David Bailey

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il cestista omonimo, vedi David Bailey (cestista).
David Bailey

David Bailey (Londra, 2 gennaio 1938) è un fotografo britannico.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Cresciuto nell'East Ham lasciò la scuola a 15 anni, fece i lavori più disparati, prima di arruolarsi nella RAF nel 1956. Nel 1957 mentre era di stanza a Singapore comperò la sua prima Rolleiflex biottica. Congedatosi nel 1958 decise di diventare fotografo, provò prima ad entrare al London College of Printing di Elephant & Castle ma venne scartato per mancanza di requisiti, divenne quindi fattorino nello studio fotografico di David Ollins, nel 1959 divenne assistente fotografo nello studio di John French (1907–1966). Nel 1960 fu assunto come fotografo nello studio Five di John Cole (1923–1995) e poco dopo ricevette il suo primo contratto da British Vogue.

Insieme con Terence Donovan (1936–1996) e Brian Duffy ha rappresentato lo spirito della Swinging London degli anni sessanta: una rivoluzione culturale basata sull'edonismo e sulla curiosità per tutte le nuove idee e che vide fiorire nuove proposte nella musica nelle arti e nella moda. I fotografi furono per la prima volta delle stars, frequentavano attori, musicisti e addirittura la famiglia reale e avevano spazio sui media alla pari dei personaggi che ritraevano. Bailey, Donovan e Duffy furono chiamati da Norman Parkinson "the Black Trinity", i fotografi che catturarono su pellicola gli anni 60.[1]

Gli eroi della Swinging London furono i protagonisti della raccolta Box of Pin-Ups (1965): una pubblicazione presentata come una scatola di stampe. I personaggi ritratti furono, tra gli altri, Terence Stamp, i Beatles, Mick Jagger, Jean Shrimpton, PJ Proby, Cecil Beaton, Rudolf Nureyev ed i gangster dell'east end Londinese Kray twins. L'inclusione dei due feroci delinquenti trovò la fiera opposizione di Lord Snowdon e questo impedì la pubblicazione in America della raccolta e la seconda edizione in Inghilterra, anche se molto richiesta, si fece mai. Box of Pin-Ups è ormai una rarità ed il suo valore ha superato le 20.000 sterline, [2]

Nel 1966 fu realizzato il film Blow up di Michelangelo Antonioni. Argomento del film erano il lavoro e gli amori di un fotografo di moda londinese, il cui personaggio era ampiamente basato su Bailey.

Oltre che alla foto di moda, Bailey ha scattato a copertine di dischi per musicisti come i Rolling Stones e Marianne Faithfull. In Italia David Bailey ha collaborato con Vogue Italia dagli anni 70 fino al 1988, sotto la direzione di Franco Sartori, con la caporedattrice Lucia Raffaelli ha realizzato numerosissimi editoriali dedicati all'alta moda ed alle sfilate di Roma [3][4]. Sempre in Italia ha realizzato la fotografia di copertina del 33 giri Strada facendo di Claudio Baglioni, pubblicato nel 1981. Oltre al Lavoro di fotografo di moda si è anche cimentato nella regia di spot televisivi e documentari, fra i documentari ricordiamo quelli su Andy Warhol, Sir Cecil Beaton e Luchino Visconti [5][6].

David Bailey è anche un profondo conoscitore della storia della fotografia di moda, nel 1985 ha selezionato le foto per un'esposizione sull'argomento al Victoria and Albert Museum, nel catalogo, introdotto da Martin Harrison ha tracciato il percorso della fotografia di moda dalle origini fino a quei giorni, unendo ad una puntuale esposizione storiografica i suoi commenti ed opinioni, che rendono la lettura ancora più interessante.[7]

Bailey si è sposato quattro volte: nel 1960 con Rosemary Bramble, nel 1965 con l'attrice Catherine Deneuve, nel 1975 con la modella Marie Helvin e nel 1986 con la modella Catherine Dyer. Nel 2001 gli è stato conferito l'Ordine dell'Impero Britannico.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico
— 2001

Mostre[modifica | modifica wikitesto]

