysia su Kim Jong Nam "illegale e immorale", su askanews. URL consultato il 24 febbraio 2017.
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