Giorgio Mazzanti

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Giorgio Mazzanti (Milano, 11 agosto 1928) è un chimico e accademico italiano. Il suo nome fu rinvenuto tra gli iscritti alla loggia massonica P2 (tessera 454).

Laurea e attività accademiche (1951-1973)[modifica | modifica wikitesto]

Laurea in Chimica Fisica nel 1951.

Libera docenza in Chimica Industriale nel 1958.

Professore incaricato al Politecnico di Milano per l'insegnamento di Chimica Industriale al corso di Laurea di Ingegneria Chimica.

Membro del “Comitato per la Chimica” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R).

Attività di ricerca (1951-1965)[modifica | modifica wikitesto]

A pieno tempo per ricerche di base nell'Istituto di Chimica Industriale del Politecnico, diretto da Giulio Natta.

Dopo 3 anni di ricerche di base nel campo della catalisi eterogenea, agli inizi del 1954, inizia le ricerche nel settore delle polimerizzazioni stereospecifiche.

In quasi tutti i brevetti, (particolarmente quelli depositati durante gli anni 1954, 1955 e 1956) riguardanti nuovi materiali polimerici, tra cui il polipropilene isotattico (nome commerciale in Italia: moplen), figura fra gli inventori insieme a Giulio Natta. Per le ricerche nel settore delle polimerizzazioni stereospecifiche a Giulio Natta viene assegnato il premio Nobel nel 1963.

È anche uno degli inventori delle gomme etilene-propilene (nome commerciale in Italia: dutral)

Attualmente il polipropilene che aveva conosciuto il successo commerciale con il marchio Moplen, è nel mercato mondiale la seconda materia plastica per volume di produzione; i copolimeri etilene-propilene sono la seconda gomma sintetica.

Ha pubblicato molti lavori in varie riviste scientifiche e presentato conferenze in molti congressi internazionali.

Attività nel settore industriale (1963-2007)[modifica | modifica wikitesto]

1963—1968 Direttore Generale della Divisione Ricerche del Gruppo MONTECATINI.

1968—1970 Direttore Generale della MONTEDISON, responsabile per le Divisioni Ricerche e Ingegneria.

1970—1973 Amministratore Delegato della MONTEDISON con la responsabilità del settore chimico di tutto il Gruppo.

1973—1975 Direttore Generale dell'ENI (Ente Nazionale Idrocarburi)

1975—1979 Vice Presidente Esecutivo dell'ENI (Ente Nazionale Idrocarburi)

1979—1980 Presidente dell'ENI (Ente Nazionale Idrocarburi).

Il caso Eni-Petromin[modifica | modifica wikitesto]

Mazzanti fu travolto dallo scandalo "Eni-Petromin": l'ENI pagò una tangente del 7% per un vantaggioso contratto petrolifero con la società di stato dell'Arabia Saudita. Il governo avallò il pagamento, ma quando lo scandalo esplose e l'Arabia Saudita sospese la fornitura sostenendo di non aver nulla a che fare con il "contratto parallelo" Mazzanti fu sospeso e successivamente assolto da ogni accusa ma costretto a dimettersi, mentre il governo Cossiga poneva sulla vicenda il segreto di Stato.
A seguito del ritrovamento di carte sulla vicenda Eni-Petromin tra i documenti in possesso di Licio Gelli, il Parlamento riprese le indagini nel 1982.
Nel 1984 il mediatore del contratto tra Eni e Petromin, l'iraniano Parviz Mina, ammise che il denaro era andato tutto ai sauditi, tranne una piccola parte destinata a lui, ma disse di non poter dire di più perché rischiava la vita. Nella memoria collettiva però si continuò a credere che la vicenda nascondesse un ritorno di soldi ai partiti italiani, per il tramite della loggia massonica P2, alla quale lo stesso Mazzanti aveva aderito "per disperazione dopo essere stato sospeso dalla presidenza dell'Eni", disse.
Nel 2009 il libro "L'intrigo saudita"[1] del giornalista Donato Speroni, ex direttore per le relazioni esterne dell'Eni, ricostruì minuziosamente la vicenda dimostrando l'innocenza di Mazzanti: una tesi accolta anche da storici come Paolo Mieli e Giorgio Galli e da protagonisti politici che all'epoca erano collocati in posizione colpevolista, come Giorgio La Malfa e Marcello Crivellini. In un'intervista pubblicata nel libro, l'ex presidente della repubblica Francesco Cossiga dichiara che la tangente servì in larga misura ai sauditi per finanziare il movimento palestinese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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