Inchieste di Robbiano di Mediglia
Le inchieste di Robbiano di Mediglia sono documenti redatti dalle Brigate Rosse nell'ambito di un'autonoma attività di inchiesta da loro condotta su avvenimenti politico-terroristici accaduti negli anni 1969-1974. Gli atti furono trovati il 15 ottobre 1974 in un covo brigatista a Robbiano, frazione del comune di Mediglia, durante una perquisizione operata dai carabinieri guidati dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa, nell'ambito di un'operazione nel cui frangente era rimasto ucciso il maresciallo Felice Maritano. Il materiale rimase a lungo semisconosciuto al pubblico fino a che la Commissione bicamerale stragi non lo acquisì agli atti.
Ritrovamento
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Il 15 ottobre 1974 i carabinieri scoprirono a Robbiano un covo delle Brigate Rosse. Sebbene durante l'irruzione l'appartamento fosse stato trovato vuoto, vi erano tuttavia prove che fosse ancora abitato e in uso, ossia che si trattasse di quello che in gergo veniva chiamato un "covo caldo".[senza fonte]
Fu quindi mantenuto il silenzio stampa sulla scoperta e i carabinieri misero in attori un appostamento grazie al quale, in due distinte azioni, furono catturati due brigatisti in clandestinità, Piero Bassi e Piero Bertolazzi. Un terzo brigatista, che rientrava nell'edificio in piena notte, si accorse dell'operazione. Ne scaturì un conflitto a fuoco durante il quale il terrorista fu ferito, mentre il maresciallo dei carabinieri Felice Maritano rimase ucciso. Il brigatista ferito sarebbe stato identificato solo alcuni giorni dopo, nella persona di Roberto Ognibene, a seguito del suo riconoscimento da parte del padre, avvenuto sulla base delle fotografie apparse sui giornali. Nel covo furono scoperti importanti documenti e le analisi, da parte dei brigatisti, di vari atti di terrorismo compiuti da altre organizzazioni.
Analisi della documentazione
[modifica | modifica wikitesto]Il materiale
[modifica | modifica wikitesto]Il materiale consisteva in 205 reperti, elencati in un processo verbale di sequestro redatto dal Nucleo Speciale di Polizia Giudiziaria del Comando della Prima Brigata dei Carabinieri di Torino, in data 25 ottobre 1974. Tali reperti erano stati depositati in un primo tempo presso il Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri di Torino. Il materiale sequestrato a Robbiano, dopo altri passaggi, fu depositato in data 24 gennaio 1980 (assieme a numerosi altri reperti provenienti da sequestri operati in altri covi brigatistici) presso l'Ufficio corpi di reato del Tribunale di Torino.
Una parte dei plichi fu poi ritirata, in data 15 marzo 1980, dal Nucleo Operativo dei carabinieri di Torino: ciò in base ad una ordinanza emessa qyel giorno dal giudice istruttore Giancarlo Caselli, il quale ottemperava alla richiesta, avanzata da un altro magistrato, di visionare i reperti per necessità di indagine.
Dal carteggio acquisito dalla Commissione parlamentare risulta chiaramente che i reperti in questione dovevano rimanere in custodia al Reparto Operativo "per il tempo necessario alla consultazione" da parte del giudice; tuttavia, essi non risultano essere stati restituiti all'ufficio Corpi di reato del Tribunale, il quale custodisce attualmente solo un plico (il n. 22) contenente i reperti nn. 202, 203, 204 e 205, consistenti in 7 audiocassette C60 e un nastro magnetico a bobina aperta.[1]
Nel 1992 il materiale fu distrutto a seguito di ordinanza emessa il 13 ottobre di quell'anno dalla Corte di Assise di Torino. Tuttavia, nelle audizioni della Commissione stragi, presieduta dal senatore Giovanni Pellegrino, furono accertati elementi meritevoli di indagini particolari sulla scomparsa e la distruzione del materiale, che sollecitarono specifiche interrogazioni parlamentari da parte di membri della commissione. Quest'ultima si impegnò per ottenere in visione il materiale, una parte del quale poté essere acquisita in maniera indiretta, tramite copie che nel tempo ne erano state fatte per essere inviate dall'archivio principale a varie sedi di indagini e processi. Di esso esistono, presso la Commissione, sia l'elenco dei reperti sequestrati nel 1974 sia l'elenco di quanto la Commissione aveva potuto reperire. Lo stesso organo collegiale criticò in vario modo la gestione dei reperti. Furono anche espresse perplessità sulla modalità della possibile distruzione, che non era stata verbalizzata in modo specifico e, quindi, non fu accertata. Furino inoltre espressi dubbi sul fatto che documenti così importanti, provenienti della maggiore organizzazione terroristica italiana, fossero conservati in copia singola.[2] Fu criticato anche il fatto che i documenti non fossero stati messi a disposizione dei vari magistrati che si erano occupati dei fatti interessati. Il principale, se non unico esame globale, è avvenuto proprio nelle indagini della Commissione.
