Euro (cacciatorpediniere 1927)

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Euro
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipocacciatorpediniere
ClasseTurbine
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
CostruttoriCNT, Riva Trigoso
Impostazione24 gennaio 1925
Varo7 luglio 1927
Entrata in servizio22 dicembre 1927
Destino finaleaffondato da attacco aereo il 3 ottobre 1943
Caratteristiche generali
Dislocamentostandard 1210 t
pieno carico 1780
Lunghezza93,6 m
Larghezza9,21 m
Pescaggio3,9 m
Propulsione3 caldaie
2 gruppi di turbine a vapore su 2 assi
potenza 40.000 hp
Velocità36 (in realtà 31) nodi
Autonomia3800 mn a 20 nodi
Equipaggio12 ufficiali, 167 sottufficiali e marinai
Armamento
Armamento
Siluri
Altro

dati riferiti al 1940 presi da regiamarinaitaliana.it, trentoincina.it e warshipsww2.eu

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L’Euro è stato un cacciatorpediniere della Regia Marina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1932 fu tra le prime unità della Regia Marina a ricevere una centralina di tiro di tipo «Galileo-Bergamini», progettata dall'allora capitano di vascello Carlo Bergamini[1].

Dal 1935 al 1937 si trovò in riserva[2].

Prese parte alla guerra civile spagnola per contrastare i rifornimenti destinati alle truppe spagnole repubblicane[2].

Nel 1938 fu schierato in Libia e in particolare in Cirenaica[2].

All'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale apparteneva, insieme ai gemelli Turbine, Nembo e Aquilone, alla I Squadriglia Cacciatorpediniere basata a Tobruk[3].

Il 5 luglio 1940 era ormeggiato nel porto di Tobruch quando, a partire dalle 20.20[4], tale base fu attaccata da aerosiluranti britannici: un siluro colpì l’Euro, che perse la prua e dovette essere portato a posarsi su bassifondali (nel medesimo attacco fu affondato anche il gemello Zeffiro)[2][5]. Recuperato e sommariamente riparato, fu trainato a Palermo nell'ottobre 1940, da lì rimorchiato a Taranto e quindi sottoposto a lavori di grandi riparazioni, tornando in efficienza solo nel marzo 1941[2][5].

Il 1º aprile 1941 salpò da Napoli diretto a Tripoli, di scorta – insieme ai cacciatorpediniere Baleno e Tarigo ed alle torpediniere Polluce e Partenope – a un convoglio composto dai trasporti truppe Esperia, Conte Rosso, Marco Polo e Victoria: le navi giunsero a destinazione l'indomani[6].

Il 30 aprile appartenne, insieme al cacciatorpediniere Gioberti ed alle torpediniere Castore, Procione ed Orione), alla scorta di un convoglio formato dai trasporti Birmania, Marburg, Reichenfels, Rialto e Kybfels in navigazione da Augusta e Messina per la Libia carichi di rifornimenti per l'Afrika Korps; sebbene attaccato da aerei e sommergibili il 1º maggio, il convoglio non subì danni[2][7].

Dal 5 al 7 maggio scortò, insieme al cacciatorpediniere Fulmine ed alle torpediniere Procione, Cigno, Orsa, Centauro e Perseo, un convoglio composto dai piroscafi Marburg, Kybfels, Rialto, Reichenfels e Marco Polo sulla rotta per Tripoli[8].

Il 16 maggio salpò da Napoli di scorta, insieme ai cacciatorpediniere Turbine, Folgore, Fulmine e Strale, ad un convoglio composto dai piroscafi Preussen, Sparta, Capo Orso, Motia e Castelverde e dalla nave cisterna Panuco (si aggiunse poi la nave cisterna Superga): le navi giunsero a destinazione il 21, nonostante una collisione tra il Preussen e la Panuco ed un infruttuoso attacco del sommergibile HMS Urge al Capo Orso ed alla Superga[9].

Il 21 luglio fece parte della scorta (insieme a Folgore, Fulmine e Saetta) di un convoglio composto dai piroscafi Maddalena Odero, Nicolò Odero, Caffaro e Preussen in rotta Napoli-Tripoli, cui poi si aggiunsero la nave cisterna Brarena, il cacciatorpediniere Fuciliere e la torpediniera Pallade: aerosiluranti Fairey Swordfish dell'830° Squadron britannico attaccarono le navi l'indomani al largo di Pantelleria, affondando il Preussen e la Brarena[2][10].

