Giangiacomo Borghese

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Giangiacomo Borghese

Governatore di Roma
Durata mandato 30 agosto 1939 –
25 luglio 1943
Predecessore Piero Colonna
Successore Riccardo Motta

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista

Gian Giacomo Paolo Luigi Baldassare Rosario Borghese (Lastra a Signa, 25 luglio 1889Palermo, 28 settembre 1954) è stato un pioniere dell'aviazione e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gian Giacomo Borghese, principe di Leonforte, era figlio del principe Giuseppe Borghese, Duca di Poggio Nativo (1859-1942), e dalla marchesa Maria-Concetta Covoni Girolami (1865-1948), l'uno membro della grande famiglia romana, l'altra appartenente alla nobiltà fiorentina; era inoltre imparentato con le famiglie Altieri e La Rochefoucauld.

Si laureò in ingegneria presso l'Università La Sapienza di Roma e successivamente lavorò a Londra. Partecipò alla prima guerra mondiale come tenente e successivamente capitano del Genio e fu anche comandante pilota dello stormo volontari dell'aria della squadra "San Marco"e ricevette una medaglia al valor militare. Dopo la guerra aderì all' Associazione Nazionalista Italiana e a Milano prese parte a scontri di piazza contro i socialisti.[1]

Il 7 gennaio 1922 sposò a Palermo Donna Sofia Lanza Branciforte, Principessa di Leonforte dei principi di Trabia (Palermo, 3 Marzo 1889 - Roma, 20 Dicembre 1984), figlia di Pietro Lanza Branciforte di Trabia e zia del celebre musicologo Gioacchino Lanza Tomasi. Ebbe 3 figli e 5 figlie.

Rientrato a Roma, nel 1923, con la fusione dell'ANI nel Partito Nazionale Fascista, aderì a quest'ultimo e si dedicò alla formazione di associazioni combattentistiche, fu consigliere dell'Opera nazionale combattenti e lavorò alla costituzione di consorzi di bonifica in Sicilia e fu tra i massimi esponenti dell'Unione fascista per le famiglie numerose.

Tra il 1933 e il 1936 fu prefetto di Rieti[senza fonte] e nel 1936 fu nominato nominato presidente della Provincia di Roma[2]. Il 30 agosto 1939 successe al principe Piero Colonna quale governatore di Roma. Durante la sua amministrazione si dedicò ad opere di carattere archeologico e continuò i lavori dell'E42. Il 25 luglio 1943 fu arrestato dagli stessi fascisti, a causa dei suoi legami con Galeazzo Ciano, insieme al suo vice Carlo Manno, che rimase alla guida dell'ente. Rilasciato dal governo Badoglio, diede le dimissioni e il 21 agosto si insediò al suo posto il commissario straordinario del governatorato Riccardo Motta.[3]

Dopo il 1945 si ritirò a vita privata a Palermo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
Commendatore dell'Ordine di San Silvestro Papa - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine di San Silvestro Papa
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Gregorio Magno - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Gregorio Magno
— 31 dicembre 1939

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]