Nucleo speciale di polizia giudiziaria

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Nucleo speciale di polizia giudiziaria
Descrizione generale
Attivodal 22 maggio 1974 all'11 luglio 1975
NazioneItalia
ServizioArma dei Carabinieri
TipoNucleo di polizia giudiziaria
RuoloAntiterrorismo
Guarnigione/QGLegione Carabinieri Torino
Comandanti
ComandanteGen. B. Carlo Alberto dalla Chiesa
Fonti citate nel corpo del testo
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Il Nucleo speciale di polizia giudiziaria, meglio conosciuto come nucleo speciale antiterrorismo[1] è stato un reparto di polizia giudiziaria dell'Arma dei carabinieri costituito presso la Legione Carabinieri di Torino il 22 maggio del 1974 dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa il cui unico scopo era la lotta al terrorismo[2].

Sono stati componenti del reparto il generale Mario Mori[3] e il maresciallo Felice Maritano, caduto per uno scontro a fuoco il 15 ottobre del 1974.

La costituzione e l'attività[modifica | modifica wikitesto]

Per contrastare il terrorismo l'allora generale di brigata Carlo Alberto dalla Chiesa sottopose al Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri la richiesta di creare una ristretta unità di uomini concentrata presso la Legione Carabinieri di Torino per meglio combattere il fenomeno. I vertici dell'Arma si dissero contrari a tale nucleo perché temevano personalismi da parte del generale e non vedevano di buon occhio nuclei speciali fuori dal loro controllo[4]. Inoltre il generale era accusato dai suoi superiori di essere un protagonista e "poco militare"[5]. L'unità trovò invece l'appoggio del Ministro dell'interno Paolo Emilio Taviani che impose con una lettera la costituzione del reparto al Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri. Si espresse contrario anche il generale di divisione Palumbo comandante della divisione "Pastrengo", diretto superiore del generale Dalla Chiesa, con una lettera dai contenuti molto forti indirizzata al Comando Generale[4].

Nonostante l'avversione dei vertici dell'Arma l'unità venne fondata il 22 maggio del 1974, composta da militari di maturata esperienza[4]. Per la lotta al terrorismo il generale Dalla Chiesa utilizzò tecniche di guerriglia apprese tra i partigiani[6]. Nuovo metodo di indagine del nucleo, che suscitò diverse critiche, fu l'utilizzo dei pentiti e degli agenti infiltrati ai quali era impedito commettere delitti contro la persona ma era consentito, per esempio, compiere attentati incendiari contro autovetture[7].

Nel settembre del 1974 il Nucleo riuscì a catturare a Pinerolo Renato Curcio e Alberto Franceschini, esponenti di spicco e fondatori delle Brigate Rosse, grazie anche alla determinante collaborazione di Silvano Girotto, detto "frate mitra"[2]. Proprio le critiche su questi arresti, oltre a quelle sui già citati metodi di indagine, portarono alla cancellazione dell'unità l'11 luglio del 1975, con provvedimento urgente del Comandante Generale dell'Arma Enrico Mino. (Qualche anno più tardi il generale Mino morì in un incidente a bordo di un elicottero che trasportava anche altri ufficiali in missione). L'accusa mossa conseguentemente all'azione fu l'eccessiva celerità con cui si mosse il generale che portò alla mancata cattura di altri esponenti delle Brigate Rosse, giustificata dallo stesso generale Dalla Chiesa con il timore che potesse essere chiesto all'infiltrato Silvano Girotto di compiere delitti contro la persona e quindi di venir scoperto dopo il suo rifiuto.

Lo scioglimento[modifica | modifica wikitesto]

I carabinieri del disciolto reparto furono trasferiti alle dirette dipendenze delle divisioni di Milano, Roma e Napoli che istituirono al loro interno delle sezioni speciali di polizia giudiziaria con il compito di coordinare le sottosezioni speciali anticrimine dislocate nelle città di Genova, Torino, Padova, Bologna, Bari, Firenze, Catania e Catanzaro.