Un elenco completo dei documenti oggetto del sequestro è stato acquisito agli atti del processo condotto a Torino contro i brigatisti del cosiddetto "gruppo storico" (Renato Curcio, Alberto Franceschini, Mara (Margherita) Cagol, Alfredo Buonavita, Pietro Bertolazzi e altri). La Commissione stragi ne ha poi acquisito copia.[3]
Inventario
[modifica | modifica wikitesto]La Commissione Stragi ha avuto in un primo tempo solo l'elenco dei documenti e solo con grande difficoltà è riuscita a ottenere il contenuto di alcuni fascicoli, invece che di tutti.
Vi sono state interpellanze parlamentari di membri della Commissione, i quali, ritenendo che i documenti fossero indispensabili al lavoro della Commissione stessa e fossero custoditi in "Archivi riservati", hanno chiesto al Governo che venissero messi a disposizione dei loro lavori.
Dalla relazione della Commissione stragi (seduta dell'8 giugno 2000) si leggono i titoli di alcuni dei documenti delle BR trovati a Robbiano di Mediglia[4] (non è noto se tali fascicoli siano stati messi a disposizione della Commissione da parte del Governo):
- un'intervista-interrogatorio su audiocassetta, a cui era stato sottoposto, da parte di militanti o fiancheggiatori delle Brigate Rosse, il professor Liliano Paolucci, cioè la persona che, subito dopo la strage di Piazza Fontana, in modo del tutto casuale, aveva raccolto le confidenze di Cornelio Rolandi, il principale teste a carico di Pietro Valpreda;
- interrogatori-interviste di alcuni dirigenti del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa di Milano, al quale apparteneva Giuseppe Pinelli e dal quale era stato espulso Pietro Valpreda;
- una relazione dalla quale risultava che Giuseppe Pinelli, l'anarchico morto dopo essere precipitato dalla finestra della questura di Milano nella notte del 15 dicembre 1969, in realtà si era suicidato perché era rimasto involontariamente coinvolto nel traffico di esplosivo poi utilizzato per la strage;
- otto pagine ciclostilate relative all'omicidio del commissario Calabresi.[5]
In base agli esiti della "controinchiesta", anche secondo quanto rivelato da alcuni ex brigatisti, le Brigate Rosse avevano concluso che l'attentato di piazza Fontana fosse stato opera degli anarchici e, nell'ambito di una loro valutazione politica, decisero di non divulgare il contenuto della loro controindagine.[6]
Contenuto
[modifica | modifica wikitesto]I documenti riguardavano inchieste delle BR su alcuni fatti di quegli anni, come la strage di piazza Fontana, la morte di Giuseppe Pinelli, la morte dell'editore Giangiacomo Feltrinelli e l'omicidio Calabresi.
La Commissione Stragi accertò che le controinchieste avevano raggiunto talvolta risultati difformi dall'informazione ufficiale del tempo. Sul loro contenuto vi fu una lunga deposizione alla Commissione Stragi da parte di uno degli ex-capi storico delle BR, Alberto Franceschini.
Attentato di Piazza Fontana
[modifica | modifica wikitesto]La Commissione Stragi accertò che , sulla strage di piazza Fontana, la controinchiesta delle BR arrivò alla conclusione che la strage fosse opera di una collaborazione tra anarchici, fascisti e servizi segreti.
Il 10 gennaio 1991, un collaboratore di giustizia delle BR, Michele Galati, riassunse i risultati della controinchiesta sulla strage di piazza Fontana al giudice istruttore di Venezia. Il pentito affermò davanti al giudice che la controinchiesta era arrivata alla conclusione che l'ordigno era stato materialmente collocato nella sede della banca da anarchici, che pensavano di attuare un attentato solo dimostrativo, con un'esplosione vhe avrebbe dovuto accadere in oratio di chiusura; timer ed esplosivo erano stati messi a disposizione da una cellula nera. I risultati della controinchiesta su piazza Fontana furono tenuti riservati perché, secondo Galati, giungeva alla conclusione che l'anarchico che aveva collocato la bomba era morto suicida, sconvolto dagli effetti. L'inchiesta delle BR, secondo il racconto di Galati, imputava la strage a un errore nella valutazione dell'orario di chiusura della banca.