  • National Portrait Gallery, 1971[8]
  • One Man Retrospective, Victoria and Albert Museum, 1983
  • International Center of Photography (ICP) New York, 1984
  • Curatore "Shots of Style" Victoria and Albert Museum, 1985[9]
  • Pictures of Sudan for Band Aid at The Institute for Contemporary Arts (ICA) *1985
  • Asta presso Sotheby's for Live Aid Concert for Band Aid, 1985
  • Bailey Now! Royal Photographic Society in Bath 1989[10]
  • Hamiltons Gallery, London, 1989[10]
  • Fahey Klein Gallery, Los Angeles 1991[11]
  • Camerawork Photogallerie, Berlin, 1997
  • Carla Sozzani. Milan. 1997[12]
  • A Gallery for Fine Photography, New Orleans. 1998[13]
  • "Birth of the Cool" 1957–1969 & contemporary work Barbican Art Gallery 1999[14]
  • National Museum of Film, Photography & Television, Bradford. 1999–2000
  • Moderna Museet, Stockholm, Sweden. 2000[15]
  • City Art Museum, Helsinki, Finland 2000[16]
  • Modern Art Museum, The Dean Gallery, National Galleries of Scotland, Edinburgh 2001[17]
  • Bailey /Rankin Down Under Proud Gallery London[18]
  • Joint with Damien Hirst "14 Stations of the Cross", Gagosian Gallery, 2004[10]
  • Artists by David Bailey Gagosian Gallery, 2004
  • Democracy. Faggionato Fine Arts 2006[10][19]
  • Havana. Faggionato Fine Arts 2006
  • Pop Art Gagosian London 2007
  • Galeria Hilario Galguera, Mexico 2007[20]
  • Beatles to Bowie 2009 National Portrait Gallery[21]
  • Pure Sixties Pure Bailey 2010 Bonhams, London 2010[22]
  • Sculpture Pangolin London 2010[23]
  • The Stockdale Effect, Paul Stolper Gallery, London 2010[24]
  • David Bailey's East End. Compressor House, London, 2012.[25]
  • David Bailey's East End Faces William Morris Gallery Walthamstow 2013[26]
  • Bailey's Stardust, National Portrait Gallery, London 2014[27]
  • Bailey's Stardust, National Gallery, Edinburgh 2015
  • David Bailey Stardust, PAC Padiglione di Arte Contemporanea, Milano (Italia) 2015[28]
  • It's just a shot away - Rolling Stones in photographs Tashen Los Angeles 2015[29]
  • Tra la via Emilia e il West, Galleria Valeria Bella, Milano 2016[29]
  • The Sixties, Gagosian Gallery 2019[30]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The black trinity, the men who shot the sixty, su jameswquinn.wordpress.com. URL consultato l'8 novembre 2020.
  2. ^ Photographer Who Broke Molds, su nytimes.com. URL consultato l'8 novembre 2020.
  3. ^ Vogue Italia, n. 280, febbraio 1975.
  4. ^ VOGUE ITALIA Magazine, n. 328, luglio agosto 1978.
  5. ^ Beaton by Bailey, su imdb.com. URL consultato l'8 novembre 2020.
  6. ^ David Bailey British photographer, su britannica.com. URL consultato l'8 novembre 2020.
  7. ^ David Bailey,Shots of Style, 1985, Victoria and Albert Museum, ISBN-1 : 851-77081X.
  8. ^ NPGsearch collection, su npg.org.uk. URL consultato il 10 novembre 2020.
  9. ^ Victoria & Albert Museum Guide, su lensculture.com. URL consultato il 10 novembre 2020.
  10. ^ a b c d David Bailey, su irastehmann.com. URL consultato il 10 novembre 2020.
  11. ^ David Bailey, su faheykleingallery.com. URL consultato il 10 novembre 2020.
  12. ^ David Bailey Rock and roll Heroes and the 60s, su fondazionesozzani.org. URL consultato il 10 novembre 2020.
  13. ^ David Bailey, su agallery.com. URL consultato il 10 novembre 2020.
  14. ^ David Bailey Birth of the cool, su barbican.org.uk. URL consultato il 10novembre 2020.
  15. ^ David Bailey Birth of the cool, su modernamuseet.se. URL consultato il 10 novembre 2020.
  16. ^ David Bailey Birth of the cool, su absolutearts.com. URL consultato il 10 novembre 2020.
  17. ^ David Bailey to share his Stardust with Edinburgh, su thetab.com. URL consultato il 10 novembre 2020.
  18. ^ Bailey and Rankin Down Under at Proud Camden, su indielondon.co.uk. URL consultato il 10 novembre 2020.
  19. ^ David Bailey Democracy, su faggionato.com. URL consultato il 10 novembre 2020.
  20. ^ David Bailey, Galeria Hilario Galguera. URL consultato il 10 novembre 2020.
  21. ^ Beatles to Bowie, su npg.org.uk. URL consultato il 10 novembre 2020.
  22. ^ Pure Sixties, su bonhams.com. URL consultato il 10 novembre 2020.
  23. ^ David Bailey, su pangolinlondon.com. URL consultato il 10 novembre 2020.
  24. ^ The Stockdale effect, su paulstolper.com. URL consultato il 10 novembre 2020.
  25. ^ Exhibition notice Archiviato il 31 luglio 2012 in Internet Archive., Create London. accesso 28 luglio 2012.
  26. ^ East End Faces, William Morris Gallery, in The Daily Telegraph, London, 21 febbraio 2013.
  27. ^ Mark Brown, Unseen pictures to feature in David Bailey show at National Portrait Gallery, in The Guardian, 5 settembre 2013. URL consultato il 30 gennaio 2014.
  28. ^ David Bailey Stardust, su pacmilano.it. URL consultato l'8 novembre 2020.
  29. ^ a b David Bailey, su widewalls.ch. URL consultato il 10 novembre 2020.
  30. ^ David Bailey The sixties, su gagosian.com. URL consultato il 10 novembre 2020.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN112237914 · ISNI (EN0000 0001 1480 1667 · Europeana agent/base/147707 · LCCN (ENn50017956 · GND (DE118827154 · BNF (FRcb118898837 (data) · ULAN (EN500097190 · WorldCat Identities (ENlccn-n50017956