Giuseppe Cigala Fulgosi

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Giuseppe Cigala Fulgosi
Giuseppe Cigala Fulgosi.jpg
25 luglio 1910 – 1º novembre 1977
Nato a Piacenza
Morto a Roma
Dati militari
Paese servito Italia Italia
Forza armata Regia Marina
Arma Marina
Grado Capitano di vascello
Guerre Seconda guerra mondiale
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Giuseppe Cigala Fulgosi (Piacenza, 25 luglio 1910Roma, 1º novembre 1977) è stato un militare italiano.

Capitano di corvetta della Regia Marina durante la seconda guerra mondiale, decorato con Medaglia d'Oro al Valor Militare. Capitano di Vascello nella Riserva Navale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un ufficiale dell'esercito, dopo aver frequentato l'Accademia Navale di Livorno imbarcato sul Trieste, conseguì la nomina a Guardiamarina. Imbarcò poi sulle navi scuola Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci, conseguendo la promozione a Sottotenente di Vascello. Dopo altri imbarchi, nel 1934 venne destinato al Distaccamento Marina a Tientsin in Cina e tornato in Italia nel 1936 a bordo della corazzata Cavour ebbe l'incarico di Ufficiale di Ordinanza di Sua Altezza Reale il Duca di Genova.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, in qualità di Ufficiale in 2^ a bordo del cacciatorpediniere Ascari partecipò alle battaglie di Punta Stilo e di Capo Teulada e successivamente assunse il comando della torpediniera Sagittario, con la quale si distinse eroicamente durante la battaglia di Creta, il 22 maggio 1941, quando avvistò in pieno giorno una pattuglia navale britannica di incrociatori e cacciatorpediniere. Riuscì brillantemente a nascondere le navi che guidava dalla vista del nemico e si lanciò poi all'attacco con grande coraggio, riuscendo con il suo gesto a salvare il convoglio italiano da una distruzione certa.

La torpediniera Sagittario durante la seconda guerra mondiale

Per questa azione gli venne attribuita la Medaglia d'Oro al Valor Militare[1]

Promosso Capitano di Corvetta ebbe il comando del cacciatorpediniere Euro e nel novembre 1942 dell'Impetuoso, non ancora entrato in servizio, del quale seguì la parte finale dell'allestimento.

Il 10 giugno 1943, ricevette a Roma in occasione della Giornata della Marina la Medaglia d'Oro al Valor Militare appuntatagli sul petto direttamente dal Re, ma il giorno dopo lo raggiunse la notizia della scomparsa, nel cielo della Sardegna, del fratello minore Agostino, tenente della Regia Aeronautica e pilota di caccia.

Il 9 settembre 1943, giorno seguente l'armistizio, al comando dell'Impetuoso soccorse i naufraghi della nave da battaglia Roma, trasportandone i feriti a Port Mahon nelle Baleari. Successivamente l'Impetuoso venne autoaffondato il 13 settembre 1943 insieme al Pegaso, per evitarne la consegna prevista in base alle clausole armistiziali. Internato in Spagna, rimpatriò nel luglio 1944 e nel novembre dello stesso anno fu promosso capitano di fregata.

Il pattugliatore Cigala Fulgosi

Durante l'internamento in Spagna venne colpito da un gravissimo lutto: il padre Alfonso, richiamato nel 1943 come comandante della piazza di Spalato, si rifiutò di seguire il generale Emilio Becuzzi che stava abbandonando la propria divisione a Spalato, la 15ª Divisione fanteria "Bergamo", dopo aver ordinato la cessione delle armi ai partigiani slavi e venne fucilato il 2 ottobre 1943 dalla divisione delle SS Prinz Eugen con l'accusa di aver fatto consegnare le armi del proprio reparto ai partigiani.[2]. Alfonso Cigala Fulgosi fu decorato con la Medaglia d'oro al valor militare[3].

Al rientro in Italia trattò con gli inglesi un possibile sbarco a Trieste del ricostituito Reggimento San Marco in vista della fine della guerra, ma ricevette un netto rifiuto. Nel 1946, in seguito all'avvenuta proclamazione della Repubblica, lasciò il servizio con il grado di Capitano di Vascello dedicandosi alle attività della FISE, la Federazione Italiana Sport Equestri, della quale divenne anche presidente e con cui vinse tutti i titoli e le competizioni internazionali alle quali partecipò, continuando a occuparsene fino al termine della sua vita.

Al comandante Cigala Fulgosi, decorato con la Medaglia d'Oro al Valor Militare, quattro Medaglie di Bronzo e due Croci di Guerra è stato intitolato un pattugliatore della Classe Comandanti.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Comandante di torpediniera di scorta ad un gruppo di motovelieri con truppe germaniche dirette a Creta per l’occupazione dell’isola, avvistata in pieno giorno una rilevante formazione navale nemica di incrociatori e cacciatorpediniere, manovrava con grande perizia e decisione per occultare il convoglio alle navi avversarie; si lanciava quindi all’attacco con temerario ardimento sfidando la schiacciante superiorità del nemico ed il suo violento tiro, e silurando un incrociatore che affondava colpito in pieno. Col suo gesto audace e coronato dal successo salvava il convoglio da sicura distruzione.»
— Mare Egeo, 22 maggio 1941
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
— Acque di Malta 1941
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
— Mediterraneo 1940
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
— Mediterraneo 1942
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
— Mediterraneo 1943
Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
— Africa settentrionale novembre 1942
Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
— Mediterraneo giugno 1943 - settembre 1943

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Medaglia d'oro al valor militare CIGALA FULGOSI Giuseppe, Quirinale. URL consultato il 29 aprile 2013.
  2. ^ Elena Aga Rossi & Maria Teresa Giusti, op. cit., p. 155-156
  3. ^ Medaglia d'oro al valor militare CIGALA FULGOSI conte Alfonso, Quirinale. URL consultato il 29 aprile 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vero Roberti. Con la pelle appesa a un chiodo. La guerra sul mare: 1940-1943. Milano, Mursia, 1966.
  • Elena Aga-Rossi & Maria Teresa Giusti, Una guerra a parte, Bologna, Il Mulino, 2011, ISBN 978-88-15-15070-7.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]