Nel settembre 1992, anche l'allora segretario del PSI, Bettino Craxi fece affermazioni analoghe.[7]
Morte di Gian Giacomo Feltrinelli
[modifica | modifica wikitesto]La Commissione Stragi accertò che la controinchiesta aveva, come elemento centrale, l'interrogatorio di uno degli accompagnatori di Giangiacomo Feltrinelli durante la preparazione di quell'attentato al traliccio elettrico di Segrate durante la quale l'editore milanese aveva perso la vita. Il soggetto in questione era tale Ernesto Grassi chiamato con nome di battaglia "Gunter" (talvolta "Gunther"); l'interrogatorio fu registrato su nastro magnetico, rinvenuto anch'esso a Robbiano di Mediglia. La morte di Feltrinelli (nome di battaglia "Osvaldo"), veniva così raccontata dal testimone oculare:
La stessa persona diede una intervista al settimanale L'Espresso, sostanzialmente coincidente. Durante una trasmissione curata da Sergio Zavoli, La notte della Repubblica, una parte del testo di quella registrazione fu trasmessa.
Rapimento di Carlo Saronio
[modifica | modifica wikitesto]Dai documenti emersero anche alcune informazioni relative al rapimento di Carlo Saronio, per l'effettuazione del quale, oltre al coinvolgimento di alcuni criminali comuni e di alcuni soggetti appartenenti al Fronte Armato Rivoluzionario Operaio, emergerebbe anche il ruolo del Servizio Informazioni Difesa, impegnato nel contrasto ad alcune organizzazioni eversive di sinistra, come Potere Operaio.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Relazione n. 7 sui documenti di Robbiano della Commissione Stragi, su parlamento.it.
- ↑ Camera: seduta n. 760 del 12/07/2000 critiche e dubbi sui documenti scomparsi, su camera.it.
- ↑ Relazione n. 5 sui documenti di Robbiano della Commissione Stragi, su parlamento.it.
- ↑ Camera : seduta n. 736 dell'8/06/2000 sui documenti scomparsi:domande e Seduta n. 736 dell'8/6/2000, Resoconto stenografico dell'Assemblea
- ↑ Il parziale ritrovamento dei reperti di Robbiano di Mediglia e la «controinchiesta» BR su Piazza Fontana (Sen. Mantica, On. Fragalà) in "Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi" Doc. XXIII n. 64 Volume Primo Tomo II
- ↑ fonte: verbale Commissione Stragi
- ↑ Michele Brambilla, Dieci anni di illusioni. Storia del Sessantotto., Rizzoli, Milano 1994
- ↑ Egidio Ceccato, Giangiacomo Feltrinelli. Un omicidio politico, Roma, Castelvecchi, 2018.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Michele Brambilla, Dieci anni di illusioni. Storia del Sessantotto , Rizzoli, Milano, 1994.
- Soccorso Rosso, Brigate Rosse: che cosa hanno fatto, che cosa hanno detto, che cosa se ne è detto, Feltrinelli 1976
- Giorgio Bocca, Il terrorismo italiano, 1970/1978, Rizzoli, 1978
- Giorgio Bocca, Gli anni del terrorismo. Storia della violenza politica in Italia dal '70 ad oggi, Armando Curcio Editore, 1988
- Sergio Zavoli, La notte della repubblica, Nuova Eri, Mondadori, 1989
- Giorgio Galli, Il partito armato. Gli "anni di piombo" in Italia, 1968-1986, KAOS Edizioni, 1993
- Renato Curcio, intervista di Mario Scialoja, A viso aperto, Arnoldo Mondadori Editore, 1993
- Mario Moretti, Intervista di Carla Mosca e Rossana Rossanda Brigate Rosse. Una storia italiana, Baldini & Castoldi, 2000
- Gianni Cipriani, Brigate Rosse. La minaccia del nuovo terrorismo, Sperling & Kupfer editori, 2004
- Giorgio Galli, Piombo rosso. La storia completa della lotta armata in Italia dal 1970 a oggi, Baldini Castoldi Dalai Editore, 2004
- Valerio Morucci, La peggio gioventù, Rizzoli, 2004
- Leonardo Sciascia, L'affaire Moro, Adelphi, 2003 (prima edizione: Sellerio, 1978)
- Agostino Giovagnoli, Il caso Moro. Una tragedia repubblicana, Il mulino, 2005
- Vladimiro Satta, Odissea nel caso Moro, EDUP Edizioni, 2003
- Marco Clementi, La "pazzia" di Aldo Moro, ODRADEK Edizioni, 2001. Ristampa presso RIZZOLI editore, 2006
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito web sulle Brigate Rosse, su brigaterosse.org. URL consultato il 4 febbraio 2007 (archiviato dall'url originale il 9 maggio 2008).