Economia dei Paesi Bassi

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Paesi Bassi.

L'economia dei Paesi Bassi è la sedicesima al mondo in termini di Pil nominale e la sesta in Europa.

Crescita economica[modifica | modifica wikitesto]

I Paesi Bassi godono di un elevato livello di benessere, con un PIL pro-capite pari al 130% della media dell'Unione europea[1]. Inoltre, sono decimi al mondo per Indice di sviluppo umano, con un valore di 0,931 su un massimo di 1 nel 2018.

Struttura economica[modifica | modifica wikitesto]

Come in gran parte delle economie più sviluppate, il principale settore economico è quello dei servizi, che contribuisce per molto più della metà al PIL. In particolare sono importanti le imprese di trasporto e distribuzione, le banche e le assicurazioni.

Il settore agricolo contribuisce per circa il 4% al PIL, ed impiega il 4% della manodopera attiva. Grazie all'elevata meccanizzazione, l'agricoltura olandese fornisce grandi surplus che possono essere destinati all'industria alimentare ed esportati. I Paesi Bassi sono al terzo posto al mondo per valore delle loro esportazioni agricole.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Coltivazioni di tulipani nell'Olanda Meridionale

Nonostante il piccolo territorio, i Paesi Bassi vantano un settore agricolo tra i più sviluppati al mondo con un altissimo livello di meccanizzazione. Infatti, è il secondo paese al mondo per esportazione di prodotti alimentari (per un totale di 55 miliardi di euro) primeggiando nell'export di alcuni prodotti agricoli. È il primo esportatore al mondo di fiori e bulbi con oltre il 60% dell'export mondiale; è il secondo esportatore al mondo di pomodori e peperoni, con i quali occupa la quota, rispettivamente del 23% e 17% del mercato mondiale[2]. È il terzo esportatore al mondo di cetrioli.

I fiori sono un prodotto tradizionale del paese: il settore più noto è sicuramente quello di fiori da bulbo e principalmente tulipani che, a partire dal XVII secolo, sono diventati una sorta di simbolo nazionale. Tra gli altri fiori a bulbo sono molto diffusi il narciso e il giacinto.

I Paesi Bassi hanno investito enormemente nel settore della ricerca. Con un sistema detto di "rulling", viene riconosciuto, ad un lavoratore straniero che “importa” conoscenza, un incentivo del 30% dello stipendio lordo annuo, senza tassazione alcuna, ed indicato come un rimborso delle spese di rilocazione: un beneficio concesso per 8 anni e con una verifica intermedia di sussistenza delle condizioni dopo 4 anni, riferibile a profili professionali difficilmente rintracciabili nel territorio olandese [3].

Commercio internazionale[modifica | modifica wikitesto]

Saldo del conto corrente dei Paesi Bassi nel periodo 1969-2008.

Nel 2009 i Paesi Bassi hanno esportato beni per un valore di 499 miliardi di dollari, risultando i quinti esportatori al mondo, a fronte di importazioni per 446 miliardi (7º al mondo).

Sempre nel 2009 il surplus del conto corrente è stato pari a 42,7 miliardi di dollari, il sesto al mondo in valore assoluto: uno risultato notevole per un'economia relativamente piccola[4].

Tradizionalmente, come si può osservare nel grafico, il Paese ha sempre goduto di ampi surplus, che sono andati crescendo negli anni fino a raggiungere valori intorno al 9% del PIL negli anni immediatamente precedenti la crisi del 2009[5].

Le merci esportate sono prevalentemente macchinari, prodotti chimici, carburanti e prodotti alimentari. Le esportazioni si rivolgono prevalentemente all'Europa ed in particolare alla Germania (25,4%), al Belgio (13,7%), alla Francia (8,9%), al Regno Unito (8,8%) ed all'Italia (5,2%). Le importazioni, invece, riguardano soprattutto il settore della meccanica, dei mezzi di trasporto, della chimica, dell'alimentare e del tessile e provengono in gran parte da Germania (16,6%), Cina (10,1%), Belgio (8,7%), Stati Uniti (7,5%) e Regno Unito (5,8%)[6].

Forza lavoro[modifica | modifica wikitesto]

I Paesi Bassi dispongono di una forza lavoro di oltre 8 milioni e mezzo di persone, che corrispondono ad un tasso di occupazione estremamente alto (77% nel 2009), il più alto dell'Unione europea[7].

Il tasso di disoccupazione, invece, che nel 2005 era salito fino al 4,7%, ha da allora cominciato a scendere fino a toccare il 2,8% nel 2008. Tuttavia, nel 2009, con la crisi la disoccupazione è tornata al 3,4%[8]. Il dato resta comunque largamente al di sotto della media europea.

Il settore che assorbe la maggior parte dei lavoratori è quello dei servizi (80%), contro il 18% dell'industria ed appena il 2% dell'agricoltura[6].

Finanza pubblica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1998 i Paesi Bassi avevano un debito pubblico di oltre il 65% del PIL. Negli anni successivi, tuttavia, le politiche messe in atto avevano fatto scendere il rapporto debito/PIL al 45,5% del 2007. Con la crisi economica, tuttavia, il debito pubblico è tornato a salire rapidamente fino al 60,9% nel 2009, anno nel quale il rapporto deficit/PIL è risultato essere -5,3%, il dato peggiore da quando il Paese fa parte dell'Unione monetaria europea.

La spesa pubblica è stata in media, nel decennio, intorno al 45-46% del PIL, leggermente inferiore alla media europea.

La pressione fiscale è intorno al 35-39%, meno del 40% fatto registrare nella seconda metà degli anni novanta e meno della media degli altri Stati dell'Unione europea.

Inflazione[modifica | modifica wikitesto]

I Paesi Bassi sono stati storicamente un Paese a bassa inflazione. Il secondo shock petrolifero (1979) spinse verso l'alto il tasso di inflazione, che toccò il 6,8% nel 1981, un valore inferiore a quello di gran parte degli altri Paesi europei. Anche il processo di disinflazione fu piuttosto rapido, tanto che nel 1987 i Paesi Bassi erano addirittura in deflazione (-1%). Dopo una nuova ripresa dell'inflazione nei primi anni novanta (+2,8% annuo in media), a partire dal 1995 la dinamica dei prezzi è sempre stata molto contenuta, oscillando tra l'1 ed il 2% circa, con l'eccezione del 2001[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

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