Il 17 agosto appartenne, insieme ai cacciatorpediniere Freccia e Dardo ed alle torpediniere Procione, Pegaso e Sirtori, alla scorta di un convoglio composto dai trasporti Maddalena Odero, Nicolò Odero, Caffaro, Giulia, Marin Sanudo e Minatitlan; il sommergibile olandese O 23 silurò il Maddalena Odero che fu poi finito da aerei il 18, mentre rientrava a Lampedusa sotto la scorta delle torpediniere Pegaso e Sirtori, mentre le altre unità arrivarono a Tripoli il 19[2][11].

Il 26-29 agosto fece parte – insieme al cacciatorpediniere Oriani e alle torpediniere Procione, Orsa e Clio – della scorta di un convoglio formato dai piroscafi Ernesto ed Aquitania, dalla motonave Col di Lana e dalla nave cisterna Pozarica, in navigazione da Napoli a Tripoli; il 27 il convoglio fu attaccato due volte dal sommergibile HMS Urge, che mancò la Pozarica ma danneggiò l’Aquitania (che dovette rientrare a Trapani assistito dall’Orsa), eludendo poi la reazione della Clio; le altre navi giunsero a destinazione il 29[11].

Il 2 ottobre salpò da Napoli per scortare – insieme ai cacciatorpediniere Gioberti, Antonio da Noli ed Antoniotto Usodimare, cui poi si aggiunsero le torpediniere Partenope e Calliope – un convoglio formato dai trasporti Vettor Pisani, Fabio Filzi, Rialto e Sebastiano Venier; il 5 ottobre la Rialto, fu affondata da aerosiluranti britannici dell'830° Squadron in posizione 33°30' N e 15°53' E (al salvataggio di 145 uomini che erano a bordo della nave provvide il Gioberti)[12].

Nella mattinata dell'8 novembre 1941 l'Euro (al comando del capitano di corvetta Giuseppe Cigala Fulgosi) salpò da Napoli per aggregarsi alla scorta del convoglio «Duisburg»: tale convoglio, formato dai trasporti Duisburg, San Marco, Sagitta, Maria, Rina Corrado, Conte di Misurata e Minatitlan (con a bordo in tutto 34.473 t di rifornimenti, 389 automezzi, 243 uomini) era diretto a Tripoli con la scorta dei cacciatorpediniere Maestrale, Grecale, Libeccio, Fulmine ed Alfredo Oriani (cui si aggiungevano, come scorta indiretta, anche gli incrociatori pesanti Trento e Trieste e 4 cacciatorpediniere)[13])[14]. Nella notte successiva il convoglio fu attaccato e distrutto dalla Forza K britannica (incrociatori leggeri Aurora e Penelope e cacciatorpediniere Lance e Lively): vennero affondati tutti i mercantili ed il Fulmine, mentre il Grecale riportò gravi danni[13][14]. Nel combattimento l’Euro – che si trovava sul lato destro del convoglio – fu tra le prime navi attaccate dalle unità britanniche: a differenza di Fulmine e Grecale (le due unità più vicine), entrambi messi fuori uso, riuscì ad evitare la distruzione e si portò al contrattacco, avvicinandosi alle navi nemiche e preparandosi a lanciare i siluri; a quel punto fu però ricevuto l'ordine del caposcorta, capitano di vascello Bisciani del Maestrale, di non attaccare e tornare invece verso il convoglio: Bisciani riteneva infatti che le navi che stavano per essere attaccate dall’Euro fossero il gruppo Trento-Trieste, mentre l'attacco nemico avesse altra provenienza (del resto anche Cigala Fulgosi era stato colto da tale dubbio)[15][14][16]. Mentre ripiegava verso il convoglio l’Euro fu preso di mira dalle navi britanniche e centrato da sei proiettili e varie schegge: nessuna delle granate, tuttavia, esplose, e la nave riportò così solo danni lievi[13][14][15][16]. L'unità cercò poi inutilmente di coprire i mercantili con cortine fumogene e di sparare qualche colpo[13][14][15][16]. Nella mattinata successiva, alle 6.40, il Libeccio fu silurato dal sommergibile HMS Upholder: l’Euro tentò il rimorchio dell'unità danneggiata, e quando, dopo quattro ore, questa affondò, ne recuperò l'equipaggio insieme al Maestrale[14][15][16].

A fine 1941 fece parte della scorta del convoglio «Nicolò Odero» diretto a Tripoli[2].

Nel corso del 1942 fu sottoposto a lavori di rimodernamento, con l'imbarco di 7 mitragliere da 20/65 mm (in sostituzione delle 4 da 13,2 e 40 mm) e di due lanciabombe di profondità[17].

