Keoma

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Keoma
Keoma Franco Nero.jpg
Franco Nero, Keoma
Titolo originaleKeoma
Paese di produzioneItalia
Anno1976
Durata105 min
Rapporto2,35:1
Generewestern, drammatico
RegiaEnzo G. Castellari
SoggettoLuigi Montefiori
SceneggiaturaLuigi Montefiori, Enzo G. Castellari, Mino Roli, Nico Ducci
ProduttoreManolo Bolognini
Casa di produzioneUranos Cinematografica
Distribuzione (Italia)Far International Films
FotografiaAiace Parolin
MontaggioGianfranco Amicucci
Effetti specialiGiovanni Corridori
MusicheGuido De Angelis, Maurizio De Angelis
ScenografiaCarlo Simi
CostumiCarlo Simi
TruccoAlfonso Gola
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Keoma è un film del 1976, diretto da Enzo G. Castellari.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Keoma, un pistolero "mezzosangue" indiano, giunge in un vecchio accampamento militare mentre cerca di raggiungere la sua città natia. Qui incontra una vecchia che trascina un carretto: è la Morte.

Nel suo viaggio Keoma si imbatte in una carovana di pistoleri che stanno portando dei malati di peste in una miniera abbandonata, dove ammassano tutti gli infetti. Nel gruppo però c'è anche una donna incinta che non è malata, e gli altri appestati simulano una fuga solamente per permetterle di scappare. Tutti i malati vengono uccisi e la donna riacciuffata. Keoma però assiste alla scena, e libera la donna, ferendo un pistolero e uccidendone un altro. Appena giungono in paese tutti riconoscono la donna, moglie di un appestato, ma Keoma riesce a farle avere lo stesso una camera al saloon, togliendola ad una prostituta.

Keoma contro gli uomini di Coldwell

Prima di addormentarsi la donna spiega a Keoma che anni prima Coldwell, un ufficiale dell'esercito, ha obbligato con la forza tutti i contadini a svendere i loro terreni in suo favore, ed ora spadroneggia per la città. Nel paese Keoma incontra anche un suo vecchio amico, George, che oramai è diventato un ubriacone. Successivamente si reca nella sua vecchia casa, dove incontra suo padre. Questi lo accoglie e gli rivela che i suoi tre fratellastri, che l'hanno sempre odiato perché figlio di una indiana, si sono alleati a Coldwell. Il padre gli dice anche che vorrebbe fare qualcosa per ristabilire l'ordine in città, ma oramai è vecchio e non vuole mettersi contro i propri figli.

Intanto in paese gli uomini di Coldwell rapiscono di nuovo la donna per portarla alla miniera, e pestano George che prova a difenderla. Venuto a sapere dell'accaduto Keoma si reca alla miniera, dove trova i suoi tre fratelli - Butch, Sam e Lenny - insieme a Coldwell, che gli offre lavoro. Keoma rifiuta, e riporta la donna in città, dal dottore. Lì però lo raggiungono i suoi fratelli, per convincerlo a lasciare la città. Keoma li sfida a fare a pugni uno alla volta, ed uno alla volta li batte, umiliandoli davanti a tutti. Coldwell non può sopportare che il suo potere venga messo in discussione, e la sera stessa "licenzia" i tre fratelli e organizza un vero e proprio linciaggio in città. Keoma, approfittando del buio, riesce però a scappare con la donna, grazie anche all'aiuto del padre.

Keoma legato alla ruota e i suoi tre fratelli col padre morto

Intanto George e il dottore sono riusciti a portare in città dei farmaci contro la peste, ma Coldwell non vuole che vengano distribuiti. Keoma allora lascia la donna e suo padre in una grotta, e torna in città. Qui inizialmente ha la meglio sugli uomini di Coldwell, ma Coldwell fa uccidere George e prende in ostaggio il padre, accorso in suo aiuto, minacciandolo di morte. Keoma si arrende, ma Coldwell non tiene fede ai patti e uccide ugualmente il padre. È la scena più carica di tensione dell'intero film (accentuata dalla triste musica) che mostra fino all'ultimo l'incrociarsi degli ultimi sguardi tra padre e figlio prima dell'esplosione del colpo che li separerà per sempre. Cieco di rabbia, Keoma si libera della presa degli uomini che lo avevano catturato e assale Coldwell tentando di strangolarlo, ma gli uomini sopraggiungono nuovamente, lo malmenano e lo legano alla ruota di un carro.