Le sezioni speciali anticrimine[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1977 sia le sezioni sia le sottosezioni furono rinominate in sezioni speciali anticrimine e inquadrate nei nuclei investigativi (ora denominati Reparti Operativi) quindi poste alle dipendenze dei Comandi Provinciali. L'opera di questi reparti non fu efficace quanto quella del Nucleo speciale di polizia giudiziaria comandato dal generale Dalla Chiesa poiché le informazioni raccolte dalle sezioni, prima di giungere ai vertici dell'Arma, dovevano percorrere tutta la struttura gerarchica propria dell'organizzazione territoriale con la conseguenza che le stesse arrivavano a destinazione frammentate, soppesate e in ritardo.

Con un decreto interministeriale il Presidente del Consiglio Andreotti, di concerto con il Ministro dell'Interno Rognoni e il Ministro della difesa Ruffini il 9 agosto del 1978 nominarono il generale Dalla Chiesa Coordinatore delle Forze di Polizia e degli Agenti Informativi per la lotta contro il terrorismo a decorrere dal 10 settembre 1978 fino al 9 settembre 1979.

« I nostri reparti dovevano vivere la stessa vita clandestina delle Brigate Rosse. Nessun uomo fece mai capo alle caserme: vennero affittati in modo poco ortodosso gli appartamenti di cui avevamo bisogno, usammo auto con targhe false, telefoni intestati a utenti fantasma, settori logistici ed operativi distanti tra loro. I nostri successi costarono allo Stato meno di 10 milioni al mese »

(generale Carlo Alberto dalla Chiesa[7])

Il decreto disponeva che il generale Dalla Chiesa riferisse direttamente al Ministero dell'Interno dell'attività svolta dal reparto, inoltre, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza e i comandi territoriali dell'Arma dovevano assicurare ogni necessaria collaborazione al nucleo. In un discorso tenuto dal generale Dalla Chiesa agli uomini dell'unità[8]:

« Da oggi nessuno di voi ha più un nome,una famiglia, una casa. Da adesso dovete considerarvi in clandestinità. Io sono il vostro unico punto di riferimento. Io vi darò una casa, io vi ordinerò dove andare e cosa fare. Il paese è terrorizzato dai brigatisti. Da oggi sono loro ad aver paura di noi e dello Stato »

Nel settembre del 1979, allo scadere del mandato che conferiva poteri speciali al generale, lo stesso venne rinnovato senza termini di data. Tale reparto, lavorando a stretto contatto con i magistrati, riuscì nella cattura di Patrizio Peci.[9] Dopo l'ondata di terrorismo, negli anni ottanta il Nucleo speciale antiterrorismo viene impiegato per investigare sulla criminalità organizzata. Dalle ceneri del nucleo è nato nel il Raggruppamento Operativo Speciale nel 1990.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ antimafiaduemila.com - I rapporti tra mafia e massoneria, su antimafiaduemila.com (archiviato dall'url originale il 2 luglio 2013).
  2. ^ a b La storia siamo noi, su lastoriasiamonoi.rai.it (archiviato dall'url originale l'11 settembre 2007).
  3. ^ librimondadori.it - Ad alto rischio [collegamento interrotto], su librimondadori.it.
  4. ^ a b c La storia siamo noi - Intervista all'ex generale Nicolò bozzo, su lastoriasiamonoi.rai.it (archiviato dall'url originale l'11 settembre 2007).
  5. ^ La storia siamo noi - Intervista all'ex Presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga, su lastoriasiamonoi.rai.it (archiviato dall'url originale l'11 settembre 2007).
  6. ^ La storia siamo noi - Intervista all'ex colonnello dei Carabinieri Michele Riccio, su lastoriasiamonoi.rai.it (archiviato dall'url originale l'11 settembre 2007).
  7. ^ a b ciresola.com - Domande per Nando dalla Chiesa (PDF) [collegamento interrotto], su ciresola.com.
  8. ^ comunedipignataro.it - Carlo Alberto Dalla Chiesa, su comunedipignataro.it.
  9. ^ vittimeterrorismo.it - 28 giugno 2011: Intervento dell'Avv. Alessandro Melano alla Conferenza di Madrid, su vittimeterrorismo.it.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]