Il 30 maggio 1942 l’Euro (ancora al comando di Cigala Fulgosi), di scorta alla moderna motonave Rosolino Pilo diretta in Libia, si congiunse con il cacciatorpediniere da Recco e la motonave Gino Allegri, partiti da Brindisi[18]. L’Allegri, che aveva due ufficiali inesperti come comandanti militare e civile ed un apparato radio malfunzionante, ebbe parecchie difficoltà a mantenersi in formazione e ricevette male, o non ricevette, diversi ordini del caposcorta da Recco[18]. Intorno alle 4.25 del 31 maggio l’Euro e l’Allegri, diretti a Bengasi, si separarono da Pilo e Da Recco, ma poco dopo furono attaccati da bombardieri Vickers Wellington appartenenti al 221° Squadron della Royal Air Force: centrata nonostante il fuoco contraereo dell’Euro, l’Allegri esplose ed affondò in posizione 32°31' N e 18°36' E[18][19].

Successivamente il cacciatorpediniere fu dislocato in Egeo, operando nell'area dei Dardanelli[2].

Il 25 febbraio 1943 assunse il comando dell'unità – che aveva base a Lero – il capitano di fregata Vittorio Meneghini[20].

Alla proclamazione dell'armistizio si trovava in mare; su ordine del comando di Lero, rientrò in tale isola[21]. Prese quindi parte alla battaglia di Lero.

Il 9 settembre fu inviato a Rodi per trasportare rinforzi diretti a quell'isola; dovette poi rientrare a Lero per evitare di restare bloccato dalla caduta di Rodi (avvenuta l'11 settembre)[21].

Il 26 settembre Lero subì due attacchi, il primo alle 9.50 ed il secondo alle 15.30, di bombardieri tedeschi Stuka: furono affondati i cacciatorpediniere Vasilissa Olga (greco) ed Intrepid (britannico) nonché il MAS 534, mentre ebbero gravi danni i piroscafi Prode e Tananrog[21]. L’Euro mollò gli ormeggi e riuscì ad evitare di essere colpito, aprendo il fuoco con le mitragliere e riuscendo ad abbattere uno Stuka e a danneggiarne un secondo[2][21].

Il 1º ottobre la nave fu danneggiata da alcune bombe cadute vicino allo scafo durante un nuovo attacco aereo; il 3 ottobre, nuovamente colpito nella rada di Parteni, l’Euro andò a fondo (altre fonti riportano l'affondamento come avvenuto il 30 settembre od il 1º ottobre)[2][21][22].

I superstiti dell'equipaggio, guidati dal comandante Meneghini, continuarono a combattere sull'isola con le armi recuperate dal relitto del cacciatorpediniere[20]. I membri dell'equipaggio dell’Euro furono tra gli ultimi reparti a cessare la resistenza, dopo la resa di Lero; quando, il 17 novembre 1943, si arresero ai reparti tedeschi, il comandante Meneghini venne fucilato[20]. Alla sua memoria fu conferita la Medaglia d'oro al valor militare[20].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Appendici
  2. ^ a b c d e f g h i j k l Trentoincina
  3. ^ Naviglio militare italiano della seconda guerra mondiale
  4. ^ Le Operazioni Navali nel Mediterraneo Archiviato il 18 luglio 2003 in Internet Archive.
  5. ^ a b Naval Events, 1-14 July 1940
  6. ^ 1 April, Tuesday
  7. ^ 1 April, Tuesday
  8. ^ World War 2 at Sea, May 1941
  9. ^ 1 May, Thursday Archiviato il 23 agosto 2011 in Internet Archive.
  10. ^ Battle of the Atlantic, July 1941
  11. ^ a b 1 August, Friday
  12. ^ 1 October, Wednesday
  13. ^ a b c d Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 483 e ss.
  14. ^ a b c d e f Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, p. da 166 a 169.
  15. ^ a b c d Betasom - XI Gruppo Sommergibili Atlantici > Sistema Punteria Corazzate Littorio
  16. ^ a b c d Alberto Santoni su Storia Militare n. 207 – dicembre 2010, p. 27
  17. ^ Ct classe Turbine Archiviato il 18 giugno 2012 in Internet Archive.
  18. ^ a b c Aldo Cocchia, Convogli. Un marinaio in guerra 1940-1942, pp. da 241 a 244. L'autore in realtà non parla esplicitamente della motonave Allegri, limitandosi a chiamarla «L»; tuttavia da un confronto con Navi mercantili perdute risulta che la nave in questione può essere solo l’Allegri
  19. ^ Rolando Notarangelo, Gian Paolo Pagano, Navi mercantili perdute, p. 211
  20. ^ a b c d Marina Militare
  21. ^ a b c d e L'8 settembre nel Dodecaneso parte prima - Betasom - XI Gruppo Sommergibili Atlantici
  22. ^ Levant, Admiralty War Diary 1943, including British Aegean Campaign, su naval-history.net. URL consultato il 3 gennaio 2011 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2011).
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