Subito dopo arrivano i tre Shannon che vendicano il genitore uccidendo Coldwell e alcuni suoi sgherri e si impadroniscono del paese, lasciando il fratellastro appeso alla ruota - in quanto da loro considerato il vero responsabile della morte del padre - e dicendo che sarà un giudice federale a giudicare la sua colpa. Quella notte però Lisa torna in città e libera Keoma, che la porta al vecchio accampamento militare. Qui la Morte fa da levatrice alla donna, mentre i tre fratelli, scoperta la fuga, lo raggiungono all'accampamento.

Il duello finale tra Keoma e i suoi fratelli si svolge tra le grida della donna partoriente. Keoma uccide i propri fratelli, mentre la donna partorisce e muore tra i dolori del parto. La Morte vuole dare il bambino a Keoma, dicendogli che ha bisogno di lui, ma Keoma va via urlandole che il bambino è un uomo libero, e chi è libero non ha bisogno di niente.

Regia[modifica | modifica wikitesto]

Il regista ha dichiarato in una intervista:

«Il soggetto è di Luigi Montefiori, un'intuizione geniale, un'idea straordinaria nella quale mi sono immerso e ne sono stato coinvolto alla prima lettura, ma la realizzazione del film è stata un'altra grande avventura piena di imprevisti, difficoltà, problematiche che ho risolto, con la collaborazione del produttore Manolo Bolognini e quella di Franco. Abbiamo lottato contro tutto ma siamo riusciti a portare a termine l'opera. Posso solo dire che "Keoma" rappresenta il mio "io", la mia personalità come autore, il mio modo di girare, di montare, di sonorizzare e di musicare! Ho realizzato questo film riconoscendomici in tutto!»

(Enzo G. Castellari)

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Nel film il brano Keoma, composto da Guido e Maurizio De Angelis su testo di Susan Duncan-Smith e Cesare De Natale, è interpretato dalla cantante Sibyl Mostert insieme allo stesso Guido De Angelis.

Collegamenti ad altri film[modifica | modifica wikitesto]

  • La locandina di Keoma – proprio come quella di C'era una volta il west – mostra due uomini che, feriti, stanno cadendo in ginocchio tra la polvere del deserto.
  • Nel film Lacrime di Kali un personaggio si chiama Keoma e quando entrano nella sua stanza si vede un poster del film.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Keoma mentre viene liberato da Lisa

Considerato dal regista come il proprio miglior film,[1] è forse l'ultimo grande western all'italiana [2] e rappresenta comunque il compendio e il canto del cigno del genere.[3] Il crepuscolo del western trova esplicita allusione nella stessa vicenda del protagonista,[4] nel suo essere "un giustiziere non richiesto, un messia (e in quanto tale crocefisso nel finale)." [3]. Appaiono evidenti, nell'esibizione della violenza, ma anche nel montaggio serrato, le influenze di Peckinpah.[3][5]

Pur ripercorrendo tutte le convenzioni del genere, il regista le filtra attraverso una visione originale.[4] Nella descrizione di una società malata, "marcia" ("Questo mondo è marcio" afferma il protagonista) si può scorgere l'influenza delle sue precedenti esperienze alla regia di polizieschi. Singolari appaiono anche alcune scelte narrative, quali la personificazione, in una vecchia, della figura della morte, con la quale il protagonista si trova ripetutamente a colloquiare e la partecipazione fisica di Keoma ad eventi della propria gioventù, evocati nella memoria.[3][4]

Omaggi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato omaggiato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia del 2007, all'interno della retrospettiva sugli spaghetti-western.

Titoli per l'estero[modifica | modifica wikitesto]

Il film è conosciuto all'estero come:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pistole e cinema: Intervista a Enzo G. Castellari
  2. ^ Stefano Della Casa, "Cinema popolare italiano del dopoguerra", in (a cura di) Gian Piero Brunetta, "Storia del cinema mondiale" vol.III, Giulio Einaudi editore, Torino, 2000
  3. ^ a b c d Alberto Pezzotta, "L'allegra parabola del western italiano", in (a cura di)Flavio De Bernardinis, "Storia del cinema italiano. 1970-1976", pag.65, Marsilio. Edizioni di Bianco & Nero, Venezia, 2008
  4. ^ a b c http://uashome.alaska.edu/~dfgriffin/website/keoma.html[collegamento interrotto]
  5. ^ "Il Mereghetti. Dizionario dei film. 2008", Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2007

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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